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Archivio per la categoria ‘Antimafia’

Benevento: attenzione alla camorra, agli appalti pubblici e al Piano urbanistico

10 giugno, 2010
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“Terra- quotidiano di informazione pulita” del 9 giugno 2010

La camorra a Benevento di Eleonora Mastromarino -

La Direzione Antimafia indica che in città sono presenti 4 gruppi criminali. Nel 2008 ce n’era solo uno. Nelle ultime settimane minacciato un magistrato e due incendi dolosi. Le associazioni non si mobilitano.

La favola “Benevento città tranquilla” è stata smentita ufficialmente anche dalla Direzione Investigativa Antimafia che con una relazione al Parlamento, dopo aver ricordato l’omicidio del 2009, per strada ed in pieno giorno, di Cosimo Nizza, capo dell’omonimo clan, indica la presenza in città di ben quattro gruppi criminali, a differenza del 2008 in cui se ne segnalava solo uno. “La più grande organizzazione”, si legge nel documento della Dia, “è quella degli Sparandeo che, anche se in parte è stata disarticolata da vari provvedimenti giudiziari, risulta ancora tra le più pericolose della città”. In effetti le cronache dell’ultimo anno testimoniano l’aumento di fatti criminali a danno di persone, pubblica amministrazione e territorio, spesso denunciati dall’associazione Altrabenevento-per la città sostenibile contro il malaffare, e oggetto di nuove indagini della magistratura cittadina.

Il risultato è un episodio mai avvenuto prima in città: l’invio di due proiettili al magistrato della procura beneventana Antonio Clemente, il più attivo nel contrasto alle infiltrazioni malavitose nel sannio. In aggiunta, meno di una settimana dopo, si sviluppano due incendi dolosi: uno alla serranda di un negozio in città e l’altro a danno della ditta edile che lavora alla villa del presidente di Confindustria Benevento, Cosimo Rummo proprietario del famoso pastificio. Quest’ultimo episodio avviene lo stesso giorno della visita in città del capo della Polizia, Antonio Manganelli, nonché la notte successiva alla “Giornata antiracket”, organizzata dal sindacato delle imprese edili con il patrocinio di molte istituzioni pubbliche.

Al dibattito sul tema hanno partecipato esponenti delle istituzioni locali, imprenditori, Luigi De Magistris, parlamentare europeo, e Pino Masciari, imprenditore che ha avuto il coraggio di denunciare i tentativi d’estorsione subiti dalla ‘ndrangheta. Nonostante la novità di un evento del genere per la città, il giorno dopo i quotidiani locali lo ignorano completamente, riportano invece i due incendi trattandoli però come semplici fatti di cronaca. Il clima si fa pesante e sorprende il silenzio delle associazioni degli industriali e dei commercianti di cui le vittime sono membri. Si nota come, mentre in Sicilia Confindustria espelle gli imprenditori che pagano il pizzo, a Benevento non interviene neppure ad esprimere solidarietà al proprio presidente.

Assordante anche il silenzio della Curia che nel resto della Campania, tramite l’associazione Libera, è protagonista delle campagne d’informazione e lotta alla criminalità organizzata, ma nel capoluogo sannita non interviene in nessun modo, pur essendosi da poco creato il coordinamento provinciale della stessa associazione. Il tentativo di sminuire questi episodi desta non poche preoccupazioni considerando che il Comune ha appena annunciato l’arrivo di 42 milioni di euro per opere pubbliche e un nuovo piano urbanistico che darà ulteriore impulso all’edilizia privata, come si sa uno dei settori privilegiati per il riciclaggio del denaro sporco.

 Notizia collegata

"Città Tranquilla", Antimafia, Criminalità

Emergenza criminalità: il Sannio Quotidiano minimizza e Altrabenevento protesta.

