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La mappa della camorra nel sannio

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L’inchiesta che ha portato all’arresto del mandante e degli esecutori del capo clan Francesco Esposito ha confermato che è in atto una guerra di camorra per il controllo del Sannio.
E’ utile segnalare le parti delle Relazioni al Parlamento della Direzione Investigativa Antimafia, anno 2003, 2004 e primo semestre 2005.

consulta www.interno.it/dip_ps/dia/


DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA
Relazione al Parlamento
2° semestre 2003

……………………… (omissis) ………………

1.4 Provincia di Benevento
Nella provincia di Benevento gli assetti della criminalità organizzata hanno subito qualche modifica che ha in particolare riguardato il clan “ESPOSITO”, operante nella Valle Telesina, il cui capo clan, ESPOSITO Francesco, detto “‘o Scafaro”, boss di Solopaca, è stato assassinato, il 30 luglio, nella sua tabaccheria con 6 colpi di pistola.
Dopo la morte del capo clan e gli arresti di altri personaggi di primo piano del sodalizio, quali PERNA Francesco, CAVAIUOLO Raffaele, NATILLO Antonio, ZOTTI Annibale, sembra che il gruppo sia gestito da DEL PRETE Rosa, moglie del defunto ESPOSITO.
Non si esclude, in un immediato futuro, anche alla luce dei preesistenti rapporti di alleanza con clan del napoletano e con i casalesi, un possibile conflitto per il controllo delle attività illecite della zona, costituite soprattutto dal racket .

Nel capoluogo e nell’area nord orientale della provincia è sempre attivo il gruppo criminale “SPERANDEO”, il cui capo clan, SPERANDEO Corrado, nonché tutti gli esponenti di vertice sono, allo stato, detenuti, con la conseguenza che le fila del sodalizio sono tenute da alcuni personaggi di secondo piano.
In città, recenti operazioni delle Forze dell’Ordine hanno fatto emergere un’autonoma valenza del gruppo criminale “NIZZA”, il cui capo clan, NIZZA Cosimo, allo stato detenuto, risulta imparentato con personaggi della camorra del quartiere di Secondigliano di Napoli.

Nella zona di Montesarchio, il clan “PAGNOZZI” di Avellino esercita sempre il suo predominio tramite il locale clan “IADANZA”.
Nei comuni di Cervinara e Rotondi, BOVE Vincenzo Pasquale controlla il racket delle estorsioni e lo spaccio di sostanze psicotrope.
Nella zona di Foglianise, e nelle limitrofe aree della Valle Vitulanese e della Valle Telesina, è presente il gruppo “LOMBARDI”, il quale, a seguito del decesso del capo clan, LOMBARDI Antonio, avvenuto nell’agosto del 2002, ha avuto un recesso operativo. Sembrerebbe, tuttavia, che attualmente sia in corso un tentativo di ricompattamento dei componenti del gruppo da parte di PEDICINI Luigi.

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DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA
Relazione al Parlamento
2° semestre 2004

3. Camorra
3.1 Generalit�
Il fatto più rilevante che emerge dall’analisi degli equilibri criminali in Campania è l’accesa fibrillazione esistente tra i gruppi della camorra napoletana, vieppiù alimentata dalla forzata convivenza in ambiti territoriali ristretti di numerose bande che, da sempre, sono alla ricerca di maggiore spazio per il controllo delle attività illecite più lucrose, quali, in primis, il traffico di sostanze stupefacenti e psicotrope.
In tale contesto soggetti che si pongono a capo di nuove articolazioni criminali entrano in aperto conflitto con i gruppi camorristici già consolidati. Ciò accade quando i consorzi malavitosi, che fino ad allora avevano garantito una pax mafiosa, attraversano momenti di crisi a causa della detenzione dei capi ovvero della accresciuta difficoltà, per i latitanti, di gestire gli affari illegali dell’organizzazione e di imporre le direttive al clan.
Questo comporta la necessità, per i vecchi boss, di delegare la guida della cosca a figure criminali emergenti, spesso incapaci di esercitare un’adeguata azione direzionale all’interno del clan.
Le nuove leve sono particolarmente giovani, meno riflessive, troppo inesperte per proporre scelte criminali di ampio respiro e di lungo termine, cosicché, nel ricercare un tornaconto facile ed immediato, la loro condotta è più incline all’esercizio della violenza piuttosto che alla mediazione sia per regolare – oppure prevenire in tempo utile – il sorgere di divergenze interne, sia per indirizzare e/o gestire le relazioni con gli altri consorzi della camorra o della malavita organizzata in genere.
Tutto ciò s’innesta in contesti socio-ambientali notevolmente degradati, dove le fasce più deboli della popolazione diventano preda della criminalità di tipo mafioso. I giovani – adolescenti compresi – delle aree più depresse sono attirati dai facili guadagni della camorra e sono disponibili a fornire “prestazioni” a sostegno del grande crimine11, ovvero commettono reati strumentali e/o predatori per concorrere al conseguimento dei fini dell’organizzazione criminale.

………………(omissis)……………

Nella provincia di Benevento non ci sono state modifiche dello scenario criminale.

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DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA
Relazione al Parlamento
1° semestre 2005

………………. (omissis)………………..

Altra area irpina dove si riscontra la presenza di una consolidata consorteria criminale è la Valle Caudina, che si estende tra le province di Avellino e Benevento, dove dispiega il proprio raggio d’azione il clan PAGNOZZI, con collegamenti con le organizzazioni casertane e con proiezioni anche nella limitrofa provincia di Benevento.

Le caratteristiche socio – economiche di quest’ultima provincia, a spiccata propensione agricola e con un limitato sviluppo industriale, non hanno offerto alla macrocriminalità locale opportunità particolarmente appetibili: ne deriva che i gruppi malavitosi beneventani non raggiungono la pericolosità dei vicini sodalizi casertani e napoletani, pur essendo attivi in tutti i settori dell’illecito propri di questi ultimi.
La limitata densità criminale dell’area (sono stati censiti quattro sodalizi, la cui presenza è concentrata nel sud della provincia) determina un’assenza di conflittualità, favorita sia dalle riscontrate alleanze tra le organizzazioni locali che dal loro accordo con il gruppo PAGNOZZI, originario della confinante provincia di Avellino, che attraverso tali intese esercita la sua influenza criminale anche in quella provincia.
A Benevento, lo stato di detenzione degli esponenti di vertice della famiglia SPARANDEO ha notevolmente indebolito il potere del sodalizio e fatto emergere alcuni elementi di secondo piano, quali il pregiudicato Cosimo NIZZA, imparentato con personaggi della camorra del quartiere di Secondigliano di Napoli, e Domenico MUCCI, che avrebbero organizzato alcuni accoliti del clan SPARANDEO intraprendendo illecite iniziative autonome.

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