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	<description>Associazione per la città sostenibile contro il malaffare</description>
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		<title>De Lorenzo confessa: &#8220;ho attaccato un giudice per un altro&#8221;.</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 22:35:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Truffa Fatebenefratelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Gazzetta di Benevento, 28-07-2010 08:51
Peppino De Lorenzo alza l&#8217;indice accusatore contro quei giudici che non lo ascoltarono e che oggi non sono più sugli altari
Mi rivolgerò al Consiglio Superiore della Magistratura che dovrà far luce su quanto accaduto nel passato
Giuseppe De Lorenzo, ex assessore alla Mobilità del Comune di Benevento e responsabile del Servizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/de-lorenzo-giuseppe.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6203" title="de-lorenzo-giuseppe" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/de-lorenzo-giuseppe-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Da Gazzetta di Benevento, 28-07-2010 08:51</p>
<p><strong>Peppino De Lorenzo alza l&#8217;indice accusatore contro quei giudici che non lo ascoltarono e che oggi non sono più sugli altari</strong></p>
<p>Mi rivolgerò al Consiglio Superiore della Magistratura che dovrà far luce su quanto accaduto nel passato</p>
<p>Giuseppe De Lorenzo, ex assessore alla Mobilità del Comune di Benevento e responsabile del Servizio di Psichiatria dell&#8217;Asl presso l&#8217;Ospedale Rummo, prendendo spunto dalla recente inchiesta che ha visto coinvolti tre noti avvocati accusati di appropriazione indebita e riciclaggio, è intervenuto per alzare l&#8217;indice accusatorio contro quei giudici della Procura di Benevento, due ne ha individuati, che, a suo dire, in passato non lo ascoltarono, archiviando le sue denunce, nell&#8217;ambito delle indagini sulla vicenda Arpac/Udeur.</p>
<p>Lo stesso ha poi annunciato che si rivolgerà al Consiglio Superiore della Magistratura per chiedere di far luce su quanto accaduto.</p>
<p>Ecco ora la lunga nota di De Lorenzo.<span id="more-7082"></span></p>
<p>&#8220;La nostra comunità, sino a non molto, tranquilla e lontana dai giri perversi che, già da tempo, a largo raggio, interessavano i grandi centri urbani, oggi, è, di continuo, scossa da notizie di gravi reati commessi da parte di professionisti ben inseriti nel contesto sociale ed ammantati da un abito di serietà di facciata.</p>
<p>La favola bella di un territorio immacolato si è conclusa.</p>
<p>Resta ora il dramma di una città in cui la sovranità della legge va riconquistata passo dopo passo.</p>
<p>Che ci fosse del marcio, e che i coperchi stessero ormai per saltare, lo si era capito ed altri ancora aspettano di saltare. Non altro se non per il rispetto verso chi la professione la svolge lavorando sodo da mattina a sera e rimanendo con le mani pulite.</p>
<p>E questi magistrati vanno ringraziati perché, con il loro operato, hanno dimostrato giustizia nei confronti di tanti giovani avvocati che trovano difficoltà ad entrare nell&#8217;agone professionale ed assistono impotenti al suono roboante dei motori delle Ferrari che sfrecciano sotto i loro occhi.</p>
<p>L&#8217;ultima vicenda, in ordine di tempo, è quella che ha portato agli arresti tre noti avvocati che, a dire dei magistrati inquirenti, si sarebbero impossessati indebitamente della somma di dieci milioni di euro.</p>
<p>Ciò che appare vieppiù grave è che il danno, così come si è verificato lo scorso mese di marzo per i disabili, è stato condotto a danno dei sofferenti.</p>
<p>L&#8217;azione delittuosa, se dimostrata, è di una gravità inaudita qualora si considerino i tagli quotidiani imposti proprio nel campo sanitario senza alcun rispetto per la sofferenza umana.</p>
<p>L&#8217;occasione mi è gradita per soffermarmi, volutamente, su alcuni punti, avendone un diritto sacrosanto per le lotte portate avanti, il più delle volte in un assordante silenzio generale, nel corso di una vita intera, proprio nel campo sanitario e per le quali ho pagato un prezzo altissimo.</p>
<p>Pur rispettando le rivendicazioni, da me sempre condivise, condotte contro il malaffare da Gabriele Corona, del quale, tra l&#8217;altro, sono amico, in questa occasione, non condivido il suo intervento.</p>
<p>Gabriele sostiene che i magistrati avrebbero dovuto dire di più. E perché, è lecito chiedersi?</p>
<p>La magistratura sannita, in cui, non mi stanco mai di ripeterlo, credo, anche se sfidando un incarnato credo popolare, sta, finalmente, offrendo alla collettività una decisa inversione di rotta.</p>
<p>Qui, operano dei magistrati di indiscusso valore anche se qualche pecorella smarrita inficia talvolta il loro operato.</p>
<p>Basta leggere quanto ha scritto il Gip, Sergio Pezza, professionista eccelso e libero, in merito agli ultimi arresti, per averne contezza.</p>
<p>Tra l&#8217;altro, si legge: &#8220;&#8230;c&#8217;è stata una ricerca smodata della ricchezza&#8230;&#8221; ed ancora &#8220;&#8230;professionisti di successo, rispettabili ed inseriti nella realtà sociale e lavorativa&#8230;&#8221; &#8220;&#8230;indifferenti agli interessi dei soggetti danneggiati e sordi al richiamo dell&#8217;etica civile e professionale&#8230;&#8221; &#8220;&#8230;spinti non da motivi di bisogno ma dalla brama di ricchezza&#8230;&#8221;.</p>
<p>Il tutto sulla scia del sostituto che ha condotto l&#8217;inchiesta, Giovanni Tartaglia Polcini, altro magistrato figlio della nostra terra. Cosa avrebbero dovuto aggiungere di più a tanta dimostrazione di libertà?</p>
<p>Non bisogna, infatti, dimenticare che i due, sino a qualche mese fa, hanno lavorato a gomito a gomito con la moglie di uno degli arrestati.</p>
<p>Più prova di libertà di intenti e di giudizio, credo, non se ne possa dimostrare.</p>
<p>Ed il fatto che il procuratore della Repubblica, Giuseppe Maddalena, Pezza e Tartaglia Polcini non abbiano sventolato, come d&#8217;uso oggi, ai quattro venti, attraverso una conferenza stampa, il risultato del loro giusto operato, rende vieppiù nobile il lavoro di questi.</p>
<p>La grandezza dell&#8217;uomo, e Corona deve convenire con me, quella veramente genuina, è il saper essere lontano dai clamori e permettere che siano gli altri a valutare i risultati raggiunti.</p>
<p>E proprio questa dote è emersa nell&#8217;odierna occasione. Non sempre, e la cronaca quotidiana lo dimostra, i magistrati riescono a vivere lontano dai riflettori, appartati, riuscendo a scegliere il silenzio.</p>
<p>Questi giudici, con il loro operato, hanno dimostrato che la giustizia beneventana sta uscendo da un lungo torpore ed i nodi di &#8220;qualche pecorella smarrita&#8221; stanno venendo al pettine.</p>
<p>Rispondendo proprio a Corona, qualche mese fa, in merito ad un suo intervento che interessava il giudice Berruti, magistrato del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), ebbi modo di replicare a lui che la dote preclara che apprezzo in Berruti è la riservatezza oltre ogni limite.</p>
<p>Così dovrebbero comportarsi tutti i magistrati, alcuno escluso. Ed io stesso che con Pinotto trascorro tante ricorrenze liete insieme, so bene che determinati discorsi non debbano neanche sfiorare il nostro conversare.</p>