3 giugno, 2010
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Benevento, 3 giugno 2010

All’On. Luca Colasanto, Direttore de Il Sannio Quotidiano- SEDE

Illustre direttore,

con rammarico devo prendere atto che Lei non ha ritenuto di dare alcuna risposta alla nota del 29 maggio, con la quale esprimevo meraviglia per la mancata pubblicazione del comunicato di Altrabenevento relativo al silenzio delle associazioni di categoria e della Chiesa cattolica dopo gli ultimi episodi delinquenziali registrati in città a danno di commercianti ed imprenditori.

Oggi ho notato che il Sannio Quotidiano non ha neppure pubblicato il comunicato del consigliere provinciale, Luca Ricciardi (PdL), il quale, preoccupato anche per la recente relazione con la quale la Direzione Investigativa Antimafia segnala la presenza di quattro sodalizi criminali a Benevento, chiede che se ne discuta in una seduta congiunta dei consigli comunale e provinciale.

Francamente non mi spiego il silenzio del suo giornale su tali iniziative soprattutto dopo le sue dichiarazioni del novembre scorso, anche come consigliere regionale, quando, a seguito delle minacce a mano armata al suo portavoce, assicurò che non avrebbe abbassato la guardia nella lotta al crimine organizzato.

Per questo motivo ritengo assolutamente inaccettabile il tentativo del Sannio Quotidiano di minimizzare la gravità dei fatti che stanno accadendo e di conseguenza, per esprimere la protesta dell’associazione che rappresento, Le comunico che non invieremo più comunicati al suo giornale.

Cordiali saluti

Il Presidente Gabriele Corona

Dichiarazioni di Colasanto a novembre 2009.

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La Lettera del 29 maggio 2010

All’ On. Luca Colasanto , direttore de Il Sannio Quotidiano- SEDE

Illustre direttore,

ho inviato ieri, al suo giornale, un comunicato stampa per commentare il silenzio delle associazioni di categoria riguardo i recenti atti intimidatori a danno di commercianti ed imprenditori locali.

Questa mattina però, leggendo, come tutti i giorni, il Sannio Quotidiano ho verificato che la mia nota non è stata, in alcun modo, presa in considerazione.

Ciò mi meraviglia, perchè l’informazione assume in questo momento un ruolo fondamentale nella nostra realtà, dove, per disattenzione o per calcolo, molti tendono a minimizzare la gravità di questi episodi.

Ho avuto modo di verificare, anche direttamente, qual è invece il comportamento delle istituzioni, della stampa e della società civile in realtà da tempo condizionate dalla malavita organizzata. In quei casi la comunità locale ha preso coscienza della pericolosità del fenomeno criminale solo dopo gravi fatti delittuosi, però si è poi organizzata ed è ora molto attiva nel difendere il proprio territorio. Queste esperienze devono essere d’insegnamento, per consentirci di arrivare in tempo a contrastare i fenomeni malavitosi prima che essi producano danni irreversibili.

È importante quindi che ognuno faccia la sua parte, comprese le associazioni dei commercianti e degli imprenditori che invece rimangono silenti anche di fronte ad atti estorsivi nei confronti dei proprio associati.

Pure la chiesa cattolica, su questi temi molto attiva in altre realtà, a Benevento tace, pur avendo costituito la sezione sannita di “Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.

Intanto la situazione si aggrava: la Direzione Investigativa Antimafia con la sua relazione semestrale al parlamento, che è atto ufficiale e consultabile sul sito del ministero dell’Interno, segnala la presenza di ben 4 sodalizi criminali nella sola città di Benevento.

Insomma si tratta di una situazione preoccupante e per questo auspico che il suo giornale voglia prestarvi l’attenzione che merita.

Cordiali saluti

Il Presidente Gabriele Corona

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Il Comunicato di Altrabenevento del 28 maggio, ignorato da il Sannio Quotidiano, è stato pubblicato, integralmente o in parte, dalle emittenti televisive TELEBENEVENTO, ELLETV, CDS, RETE SEI e TVSETTE; dal quotidiano Il Mattino del 29-5-2010 e dai portali:  Il Quaderno.it,     Sanniopress,    Gazzetta di Benevento,    il Corriere del Sannio,   Antimafia duemila e     Gli Italiani.

