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Archivio per la categoria ‘Criminalità’

Rapinati al “Poliziotto notturno” i soldi delle Poste.

5 agosto, 2010
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Commando con mitra sulla Napoli-Bari. Rapinati 2,5 milioni. Terrore in autostrada. In azione banda di professionisti. Tir di traverso per bloccare furgone blindato. “Flex” per sventrare il veicolo. Malore di una guardia

Da Il Mattino.it . AVELLINO (5 agosto) – Un commando composto da una decina di malviventi, armati di mitra e pistole. Terrore sull’autostrada Napoli-Bari, poco prima di una galleria tra le uscite di Avellino Est e Benevento. I banditi sono arrivati a bordo di tre potenti auto e di un tir precedentemente rapinato. Il piano puntualmente rispettato prevedeva il blocco di un portavalori del l’agenzia ‘Poliziotto Notturno’ di Benevento. Prosegui la lettura…

Criminalità

La Procura della Repubblica deve chiarire i dettagli della mega truffa ai danni del servizio sanitario.

24 luglio, 2010
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Altrabenvento – Comunicato stampa del 24 luglio 2010

Il nuovo comandante della Guardia di Finanza, colonnello Cesare Paragoni, ha avuto appena il tempo, dopo il suo insediamento, di sostenere che Benevento è una “città tranquilla” che subito si è trovato a coordinare l’operazione che ha portato all’arresto di Mario Itro, Marco Cocilovo e Mauro Di Monaco, noti avvocati.

La Procura della Repubblica li accusa di reati gravissimi, e cioè di essersi impossessati di 10 (dieci) milioni di euro che la Regione Campania ha destinato all’Ospedale Fatebenefratelli di Benevento. Pare che i soldi siano finiti su conti correnti intestati alle madri degli arrestati, grazie alla complicità di alcuni funzionari di banca.

L’ingente truffa è ancora più grave perché riguarda fondi destinati ai servizi sanitari, già oggetto di tagli da parte della Regione e del Governo, e si aggiunge a quella ai danni delle famiglie dei disabili, emersa qualche mese fa con modalità ed autori in parte analoghi.

Proprio perché si tratta di appropriazione di soldi pubblici, tutti abbiamo il diritto di sapere i particolari di questa frode che peraltro coinvolge personaggi conosciuti in città, uno di essi è marito di un magistrato al quale hanno recentemente bruciato l’auto.

Le forze dell’ordine e la magistratura non possono pertanto limitarsi allo scarno comunicato diramato questa mattina, mentre in altri casi hanno tenuto le opportune conferenze stampa. È necessario che gli inquirenti chiariscano i dettagli della squallida vicenda che vede come autori personaggi noti in città per il loro particolare tenore di vita, i quali, a quanto pare, si sono arricchiti con i soldi destinati al servizio pubblico per eccellenza, l’assistenza sanitaria.

Il Presidente – Gabriele Corona

"Città Tranquilla", Corruzione, Criminalità, corruzione nel Sannio

Gli Italiani: Arrestato per truffa ai danni dell’Ospedale Fatebenefratelli, l’avv. Mario Itro, marito di un magistrato, ed altri due complici.

24 luglio, 2010
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La nota della Guardia di Finanza: “Tre noti avvocati operanti nella città di Benevento sono stati tratti in arresto nella notte in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Giudice per le Indagini preliminari presso il Tribunale di Benevento. I professionisti si sono resi responsabili dei reati di appropriazione indebita, riciclaggio e fraudolento trasferimento di valori, per una somma complessiva di oltre dieci milioni di euro.
Uno degli avvocati era stato incaricato da una azienda ospedaliera di procedere al recupero di somme non pagate da parte della regione Campania. Una volta ottenuto il pagamento di tale somma costui, anziché mettere il denaro a disposizione del proprio cliente, se ne è appropriato. Gli altri due professionisti hanno quindi posto in essere varie operazioni bancarie e finanziarie per riciclare il denaro oggetto dalla indebita appropriazione.
Oltre agli arrestati sono stati notificati quattro avvisi di garanzia ad altrettante persone che hanno attivamente partecipato alla realizzazione della condotta delittuosa mediante l’accensione di conti correnti e l’effettuazione di operazioni bancarie tese a dissimulare ed occultare la reale destinazione delle somme riciclate. Contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti restrittivi l’autorità giudiziaria ha altresì disposto il sequestro di una somma equivalente a quella oggetto di appropriazione e riciclaggio, per circa 10 milioni di euro.
Un avviso di garanzia è stato altresì notificato al rappresentante pro-tempore di un primario istituto bancario nazionale per la responsabilità amministrativa dipendente da reato.”

