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Dossier denuncia: il P.R.U. del Rione Libertà

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Presentato da ALTRABENEVENTO il dossier sul Programma di Recupero Urbano del Rione Libertà, che doveva essere un intervento complesso per riqualificare il quartiere ed invece…
Nelle news il commento scomposto dell’Assessore all’Urbanistica, Petrucciano.

Dossier: Il Programma di Recupero Urbano del Rione Libertà
Il P.R.U. del Rione Libertà è nato nel 1995 ed è stato più volte presentato come una dimostrazione delle capacità progettuali ed amministrative delle Giunte Viespoli e D’Alessandro.
Ad oggi, cioè dopo 10 anni dalla prima Delibera e dopo 5 anni dall’Accordo di Programma definitivo firmato tra Comune di Benevento e la Regione Campania, i lavori per molti dei progetti previsti non sono ancora stati avviati ed altri sono bloccati.
Nella scheda che segue sono indicati i progetti, i finanziamenti e lo stato di attuazione.
Si nota subito che vi è un progetto mancante rispetto a quelli indicati nella delibera di Giunta Comunale n. 422 del 29/7/1999 con la quale si definivano gli interventi da realizzare sia con i finanziamenti pubblici che con quelli privati. Si tratta del Progetto per “24 alloggi di Edilizia Sovvenzionata” cioè interamente finanziati dalla Regione Campania e da costruire a cura del Comune di Benevento sull’area posta dietro la chiesa San Modesto.
Il 15 febbraio 2000 la Giunta Comunale approva il Progetto Definitivo dei “24 alloggi pubblici” prendendo atto che già dal 8/4/1999 la Regione Campania ha concesso al Comune di Benevento il finanziamento di £ 4.822.300.000ne, ma quel Progetto non compare nell’Accordo di Programma firmato con la Regione il 7 aprile 2000, cioè dopo 2 mesi dall’approvazione del Progetto Definitivo.
Torneremo sul “mistero “ dei “24 alloggi” finanziati e mai realizzati.
Vediamo gli altri progetti:
Progetto Soggetto Attuatore Finanziamento Tipo Finanziamento Stato di Attuazione
Potenziamento via Appia Comune Benevento £. 1.000.000.000 Delibera G.R. 8507/95 Non iniziato
Sottopasso Madonna della Salute Comune Benevento £. 300.000.000 Delibera G.R. 8507/95 Finito
Ammodernamento Campo sportivo Meomartini Comune Benevento £. 1.150.000.000 Delibera G.R. 8507/95 Finito
Ammodernamento aree limitrofe Stadio Meomartini Comune Benevento £. 1.850.000.000 Delibera G.R. 8507/95 Finito ?
Asse collegamento Rione Libertà – Imeva Comune Benevento £. 3.857.800.000 £. 2.142.200.000 Delibera G.R. 8507/95 Mutuo Cassa DD.PP. Non Iniziato Mutuo non perfezionato
Parco Verde Comune Benevento £. 1.200.000.000 £. 4.720.000.000 Delibera G.R. 8507/95 Mutuo Cassa DD.PP. Avviato
Verde attrezzato via Napoli Comune Benevento £. 2.000.000.000 Mutuo Cassa DD.PP * Non avviato
Piste Ciclabili Comune Benevento £. 120.000.000 Mutuo Cassa DD.PP * Non avviato
Prolungamento Via Mulini IACP £. 1.290.000.000 Mutuo Cassa DD.PP: Lavori in corso
Lungo fiume Boulevard Comune Benevento £. 2.200.000.000 Mutuo Cassa DD.PP Lavori in corso
Lungo Fiume via Galanti Comune Benevento £. 590.000.000 Mutuo Cassa DD.PP Avviato esproprio
Lungo Fiume S. Maria degli Angeli IACP £. 4.191.000.000 I.A.C.P. Finito
Spina Commerciale PARTENOPE £. 15.246.115.000 Privato ma ASL £. 9.232.300.000 Parte fondazioni
Recupero via Galanti CON.CA £. 12.699.000.000 PRIVATI Bloccato
Servizi Santa Colomba Coop. Costruzioni £. 11.648.177.000 “PRIVATI” ma tutti a carico PROVINCIA Finito
Mercatino rionale ??? £. 7.306.000.000 Privati Non avviato. non inserito nel P.A.C.
* paghiamo inutilmente l’ammortamento.