<p>E&#8217; vero, il tempo è galantuomo.</p>
<p>Ed il coinvolgimento nella squallida vicenda del marito di un sostituto che, sino a qualche mese fa, ha operato a Benevento, mi ha dato ragione.</p>
<p>Ancora una volta. Io lottavo per difendere la quotidiana sofferenza umana e, qui, si archiviava. Bene.</p>
<p>L&#8217;occasione, proprio per la fiducia che ripongo nella stragrande maggioranza dei magistrati beneventani, mi spinge, ora per allora, a rivolgermi al Csm, al fine che quello che, nel passato, ho subito venga allo scoperto.</p>
<p>Ciò non altro se non al fine che, ripeto, i tanti magistrati eccelsi che operano qui da noi non vedano offuscati i frutti del loro operato anche nel giudizio dell&#8217;opinione pubblica che rimane cocciutamente contraria.</p>
<p>Se mi accingo a preparare una denuncia al Csm lo faccio seguendo l&#8217;invito, guarda caso, proprio del giudice Pezza. Questi, infatti, anni fa, nel corso di una violenta disputa sorta tra alcuni magistrati della Procura di Benevento, intervenne pubblicamente con una nota di alto profilo e da me, poi, riportata in un mio libro.</p>
<p>Tra l&#8217;altro, Pezza scriveva: &#8220;&#8230;vorrei anche che chi ritiene di sapere fatti concreti, soprattutto se riveste cariche istituzionali, li denunciasse alle autorità competenti (Csm) invece che affidare il proprio racconto agli organi di stampa&#8230; infine, poiché come è stato detto, nessuno è abilitato ad autoassolversi, invoco una indagine più ampia ed approfondita &#8211; continuava Pezza &#8211; su tutti i magistrati di Benevento all&#8217;esito della quale gli eventuali colpevoli paghino, ma se invece nulla dovesse risultare vorrei che fosse restituita alla categoria cui appartengo la dignità ed il prestigio che merita&#8230;&#8221; (Giuseppe De Lorenzo &#8211; &#8220;Il ruggito della tigre di carta&#8221; -2002).</p>
<p>Ecco, allora, qualche tempo fa, dopo lo scandalo Udeur-Arpac scrissi:&#8221;&#8230;un magistrato, mesi fa, non si è degnato neanche di sfogliare il fascicolo e si è dilettato, prima del verdetto partorito per divina iluminazione &#8211; ho le dovute testimonianze &#8211; solo a criticare la stampa locale. Siamo a tanto! Parliamone! Discutiamone! &#8230;ed ancora &#8221; &#8230;anche se mi ero chiuso in un religioso silenzio dopo le note vicende dei mesi scorsi, ancora oggi, malgrado la schiacciante realtà, anche con l&#8217;ausilio delle intercettazioni, che ha smantellato una intera Asl, qui, a Benevento, come se nulla fosse accaduto, si continua ad archiviare e qualcuno viene protetto solo per essere amico o medico del sostituto di turno&#8230;&#8221;.</p>
<p>Avrò, ora, molto da dire, di chi non ha letto le carte nello stesso momento in cui quelle stesse carte assumevano un valore diverso per il procuratore della Repubblica di Napoli; di chi non si è astenuto mentre quel medico da me denunciato curava la madre; di chi ha trattenuto per anni la pratica di mobbing contro Scarinzi; di chi trascorreva serate intere a casa dei miei accusatori e giù di lì.</p>
<p>Il caso ha voluto, ironia della sorte, che il giudice Antonio Clemente che, tra l&#8217;altro, è uno dei pochi magistrati che non conosco e con il quale non ho avuto rapporti, ha ritenuto che fosse lui il mio bersaglio. Niente di più inesatto! L&#8217;equivoco è dipeso, purtroppo, dal fatto che l&#8217;occasione mi era stata offerta a seguito di interventi di altri contro di lui, subito dopo le ordinanze dell&#8217;inchiesta Arpac-Udeur che mi davano ragione.</p>
<p>Ma non era Clemente il mio obiettivo.</p>
<p>Sono due ed uno è stato mandato via.</p>
<p>Oggi, a gran voce, chiedo, ed il Csm dovrà rispondermi, al giudice che non è più a Benevento, come sia possibile che ha snobbato le mie lotte condotte con purezza di intenti in quello stesso campo in cui il marito risulterebbe, a dire della magistratura inquirente, coinvolto.</p>
<p>Sfilano dinanzi ai miei occhi i tanti pazienti, veri relitti umani, ai quali è stata  sottratta, con la complicità di alcuni bancari, dopo anni di azioni legali, la indennità economica loro spettante.</p>
<p>All&#8217;epoca ero io destinato, per la neurologia, a valutare le condizioni organiche di questi malcapitati.</p>
<p>Ripeto, relitti umani: giovani paralizzati, bambini oligofrenici, tanti anziani ridotti a vegetati. Riemergono dal polveroso magazzino della mia memoria.</p>
<p>No, proprio no. Non ci deve essere perdono per chi arriva ad un simile oltraggio.</p>
<p>Ecco, giudice Clemente, a chi mi riferivo. Il nome dell&#8217;altro suo collega lo conoscerà dal mio esposto. Un giorno del giugno 2009, questi, ripeto senza leggere le carte, mi condannava. In quelle stesse ore, a Napoli, con le intercettazioni, smascheravano i miei carnefici.</p>
<p>Da questo magistrato, e non da lei, giudice Clemente, attendo una risposta.</p>
<p>Lei, Pezza, Tartaglia Polcini, Di Cerbo, Rinaldi, Cusani, Rotili, Frasca e tanti altri vadano avanti. La gente onesta plaudirà al loro operato.</p>
<p>Sì, non posso negarlo, mi rimane il cruccio di essere stato difeso da un&#8217;altra Procura, quella di Napoli e dai Carabinieri non di Benevento ma di Caserta, ma ciò non sminuisce, dinanzi agli eventi cui stiamo tutti assistendo, la mia fiducia nella nostra magistratura. Ed io, mai come ora, ho ritrovato in me una forza che mi spinge ancora a lottare contro il malaffare. Credevo di averla smarrita. Invece, no.</p>
<p>La vostra opera odierna dovrà far cambiare opinione anche a chi rimane fermamente riottoso&#8221;.</p>
<p>**************************</p>
<p>La risposta di Gabriele Corona:</p>
<p>&#8220;Il dott. Giuseppe De Lorenzo, intervenuto oggi su Gazzetta di Benevento per commentare gli arresti degli avvocati  Mario Itro, Marco Cocilovo e Mauro Di Monaco, dichiara di non condividere la mia critica ai magistrati per la mancata conferenza stampa con la quale avrebbero dovuto  spiegare le ragioni dei provvedimenti restrittivi. Per l’esattezza sono intervenuto soprattutto per far notare che lo scarno comunicato della Guardia di Finanza emesso sabato scorso in tarda mattinata, non conteneva i nomi dei tre arrestati, né quello del direttore di Banca accusato di complicità, né quello dell’Istituto di credito e neppure della Azienda Ospedaliera destinataria dei 12 milioni di finanziamenti regionali che, secondo i magistrati, sarebbero stati riciclati dai tre legali beneventani. Di certo non si tratta di informazioni secondarie perché c’è da comprendere se i soggetti interessati e i meccanismi usati sono gli stessi utilizzati per la mega truffa ai danni dei disabili e in tal caso, perché non è stato contestato il reato di “truffa” e la “associazione per delinquere”.</p>
<p>De Lorenzo sostiene che a lui la questione risulta chiara e che comunque i magistrati non devono fare conferenze stampa, ma evidentemente egli non ricorda le numerose volte che ciò è successo (Truffa ai danni dell’Enel, arresti per droga o usura, prostituzione e sequestro di case di appuntamento, appalti truccati al Comune di Telese). Perché non è successo per l’arresto dei tre avvocati o a conclusione di vicende giudiziarie altrettanto importanti (Ipermercato Zamparini, Piano di Recupero di via Galanti, truffa alle famiglie dei disabili)?</p>