Antimafia, Corruzione, Criminalità, Libertà di informazione

Emergenza criminalità: Luca Ricciardi (PdL), dopo la denuncia di Altrabenevento, propone una riunione congiunta dei consigli comunale e provinciale.

2 giugno, 2010
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Gazzetta di Benevento, 01-06-2010

Il consigliere provinciale del Pdl, Luca Ricciardi, ha inviato una lettera al presidente dell’Ente sannita, Aniello Cimitile, per invitarlo “a sollecitare una riunione congiunta del Consiglio provinciale e comunale di Benevento aperto alla deputazione sannita, ai sindacati ed alla Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria, Cna per dibattere sull’emergenza criminale nel nostro capoluogo e nel Sannio dopo gli ultimi gravissimi episodi delinquenziali ai danni non solo delle persone e delle imprese, ma anche dei magistrati”.

“Occorre – scrive ancora – una mobilitazione civica delle istituzioni per combattere la delinquenza, isolarla, denunciarla, spedirla in “galera”.

Invece, secondo l’Associazione Altrabenevento, si assiste ad un clima di rassegnazione, di assuefazione nei confronti dei singoli episodi di attentati alle imprese anche da parte della cittadinanza.

Il Sannio è ancora un’isola felice? La Dia, Direzione Investigativa Antimafia, in un rapporto inviato al Parlamento Italiano afferma che i gruppi malavitosi in città “pericolosi e ben organizzati” sono quattro e operano nel campo dell’usura, spaccio di droga ed estorsioni anche alle piccole imprese.

E questi quattro gruppi vengono testualmente citati. Il Coordinatore dell’Antimafia (Dia) di Napoli, Franco Roberti, afferma che per Benevento “non bisogna abbassare la guardia dal punto di vista investigativo”.

Lo stesso presidente della Confartigianato, Antonio Campese, oggetto di un vile attentato, ha segnalato al prefetto, al sindaco, al presidente della Camera di Commercio, Gennaro Masiello, le difficoltà delle piccole imprese esposte al racket e alle estorsioni.

Il giornalista Emilio Fabozzi ha prodotto una sintesi sulle vicende delle imprese sannite che dal 2008 sono andate distrutte da incendi, con gravi conseguenze anche per i livelli occupazionali.

Un elenco impressionante. Sono state avvolte dalle fiamme per frode, per causalità, o ipotesi inquietante, da un disegno criminale per sconfiggere la resistenza civile degli imprenditori?

Bisogna fare chiarezza su questi episodi che turbano la legalità della nostra provincia e, se l’ipotesi più accreditata è la pista delle estorsioni, bisogna reagire con una vera e propria mobilitazione civile, un impegno sinergico istituzionale, per combattere prima di tutto la “resa”, la rassegnazione.

Sul problema “ordine pubblico”, occorre la volontà forte espressa delle istituzioni locali, capace di pilotare e guidare lo sdegno dell’opinione pubblica, per facilitare e sostenere la prevenzione-repressione delle Forze dell’ordine e della magistratura”.

“Mi attendo da lei – conclude Ricciardi – partecipazione e sensibilità nei confronti del tema esposto e l’avvio dell’iniziativa politica proposta come di tutte quelle iniziative che possano dare un segnale determinato e preciso per la lotta ed il contrasto alla criminalità”.

Antimafia, Corruzione, Criminalità

Impressioni ed immagini dal “Festival dell’impegno civile”

30 maggio, 2010
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Da Gli Italiani del 28 maggio 2010

Anticamorra? No “te che uei”.

di Eleonora Mastromarino

A Casal di Principe un cartello ci accoglie per ricordare che quello è il paese di don Peppe Diana e della lotta per la legalità. Difficile da pensare semplicemente guardandosi attorno, cemento, “monnezza” ed esercito certamente non aiutano.

Le case sono vere e proprie fortezze, circondate da muri alti almeno tre metri e chiuse dietro cancelli blindati, tutte tranne la casa sequestrata al boss Spirto, a San Cipriano d’Aversa, ora gestita dalla cooperativa sociale Agropoli.