Nella Tabella riassuntiva sono indicati altri progetti non realizzati.
Il Potenziamento di Via Appia, cioè i marciapiedi a San Vito finanziati dalla Regione da molti anni; il nuovo Ponte sul fiume Sabato, più volte annunciato da De Minico e non realizzato per un mutuo non perfezionato; Verde Via Napoli, cioè l’abbattimento dei locali commerciali che potrebbero essere collocati in una struttura che li armonizzi architettonicamente (in questo caso c’è un mutuo che non serve e per il quale il Comune già paga le rate di ammortamento. Non si poteva usare questo finanziamento per il Ponte?); Le Piste ciclabili; il Mercatino Rionale, progetto ad intervento privato già assegnato ad una società che si era già accollata la spesa, ma non realizzato perchè non inserito nel P.A.C. Piano Attuativo del Commercio.

Torneremo prossimamente sulla mancata realizzazione di questi progetti e sulla costruzione della Piazza Attrezzata S. Colomba, progetto realizzato da un privato ma con finanziamenti pubblici.
Con questo documento concentriamo l’attenzione su due progetti certamente tra i più controversi: La “Spina Commerciale e dei Servizi” e il “Piano di Recupero di Via Galanti.”

“ LA SPINA COMMERCIALE E DEI SERVIZI”
La Spina Commerciale e dei Servizi è un progetto che prevede una struttura di cemento armato lunga 450 metri per 17.000 metri cubi di cemento da realizzare tra le due chiese.
Il Piano Particolareggiato prevedeva verde pubblico, botteghe, uffici e servizi. Il Bando Pubblico per la individuazione del Soggetto privato che avrebbe dovuto realizzare i servizi, prevedeva “attrezzature commerciali … in sostituzione dei locali commerciali oggi posti su Via Napoli, di cui si prevede la demolizione per la creazione di aree a verde. La Spina….. potrà comprendere parcheggi interrati, uffici, negozi, spazi per attività socio-culturali e ricreative…”
Il Bando precisava che si tratta di una area urbanisticamente indicata come F1/Z cioè “attrezzature e servizi pubblici di interesse locale ….attrezzature scolastiche ( asili nido, scuole materne, scuole dell’obbligo); attrezzature di interesse comune (religiose, culturali, sociali, amministrative, di servizio) e delle attrezzature sportive”.
Alla scadenza del Bando Pubblico Concorrenziale per la scelta del soggetto privato che con propri capitali avrebbe dovuto realizzare le attrezzature e i servizi, pervenne al Comune una sola offerta da parte di una A.T.I. Associazione Temporanea di Imprese napoletane, costituita dalla Castaldi Costruzioni, dal Consorzio Lavoro Patria e Famiglia e dalla Anacapri Costruzioni.
Evidentemente non vi erano altri imprenditori che trovassero conveniente investire £. 6.216.000.000 per realizzare Botteghe, Uffici e Servizi non meglio specificati da vendere ad altri privati.