<p>Domenica scorsa, i due quotidiani locali hanno riportato alcuni brani della ordinanza di arresto degli avvocati Itro, Cocilovo e Di Monaco fornendo, però, informazioni diverse. Per esempio, il Mattino ha fatto il nome del frate che si sarebbe incassato parte dei soldi destinati al Fatebenefratelli e quello del magistrato moglie di uno degli arrestati, mentre il Sannio Quotidiano ha sorvolato. Perché solo alcuni giornalisti possono avere accesso ai documenti dei magistrati e decidere che cosa i cittadini possono e devono sapere? Non sarebbe lecito fornire a tutti gli operatori dell’informazione la copia ufficiale degli atti ?</p>
<p>La torbida vicenda oggetto di indagine, è bene rammentarlo, riguarda la indebita appropriazione di 12 (dodici) milioni di euro della Regione Campania, quindi soldi pubblici, destinati alla assistenza sanitaria pubblica e quindi tutti abbiamo il diritto di sapere che cosa è successo veramente.</p>
<p>De Lorenzo, con lo stesso articolo, commenta ancora una volta alcune sue vicende giudiziarie, e confessa di aver ingiustamente accusato il Sostituto Procuratore della Repubblica, Antonio Clemente, di faziosità e per questo di aver invocato l’intervento del Consiglio Superiore della Magistratura. Egli precisa “Il caso ha voluto, ironia della sorte, che il giudice Antonio Clemente che, tra l&#8217;altro, è uno dei pochi magistrati che non conosco e con il quale non ho avuto rapporti, ha ritenuto che fosse lui il mio bersaglio. Niente di più inesatto! L&#8217;equivoco è dipeso, purtroppo, dal fatto che l&#8217;occasione mi era stata offerta a seguito di interventi di altri contro di lui”.</p>
<p>Evidentemente l’ex assessore si riferisce all’esposto al CSM, pubblicizzato a mezzo stampa a febbraio scorso, dell’imprenditore Michele Spina contro il dottore Clemente, accusato esplicitamente di gravi irregolarità nella conduzione delle indagini che poi hanno portato al processo per il tentativo di estorsione ai danni del titolare della multisala Gaveli. In quella occasione De Lorenzo con un apposito comunicato dichiarò: “Sì, è vero, anch&#8217;io ho verificato la procedura a senso unico di quel sostituto e di qualche altro magistrato.”</p>
<p>Ora De Lorenzo ammette il clamoroso errore, ma perché se ne è accorto dopo sei mesi?</p>
<p>Gabriele Corona&#8221;</p>
<p>Notizie collegate;</p>
<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=7062">Arresti avvocati: il commento di Altrabenevento</a></p>
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		<title>Fatebenefratelli: Itro, Cocilovo e Di Monaco non conoscevano la provenienza dei soldi finiti sui loro conti correnti. Come Scajola per la casa regalata.</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 21:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Truffa Fatebenefratelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Il Mattino del 26 luglio 2010
&#8220;Avvocati arrestati, al setaccio i conti correnti&#8221;
Saranno interrogati oggi Mauro Di Monaco, Mario Itro e Marco Cocilovo, i tre avvocati arrestati dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta sul riciclaggio di circa 10 milioni di euro, frutto, secondo l’accusa, di una appropriazione indebita effettuata a danno dell’ospedale Fatebenefratelli. I tre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/carcere-capodimonte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7076" title="carcere- capodimonte" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/carcere-capodimonte-300x239.jpg" alt="" width="300" height="239" /></a>Da Il Mattino del 26 luglio 2010</p>
<p><strong>&#8220;Avvocati arrestati, al setaccio i conti correnti&#8221;</strong></p>
<p>Saranno interrogati oggi Mauro Di Monaco, Mario Itro e Marco Cocilovo, i tre avvocati arrestati dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta sul riciclaggio di circa 10 milioni di euro, frutto, secondo l’accusa, di una appropriazione indebita effettuata a danno dell’ospedale Fatebenefratelli. I tre hanno trascorso due notti nelle celle del carcere di Contrada Capodimonte. Dovranno dare spiegazione sui movimenti finanziari, scovati dalle Fiamme Gialle, che avevano come unico scopo, come sostiene il Pm Tartaglia Polcini, di far perdere le tracce dei soldi che Mauro Di Monaco aveva tenuto per sè invece che versarli all’Ospedale. Queste operazioni sarebbero state fatte materialmente dai tre avvocati che utilizzavano dei conti correnti aperti a nome delle proprie anziane madri con l’assenso dell’ex direttore della filiale della Bnl Giuseppe Lamparelli. Le operazioni sotto la lente di ingrandimento dei magistrati e della Guardia di Finanza riguardano investimenti e disinvestimenti di forti cifre, operate a nome delle madri dei tre arrestati che risulterebbe, quindi, semplici prestanome. Il tutto per occultare, secondo gli investigatori, la provenienza del denaro. In molti casi, sostiene il magistrato inquirente, viene posta in essere una frammentazione scientifica delle operazioni, classica del riciclaggio, volta a spezzare la traccia documentale dei trasferimenti in modo da non far risultare congiunte diverse operazioni. E le richieste di custodia cautelare del Pm ed accolte dal Gip vengono motivate, oltre che per evitare il pericolo di inquinamento delle prove, anche dalla condotta dei tre avvocati che «non usano armi o condotte violente, si affidano invece a funzionari di banca compiacenti, conti correnti, distinte di versamento, prestanome improbabili per conseguire risultati molto più consistenti».Nel corso dell’interrogatorio odierno, i tre arrestati dovranno dimostrare il contrario e, cioè, che si tratta di operazioni del tutto indipendenti ed estranee alla vicenda del Fatebenefratelli. Determinante, quindi, appare il ruolo di Giuseppe Lamparelli che, a quanto sembra, starebbe collaborando con gli investigatori e nel corso di alcuni interrogatori avrebbe spiegato alcuni delicati passaggi della vicenda. Peraltro la richiesta di applicazione di una misura cautelare (obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) nei suoi confronti non è stata accolta in quanto l’ex direttore di banca avrebbe fornito «un buon contributo» all’inchiesta.</p>
<p>***********************</p>
<p>Da Il Mattino del 27 luglio 2010<span id="more-7075"></span></p>
<p><strong>&#8220;La verità dei tre avvocati arrestati&#8221;</strong></p>
