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Archivio per la categoria ‘Dossier’

Sequestri di beni per la truffa del polo calzaturiero.

28 novembre, 2009
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ladroDa Sanniopress.it del 27 novembre 2009

Truffa nel settore della formazione: sequestrati conti e immobili a due aziende del calzaturiero. Un anno fa la denuncia di Altrabenevento

Una truffa perpetrata da due società marchigiane nell’ambito di un progetto di Accordo di inserimento formativo per l’assunzione (A.I.F.A.) è stata scoperta nell’ambito di un’indagine condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Benevento, sotto la direzione della Procura della Repubblica.

“Il comportamento fraudolento – si legge in una nota della Procura – è consistito: nel produrre false dichiarazioni di conformità alle norme di sicurezza sul lavoro dell’infrastruttura utilizzata in Benevento per la formazione degli allievi; nel ridurre artificiosamente del 50% i costi inerenti l’insegnamento utilizzando le medesime attrezzature, gli insegnanti e gli ambienti di lavoro per entrambe le società beneficiarie dei finanziamenti regionali; nell’omettere la segnalazione alla Regione del licenziamento di 27 allievi e la mancata assunzione di altri 14 per ottenere ulteriori finanziamenti; nel distrarre denaro dai conti correnti dedicati alla formazione per pagare spese non finanziabili nonché rilevanti quantitativi di scarpe prodotte dagli stagisti per rivenderli in centri commerciali e soprattutto nel disattendere gli obblighi di assunzione e di mantenimento dei 290 posti di lavoro lasciando i corsisti dipendenti senza occupazione e retribuzione”.

Su richiesta della Procura della Repubblica, il Gip presso il Tribunale di Benevento ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo volto a sottrarre agli amministratori della Eurocalzature srl e della Trancerai Tomaificio Cps Srl, entrambe con sedi in provincia di Ascoli Piceno, beni costituenti il profitto del reato di truffa aggravata ai danni dello Stato e malversazione. I militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Benevento, pertanto, hanno proceduto al sequestro di unità immobiliari e di conti correnti bancari intestati ai presunti responsabili per un valore equivalente ai circa 2 milioni e mezzo di euro indebitamente percepiti e malversati.

Va ricordato che lo scandalo venuto alla luce in queste ore era stato denunciato esattamente un anno fa dall’associazione Altrabenevento (vedi la notizia di Sanniopress) nel corso di una conferenza stampa nell’ambito della quale intervenne anche l’ex assessore alla Formazione del Comune di Benevento, Antonio Medici.

Dossier

Dossier : “L’incendio del capannone Barletta ed il comportamento delle autorità preposte alla tutela dell’ambiente e della salute”

23 agosto, 2009
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02-altro-lato-notteTesto distribuito nel corso della Conferenza stampa del 22 agosto nella sala Consiliare del Comune di San Giorgio del Sannio

Dossier : “L’incendio del capannone Barletta
ed il comportamento delle autorità preposte alla tutela dell’ambiente e della salute”