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Da Gli Italiani: “Truffa al Fatebenefratelli di Benevento: arrestato marito di un magistrato”
di Eleonora Mastromarino
Questa mattina la guardia di Finanza del Comando Provinciale di Benevento ha arrestato tre noti avvocati beneventani, ritenuti responsabili di appropriazione indebita, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Tra essi anche Mario Itro, marito del magistrato beneventano Cecilia Annecchini.
Si tratta di una nuova indagine che fa seguito all’Operazione Camaleonte, portata avanti lo scorso marzo dalla procura della repubblica di Benevento, ed in particolare dal PM Giovanni Tartaglia Polcini. Le indagini avevano smascherato una grossa truffa ai danni di famiglie con membri portatori di handicap.
A causa di una fuga di notizie, in città si aspettavano da mesi le misure restrittive per alcuni avvocati e funzionari di banca cittadini, arrivate solo la scorsa primavera, quando la Procura beneventana ha contestato agli indagati di essersi appropriati fraudolentemente di sovvenzioni della Regione Campania destinate a decine di famiglie di disabili.
L’inchiesta aveva svelato come gli avvocati incassassero per se l’assegno destinato ai malati, che avrebbero dovuto aiutare, tramite la collaborazione di alcuni dipendenti delle filiali cittadine della BNL e della Unicredit banca, i quali hanno consentito il riciclo dei titoli per un totale di 2,2 milioni di euro.
A Marzo furono destinatari di misure restrittive: Giuseppe Lamparelli, all’epoca dei fatti direttore della filiale beneventana della BNL, i fratelli avvocati Fernando e Giancarlo Di Cerbo, Maria Cristina Callisto avvocato e collega di studio di Fernando Di Cerbo, Marco Cocilovo avvocato, Mariantonietta Calligaro avvocato, Tullia Bartolini funzionario di Unicredit a Benevento e Angelo Lanni bancario.
Sui giornali di quei giorni si faceva spesso riferimento ad un altro avvocato del foro beneventano, senza mai farne il nome, probabilmente si trattava proprio di Mario Itro, il quale aveva molti interessi professionali in comune con i principali indagati DiCerbo e Cocilovo.
Lo scorso maggio Itro era stato anche protagonista di un spiacevole evento, la macchina a lui intestata era stata data alle fiamme sotto la sua abitazione in centro città. Non si sa ancora se il gesto fosse destinato all’avvocato o alla moglie, magistrato da poco trasferito alla Procura di Avellino da quella di Benevento.
Per gli arresti di questa mattina la Guardia di Finanza ha diffuso un breve comunicato nel quale non ci sono i nomi degli arrestati, ma si spiega come “uno degli avvocati fosse stato incaricato da un’azienda ospedaliera di procedere al recupero di somme non pagate da parte della regione Campania”. Lo stesso avvocato dopo aver ottenuto il pagamento se ne è appropriato, senza destinare nulla al suo cliente. Sempre nella nota si legge che: “gli altri due professionisti hanno quindi posto in essere varie operazioni bancarie e finanziarie per riciclare il denaro oggetto dalla indebita appropriazione”. La truffa questa volta sembrerebbe essere stata fatta ai danni dell’ospedale Fatebene Fratelli di Benevento, oltre agli arresti sono stati sequestrati 10 milioni di euro, pari alla cifra oggetto della appropriazione indebita e del riciclaggio.

"Città Tranquilla", Corruzione, Criminalità, corruzione nel Sannio

Truffa ai disabili: avvocati beneventani in manette.