<p>Oltre tre ore di interrogatorio per i tre avvocati finiti in carcere per riciclaggio. Il Gip Sergio Pezza ieri mattina ha infatti ascoltato Mauro Di Monaco, 42 anni, Mario Itro, 54 anni, e Marco Cocilovo 49 anni. Tutti tre hanno respinto le accuse che vengono loro rivolte. Mario Itro avrebbe sostenuto di essersi limitato a collocare il denaro su conti correnti di familiari. Il denaro gli era stato dato da Marco Cocilovo e quindi si era trattato solo di una cortesia ad un collega, non essendo a conoscenza neppure della provenienza di quelle somme. Anche Marco Cocilovo era all&#8217;oscuro che il denaro fosse frutto di un&#8217; azione legale portata avanti dall&#8217;ospedale Fatebenefratelli per recuperare presso la Regione la somma di quindici milioni di euro che erano dovuti alla struttura sanitaria per prestazioni fornite agli assistiti tramite l&#8217;Asl. Ma perché questi soldi sarebbero stati depositati su conti correnti intestati alle madri? A questa domanda i due legali avrebbero risposto sostenendo che la frammentazione dei conti era stata decisa singolarmente per non far apparire, in una realtà piccola come quella di Benevento, troppo voluminosi i loro conti. Infine il terzo avvocato coinvolto Mauro Di Monaco ha sostenuto di non essersi mai appropriato di somme illegalmente, di aver agito in virtù di uno specifico mandato, e di non aver effettuato irregolarità. L’accusa, da parte sua, sostiene invece la tesi che i tre avvocati avrebbero intestato falsamente alle loro anziane madri le ingenti somme di denaro su conti correnti aperti presso la Bnl dove agiva Giuseppe Lamparelli, loro complice. Lo scopo era quello di effettuare più operazioni finanziarie, investendo e disinvestendo le somme, al fine di far perdere le tracce dei soldi e, quindi, «ripulire» il malloppo frutto della presunta appropriazione indebita a danno dell’ospedale Fatebenefratelli. Per questo occorrerà adesso verificare se le dichiarazioni rese dagli arrestati combaciano con quelle già fornite dall’ex direttore di banca che, in questa vicenda, assume un ruolo chiave. I legali che difendono i tre imputati, gli avvocati Vincenzo Regardi, Raffaele Tibaldi, Gennaro Razzino,Guido Principe hanno avanzato richiesta di remissione in libertà per i tre, in subordine gli arresti domiciliari. Il gip Pezza ha richiesto il parere alla procura della Repubblica e questa mattina deciderà sulle istanze avanzate dai legali. Gli avvocati difensori hanno anche presentato ricorsi al tribunale del riesame contro le ordinanze di custodia cautelare.</p>
<p>*****************************</p>
<p>Da Il Mattino del 28 luglio 2010</p>
<p><strong>&#8220;Riciclaggio, il GIP non crede agli avvocati&#8221;</strong></p>
<p>Restano in carcere i tre avvocati arrestati dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’operazione anti-riciclaggio. Il giudice delle indagini preliminari Sergio Pezza, su parere conforme del pubblico ministero Tartaglia Polcini, ha rigettato le richieste di scarcerazione e, in subordine, di arresti domiciliari avanzate, al termine degli interrogatori, dai legali di fiducia di Mauro Di Monaco, Mario Itro e Marco Cocilovo. Per il Gip, evidentemente, sussistono ancora i pericoli di inquinamento di prove. Peraltro già nella prima ordinanza il magistrato sottolineava che «per soddisfare le esigenze cautelari non c’è altra misura che la custodia carceraria, unica effettivamente idonea ad evitare sia la reiterazione di reati che l’inquinamento probatorio; infatti neanche gli arresti domiciliari, allo stato, possono dare sufficienti garanzie circa i possibili contatti con altri indagati e con i testi o in merito a condotte recidivanti». Evidentemente dopo gli interrogatori non sono venute meno queste esigenze cautelari e il Gip ha rigettato le istanze. Probabilmente la versione fornita dai tre arrestati non ha convinto il magistrato che, peraltro, ha in mano i verbali dell’interrogatorio di Giuseppe Lamparelli, l’ex direttore della Filiale Bnl di Benevento, complice dei tre ma che, stando a quanto è trapelato dagli ambienti giudiziari, starebbe collaborando con gli investigatori. Va anche detto che nella prima ordinanza, quella che ha portato agli arresti, il profilo dei tre avvocati arrestati tracciato dal Gip era duro: si parla di «soggetti dalla spiccata capacità criminale», «sordi al richiamo dell’etica civile e professionale», «non si vede perché dovrebbero evitare di ripetere altri reati della stessa specie», «per la loro brama di ricchezza». I legali di fiducia adesso sperano nel tribunale del Riesame per il ricorso contro l’ordinanza. Il Riesame deve pronunciarsi entro dieci giorni e, pertanto, fino ad allora Di Monaco, Itro e Cocilovo dovranno restare in carcere. Tutti e tre, nell’interrogatorio, hanno respinto ogni addebito. Di Monaco esclude ogni ipotesi di appropriazione indebita a danno dell’ospedale Fatebenefratelli, mentre Itro e Cocilovo asseriscono di non aver mai sospettato della possibile provenienza illecita dei fondi che Di Monaco gli avrebbe trasferito. Sullo sfondo della vicenda rimane la posizione di frate Efisio Maglioni, dirigente amministrativo del Fatebenefratelli, deceduto nel 2004, e sul cui conto corrente personale le Fiamme Gialle avrebbero trovato 1,2 milioni di euro, frutto, secondo l’accusa, della complicità con Di Monaco.</p>
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		<title>Avvocati rampanti !</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 19:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da Il Quaderno del 26/07/2010
Altri tre avvocati in carcere: riciclaggio di 11 milioni. Implicati ex direttore BNL e un frate
Iniziano a conoscersi i dettagli dell&#8217;operazione investigativa, condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Benevento, diretto dal sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Tartaglia Polcini. Ha portato all&#8217;arresto dei tre avvocati: Mauro Di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/ferrari3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7080" title="ferrari3" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/ferrari3.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>da Il Quaderno del 26/07/2010</p>
<p><strong>Altri tre avvocati in carcere: riciclaggio di 11 milioni. Implicati ex direttore BNL e un frate</strong></p>
<p>Iniziano a conoscersi i dettagli dell&#8217;operazione investigativa, condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Benevento, diretto dal sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Tartaglia Polcini. Ha portato all&#8217;arresto dei tre avvocati: Mauro Di Monaco (42 anni), originario di Santa Maria Capua Vetere, Marco Cocilovo (49) anni e Mario Itro (54) entrambi beneventani. Nel carcere di Capodimonte, dove si trovano dalla serata di venerdì 23 luglio, saranno interrogati, nella mattinata di oggi, lunedì 26 luglio, da Sergio Pezza, Giudice per le indagini preliminari, lo stesso che ha disposto le misure cautelari richieste dal sostituto Tartaglia Polcini.</p>
<p>Si sta procedendo per un&#8217;ipotesi di reato di riciclaggio e fraudolento trasferimento di valori, scaturita da un&#8217;iniziale ipotizzata appropriazione indebita di 11 milioni di euro, dei 15 in totale spettanti all&#8217;ospedale Fatebenefratelli del capoluogo sannita, come crediti vantati nei confronti dell&#8217;USL 5 di Benevento (ente sanitario locale poi trasformato dalla Regione Campania nell&#8217;attuale ASL). Lunedì alle 9.30 l&#8217;interrogatorio di garanzia per gli indagati difesi dagli avvocati Guido Principe, Vincenzo Regardi, Raffaele Tibaldi, Gerardo Orlando e Mario Rossino.</p>
<p>Torna in causa l&#8217;ex direttore di Filiale</p>
<p>La vicenda parte dal 2002 ma, prima di addentrarci, bisogna fare riferimento ad altre due persone, una delle quali deceduta che, nella ricostruzione dei magistrati inquirenti, avrebbero svolto un ruolo importante. La prima è Giuseppe Lamparelli, lo stesso 55enne, ex direttore della Filiale della BNL di Benevento coinvolto, e anche arrestato, nell&#8217;altra ipotizzata truffa ai disabili sanniti, con annesso riciclaggio, assieme ad altri tre avvocati e funzionari di banca, nella denominata &#8216;Operazione Camaleonte&#8217;, esplosa il 4 marzo scorso con l&#8217;esecuzione dei provvedimenti cautelari (l&#8217;ammontare di quella presunta truffa era di 2,2 milioni di euro ai danni di 54 diasabili gravi: a condurre anche quell&#8217;inchiesta Tartaglia Polcini).</p>