Il 23 maggio scorso a San Giorgio del Sannio, il deposito del supermercato Barletta in via Cesine che conteneva alimentari, detergenti e varie sostanze chimiche, prendeva fuoco bruciando ininterrottamente per tre notti e due giorni e producendo un gravissimo inquinamento dell’aria e di tutto l’ambiente circostante dove vivono diverse famiglie.
[Doc.1 - Doc.2 - Doc.3 - Doc.4 - Doc.5 - Doc.6 - Doc.7- Doc.8 - Doc.9 - Doc.10 - Doc.11 - Doc.12 ] (altre immagini su fotogallery de Il Quaderno )
L’incendio dalle tettoie aggiunte al capannone sotto le quali erano conservati materiali incendiabili ed alimentari, si è propagato alla abitazione della famiglia Carpentieri, bruciando la loro auto parcheggiata oltre la strada e procurando seri danni a tutta la struttura. Le tre signore che abitano la casa sono state svegliate di soprassalto dallo scoppio dei vetri delle camere da letto ed hanno respirato a lungo tutti gli inquinanti sprigionati dall’incendio. Nessuna autorità si è però preoccupata neppure di esprimere solidarietà e sostegno morale alle tre malcapitate. [ Doc.13 Doc.14 - Doc.15 - Doc.16 - Doc.17 - Doc.18 - Doc.19 - Doc.20 - Doc.21 - Doc.22 - Doc.23 - Doc.24 - Doc.25 - Doc.26 - Doc.27 - Doc.28 - Doc.29 - Doc.30 -   31-scheda-normativa-attivita-commerciale-allingrosso2 - Doc.32Doc. 33- Gazzetta di Benevento ]
Il 24 luglio, dopo due mesi da quella terribile notte, nessun provvedimento era stato ancora assunto per stabilire il livello di inquinamento prodotto, il danno alla salute degli abitanti della zona e dei lavoratori delle attività confinanti e non erano stati ancora rimossi i materiali bruciati e quelli in decomposizione, attaccati da insetti ed animali vari. Le autorità preposte alla tutela della salute e dell’ambiente sostenevano che era impossibile  intervenire perché il sito risultava sottoposto a sequestro giudiziario, ed invece il 2 luglio il magistrato aveva già dissequestrato. [doc. 34-lettera aperta al sindaco -   doc.35cronologia-eventi ]
Il 7 agosto a seguito di Ordinanza del sindaco di San Giorgio del Sannio, cominciavano i lavori di abbattimento del capannone, senza i dovuti sistemi di sicurezza e quindi con spargimento di polvere di cemento e cenere contenente metallo e plastica, senza rimuovere neppure gli alimentari in putrefazione che continuano ancora oggi ad infestare l’aria con una puzza insopportabile. [doc.36-ordinanza-del-sindaco-   doc. 37 - doc. 38 - doc. 39doc. 40 - doc. 41 - doc. 42 - doc. 43 ]  l
Solo a seguito delle proteste di Altrabenevento (doc.44) e dell’intervento della DIGOS, (Doc.45doc.46doc.47 ).venivano adottati alcuni accorgimenti per ridurre l’ulteriore diffusione di inquinanti e si scopriva che quel modo “barbaro” di effettuare i lavori era stato concordato con la Conferenza dei Servizi del 5 agosto, tra Sindaco, ARPAC, ditta proprietaria del capannone e ditta incaricata della “bonifica”, senza invitare la Regione e la Provincia, ambedue competenti in materia. [doc. 48-trascrizione-conferenza servizi ]
Gli accertamenti successivi di Altrabenevento hanno consentito di accertare che le autorità preposte non hanno rispettato le norme relative alla bonifica dei suoli inquinati. [doc.49-procedure-di-legge-per-i-siti-inquinati - doc. 50]
Infatti, la Legge ambientale (d.lgs.n.152/06, Doc.51Art.242 ) prevede che la procedura di bonifica dei siti contaminati deve essere applicata non appena si verifica un evento che sia anche solo potenzialmente in grado di contaminare il sito: quindi tutta la zona del capannone Barletta a Cesine, adibito a deposito di merce varia per il rifornimento dei supermercati, bruciato per 60 ore, e le aree adiacenti devono essere sottoposti alle procedure ed ai controlli previsti dalla legge e dai protocolli fissati dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’ISPRA, Istituto per la protezione e la ricerca ambientale.
Le fasi da rispettare , in breve, sono le seguenti:
1 – Entro le 24 ore dall’evento il responsabile dell’immobile deve mettere in atto le misure di prevenzione e darne comunicazione agli enti preposti: Comune, Provincia, Regione, Arpac e Prefetto.
2- Indagine preliminare : il responsabile del sito deve effettuare analisi ed accertamenti per stabilire se si è verificata contaminazione del terreno, dell’aria e dell’acqua ossia se sono stati superati i parametri stabiliti per legge: è bene sapere che anche le modalità e le tecniche dei prelievi sono rigorosamente stabilite dalle norme e dai protocolli.
Se anche uno solo dei parametri risulta superato deve essere effettuato entro trenta giorni il Piano di “caratterizzazione dei rifiuti”.
La Conferenza di servizi viene convocata dalla Regione (quindi Arpac e/o Settore Ecologia) e non dal Comune, che autorizza il piano di caratterizzazione.
3 – Successivamente, al sito è applicata la procedura di analisi del rischio specifica per la determinazione delle contaminazioni.
Se i valori risultanti dall’analisi di rischio superano i valori di legge, deve essere effettuato il progetto di bonifica.
Ogni intervento è sottoposto al controllo ed alla autorizzazione degli enti preposti, Provincia ed Arpac: il Comune e la Regione sono obbligati ad intervenire e a sostituirsi al responsabile ove questi non provveda e ad applicare le sanzioni amministrative per la mancata attività di prevenzione,analisi e bonifica.
La mancata attuazione anche di una sola delle fasi della procedura è sanzionata penalmente.
Nel caso dell’incendio del capannone Barletta e delle aree confinanti, non è stata effettuata nessuna delle attività previste e non sono stati effettuati gli interventi ed i controlli previsti per legge.
L’Arpac ha effettuato i campionamenti per le diossine in data 29 luglio e i risultati non sono ancora pronti, ma si sa che sono stati rilevati nell’aria tracce consistenti di Benzene ed altri inquinanti dovuti alla combustione della plastica.