24 luglio, 2010
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BENEVENTO: OPERAZIONE ANTI RICICLAGGIO GDF, ARRESTATI TRE AVVOCATI = Benevento, 24 lug. – (Adnkronos) – Tre avvocati sono stati arrestati nell’ambito di un’operazione dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale di Benevento. Gli indagati cui è stata consegnata l’ordinanza di custodia cautelare sono accusati di appropriazione indebita, riciclaggio e fraudolento trasferimento di valori. (Iam/Gs/Adnkronos) 24-LUG-10 09:25 NNN – FINE DISPACCIO

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RICICLAGGIO: OPERAZIONE NEL BENEVENTANO, AVVOCATI IN MANETTE

CRO S44 S0B QBXB RICICLAGGIO: OPERAZIONE NEL BENEVENTANO, AVVOCATI IN MANETTE (ANSA) – BENEVENTO, 24 LUG – Un’operazione antiriciclaggio, condotta dalla Guardia di Finanza di Benevento, è in corso nel Sannio. I finanzieri stanno notificando alcune ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di noti avvocati sanniti, ritenuti responsabili di appropriazione indebita, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.(ANSA). W10-SS 24-LUG-10 09:32 NNN – FINE DISPACCIO

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Si tratta del seguito dell’operazione Camaleonte, del marzo scorso, che ha portato all’esecuzione di diverse misure cautelari a carico di avvocati e funzionari di banca beneventani. tutti accusati di una mega truffa a danno delle famiglie di portatori di handicap gravi. La Procura di Benevento gli contesta di essersi appropriati fraudolentemente di sovvenzioni della Regione Campania destinate a decine di famiglie di disabili.  Incassando per se l’assegno destinato ai malati, ovviamente tenendo allo scuro gli interessati e con l’aiuto di funzioanri di banca che hanno consentito il riciclio dei titoli per un totale di 2,2 milioni di euro.
Sono indagati: Giuseppe Lamparelli, all’epoca dei fatti direttore della filiale beneventana della BNL, i fratelli avvocati Fernando e Giancarlo Di Cerbo, Maria Cristina Callisto avvocato e collega di studio di Fernando Di Cerbo, Marco Cocilovo avvocato, Mariantonietta Calligaro avvocato, Tullia Bartolini funzionario di Unicredit a Benevento e Angelo Lanni bancario” - Nota su Facebook di Eleonora Mastromarino

"Città Tranquilla", Corruzione, corruzione nel Sannio

Fuga di notizia dal Tribunale: annunciati gli arresti per politici ed amministratori a conclusione della inchiesta sulla apertura dell’Ipermercato Zamparini.

18 luglio, 2010
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ALTRABENEVENTO -Comunicato stampa del 18 luglio 2010

Da oltre un mese in città si rincorrono le voci di imminenti arresti di amministratori ed uomini politici per ordine dei magistrati beneventani a conclusione della inchiesta relativa all’Ipermercato di Maurizio Zamparini, aperta nel 2006 a seguito di un esposto di denuncia di Altrabenevento. La notizia sarebbe trapelata per iniziativa di “addetti ai lavori ben informati”, cioè assidui frequentatori del Palazzo di Giustizia in grado di conoscere informazioni estremamente riservate e coperte da segreto istruttorio che invece vengono sbandierate con dovizia di particolari sui fatti contestati e sui nomi dei presunti destinatari dei provvedimenti che in tal modo hanno tutte le possibilità per sottrarsi alla misura cautelare o attivare iniziative di vario tipo per limitare i danni.

Tali notizie hanno messo in fibrillazione anche quei politici cannibali che attendono la “disavventura giudiziaria” dei loro avversari e, spesso, anche dei loro colleghi di partito, magari per regolare i conti interni sugli incarichi e le candidature. A questo punto sono arrivati quelli che si appellano al garantismo e lamentano la persecuzione della magistratura quando la vicenda giudiziaria li riguarda, ma attendono in trepidazione l’arresto anche dei loro “amici di partito” pur di fare carriera.