<p>Il ruolo del frate del Fatebenefratelli<span id="more-7079"></span></p>
<p>L&#8217;altra persona è Fra Efisio Maglioni, morto nel 2004, dirigente amministrativo del Fatebenefratelli. Ebbene, proprio il religioso avrebbe conferito a Mauro Di Monaco (che ha lo studio con Marco Cocilovo, oltre a essere il marito di una cugina del collega) una procura speciale, con ampie facoltà, per recuperare 15,2 milioni di euro di credito dalla Usl 5 dovuti al Fatebenefratelli.</p>
<p>Di Monaco ha iniziato ad agire in giudizio e, dopo un primo passaggio presso la sezione del Tar di Cava dei Tirreni, ha ottenuto finalmente quanto reclamato dal Fatebenefratelli dal Giudice dell&#8217;esecuzione di Napoli. A quel punto, Di Monaco, dicono i magistrati, non ha consegnato il dovuto, ma si è preso quei soldi, elargendo al nosocomio solo 1,9 milioni di euro.</p>
<p>Non solo, per la Procura della Repubblica 1,2 milioni di questi 1,9 milioni di euro, sborsati dalla Regione, sarebbero finiti su un conto personale di Fra Efisio Maglioni, prima della sua morte, come detto avvenuta nel 2004. Di Monaco avrebbe poi giustificato la sua condotta, nei confronti del Fatebenfratelli, adducendo l&#8217;avvenuta insorgenza di una serie di problemi impeditivi il recupero dell&#8217;ingente somma, pur dopo la decisizione del Giudice per l&#8217;Esecuzione.</p>
<p>Nomi di madri e di congiunti usati per riciclare</p>
<p>Per la Procura &#8211; grazie a quanto appreso in seguito alla collaborazione di Lamparelli &#8211; Di Monaco avrebbe riciclato gli 11 milioni di cui si sarebbe appropriato indebitamente alla BNL di Benevento, tramite la falsa intestazione di conti correnti di quell&#8217;istituto di credito. La gran parte dei soldi (circa 8 milioni) però sarebbe stata investita in un fondo, della medesima BNL.</p>
<p>Successivamente, Giuseppe Lamparelli, Mario Itro, Marco Cocilovo e Mauro Di Monaco, per non farne scoprire l&#8217;origine illecita, avrebbero variamente spostati quei soldi e poi li avrebbero accreditati sui citati conti correnti, intestati ai loro familiari, madri o congiunti. Tutto ciò confermato, secondo gli inquirenti, anche dalla diversità tra le firme depositate e quelle utilizzate per effettuare i vari movimenti bancari.</p>
<p>Lamparelli collabora, beni confiscati per 11 milioni</p>
<p>La pubblica accusa nella ricostruzione di queste ipotesi di reato è stata aiutata dalla collaborazione di Lamparelli e anche questo suo comportamento avrà inciso sulla decisione del Gip Pezza di non concedere, a suo carico, la misura cautelare dell&#8217;obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria pure chiesta, assieme ai tre arresti, da Tartaglia Polcini.</p>
<p>L’autorità giudiziaria ha altresì disposto il sequestro dei beni per 11 milioni di euro equivalenti a quelli degli ipotizzati appropriazione indebita e riciclaggio, nella seguente misura: 5,5 milioni di euro confiscati in beni a Lamparelli, 3,5 milioni a Cocilovo e 2 milioni a euro a Itro.</p>
<p>Ci sono anche altri indagati</p>
<p>Oltre ai tre avvocati arrestati, comunque, sono stati notificati quattro avvisi di garanzia ad altrettante persone che avrebbero attivamente partecipato alla realizzazione della condotta delittuosa, mediante l’accensione di conti correnti e l’effettuazione di operazioni bancarie tese, per l&#8217;accusa, a dissimulare e occultare la reale destinazione delle somme riciclate. Va poi aggiunto che un altro avviso di garanzia è stato notificato al rappresentante pro-tempore di un primario istituto bancario nazionale per la responsabilità amministrativa dipendente da reato.</p>
<p>Avvocati molto famosi e ben inseriti</p>
<p>Per i magistrati del Tribunale di Benevento, insomma, i tre avvocati arrestati avrebbero usato la loro notorietà e il loro inserimento nella vita sociale per lucrare ingiustamente un&#8217;enorme quantità di denaro. Itro, in particolare, è il marito di Cecilia Annecchini, ora, in servizio ad Avellino ma, fino a pochi mesi fa, in servizio presso la stessa Procura della Repubblica di Benevento che ha condotto queste indagini. Va infine aggiunto che un&#8217;auto della Annecchini, nel maggio scorso, fu data alle fiamme all&#8217;interno della villa di famiglia in Via delle Puglie a Benevento. Tale episodio, sul quale lavorano gli inquirenti beneventani, ha fatto molto scalpore, essendo accaduto due giorni dopo la commissione di un atto intimidativo contro un altro sostituto della locale Procura, Antonio Clemente, posto in essere tramite l&#8217;invio in una busta, a lui indirizzata, di alcuni proiettili.</p>
<p>Corona: Ancora maggiore chiarezza dalla Procura</p>
<p>Tra le prime reazioni alla nuova inchiesta giudiziaria che, ipotizzando appropriazioni indebite o truffe, coinvolge altri tre avvocati del Foro di Benevento, c&#8217;è stata quella di Gabriele Corona, presidente dell&#8217;associazione ambientalista e contro il malaffare “Altrabenevento”, pubblicata sabato (vedi link), che chiede maggiore chiarezza sulle indagini alla Procura.</p>
<p>Cancellario: Ancora avvocati arrestati? Il caso ha voluto&#8230;</p>
<p>Va aggiunto il commento del presidente dell&#8217;Ordine degli Avvocati del Foro sannita, affidato ieri al &#8216;Mattino&#8217;: “Sono amareggiato rispetto a questi nuovi arresti di colleghi – ha detto Camillo Cancellario -. Per i tre indagati dell&#8217;Operazione Camaleonte (Nando Di Cerbo, Giancarlo Di Cerbo e Mariantonietta Calligaro, NDR), c&#8217;è stata nei giorni scorsi la sospensione cautelare dell&#8217;Ordine degli Avvocati, in attesa delle conclusioni dell&#8217;attività della magistratura. Il caso ha voluto che questi nuovi tre provvedimenti restrittivi si avessero a poca distanza dagli altri e ciò li rende più eclatanti, fornendo un&#8217;immagine distorta della categoria, ma nel Sannio ci sono 1600 avvocati che operano ogni giorno nel rispetto delle norme, con impegno e professionalità. Comunque, esprimo massima fiducia nella magistratura che saprà far luce su queste vicende e in tempi brevi”.</p>
<p>Severo il Gip Pezza: Bramosia di ricchezza</p>
<p>Infine “Il Sannio” di ieri ha riportato alcune frasi del gip Sergio Pezza, motivanti le ordinanze cautelari per Itro, Cocilovo e Di Monaco: “Professionisti di successo, rispettabili e inseriti nella realtà sociale e lavorativa&#8230;. Indifferenti agli interessi dei soggetti danneggiati e sordi al richiamo dell&#8217;etica civile e professionale&#8230;”, avendo agito “non per motivi di bisogno, ma per brama di ricchezze”.</p>
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		<title>Giuseppe Gargani, il vero referente politico di Pasqualino Lombardi della nuova P3</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 14:37:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giudici e Politici]]></category>

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		<description><![CDATA[pubblicato su Gli Italiani il 27/07/2010
P3, retroscena. Lombardi e Gargani. Uno “pensionato sfigato”, l’altro “rampante” da Csm?