Ma la proposta presentata dalla ATI Castaldo non si limita all’intervento previsto dal Bando. Il progetto presentato il 28 ottobre 1999 prevedeva infatti un investimento di circa £. 15.000.000.000 per la costruzione di Botteghe Commerciali in sostituzioni dei locali attuali di via Napoli e poi la Realizzazione di una grande struttura da destinare a sede distrettuale della ASL. Nel preliminare e nel Bando non vi era traccia di sede ASL e neppure di Attrezzature Sanitarie che sono invece previste nella zone F1/T cioè quelle per Servizi territoriali e non zonali. Da dove è spuntata l’idea della sede ASL?
Nel progetto presentato dalla ATI Castaldi, si fa riferimento ad un protocollo di intesa firmato dal Comune e dalla Asl per la localizzazione di una nuova sede al Rione libertà. Ma questo protocollo è datato 21 settembre 1999, cioè 2 mesi dopo la pubblicazione del Bando Concorrenziale e quindi il Comune avrebbe dovuto pubblicizzare adeguatamente la nuova condizione, cioè la possibilità di realizzare una struttura di fatto già venduta ad un ente pubblico. Questo avrebbe potuto determinare l’interesse di altri imprenditori. E comunque la ASL per dotarsi di una nuova sede avrebbe dovuto procedere ad una regolare gara di appalto con offerte a ribasso, come chiarisce la Regione Campania con la Delibera n. 8507 del 22 dicembre 1995 pubblicata sul BURC del 22 gennaio 1996, con la quale si fornivano indicazioni per la redazione dei Bandi Pubblici Concorrenziali relativi alla realizzazione dei Programmi di Recupero Urbano.
La ASL, inoltre, non avrebbe dovuto concordare l’acquisto di una struttura ancora da realizzare perché, come chiarisce il dott. Fraticelli dell’ARSAN, l’ente regionale di controllo sulla Sanità, nella Conferenza dei Servizi del 5 maggio 2003, “le ASL possono procedere legittimamente all’acquisto di immobili che risultano realizzati ed idonei all’uso” . Ma quell’immobile non esiste ancora oggi, come ha fatto la ASL a concordarne l’acquisto nel 1999?
Il Progetto presentato dalla ATI Castaldo non risulta conforme agli strumenti Urbanistici. L’area di intervento è una F1/Z, cioè attrezzature e servizi zonali e non F1/T cioè servizi Territoriali, come erroneamente indicato nel Certificato dell’Ufficio Tecnico. Ma solo le F1/T prevedono le Attrezzature sanitarie. Infine si sottolinea che i suoli ceduti dal Comune di Benevento alla società Partenope costituita da Castaldi e Consorzio Lavoro-Patria e Famiglia, a differenza di quanto indicato nella Convenzione firmata il 27/9/2000 non erano, e non sono ancora, di proprietà del Comune perché non sono stati mai formalmente ceduti dallo IACP.
La Concessione Edilizia è stata firmata a novembre 2000 ma ritirata a marzo 2004 e quindi è da considerare decaduta.
Dopo il violento e frettoloso abbattimento degli alberi sono stati realizzati alcuni lavori per le fondazioni ma di fatto il cantiere è bloccato da molto tempo.