Risulta inoltre che il Piano previsto dalla Conferenza di Servizi del 5 agosto e consegnato dalla ditta incarica della “bonifica” non contiene gli elementi fondamentali previsti per legge. [ doc.52doc. 53 ]

L’importanza del rispetto delle procedure di bonifica dei siti interessati da eventi di possibile contaminazione è stata invece recepita da altre amministrazioni comunali e provinciali, (PadovaAbruzzoOrvietoFerraraCastelvoturno, Firenze)

Dovunque, pertanto, massima attenzione ed allerta per la possibile contaminazione dei siti interessati da incendi: a San Giorgio del Sannio, invece, gli Enti preposti sono assenti. Comune   ed Arpac non hanno neppure vigilato sui lavori di abbattimento del capannone, né hanno espresso osservazioni critiche al Piano di “bonifica”; la ASL si è limitata a mandare qualche lettera, non ha partecipato alla Conferenza dei Servizi, ha redatto un verbale di sopralluogo dopo circa tre mesi ed a seguito di un sollecito della Prefettura e non ha ancora sottoposto le persone residenti ed i lavoratori a controlli sanitari. La Provincia che pure ha ricevuto le note Arpac ed il presunto Piano di bonifica non è ancora intervenuta, dopo 90 giorni, pur avendo competenze specifiche. [ il Sindaco, Giorgio Nardone -   Il deputato Mario Pepe -   L’assessore all’ambiente della Provincia, Gianluca Aceto -   il vice sindaco di San Giorgio e consigliere provinciale, Claudio Ricci )

Dossier, Incendio Capannone Barletta

I carabinieri sequestrano il progetto del depuratore che il Comune vorrebbe costruire lungo la Pista ciclabile. Il Dossier di Altrabenevento

10 maggio, 2009

copia-di-36-progetto-depuratoreDa Il Mattino del 5 maggio 2009.

I carabinieri, su disposizione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, hanno acquisito nei giorni scorsi documenti riguardanti il progetto e la gara d’appalto riguardanti la realizzazione del depuratore in località Pantano. Un dossier molto voluminoso che non ha consentito ai carabinieri di poter immediatamente acquisire tutta la documentazione. Pertanto, vari faldoni sono stati posti sotto custodia, per poi in un secondo tempo poter fotocopiare la documentazione. L’intera acquisizione di documenti riguardanti il depuratore era giacente presso gli uffici del settore lavori pubblici.

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Da Il Quaderno.it dell’8 maggio 2009

Su ordine della Procura di Santa Maria Capua Vetere, i carabinieri stanno acquisendo il fascicolo relativo al progetto del nuovo depuratore cittadino di Benevento. Da due giorni, gli uomini dell’Arma si stanno recando presso la struttura comunale di Via del Pomerio negli uffici al secondo piano dove si trova il Settore Opere Pubbliche. L’operazione si è resa necessaria per l’apertura di un’inchiesta dei magistrati casertani sulla quale, però, c’è il massimo riserbo. Secondo autorevoli fonti, i carabinieri hanno messo a verbale gli atti amministrativi tra il 1991 e il 1993. C’è da aggiungere che sulla lunga storia del depuratore, l’associazione “Altrabenevento”, guidata da Gabriele Corona, ha presentato un dossier alla Procura.