Purtroppo non è la prima volta che queste clamorose fughe di notizie riguardano il Tribunale di Benevento dove anche i recenti provvedimenti sulla truffa alle famiglie dei disabili, hanno confermato le voci relative ad arresti e misure cautelari già oggetto di chiacchiericcio da oltre un anno. Evidentemente la magistratura competente deve accertare come mai in questa città, dove le inchieste e i processi che riguarda politici o “colletti bianchi” finiscono in una bolla di sapone, finanche il segreto istruttorio è diventato “segreto di pulcinella”.

Il presidente – Gabriele Corona

"Città Tranquilla", Corruzione, Criminalità, Giudici e Politici, Ipermercato Zamparini

Accertare i rapporti del clan degli “scissionisti” a Benevento.

9 luglio, 2010
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ALTRABENEVENTO – Comunicato stampa del 9 luglio 2010

È stato arrestato ieri a Licola, Cesare Pagano, uno dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia e reggente del clan degli scissionisti. Il cognato a capo del clan, Raffaele Amato, è stato arrestato nel maggio del 2009 in Spagna, da dove organizzava il traffico della cocaina verso la Campania con enormi profitti per il sodalizio criminale. Negli stessi giorni furono arrestati in Campania altre 100 persone accusate di essere affiliate o comunque in rapporti d’affare con “gli scissionisti” tra i quali un funzionario di banca di Benevento.

È in galera anche il fratello di Cesare Pagano, Vincenzo detto Enzino, che ha stretti rapporti con i clan Spina e Taddeo ambedue attivi nella città di Benevento, come recentemente attestato dalla Direzione Investigativa Antimafia nella relazione semestrale al Parlamento.

È questa l’ennesima dimostrazione che Benevento non è affatto “città tranquilla” immune da infiltrazioni malavitose. Pertanto, è necessario che la magistratura e le forze dell’ordine accertino, senza ulteriori infingimenti, quali sono le connessioni d’affari del clan Amato-Pagano a Benevento e quali sono i rapporti con uomini politici e rappresentanti delle istituzioni.

Il presidente – Gabriele Corona

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"Città Tranquilla", Corruzione, Criminalità

Giuseppe De Lorenzo difende il giudice Berruti che però nessuno ha attaccato.

28 giugno, 2010
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De Lorenzo risponde a Corona: “Pinotto è una delle più belle figure di magistrato che io ho incontrato”

Ho letto, con l’interesse di sempre, la nota di Gabriele Corona relativa all’intervento tenuto da Giuseppe Maria Berruti, componente il Consiglio Superiore della Magistratura, sul tema “Legalità e sviluppo” in occasione del forum “La città oltre le mura. Dimensione e cultura dello sviluppo” organizzato dalla fondazione Mezzogiorno Nazionale di cui Pasquale Viespoli è stato promotore e coordinatore. L’amicizia che mi lega a Gabriele Corona, del quale, in questi anni, ho condiviso reiterate battaglie per la legalità, mi permette di fare delle osservazioni, è ovvio, dal mio angolo visuale. Bene. Corona, in apertura della sua nota, ha elencato, uno per uno, non dimenticando alcuno, i componenti la famiglia Berruti e di questo, in tutta sincerità, non comprendo i motivi. In ultimo, fa delle osservazioni, dal suo punto di vista, sull’intervento del noto magistrato. Corona ricorda che Berruti è noto a livello nazionale per il suo ruolo nella Sezione Disciplinare del CSM, quella in cui si “tagliano teste”. Io conosco a fondo Giuseppe Maria Berruti, tra l’altro, per un legame di parentela che oggi a lui mi unisce e del quale sono onorato. Con la sincerità che tutti mi riconoscono, posso affermare, senza tema di smentite, che quella di Pinotto, così come noi tutti lo chiamiamo, è una delle più belle figure di magistrato che io ho incontrato, così come lo fu, questo Corona lo ha dimenticato, quella del padre, Carlo Maria Berruti che, negli anni addietro, ha onorato la magistratura sannita. Il Giudice Giuseppe Maria Berruti è schivo, fors’anche troppo, dai riflettori, conduce una vita riservata oltre misura, non è, come oggi d’uso, presente a banchetti e festini d’ogni tipo. Personalmente, lo definisco, mi si permetta, “il rospo”, per questo suo chiudersi nel suo ruolo. E così dovrebbe essere ogni magistrato che si rispetti. Quando si sceglie in gioventù di svolgere una determinata attività bisogna abbracciare anche la croce che determinati ruoli impomgono. E Corona, da uomo saggio, sa bene che, oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, ciò non succede. Gli esempi sarebbero tanti, tantissimi e Corona li conosce meglio di me. Allora, che Giuseppe Maria Berruti sia inserito in una famiglia che conta credo che ciò non scalfisca la sua figura, nè toglie alcunchè alla sua figura di magistrato eccelso. E valga, nello specifico, un esempio. Con Giuseppe Maria Berruti, oggi, trascorro la maggior parte delle feste. Sono, mi si creda, gli unici momenti belli della mia vita attuale in cui le pugnalate non si contano. Pugnalate che sono frutto del mio incarnato mettermi contro il malaffare imperante. Bene, non una volta, una sola volta, Pinotto, nelle tante ore trascorse insieme, ha fatto scivolare il discorso sulle mie vicissitudini. Da magistrato super partes è rimasto tale anche nei confronti di un congiunto. Sempre ed ogni occasione. Tutto ciò, nei tempi in cui siamo malauguratamente costretti a vivere gli fa onore.