“PIANO DI RECUPERO DI VIA GALANTI”
L’area è fortemente degradata e già nel 1990 era stato definito un progetto di intervento.
Il Progetto preliminare e il Bando Pubblico Concorrenziale del luglio 1999, prevedevano la possibilità per i privati di realizzare 72 alloggi di edilizia residenziale con il contributo della Regione Campania da vendere liberamente e opere di urbanizzazione da consegnare al Comune (strade, impianti elettrici, idrici, fogne, piazze, parcheggi verde pubblico,ecc.). Anche in questo caso al Comune perviene una sola proposta questa volta dalla società CON.CA. che però è costituita sempre da Castaldi e Consorzio Lavoro- Patria e Famiglia. L’amministratore unico è lo stesso amministratore della Partenope interessata a realizzare la Spina Commerciale e dei Servizi.
Anche in questo caso nessun altro imprenditore trova vantaggiose le indicazioni contenute nel bando che prevedono a carico del privato:
£.2.725.000.000 per acquisizione di aree e fabbricati da demolire; £.2.225.000.000 per opere di urbanizzazione da cedere al Comune.
Ma nella proposta presentata dalla CON.CA. le condizioni sono diverse: le opere di Urbanizzazione si limitano a £. 1.404.000.000 e per gli espropri è prevista la spesa di soli £. 800.000.000 anziché £.2.725.000.000 In effetti la CO.NCA. non prevede l’esproprio della parte più consistente, quella che riguarda anche il palazzo del panificio dove doveva sorgere una piazza a cura del privato. Nel piano di esproprio non è previsto neppure l’abbattimento della casetta che ostruisce il comodo accesso a via Galanti.
Secondo le condizioni poste dalla Regione Campania con al Delibera 8507 del 22/12/1995 il privato interessato alla edificazione avrebbe dovuto essere proprietario dei suoli o averne una piena disponibilità, invece nel bando del Comune fu prevista anche la possibilità di espropriare per conto del Comune. Questa possibilità è stata dichiarata illegittima dal TAR Campania che ha accolto il ricorso di alcuni proprietari dei suoli.
Nonostante questo il Comune ha consentito alla CON.CA. di continuare l’intervento perché i suoli sono stati occupati dal Comune stesso e messi a disposizione del Consorzio napoletano.
Dopo 5 anni, però, sono stati realizzati solo la metà circa degli appartamenti previsti, non sono state realizzate opere di Urbanizzazione ed è aumentato il degrado per la presenza del cantiere bloccato.
L’Assessore all’Urbanistica del Comune, Fernando Petrucciano attribuisce il ritardo alla vertenza per l’esproprio dei suoli ma il geometra comunale Responsabile del Procedimento è di diverso avviso e chiede per 2 volte la rescissione del contratto tra il Comune e la CON.CA, proprio a causa dei ritardi accumulati e delle inadempienze della società.
Un altro motivo di conflitto si è determinato per la vendita degli alloggi dei lotti E-F-G realizzati e venduti senza i servizi sufficienti e senza gli allacci dell’acqua e dell’energia elettrica.
Peraltro quelli alloggi sono costati 22.000 EURO in più rispetto a quanto concordato. Eppure la Convenzione firmata il 4/8/2000 e rinnovata il 24/7/2002 prevede che nel caso di cessione degli alloggi ad un prezzo superiore a quello stabilito di £. 1.160.000 al mq, il Comune può addirittura applicare una consistente penale pari al prezzo dell’alloggio stesso. A complicare la questione ci si mette una Cooperativa di abitazione, la O.RE.C. di Napoli che fa firmare gli atti di prenotazione degli alloggi, ma è un soggetto giuridico assolutamente diverso dalla CON.CA. che ha titolo a realizzare l’intervento.
Ora sono ripresi i lavori per il lotto H, e sono finalmente cominciati quelli per il lotto C-C1-D ma intanto la Concessione Edilizia è scaduta. Per i lotti M ed N non si intravede ancora una soluzione ed anzi la situazione si è complicata. Infatti con le Delibere di n.14 e n. 15 del 28 marzo 2003, il Consiglio Comunale su proposta dell’Ufficio Tecnico, decideva di realizzare con ulteriori finanziamenti concessi dalla Regione Campania, quella Piazza che il privato avrebbe dovuto realizzare a sua cura e spesa, come previsto dal preliminare, e poi una Area Attrezzata sui suoli dove era prevista la edificazioni degli edifici del lotto M ed N con porticato e giardini sempre a cura e spesa del privato. Pertanto per questi due edifici sono stati individuati altri suoli vicino al fiume e sull’area dei famosi “24 alloggi pubblici” finanziati interamente dalla Regione il cui progetto è sparito dall’elenco degli interventi previsti dal Piano di Recupero Urbano del Rione Libertà.
Insomma i suoli che la CON.CA. avrebbe dovuto acquistare per costruire i 24 appartamenti privati nei lotti M ed N, ora dovrebbero essere espropriati dal Comune per fare l’Area Pubblica Attrezzata, mentre i suoli da espropriare per costruire i “24 alloggi pubblici” dovrebbero essere acquistati dalla Conca a prezzo di mercato.

Benevento, 5 novembre 2005
altrabenevento

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