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Il Dossier presentato da Altrabenevento del 07/05/2009

La storia in-finita del depuratore di Benevento è iniziata nel lontano ottobre del 1977 allorchè fu approvato il progetto dalla Cassa del Mezzogiorno, ma ancora oggi, ad aprile del 2009, siamo al punto di partenza ed infatti la città è compresa tra i cinque comuni capoluogo di provincia in tutta Italia che depurano meno del 50% delle acque reflue. Nonostante tale situazione di criticità per la salute dei cittadini e per la tutela dell’ambiente, dal 1977 ad oggi nessuna Amministrazione comunale è stata capace di realizzare il sistema di depurazione delle acque reflue. Oggi l’impianto progettato e finanziato da oltre 20 anni, è sicuramente obsoleto e ad alto costo, ma soprattutto è inutile in quanto sono possibili altre soluzioni a costi ridotti e ad impatto ambientale più basso che consentono soprattutto la effettiva rivitalizzazione del Fiume Calore in tutto il tratto urbano. (doc.1)
La storia dell’impianto

1)La progettazione del depuratore nel 1989 viene affidata ad un gruppo di società e già allora il Consiglio Comunale decise di cambiare il sito previsto dal PRG in località Pantano spostando l’opera in località Marziotto – Serretelle; Prosegui la lettura…

Dossier

Dossier: “Lo scandalo dei Photored in tutta Italia ed anche a Benevento”

3 gennaio, 2009
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31-pm-01ALTRABENEVENTO- Conferenza stampa del 21 novembre 2008

L’uso delle apparecchiature fotografiche per accertare il passaggio delle auto al semaforo nonostante il segnale “rosso” di stop è stato contestato vivacemente in tutta Italia da comitati spontanei di cittadini ed associazioni degli utenti e consumatori.   (guarda Documento 1 http://www.iene.mediaset.it/video/video_4549.shtml?flv )

In moltissimi casi si è scoperto che la durata del segnale “giallo” del semaforo era stata artatamente ridotta o veniva regolata diversamente nella stessa giornata, in modo da accrescere il numero delle multe al fine di “fare cassa”.
Quelle apparecchiature “photored” sono state noleggiate e gestite da apposite società che hanno incassato percentuali elevate (€ 25 euro su 150 euro di multa) più i compensi per stampare e spedire le multe e gestire il contenzioso.

E così, al lungo e contorto contenzioso innanzi ai Giudici di pace, si sono aggiunti gli interventi della Magistratura penale che in molte città ha avviato indagini per truffa, falso, abuso d’ufficio a carico dei Comandanti dei Vigili Urbani e degli Amministratori locali, con il sequestro delle apparecchiature e l’arresto dei titolari delle ditte incriminate. Anche alcuni funzionari ministeriali sono indagati per aver illecitamente omologato alcuni tipi di apparecchiature. ( Doc. 2-Procura Treviso,   3 -CC e semafori troppo intelligenti ,   4- altra indagine photored,    5- Semafori sospetti, – 6- arrestati quattro imprenditori,   7- indagata ditta produttrice,    8- articolo indagata ditta,   9-indagato ministero10- inchiesta in calabria11- elenco comuni1, 12- elenco comuni2, 13- elenco comuni3)

Nel corso di una puntata del programma “Le iene” di Italia1, un pentito che lavorava con una delle società di noleggio e gestione dei Photored, ha rivelato come venivano pagate le tangenti ad alcuni Comandanti e i Vigili corrotti, anche attraverso società off shore.

Altri interessanti particolari sul diffuso sistema truffaldino architettato da alcune delle ditte che hanno gestito i Photored, emergono dalle interviste contenute nei video  Doc. 14 :; http://giallofastidio.net/?page_id=128.