di Eleonora Mastromarino
Chi è Pasquale Lombardi? Un geometra nominato nelle commissioni tributarie, ex sindaco democristiano di Cervinara, in provincia di Avellino, e uno dei 3 arrestati nell’ambito delle indagini sulla presunta associazione segreta che partecipava alle cene di casa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/GarganiOK.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7073" title="GarganiOK" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/GarganiOK.jpg" alt="" width="400" height="330" /></a>pubblicato su <a href="http://www.gliitaliani.it/">Gli Italiani</a> il 27/07/2010</p>
<p><strong>P3, retroscena. Lombardi e Gargani. Uno “pensionato sfigato”, l’altro “rampante” da Csm?</strong></p>
<p>di Eleonora Mastromarino</p>
<p>Chi è Pasquale Lombardi? Un geometra nominato nelle commissioni tributarie, ex sindaco democristiano di Cervinara, in provincia di Avellino, e uno dei 3 arrestati nell’ambito delle indagini sulla presunta associazione segreta che partecipava alle cene di casa Verdini e che era in contatto diretto con Dell’Utri.</p>
<p>Lo hanno definito un pensionato sfigato, un chiacchierone, un millantatore, eppure secondo gli inquirenti era proprio lui l’addetto ai contatti con il mondo giudiziario per conto della nuova P2.  Dalle intercettazioni rese pubbliche di recente, però si capisce che tutti parlano con Lombardi, giudici costituzionali, presidenti di regione, leader politici, tutti lo ascoltano. Nonostante la forma quasi ridicola e spesso in dialetto, il contenuto di queste conversazioni è decisamente allarmante.</p>
<p>Il ruolo di Lombardi è tutto da capire, cosa faceva di lui un personaggio così influente? Da dove proveniva il suo potere di scambio? Secondo quanto appreso da sue recenti dichiarazioni, ad introdurlo nel mondo della giustizia fu suo cugino Giuseppe Faraone, potente Procuratore Antimafia di Benevento. Il quale però non è più attivo dalla fine degli anni ottanta, dunque cosa gli avrebbe fatto mantenere questa posizione di favore fino ad ora?</p>
<p>Non è difficile individuare le sue origini politiche, secondo quanto sostenuto da Nicola Casentino, in un’intervista rilasciata a  Rosanna Capacchione, “Lombardi aveva aderito a Forza Italia insieme a Giuseppe Gargani, al quale faceva riferimento quando entrambi erano nella Dc”.</p>
<p>Giuseppe Gargani è un potente uomo politico di origini avellinesi, esponente di spicco della Democrazia Cristiana di cui era componente della direzione nazionale, nonché deputato, è stato anche sottosegretario alla giustizia per circa 5 anni a partire dal 1979, oltre che più volte presidente della commissione Giustizia alla Camera.</p>
<p>Nel 1994 dopo lo scioglimento della DC aderisce al Partito Popolare Italiano che lascia nel 1999 per aderire a Forza Italia, di cui diventa presto responsabile Giustizia con cui viene eletto parlamentare europeo per due volte (nel 1999 e nel 2004), diventando anche presidente della Commissione giuridica e per il mercato interno.</p>
<p>Personaggio di non poco conto, considerato che nel 2008 è indicato dal premier, Silvio Berlusconi, come coordinatore del “pool di saggi” che dovevano aiutare il ministro Angelino Alfano a organizzare la riforma della giustizia. Dunque Gargani, insieme all’ex presidente Francesco Cossiga ed al giudice costituzionale Romano Vaccarella, prepara per il ministro il primo Lodo Alfano e lavora ad uno dei punti cardini del programma di governo di Berlusconi, la radicale innovazione del sistema giustizia in Italia. Le priorità del pool sono infatti: la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici; il ripristino dell’immunità parlamentare, e, quindi, una diversa disciplina per l’autorizzazioni a procedere; la revisione del Consiglio Superiore della Magistratura che preveda un’effettiva parità tra membri togati e laici; ed, infine, per quanto riguarda l’azione penale, i procuratori dovranno seguire gli indirizzi indicati dal parlamento.</p>
<p>Il fratello dell’eurodeputato, Angelo Gargani, è magistrato fuori ruolo in servizio al ministero come capo del controllo interno, ovvero colui che gestisce le ispezioni ministeriali, ed è anche presidente della commissione che nomina i giudici tributari. Essendo stato coinvolto nell’inchiesta P3 è ora sottoposto a provvedimento disciplinare del Csm. Angelo Gargani compare nel fascicolo a causa di una telefonata proprio con l’amico Pasquale Lombari del dicembre 2009. Infatti in quei giorni si era diffusa la notizia che ci sarebbe stato un avviso di garanzia a carico di Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia, per un inchiesta sull’inquinamento atmosferico condotta dal procuratore aggiunto di Milano, Nicola Cerrato.</p>
<p>In quella occasione, Lombardi telefona ad Angelo Gargani per farsi mettere in contatto con il procuratore milanese, dicendo: «Stammi a sentire. Tu dovresti avere per regola il numero di Nicola Cerrato… vedi un poco se giovedì o massimo venerdì posso arrivare a Milano e mi fai fissare un appuntamento…». Gargani domanda: «Ma lui ti conosce?». E Lombardi: «E come non mi conosce. Pasqualino è amico di Giacomino (Caliendo, magistrato e sottosegretario alla Giustizia, anche lui politicamente legato a Giuseppe Gargani ndr)…Si deve ricordare, se non ricorda glielo ricordi, gli dici che questa è roba nostra e deve venire un poco da te…tu gli dici che è l’amico di Giacomino, amico mio, è amico di tutti quanti…». Il giorno dopo Gargani chiama Lombardi: «Allora, Nicola ti aspetta domani all’una».</p>
<p>Se la carriera di Angelo Gargani, sembra essere in difficoltà, quella del fratello Giuseppe è ancora tutta da scrivere. Non essere stato rieletto al parlamento europeo nel 2009, non gli ha fatto abbandonare la politica, infatti nel 2010 passa dal Pdl all’Udc, recuperando così l’antico rapporto con Ciriaco De Mita. Inoltre, in questi giorni, si sente ancora parlare di lui come del possibile futuro vicepresidente del Csm, al posto dell’ex-democristiano avellinese Nicola Mancino.</p>
<p>Le scelte possibili per la maggioranza sembrano essere due, o una figura di “alto profilo” come Annibale Marini, ex presidente della Consulta, oppure una opzione tutta politica e a quel punto la maggioranza potrebbe puntare proprio su Giuseppe Gargani, visto anche il gradimento dell’Udc.</p>
<p><a href="http://www.gliitaliani.it/2010/07/p3-retroscena-lombardi-e-gargani-uno-pensionato-sfigato-laltro-rampante-da-csm/">clicca qui per leggere l&#8217;articolo sul sito de Gli Italiani </a></p>
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		<title>Il Fatto Quotidiano è in vendita anche a Benevento.</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 12:44:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Da questa mattina nelle edicole di Benevento è in vendita anche Il Fatto Quotidiano.
Ecco uno degli articoli leggibile anche sul sito:
Pdl, probiviri e P3 &#8211; Il comitato che processa Granata: ombre di massoneria e &#8220;nuova cricca&#8221;. Il suo legame con il &#8220;Maestro&#8221; Spinello, quelli del giudice Gallo con i faccendieri
Tutti li chiedono. Tutti li vogliono. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/ilFattoPrima.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7066" title="ilFattoPrima" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/ilFattoPrima-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /></a></p>
<p><strong>Da questa mattina nelle edicole di Benevento è in vendita anche Il Fatto Quotidiano</strong>.</p>
<p>Ecco uno degli articoli leggibile anche sul <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it">sito</a>:</p>
<p><strong>Pdl, probiviri e P3 &#8211; Il comitato che processa Granata: ombre di massoneria e &#8220;nuova cricca&#8221;. Il suo legame con il &#8220;Maestro&#8221; Spinello, quelli del giudice Gallo con i faccendieri</strong></p>
<p>Tutti li chiedono. Tutti li vogliono. Sono loro, i probiviri del Pdl. Ma la commissione è un rebus: un organo che non si è mai riunito, composto da membri messi lì chissà da chi. Probiviri spesso sconosciuti. Ma soprattutto frequentatori, dieci anni fa come oggi, di persone accusate di voler ricostituire una P2. Insomma, forse non si tratta dei probiviri ideali per giudicare Fabio Granata, reo di aver criticato i poteri oscuri nel Pdl.</p>