Giuseppe De Lorenzo

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La risposta di Gabriele Corona:

Il dottore Giuseppe De Lorenzo in risposta ad una nota con la quale definivo “deludente” la relazione del dott. Giuseppe Maria Berruti tenuta a Benevento sabato scorso nel corso del forum sullo sviluppo, ci tiene a testimoniare che quel magistrato è eccelso e schivo. Non capisco perché Peppino fa tale precisazione considerato che io non ho affatto affermato il contrario. Non posso e non intendo, esprimere giudizi sul dottore Berruti che neppure conosco personalmente, ed infatti mi sono limitato a dire che la sua relazione sul tema “legalità e sviluppo” mi è apparsa deludente perché non ha affrontato, forse per motivi di tempo, alcune questioni relative al riciclaggio di capitali sporchi e ai costi della corruzione.

Ho ricordato, come hanno fatto alcuni giornali locali, che il dott. Berruti è beneventano ed ho citato tra i suoi parenti, alcuni professionisti conosciuti in città per il loro ruolo pubblico. Non ho menzionato tutti gli altri parenti e i congiunti, perché non ve ne era ragione, tralasciando anche la parentela acquisita con De Lorenzo il quale, invece, intende segnalarla come motivo di orgoglio. Ne prendo atto ma non capisco, ancora una volta, perché l’ex assessore sente il bisogno di precisare che “l’appartenenza di Giuseppe Maria Berruti ad una famiglia che conta, non scalfisce la sua figura”. E chi ha detto il contrario?

Più volte la stampa ha ricordato che l’onorevole del PdL, Massimo Maria Berruti, prima del suo mandato parlamentare è stato condannato per aver favorito un caso di corruzione della Finivest verso la Guardia di Finanza, ma questo non ha impedito al fratello, Giuseppe Maria, di continuare a svolgere il suo lavoro di magistrato del Consiglio Superiore della Magistratura, con rinnovata fiducia del Capo dello Stato. Il dottore Berruti è autorevole componente della commissione disciplinare del CSM, dove si “tagliano le teste” come egli stesso ha ironicamente ricordato, cioè si infliggono i provvedimenti punitivi ai magistrati che il presidente Berlusconi definisce “toghe rosse” e che però meritano, anch’essi, profondo rispetto.

Infine Peppino De Lorenzo ci tiene a precisare che trascorre molto tempo con il dott. Berruti, ma non è mai capitato che il discorso sia scivolato sulle vicende giudiziarie che lo coinvolgono e che egli ha reso note quando ha annunciato alla stampa di aver pure invocato i provvedimenti del CSM nei confronti di alcuni magistrati del Tribunale di Benevento. Prendo atto anche di questa precisazione, ma vorrei far notare che io non ho affatto affermato il contrario e che anzi nel mio articolo non ho fatto alcun accenno ai rapporti tra De Lorenzo e Berruti.