Un mese fa, con i clamorosi arresti di alcuni amministratori delle società che gestiscono i Photored su tutto il territorio nazionale, è risultato evidente che l’uso di quelle apparecchiature è al centro di una diffusa rete di corruzione con ramificazioni in tutta Italia. Ma già negli anni 2003 e 2004 emergevano le prime truffe oggetto di indagini in diverse città italiane, con il rinvio a giudizio dei Comandanti dei Vigili Urbani di Formia, Gaeta e Minturno e dell’amministratore della società Eurotraff di Manduria di Taranto. ( Doc. 15 – tre comandanti a giudizio, e 16-business multe a Manduria)
Con una interrogazione al Sindaco di Modena di marzo 2004, il consigliere Andrea Galli di An, denunciò le strane relazioni tra i soci e gli amministratori di quella società e la rivista PM (cioè Polizia Municipale). (Doc. 17-Gazzetta di Modena interrogazione,  e 18-interrogazione consiliare)
Secondo Galli, la Eurotraff e la collegata Italtraff erano gli sponsor privilegiati della rivista mentre la società editoriale pagava lauti compensi ai comandanti dei Vigili Urbani che, guarda caso, prestavano servizio negli Enti che avevano affidato a quella società il servizio Photored. (Doc. da 19 indagini in Puglia20-eurotraff, 21- il comandante di Francavilla Fontata22- Francesco Di Dio23-Eurotraff visura24- Eurotraff amministratori25- Eurotraff soci, 26- Eurotraff soci2, 27- Italtraff visura28 – Italtraff amministratori, 29 -Italtraff soci,  30- libro Delvino)

La rivista PM risulta fondata dal dott. Francesco Delvino, attuale Comandante dei Vigili Urbani di Benevento, che tutt’ora la dirige. (Doc. da 31- Rivista Polizia municipale PM32- Il Direttore di PM33- PM pubblicità1, 34- PM pubblicità2, 35- PM pubblicità336-PM pubblicità4, 37-PM pubblicità538- PM pubblicità639 -PM pubblicità740- PM pubblicità841- PM editoriale, 42-PM editoriale243 -PM pubblicità9,)

A Benevento il Comandante Delvino ha preso servizio il 14 aprile 2007. (Doc. 44-presentazione Delvino145-presentato delvino46- Delvino con gli assessori entusiasti)
Dopo due mesi con una apposita determina decise di bandire una gara per il noleggio dei Photored, ma l’atto non ebbe esito perchè la Ragioneria si rifiutò di impegnare la spesa prevista in quanto la Giunta non aveva ancora deciso di installare quelle apparecchiature. (Doc. 47- la prima determina,  e 48-Il Settore Finanze boccia la determina)
La Giunta deliberò in tal senso l’8 novembre 2007 e otto giorni dopo il Comandante della Polizia Municipale con propria Determina n. 137 approvò il bando di gara per la individuazione della ditta che avrebbe dovuto noleggiare i photored, curandone la manutenzione ed emettendo anche le multe. ( Doc. da 49- delibera 246/07, 50-testo delibera 246, 51-determina 13752- testo determina 13753-censura alla determina)
A seguito delle proteste delle associazioni degli utenti, dei consiglieri di opposizione e dello stesso Assessore alla Mobilità, il Segretario Generale chiese al Comandante di rivedere la Determinazione e correggere il Bando di gara. (Doc. 54- il segretario generale invita ad annullare la determina)
La determina non fu corretta ma la gara andò deserta. Stranamente nessuna ditta aveva presentato offerte. Nonostante ciò il Comandante Delvino con una nuova Determina (n. 76 del 26 maggio 2008) affidò il servizio alla ditta Diamond Road srl di Caserta. (Doc. 55- lettera aggiudicazione56- determina 76/0857- testo determina incriminata)

Alla nuova Determina n. 76/2008 non è allegata l’offerta e non è stato finora possibile capire quali esperienze la ditta prescelta abbia maturato per il servizio di Photored.
Dopo la delibera di Giunta con la quale l’Amministrazione ha imposto al Comandante Francesco Delvino di annullare quella Determina, la società Diamond Road srl, ha presentato ricorso a TAR destando la meraviglia dell’assessore De Lorenzo al quale la ditta stessa aveva palesato l’idea di non voler richiedere alcun risarcimento per il mancato utile. (Doc. 58 – delibera106 prima59- delibera106seconda, 60- delibera106terza, 61-determina annullamento testo62- la ditta ricorre al TAR)