La porta aperta, il giardino curato e pronto ad ospitare una delle tappe del Festival dell’impegno civile danno finalmente un senso al cartello che ci aveva sorpreso all’ingresso del paese. Queste sono effettivamente le terre di don Peppe Diana e dei suoi ragazzi, gli stessi che hanno dato vita ad un bellissimo circolo virtuoso. Infatti, nella villa del clan, abitano oggi, dopo averla ristrutturata, i disabili mentali che la cooperativa aiuta a reintegrare nel territorio. I “matti” fino a poco prima chiusi nelle case o negli istituti, ora lavorano nel ristorante pizzeria sociale NCO, nuova cucina organizzata, cercando di combattere la camorra a colpi di forchetta e coltello, con l’unica pizzeria della zona che fa consegne a domicilio.

“Gli ultimi che si appropriano dei beni simbolo di coloro che credevano di essere i primi”, così Giuseppe Pagano mentre apre la porta del bagno, utilizzato ogni giorno dai ragazzi che vivono lì, ci fa vedere la vasca idromassaggio che il boss aveva lasciato intatta nella casa, convinto che sarebbe riuscito a riprendersela.

Altro simbolo del potere dei clan sono le mura, rappresentazione della paura e del distacco, inteso come la volontà di non vedere quello che tutti i giorni avviene nelle strade del paese. Ma Agropoli il suo cancello non lo chiude mai e le sue pareti di recinzione stanno per essere riempite di “buchi”.

Questo il gesto di ribellione dei ragazzi di NCO, aprirsi alla comunità del luogo anziché temerla

Il commento di Pietro Orsatti

Le immagini ad Ottaviano e San Cipriano

I video

Antimafia

Quattro gruppi criminali attivi a Benevento, ma tutti minimizzano.

28 maggio, 2010
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ALTRABENEVENTO – Comunicato stampa del 28 maggio 2010

Secondo la Direzione Investigativa Antimafia, sono attivi a Benevento città quattro gruppi criminali, ma le istituzioni locali, le associazioni degli imprenditori e la Chiesa, continuano a minimizzare anche quando si registrano fatti estorsivi.

Altrabenevento ha aderito e partecipa al “Festival dell’impegno civile” in corso in Campania nei luoghi confiscati alla camorra. Si tratta di una esperienza entusiasmante soprattutto per il livello di partecipazione di tanti giornalisti, uomini di cultura, associazioni cattoliche, comitati di cittadini, che coraggiosamente, ricordando don Peppe Diana, il prete ucciso dal clan dei casalesi, continuano a denunciare i camorristi e i politici corrotti.

A Benevento, invece, si moltiplicano gli episodi estorsivi a danno di operatori economici, ma neppure le associazioni di categoria esprimono sdegno o condanna o quantomeno solidarietà alle vittime. E’ successo così anche quando, recentemente, sono state incendiate la saracinesca di un negozio o la pala meccanica di una ditta che sta costruendo la villa del presidente di Confindustria della provincia di Benevento. Si tratta di episodi delinquenziali gravissimi, soprattutto perché compiuti poche ore dopo la “Giornata antiracket” organizzata dal sindacato delle imprese edili con il patrocinio di molte istituzioni pubbliche, ma anche in questa occasione, come è accaduto dopo le minacce al giudice Antonio Clemente, sono rimaste in assoluto silenzio le associazioni dei commercianti, quelle degli industriali o degli artigiani, l’associazione Libera, recentemente costituita, e la curia arcivescovile, che è invece molto attiva contro il racket in Sicilia e nel resto della Campania.

Fortunatamente un segnale di maggiore attenzione per la situazione locale, giunge dalla Direzione Investigativa Antimafia che nella relazione invitata al Parlamento, relativa alla presenza della malavita organizzata in tutta Italia nel primo semestre del 2009, afferma che ora sono addirittura quattro i gruppi malavitosi attivi nella nostra città.