Gabriele Corona

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Corruzione, Criminalità, Giudici e Politici, Intercettazioni

Deludente relazione di Giuseppe Berruti su “legalità e sviluppo”.

27 giugno, 2010
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foto Il Mattino

Comunicato stampa del 27 Giugno 2010.

Nell’ambito del forum “La città oltre le mura. Dimensione e cultura dello sviluppo”, organizzato dalla fondazione Mezzogiorno Nazionale, Pasquale Viespoli, promotore e coordinatore della manifestazione, ha invitato il dottor Giuseppe Maria Berruti, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, a trattare il tema “legalità e sviluppo”.

Il relatore d’eccezione, molto conosciuto a livello nazionale, è beneventano e in città ancora operano due dei suoi fratelli, Vittorio e Giampiero.

Il primo è architetto e per molti anni è stato responsabile dell’urbanistica per il Partito Comunista, il secondo è medico, sposato con Franca Giuliano, sorella della dottoressa Giuliana, magistrato presso il Tribunale di Benevento e moglie dell’assessore provinciale Gianvito Bello.

Un altro fratello del dottore Berruti, Diego, è commercialista ed è stato nel collegio sindacale di Alitalia e di diverse società della famiglia Berlusconi. Ma il più famoso tra i Berruti è senz’altro Massimo Maria, parlamentare del PDL, già condannato ad 8 mesi di carcere a conclusione di un filone del processo per le tangenti della Finivest alla Guardia di Finanza.

Giuseppe Berruti è noto soprattutto per il suo ruolo nella Sezione Disciplinare del CSM, quella in cui si “tagliano teste”, come egli stesso ha testualmente ricordato all’inizio del suo intervento di ieri mattina alla Camera di Commercio. Si riferiva evidentemente ai numerosi provvedimenti di trasferimento o revoca dall’incarico, assunti nei confronti di magistrati “indisciplinati”, definiti da Berlusconi “toghe rosse”, come ad esempio Luigi De Magistris, Clementina Forleo, Luigi Apicella, Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, anch’essa beneventana.

La relazione di Berruti, alla quale purtroppo non è seguito dibattito, è stata ricca di spunti che inducono alcune considerazioni. Il magistrato ha innanzitutto sottolineato che il concetto di legalità si è evoluto, diventando molto diverso dal binomio “legge- ordine” tanto caro alla destra storica italiana. Il membro del CSM, dopo aver ribadito che per lui la concorrenza è il motore dello sviluppo, ha descritto efficacemente i sistemi di speculazioni finanziarie che oggi drogano il mercato, così raffinati che quasi mai si riesce a contrastarli attraverso azioni giudiziarie.

Proprio riguardo i sistemi che eludono la libera concorrenza, Berruti non ha affrontato, probabilmente per motivi di tempo, la parte relativa agli investimenti della così detta borghesia criminale per il riciclaggio di denaro sporco. Neppure ha fatto cenno alla corruzione politico-affaristica, che secondo i suoi colleghi della Corte dei Conti, costa alla collettività 60 miliardi di euro all’anno. A tanto ammontano le risorse pubbliche che potrebbero essere utilizzate per investimenti a sostegno dell’occupazione o per servizi ai cittadini più poveri, e che invece si sprecano in opere pubbliche, pagate in Italia più del doppio che nel resto d’Europa. Il prezzo lievita a causa delle tangenti a politici e funzionari pubblici che le ditte costruttrici recuperano con le varianti che gonfiano le spese.

Come contrastare efficacemente questo cancro? Berruti non lo spiega, limitandosi a ricordare che per lo sviluppo è fondamentale la “certezza delle regole” che i magistrati devono far rispettare, senza dire che sta per essere vanificato lo strumento delle intercettazioni, tra i più efficaci per contrastare anche questo tipo di reati.

Il presidente – Gabriele Corona

******************* Prosegui la lettura…

Corruzione, Criminalità, Difesa della Costituzione, Giudici e Politici, Intercettazioni