In effetti il ricorso della Diamond Road srl è apparso strano perchè quella ditta è da tempo presente a Benevento, come socia del Consorzio Stabile ARCHE’, che ha provveduto alla pavimentazione di alcuni vicoli del centro storico e alla sistemazione delle aree intorno all’Arco di Traiano, e che ora sta lavorando per la pavimentazione di Piazza Roma. Il tutto mantenendo sempre buoni rapporti con il Comune. ( Doc. 63 -Consorzio Archè64 -composizione consorzio65 – visura Diamond Road66-amministratori Diamond Road67- visure Costruendo srl, 68 -cartello lavori piazza Roma)

La Diamond Road srl ha anche partecipato al bando per la realizzazione del parcheggio interrato in Piazza Risorgimento e della struttura a servizi, con parcheggi e negozi, sull’area dell’attuale Terminal Bus, con il sistema del Project financing.
In quella occasione sembrava intenzionata a presentare ricorso per la riapertura dei termini di presentazione delle offerte, ma poi non lo ha fatto.
Il ricorso presentato al TAR dalla Diamond Road srl, contro l’atto di annullamento dell’incarico per la fornitura dei Photored è stato recentemente rigettato e Delvino ha ricevuto una contestazione di addebito con l’avvio di un procedimento disciplinare. ( Doc. 69- respinto ricorso al TAR, 70- respinto ricorso271- Avvio provvedimento disciplinare a Delvino)

Il presidente- Gabriele Corona

Dossier, Senza categoria

Dossier: Il POLO CALZATURIERO di Benevento, ovvero “ci hanno fatto le scarpe”

7 novembre, 2008
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Ci hanno fatto le scarpe

Presentato alla stampa il 7 novembre 2008  da Gabriele Corona, Antonio Medici e Maurizio Zeoli.

Il POLO CALZATURIERO di Benevento ha sperperato 2 milioni e 400 mila euro di finanziamenti regionali ed ha prodotto 290 disoccupati.

Per il Polo Calzaturiero di Benevento la REGIONE CAMPANIA aveva concesso nel 2005 un finanziamento di oltre 3 milioni di euro per la formazione e la successiva assunzione a tempo indeterminato di 290 giovani.

Dopo che l’Assessorato Regionale alla Formazione e Lavoro ha effettivamente elargito 2,493 milioni di euro le aziende hanno chiuso i battenti senza neanche finire di pagare le spettanze dei 290 lavoratori che sono rimasti senza occupazione.

Eppure il progetto “POLO CALZATURIERO DI BENEVENTO” era stato presentato già negli anni 2001/2002 come una delle grandi opzioni per lo sviluppo produttivo di Benevento e provincia. Nel contratto di programma del PRUSST CALIDONE, infatti, viene inserita la filiera “CALZATURE TESSILE” per la quale la Regione si impegna a compartecipare con 43 milioni di euro, di cui 8,2 (pari a 16 miliardi di lire) per la sola formazione. (Allegato 1)

Le aziende coinvolte vengono indicate come le più accreditate tra quelle marchigiane, quindi con grande esperienza nel settore, e tra esse il Calzaturificio R.P.M., il Calzaturificio Lady Blu, la G.I.R.A.M. srl, che producevano per marchi di primario rilievo nazionale quali Valleverde, Hogan e Puma. (Allegato 2)

Vi è una fitta rassegna stampa relativa alle pressioni di queste ditte, associate nel Consorzio CALTES, affinché la Regione consenta l’avvio della formazione e dell’attività produttiva che viene data tra quelle di sicuro successo, al punto da rendere credibile la speranza di occupazione stabile addirittura per 533 giovani. (Allegato 3Allegato 4Allegato 5 )

Tra i più convinti sostenitori del Polo Calzaturierio vi è Ettore Martini (attuale consigliere comunale di AN), il quale addirittura partecipa ad un viaggio di studio in Argentina, finanziato dall’U.P.I. (Unione Provincie Italiane), per approfondire le grandi opportunità offerte dal mercato sud americano. ( allegato 6)