La DIA, infatti, testualmente scrive: “A Benevento città viene riscontrato l’omicidio perpetrato il 27 aprile 2009 ai danni di NIZZA Cosimo, considerato al vertice di un piccolo sodalizio criminale direttamente collegato alla più grande organizzazione degli SPARANDEO che, anche se in parte è stata disarticolata da vari provvedimenti giudiziari, risulta ancora tra le più pericolose della città, insieme con quella dei PISCOPO.

Sempre nell’orbita del circuito criminale degli SPARANDEO, operano:

- Il gruppo SPINA, dedito soprattutto all’usura e la traffico di stupefacenti;

- Il gruppo TADDEO che esercita prevalentemente attività di usura;

- Il sodalizio PISCOPO, già affiliato alla organizzazione degli SPARANDEO, dedito al traffico e allo spaccio di stupefacenti.” (DIA- Relazione al parlamento, 1° semestre 2009 – pag. 178)

Il presidente- Gabriele Corona

"Città Tranquilla", Antimafia, Corruzione, Criminalità

Altrabenevento partecipa al “Festival dell’impegno civile” nei beni confiscati alla camorra.

28 maggio, 2010
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Da Gli italiani.it del 19 maggio 2010

di Giuliano Rosciarelli

«Promuovere le “Terre di don Peppe Diana” significa sostenere il suo popolo nell’impegno faticoso del cambiamento possibile. Vuol dire unire le sinergie positive per lavorare al riscatto culturale, sociale ed economico di un territorio che non vuole essere terra di camorra». Con queste parole, Pietro Nardiello, coordinatore del Festival dell’impegno civile ha presentato il programma della manifestazione intitolata a don Peppe Diana, (prete ucciso dalla camorra il 19 marzo del 1994) giunta alla terza edizione. Musica, danza e spettacoli ma anche dibattiti, incontri e la consegna di due premi animeranno i sei giorni (dal 24 al 30 maggio) di impegno civile contro le mafie nei territori di Caserta e Napoli (Napoli, Casalnuovo, Ottaviano, San Cipriano D’Aversa, Sessa Aurunca, Castel Volturno). I veri protagonisti saranno i territori che potranno dar voce alle proprie esigenze, esprimere la creatività con tutte le diverse forme artistiche. Prosegui la lettura…

Antimafia

Ingroia: “La politica non ha fatto tesoro del sacrificio di Giovanni Falcone”

23 maggio, 2010
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da Antimafia 2000 del 23 maggio 2010

Sotto l’albero Falcone, il pm Ingroia ricorda i cattivi esempi della politica

di Lorenzo Baldo e Marco Cappella -

Palermo. Davvero tanta la gente che si è riunita questo pomeriggio sotto l’albero dedicato a Giovanni Falcone, la magnolia di via Notarbartolo a Palermo che un mese fa era stata spogliata da tutti i messaggi e le fotografie. “Chi diceva che Palermo non c’era, adesso può dire che Palermo c’è” ha detto Maria Falcone.

Sul palco, allestito davanti all’albero ci sono il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e il magistrato Leonardo Guarnotta. Prima del minuto di silenzio il pm Ingroia prende la parola esprimendo soddisfazione nel vedere una così forte presenza di persone e di fronte ai continui attacchi della poltica che tendono a screditare la magistratura lancia un appello ai presenti: “Vi vedo pronti a sostenere quei magistrati che stanno lavorando in inchieste delicate come quelle sulle stragi” ha detto il magistrato anche se “a volte ci prende un po’di amarezza quando vediamo che non sempre del lascito di Falcone e Borsellino si è fatto tesoro, non sempre i modelli che vengono dalla politica sono all’altezza di questo ‘testamento’ e lascito. E questo dà molta amarezza”. Quella di Falcone e Borsellino per Antonio Ingroia è una eredità spirituale nonostante “i cattivi esempi che vengono dall’alto”. Il giudice Leonardo Guarnotta, uno dei quattro magistrati (insieme a Falcone, Borsellino e Di Lello) che costituirono il famoso pool antimafia alla fine del 1983, non nasconde la sua emozione ricordando l’esperienza straordinaria vissuta accanto a Giovanni Falcone.