<p>Vittorio Mathieu, stimato filosofo, è figura di spicco della commissione di probiviri. Ma anche amico di Salvatore Spinello. È il 9 settembre 1999 quando la Dia di Napoli registra un incontro nell’ufficio di un noto commercialista. A parlare è proprio Spinello: nato a Caltanissetta nel 1922, una lunga carriera ai vertici della massoneria. Poi, dal 1980, Gran maestro del Grande Oriente scozzese d’Italia-Comunione di piazza del Gesù, amico di Craxi e di tanti big della Prima Repubblica. “Ritorniamo come prima – esordisce Spinello – e ripartiamo. Dobbiamo tornare ad essere i consulenti aulici del potere costituito. Per arrivare al grande gioco politico non è necessario diventare parlamentare, ma pilotare i parlamentari. Occorre una riscrittura della Costituzione, che è un po’ vecchiotta, delle attribuzioni dei poteri dello Stato”.</p>
<p>Per i pm, una specie di nuova P2 radicata in tutta Italia. Non gente qualunque, ma familiari di ministri e ambasciatori stranieri. Ma ci sono altri legami inquietanti: secondo il mafioso pentito Angelo Siino, Spinello gli avrebbe chiesto voti per far eleggere un democristiano e gli avrebbe presentato Flavio Carboni (ancora lui). Di più: Spinello sosteneva di conoscere Vincenzo Casillo, appartenente alla camorra, accusato dell’omicidio Calvi e ucciso da un’autobomba.</p>
<p>Disciplina morale</p>
<p>Nel 2000 Spinello fu arrestato, ma alla fine gli elementi raccolti non sembrarono sufficienti per sostenere l’accusa di violazione della legge Anselmi. Mathieu non fu indagato, però, secondo quello che emerse dieci anni fa, sarebbe un importante massone che ha rapporti stretti con Spinello. Nel 1992 Spinello ha fondato il Cirs, Centro internazionale studi e ricerche, che lui chiama il “braccio secolare dell’istituzione”, cioè la copertura dell’attività massonica. Nel Cirs, che voleva riscrivere la Costituzione italiana, troviamo Mathieu. Spinello e Mathieu in quel periodo sono una coppia indivisibile e organizzano convegni e accademie tra Italia, San Marino e Germania.</p>
<p>Ma come nasce il Centro studi?</p>
<p>Lo racconta, registrato dalle cimici, il 13 ottobre 1999 lo stesso Spinello mentre in auto sta andando da Vittorio Casale (massone anche lui e socio, anni dopo, dell’ex amministratore di Unipol, Giovanni Consorte): “…ero entrato in massoneria e dall’interno della struttura il Gran maestro di allora Ceccarini premeva perché si costituisse una struttura culturale che fosse il supporto, direi, nel mondo profano e creò il Centro Internazionale Studi e Ricerche a Torino… siccome eravamo tutti massoni, ivi compreso il presidente, il rettore magnifico dell’Università di Torino, ci siamo sentiti ieri, e lui, Mathieu, Durando, Ricossa eccetera, ci consorziamo in un istituto che fa i corsi post universitari… per creare una classe politica e ci distribuiamo le discipline per l’insegnamento. Mathieu prende la disciplina morale”.</p>
<p>Spinello poi pensa di creare un network di società amiche che si aiutino sul mercato. Il progetto è battezzato Altair e il massone pensa di offrire la presidenza a Mathieu. Il 30 ottobre la Dia annota questa telefonata di Spinello: “Mathieu ha accettato di diventare presidente onorario dell’Altair, è la compagnia profana del lavoro, in effetti è la compagnia delle opere no, e questo ci ha giovato moltissimo naturalmente dal punto di vista referente no?”.</p>
<p>Che curricula</p>
<p>Ma non c’è soltanto Mathieu: Granata sarà giudicato anche da Sergio Gallo. E qui non rileva tanto che si tratti dell’ex capo di Gabinetto di Gianni Alemanno, toccato dalle polemiche sul suo compenso annuale di 210 mila euro lordi. No, il punto è che il nome di Gallo ricorre tra gli ospiti del convegno organizzato nel settembre 2009 dal Centro Studi di Pasquale Lombardi. Chissà se è lo stesso Gallo di cui parlano Arcangelo Martino e Pasquale nelle loro intercettazioni. Martino: “Chiamati Gallo… se sta oggi ci andiamo un attimo dai”.</p>
<p>Ma nella commissione ecco anche l’ex ministro Giuliano Urbani e Guido Possa, ex dipendente Fininvest, amico fraterno del Cavaliere. Poi la solita schiera di avvocati come Franco Paolo Sisto, onorevole e difensore di Max Verdoscia, accusato di aver portato la droga nei festini di Giampi Tarantini. E poi Maria Teresa Armosino, azzurra doc, presidente della Provincia di Asti e deputato, doppio incarico cui la probovira non ha rinunciato.</p>
<p>Già, l’esordio della commissione è piuttosto tormentato. Ma non è soltanto la Fondazione dei finiani a sparare a zero. Anche nei corridoi del Pdl più ortodosso qualcuno storce il naso: “La commissione c’è, in teoria”. In teoria? E l’esponente del Pdl sotto anonimato punta il dito sull’articolo 41: “Gli aderenti e gli associati al Popolo della libertà e i rappresentanti delle Associazioni sono tenuti a ricorrere preventivamente al Collegio dei Probiviri in caso di controversie”. Poi il pidiellino ortodosso allarga le braccia: “Il codice prescrive un collegio di probiviri e noi l’abbiamo messo nello statuto. E abbiamo anche nominato i componenti. Ma non sappiamo nemmeno se li abbiamo votati e chi sono”.</p>
<p>di Marco Lillo e Ferruccio Sansa</p>
<p>da Il Fatto Quotidiano del 27 luglio 2010</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/ilFattoPrima.jpg"></a></p>
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		<title>La Procura della Repubblica deve chiarire i dettagli della mega truffa ai danni del servizio sanitario.</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 15:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA["Città Tranquilla"]]></category>
		<category><![CDATA[Corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione nel Sannio]]></category>

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		<description><![CDATA[Altrabenvento &#8211; Comunicato stampa del 24 luglio 2010
Il nuovo comandante della Guardia di Finanza, colonnello Cesare Paragoni, ha avuto appena il tempo, dopo il suo insediamento, di sostenere che Benevento è una “città tranquilla” che subito si è trovato a coordinare l’operazione che ha portato all’arresto di Mario Itro, Marco Cocilovo e Mauro Di Monaco, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/yacht.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7063" title="yacht" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/yacht-300x189.jpg" alt="" width="386" height="243" /></a>Altrabenvento &#8211; Comunicato stampa del 24 luglio 2010</p>
<p>Il nuovo comandante della Guardia di Finanza, colonnello Cesare Paragoni, ha avuto appena il tempo, dopo il suo insediamento, di sostenere che Benevento è una “città tranquilla” che subito si è trovato a coordinare l’operazione che ha portato all’arresto di Mario Itro, Marco Cocilovo e Mauro Di Monaco, noti avvocati.</p>
<p>La Procura della Repubblica li accusa di reati gravissimi, e cioè di  essersi impossessati di 10 (dieci) milioni di euro che la Regione Campania ha destinato all’Ospedale Fatebenefratelli di Benevento. Pare che i soldi siano finiti su conti correnti intestati alle madri degli arrestati, grazie alla complicità di alcuni funzionari di banca.</p>
<p>L’ingente truffa è ancora più grave perché riguarda fondi destinati ai servizi sanitari, già oggetto di tagli da parte della Regione e del Governo, e si aggiunge a quella ai danni delle famiglie dei disabili, emersa qualche mese fa con modalità ed autori in parte analoghi.</p>
<p>Proprio perché si tratta di appropriazione di soldi pubblici, tutti abbiamo il diritto di sapere i particolari di questa frode che peraltro coinvolge personaggi conosciuti in città, uno di essi è marito di un magistrato al quale hanno recentemente bruciato l’auto.</p>
<p>Le forze dell’ordine e la magistratura non possono pertanto limitarsi allo scarno comunicato diramato questa mattina, mentre in altri casi hanno tenuto le opportune conferenze stampa. È necessario che gli inquirenti chiariscano i dettagli della squallida vicenda che vede come autori personaggi noti in città per il loro particolare tenore di vita, i quali, a quanto pare, si sono arricchiti con i soldi destinati al servizio pubblico per eccellenza, l’assistenza sanitaria.</p>
<p>Il Presidente &#8211; Gabriele Corona</p>
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		<item>
		<title>Gli Italiani: Arrestato per truffa ai danni dell&#8217;Ospedale Fatebenefratelli, l&#8217;avv. Mario Itro, marito di un magistrato, ed altri due complici.</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 11:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione nel Sannio]]></category>