A luglio 2005 finalmente le attività formative per il polo calzaturiero hanno inizio in due capannoni di Ponte Valentino, dopo la presentazione al pubblico che si tiene in pompa magna all’hotel President il 23 giugno, alla presenza di Amleto Ocone ed Ettore Martini dell’API, del Sindaco Sandro D’Alessando e dell’Assessore Regionale Corrado Gabriele, il quale assicura che la Regione vigilerà sulla corretta utilizzazione dei fondi. (Documenti 7, Allegato 8)

Ma le aziende che organizzano la formazione, impegnandosi poi alla successiva assunzione a tempo indeterminato di 290 lavoratori, non sono più quelle dell’accordo di programma; il consorzio CALTES non c’è il più e neppure ci sono più quelle ditte marchigiane produttrici per conto di primari marchi. Le due società, sempre marchigiane, sono la EUROCALZATURE srl e la TRANCERIA TOMAIFICIO srl, le quali avevano presentato un progetto per finanziamenti AIFA (Accordo di Inserimento Formativo per l’Assunzione – Documento 9 e documento 9b).

Queste ditte non costruiscono stabilimenti né comprano macchinari limitandosi a fittare gli uni e gli altri. La Regione Campania a novembre 2005 eroga la prima parte del finanziamento ed esattamente € 1.531.000. (Allegato 10)

Dopo l’attività formativa, nel corso della quale si manifestano già le prime proteste dei giovani per la mancata percezione dei compensi, le aziende a maggio 2006, in piena campagna elettorale, firmano i contratti di assunzione con i 290 giovani. (Documenti 11 e   documento 12).

L’attività produttiva, nonostante le annunciate grandi potenzialità del settore, addirittura con sbocchi di mercato all’estero, procede in modo estremamente limitato e a singhiozzo sino alla interruzione dell’agosto 2006. Le aziende si giustificano, accusando la Regione Campania di ritardi nel pagamento della seconda tranche di finanziamento. I giovani lavoratori chiedono sostegno al Comune di Benevento e alla Prefettura: ne scaturisce la necessità di un piano industriale con il quale le aziende devono dimostrare la loro reale capacità di investimento, di produzione e di gestione, per poter stare sul mercato. (Allegato 13Allegato 14Allegato 15).

Le imprese, entrambe costituite nel 2002, senza quindi poter vantare grandi esperienze, dotate di un capitale sociale minimo ed irrisorio di 10.000 euro, certamente insufficiente ad affrontare gli investimenti e le assunzioni, presentano un documento molto approssimativo. (Documenti 16a, documento 16b documento 16c documento 16d,   e documento 17a, documento 17b,  documento 17c,  documento 17d )

La Regione Campania, nel frattempo, sollecitata dalla istituzioni locali e dai lavoratori concede la seconda tranche di finanziamento di € 962.367,74; l’attività, però, riprende sempre in modo limitato e saltuario fino alla completa interruzione a fine 2007. I lavoratori venivano pagati solo per una parte del 2006 e per 6 mesi del 2007 e nonostante un accordo con le aziende garantito dalla CISL non percepiscono neppure in modo rateizzato gli arretrati spettanti. (Documento 18a,   Documento 18bDocumento 18c)

La Regione Campania viste le inadempienze con il provvedimento del 13.07.07 revoca i finanziamenti e chiede alla GDF di accertare tutte le irregolarità e le responsabilità.(Documenti 19a,    Documento19bdocumento 19c,    documento 20a,   documento 20b,   e documento 20c)

Le aziende smantellano le unità produttive e non avviano neppure le richieste per gli ammortizzatori sociali – cassa integrazione e mobilità -. (Documenti 21 e documento 22)

Sappiamo che è in corso un’indagine della magistratura su questo ennesimo caso di malaffare, questa volta ai danni dei giovani, illusi e disoccupati, ma rimangono le responsabilità politiche che i soggetti interessati hanno il dovere di assumersi.