Una esperienza che trasmette ai tanti giovani presenti. Anche quest’anno infatti migliaia di studenti sono arrivati a Palermo con le navi della legalità. E molti di questi ragazzi Falcone e Borsellino li hanno conosciuti solo attraverso le immagini e il racconto dei loro genitori e dei loro insegnanti.

La frase che il giudice Falcone ha pronunciato: “Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”, mai come oggi in cui assistiamo a cambiamenti in termini di coscienza civile può essere considerata vera.

E in difesa dei giovani scende in campo anche il procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso.”Difendiamo i nostri figli prima che cadano tra i tentacoli della mafia. Facciamo sì che questo albero spazzi via l’indifferenza, la rassegnazione, le trattative che hanno portato tanti lutti e la voglia di nascondere la verità”. Questa bellissima magnolia deve essere “l’altare laico di una memoria condivisa per chi non si rassegna e dice no”.

Alle 17.58, l’ora in cui 18 anni fa, a Capaci, furono uccisi Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta Rocco Di Cillo, Antonino Montinaro e Vito Schifani, un minuto di silenzio. Il procuratore Grasso legge tutti i nomi delle vittime della strage di Capaci. Subito dopo parte un lunghissimo applauso delle persone presenti. “Che forza avrebbe Palermo se tutti fossero ancora vivi, che facce, che mani pulite, che schiene dritte” prosegue Grasso.

Quest’anno colpisce la presenza di tanta gente, tanti cittadini in cerca di verità. Una verità che desidera con forza la sorella del giudice, Maria Falcone, perché “gli italiani hanno il diritto di sapere cosa ci fu dietro le stragi in cui morirono Giovanni falcone e Paolo Borsellino”.

E in un momento cosi delicato in cui da una parte sono state riaperte le indagini sulle stragi di Capaci, Via D’Amelio e l’Addaura, che potrebbero portare finalmente a fare chiarezza sulla stagione stragista del ’92 e ’93 e dall’altra il governo si sta apprestando a votare l’ennesima legge vergogna (quella sulle intercettazioni) la presenza di tante persone alla commemorazione per la strage di Capaci è una risposta positiva a questo forte vento desiderio di giustizia e di verità.

La storia siamo noi: Giovanni Falcone

Antimafia

Peppino Impastato: “La mafia è una montagna di merda”

9 maggio, 2010
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Ecco cosa Peppino Impastato pensava fosse la mafia. Semplice, diretto ed efficace. “Mafia, una montagna di merda”, era questo il titolo di un suo famoso articolo comparso nel 1966 sul giornale “L’Idea socialista”. Peppino Impastato era un ragazzo semplice, coraggioso ancor più perché proveniente da una famiglia mafiosa, coraggioso perché non solo attaccava la criminalità organizzata, ma perché la derideva, la dileggiava e la metteva in ridicolo.

Nel 1977 aveva fondato Radio Aut, libera e autofinanziata, di cui la trasmissione satirica Onda pazza era uno dei programmi più seguiti. La sua voce doveva essere diventata insopportabile per il boss del paese, Tano Badalamenti. Sentirsi sbeffeggiare con quel soprannome, don “Tano seduto”, doveva mandarlo fuori di testa. I boss son persone da rispettare, non omuncoli che un ragazzo qualsiasi si poteva prendere il lusso di prendere per i fondelli, di irridere agli occhi dei conterranei.

Così, don Tano, decise che per quel giovane del suo paese era giunta l’ora di stare zitto, di tacere. Quel trentenne insolente doveva essere tolto di mezzo, aveva parlato abbastanza. Figurarsi che aveva pure deciso di candidarsi alle elezioni comunali, dove avrebbe potuto infilare ancora più il naso in affari che non lo riguardavano. Prosegui la lettura…

Antimafia