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		<description><![CDATA[La nota della Guardia di Finanza: &#8220;Tre noti avvocati operanti nella città di Benevento sono stati tratti in arresto nella notte in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Giudice per le Indagini preliminari presso il Tribunale di Benevento. I professionisti si sono resi responsabili dei reati di appropriazione indebita, riciclaggio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/Fatebenefratelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7060" title="Fatebenefratelli" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/Fatebenefratelli-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>La nota della Guardia di Finanza: &#8220;Tre noti avvocati operanti nella città di Benevento sono stati tratti in arresto nella notte in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Giudice per le Indagini preliminari presso il Tribunale di Benevento. I professionisti si sono resi responsabili dei reati di appropriazione indebita, riciclaggio e fraudolento trasferimento di valori, per una somma complessiva di oltre dieci milioni di euro.<br />
Uno degli avvocati era stato incaricato da una azienda ospedaliera di procedere al recupero di somme non pagate da parte della regione Campania. Una volta ottenuto il pagamento di tale somma costui, anziché mettere il denaro a disposizione del proprio cliente, se ne è appropriato. Gli altri due professionisti hanno quindi posto in essere varie operazioni bancarie e finanziarie per riciclare il denaro oggetto dalla indebita appropriazione.<br />
Oltre agli arrestati sono stati notificati quattro avvisi di garanzia ad altrettante persone che hanno attivamente partecipato alla realizzazione della condotta delittuosa mediante l’accensione di conti correnti e l’effettuazione di operazioni bancarie tese a dissimulare ed occultare la reale destinazione delle somme riciclate. Contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti restrittivi l’autorità giudiziaria ha altresì disposto il sequestro di una somma equivalente a quella oggetto di appropriazione e riciclaggio, per circa 10 milioni di euro.<br />
Un avviso di garanzia è stato altresì notificato al rappresentante pro-tempore di un primario istituto bancario nazionale per la responsabilità amministrativa dipendente da reato.&#8221;</p>
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Da Gli Italiani: <strong>&#8220;Truffa al Fatebenefratelli di Benevento: arrestato marito di un magistrato&#8221;</strong><br />
di Eleonora Mastromarino<br />
Questa mattina la guardia di Finanza del Comando Provinciale di Benevento ha arrestato tre noti avvocati beneventani, ritenuti responsabili di appropriazione indebita, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Tra essi anche Mario Itro, marito del magistrato beneventano Cecilia Annecchini.<br />
Si tratta di una nuova indagine che fa seguito all’Operazione Camaleonte, portata avanti lo scorso marzo dalla procura della repubblica di Benevento, ed in particolare dal PM Giovanni Tartaglia Polcini. Le indagini avevano smascherato una grossa truffa ai danni di famiglie con membri portatori di handicap.<br />
A causa di una fuga di notizie, in città si aspettavano da mesi le misure restrittive per alcuni avvocati e funzionari di banca cittadini, arrivate solo la scorsa primavera, quando la Procura beneventana ha contestato agli indagati di essersi appropriati fraudolentemente di sovvenzioni della Regione Campania destinate a decine di famiglie di disabili.<br />
L’inchiesta aveva svelato come gli avvocati incassassero per se l’assegno destinato ai malati, che avrebbero dovuto aiutare, tramite la collaborazione di alcuni dipendenti delle filiali cittadine della BNL e della Unicredit banca, i quali hanno consentito il riciclo dei titoli per un totale di 2,2 milioni di euro.<br />
A Marzo furono destinatari di misure restrittive: Giuseppe Lamparelli, all’epoca dei fatti direttore della filiale beneventana della BNL, i fratelli avvocati Fernando e Giancarlo Di Cerbo, Maria Cristina Callisto avvocato e collega di studio di Fernando Di Cerbo, Marco Cocilovo avvocato, Mariantonietta Calligaro avvocato, Tullia Bartolini funzionario di Unicredit a Benevento e Angelo Lanni bancario.<br />
Sui giornali di quei giorni si faceva spesso riferimento ad un altro avvocato del foro beneventano, senza mai farne il nome, probabilmente si trattava proprio di Mario Itro, il quale aveva molti interessi professionali in comune con i principali indagati DiCerbo e Cocilovo.<br />
Lo scorso maggio Itro era stato anche protagonista di un spiacevole evento, la macchina a lui intestata era stata data alle fiamme sotto la sua abitazione in centro città. Non si sa ancora se il gesto fosse destinato all’avvocato o alla moglie, magistrato da poco trasferito alla Procura di Avellino da quella di Benevento.<br />
Per gli arresti di questa mattina la Guardia di Finanza ha diffuso un breve comunicato nel quale non ci sono i nomi degli arrestati, ma si spiega come “uno degli avvocati fosse stato incaricato da un’azienda ospedaliera di procedere al recupero di somme non pagate da parte della regione Campania”. Lo stesso avvocato dopo aver ottenuto il pagamento se ne è appropriato, senza destinare nulla al suo cliente. Sempre nella nota si legge che: “gli altri due professionisti hanno quindi posto in essere varie operazioni bancarie e finanziarie per riciclare il denaro oggetto dalla indebita appropriazione”. La truffa questa volta sembrerebbe essere stata fatta ai danni dell’ospedale Fatebene Fratelli di Benevento, oltre agli arresti sono stati sequestrati 10 milioni di euro, pari alla cifra oggetto della appropriazione indebita e del riciclaggio.</p>
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		<title>Truffa ai disabili: avvocati beneventani in manette.</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 09:06:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BENEVENTO: OPERAZIONE ANTI RICICLAGGIO GDF, ARRESTATI TRE AVVOCATI = Benevento, 24 lug. &#8211; (Adnkronos) &#8211; Tre avvocati sono stati arrestati nell&#8217;ambito di un&#8217;operazione dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale di Benevento. Gli indagati cui è stata consegnata l&#8217;ordinanza di custodia cautelare sono accusati di appropriazione indebita, riciclaggio e fraudolento trasferimento di valori. (Iam/Gs/Adnkronos) 24-LUG-10 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/tribunale-di-benevento.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4994" title="tribunale-di-benevento" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/tribunale-di-benevento-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>BENEVENTO: OPERAZIONE ANTI RICICLAGGIO GDF, ARRESTATI TRE AVVOCATI = Benevento, 24 lug. &#8211; (Adnkronos) &#8211; Tre avvocati sono stati arrestati nell&#8217;ambito di un&#8217;operazione dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale di Benevento. Gli indagati cui è stata consegnata l&#8217;ordinanza di custodia cautelare sono accusati di appropriazione indebita, riciclaggio e fraudolento trasferimento di valori. (Iam/Gs/Adnkronos) 24-LUG-10 09:25 NNN &#8211; FINE DISPACCIO</p>
<p>**************</p>
<p>RICICLAGGIO: OPERAZIONE NEL BENEVENTANO, AVVOCATI IN MANETTE</p>
<p>CRO S44 S0B QBXB RICICLAGGIO: OPERAZIONE NEL BENEVENTANO, AVVOCATI IN MANETTE (ANSA) &#8211; BENEVENTO, 24 LUG &#8211; Un&#8217;operazione antiriciclaggio, condotta dalla Guardia di Finanza di Benevento, è in corso nel Sannio. I finanzieri stanno notificando alcune ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di noti avvocati sanniti, ritenuti responsabili di appropriazione indebita, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.(ANSA). W10-SS 24-LUG-10 09:32 NNN &#8211; FINE DISPACCIO</p>
<p>*********************</p>
<p>&#8220;<em>Si tratta del seguito dell&#8217;operazione Camaleonte, del marzo scorso, che ha portato all&#8217;esecuzione di diverse misure cautelari a carico di avvocati e funzionari di banca beneventani. tutti accusati di una mega truffa a danno delle famiglie di portatori di handicap gravi. La Procura di Benevento gli contesta di essersi appropriati fraudolentemente di sovvenzioni della Regione Campania destinate a decine di famiglie di disabili.  Incassando per se l’assegno destinato ai malati, ovviamente tenendo allo scuro gli interessati e con l’aiuto di funzioanri di banca che hanno consentito il riciclio dei titoli per un totale di 2,2 milioni di euro.</em><br />
<em>Sono indagati: Giuseppe Lamparelli, all’epoca dei fatti direttore della filiale beneventana della BNL, i fratelli avvocati Fernando e Giancarlo Di Cerbo, Maria Cristina Callisto avvocato e collega di studio di Fernando Di Cerbo, Marco Cocilovo avvocato, Mariantonietta Calligaro avvocato, Tullia Bartolini funzionario di Unicredit a Benevento e Angelo Lanni bancario&#8221; </em>- Nota su Facebook di Eleonora Mastromarino</p>
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