Un gruppo di lavoratori si è rivolto al CODACONS per assistenza legale e per trovare una soluzione con la Regione Campania che preveda la possibilità di inserirli nelle liste di mobilità. Vi sono stati alcun incontri con l’Assessorato Regionale dai quali è emersa l’ipotesi di un possibile provvedimento in tal senso anche in mancanza di richiesta da parte delle aziende; il Comune pur senza alcuna competenza e responsabilità per quanto accaduto si può far carico di un’azione politico-amministrativa per limitare i danni.(Documento 23)

La soluzione che proponiamo è oggi possibile anche grazie al recente accordo tra la Regione Campania e il Ministero del Lavoro che ha promesso 63 milioni di euro proprio per tali finalità.(Allegato 24)

Dossier, Polo Calzaturiero

Il Polo Calzaturiero: una truffa da 2 milioni e mezzo di euro

6 novembre, 2008

ladro

Comunicato stampa del 4 novembre 2008
ALTRABENEVENTO presenta il dossier

“Il Polo calzaturiero di Benevento ha sperperato 2 milioni e 400 mila euro di fianziamenti regionali ed ha prodotto 290 disoccupati.”.

Dopo i dossier sulla Spina Commerciale al Rione Libertà, il Piano di Recupero di via Galanti, l’Ipermercato Zamparini, la emergenza idrica del 2007, il palazzo Passarelli al Viale Atlantici e le Concessioni edilizie nelle subaree, ‘altrabenevento-associazione per la città sostenibile contro il malaffare’ ora denuncia un altro caso di malaffare: il Polo Calzaturiero di Benevento.
Il progetto fu presentato nel 2004 da due società marchigiane che assicuravano l’ assunzione e la stabile occupazione di 290 giovani per produrre scarpe. La Regione Campania nel 2005 concesse un finanziamento di 3 milioni e 100 mila euro, in gran parte elargito, ma dopo alcuni mesi di formazione-lavoro, le ditte hanno chiuso i battenti senza neppure chiedere alla Regione la ‘cassa integrazione’ o la mobilità per i giovani rimasti senza lavoro.
Il dossier sarà presentato giovedì 6 novembre, alle ore 16, nella sala consiliare di palazzo Mosti, dal presidente di altrabenevento, Gabriele Corona.
All’incontro parteciperanno Antonio Medici, ex assessore al lavoro del Comune di Benevento e Maurizio Zeoli, coordinatore del Codacons, che presenteranno una proposta affinchè la Regione Campania conceda gli ‘ammortizzatori sociali’ai giovani disoccupati, su richiesta del Comune di Benevento. Per questo motivo è stato invitato il Sindaco, Fausto Pepe, che ha assicurato la sua presenza.

Leggi:

Il-Mattino-intervista-ad Antonio Medici

Dossier

Presentato il Dossier sugli accordi Molise/Campania per sottrarre l’acqua a Benevento

12 marzo, 2008
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curti-satellite

E’ stato presentato oggi alla stampa il Dossier “La chiave dell’acqua”.

Pubblichiamo gli articoli de Il Mattino, Il Sannio Quotidiano, Sanniopress, Il Quaderno.it, e una sintesi del Dossier con i documenti e delle immagini fondamentali.

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Acqua, Dossier

Scuola Pacevecchia: il Comune sapeva che c’era Amianto

5 febbraio, 2006
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L’Amministrazione comunale di Benevento sapeva che c’era Amianto nei pavimenti della scuola di Pacevecchia ma ha fatto eseguire i lavori senza il “piano di sicurezza”.
Ora sono necessari controlli medici periodici per accertare i possibili danni alla salute di bambini, insegnanti e personale ausiliario.
In altre scuole ed edifici pubblici c’è Amianto e la Rete Sociale Ecologica e Territoriale chiede che la ASL renda noto l’elenco dei siti contaminati.
Queste sono le novità più importanti emerse nel corso della Conferenza Stampa organizzata da Re.S.E.T. che si è tenuta il 30 gennaio all’Istituto Cattaneo.
Leggi testo diffuso in sala e testo consegnato ai giornalisti insieme alla copia delle 55 immagini proiettate.
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Amianto - Scuole, Dossier