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L’intercettazione della telefonata tra Nunzia De Girolamo e Pasqualino Lombardi.

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Dal Corriere della sera del 22 ottobre 2010 di Bianconi Giovanni

Le inchieste La società segreta Il verbale L’ interrogatorio in carcere alla fine di agosto. I rapporti con i magistrati
Le ammissioni di Lombardi «Feci pressioni per la Mondadori»
L’ ex giudice tributario: chiesi il rinvio del processo a Fiumara, avvocato generale dello Stato L’ intercettazione La telefonata con la deputata pdl De Girolamo: «Caro Pasqualino, ho parlato con il presidente e gli ho ripetuto più volte il tuo nome. Gli ho detto che sei tu quello delegato»

ROMA – «Per la “Mondadori” mi sono recato dall’ avvocato generale dello Stato Fiumara, per chiedergli se l’ Avvocatura generale poteva fargli un’ istanza di rinvio del processo la cui udienza era già fissata davanti ad un collegio presieduto dal presidente Altieri, e Fiumara mi disse che era d’ accordo». E’ una delle poche ammissioni di Pasquale Lombardi, l’ uomo che teneva i rapporti coi magistrati per conto della presunta associazione segreta di cui avrebbero fatto parte – secondo l’ accusa – lui, Flavio Carboni e Arcangelo Martino (arrestati a luglio), i parlamentari del Pdl Denis Verdini e Marcello Dell’ Utri insieme ad altri indagati. Il geometra-ex giudice tributario l’ ha fatta durante l’ interrogatorio del 27 agosto scorso, davanti al procuratore aggiunto di Roma Capaldo, nel carcere di Rebibbia dov’ è ancora rinchiuso. Quel verbale è fra gli atti istruttori depositati al tribunale del Riesame che oggi si riunisce per decidere sull’ istanza di scarcerazione per Carboni e Lombardi, dopo che la Corte di cassazione ha bocciato l’ ordinanza che li ha tenuti in prigione. I pubblici ministeri considerano i due detenuti (a differenza di Martino, liberato un mese fa) membri ancora in attività della presunta «loggia» che condizionava le istituzioni, e l’ intervento dell’ ottobre 2009 per favorire la Mondadori in una causa erariale con lo Stato del valore di circa 300 milioni di euro sarebbe una delle attività illecite svolte dal gruppo. L’ ex avvocato generale Fiumara, ascoltato come testimone il 31 maggio scorso, ha smentito: «Escludo nel modo più assoluto che il Lombardi mi abbia mai parlato del ricorso della Mondadori». Ma nello stesso verbale aveva fatto affermazioni che contrastavano con quelle di alcuni suoi colleghi, allora ha corretto il tiro e alla fine ha dovuto ammettere che fu proprio lui a chiedere di aderire alla richiesta di trasferire la causa alle Sezioni unite, presentata dagli avvocati della Mondadori: «La persona che mi ha parlato dell’ istanza è stata probabilmente l’ avvocato Ghedini, che conosco bene e col quale ci diamo del tu… Della vicenda ho parlato, credo successivamente, al sottosegretario Gianni Letta, forse contestualmente alle polemiche che vi sono state sulla decisione di rimettere il ricorso alle Sezioni Unite». I rapporti di Lombardi con tanti magistrati Sulle manovre intorno alla vicenda Mondadori, il 24 settembre scorso i carabinieri del Reparto operativo hanno consegnato agli inquirenti una nuova informativa in cui ricostruiscono le mosse della «operazione finalizzata all’ avvicinamento, da parte di Lombardi Pasquale, dell’ avvocato generale Fiumara Oscar». E in quel contesto inseriscono una telefonata del 17 ottobre 2009 tra Lombardi e la parlamentare campana del Pdl Nunzia De Girolamo, dove si parla anche di «presidente» e di «Palazzo Chigi». E’ la De Girolamo a chiamare («Pasqualino caro…») e a riferire di aver parlato col «presidente»: «Si è fatto ripetere più volte il nome tuo… aspetta questa settimana che io gli porti qualche dettaglio di quello che hai fatto tu…». Lombardi dice che deve andare «proprio dal presidente, pare che a Palazzo Chigi dovremo andare», e la De Girolamo insiste: «Gli ho detto che sei tu quello che è delegato, quindi tu puoi fargli tranquillamente il mio nome… E lui mi ha detto fammi sapere tutte le cose, tienimi aggiornato su questa cosa». Lombardi dice: «Io sto operando, poi ti spiego a voce quello che sto facendo», e la De Girolamo: «Eh, poi mi dici, tu appena puoi farti vedere mi spieghi, così io lo aggiorno costantemente». Tanti magistrati avevano rapporti con Pasquale Lombardi. Nel suo interrogatorio l’ indagato-detenuto racconta che, ad esempio, il procuratore aggiunto di Milano Nicola Cerrato «ci teneva a fare il procuratore», ma lui lo frenò illustrandogli il gioco delle correnti all’ interno del Csm: «A te non ti può spettare mai questo ruolo, perché si sono ripartiti già gli incarichi, a voi che siete Unicost vi pigliate la Corte d’ appello, e la Procura della Repubblica se la piglia Magistratura democratica». Il pubblico ministero Capaldo chiede come mai Cerrato si sia rivolto a lui, e Lombardi risponde: «Perché tengo questi amici collaterali…». Nella sua testimonianza Cerrato spiega che reputava Lombardi «una persona rispettabile presentato da un amico fraterno e collega autorevole»; il magistrato aggiunge di aver sempre rifiutato gli inviti a incontrarsi con Formigoni che Lombardi gli aveva ripetutamente avanzato: «Diceva che poteva essere utile ai fini di un mio eventuale impegno politico in Regione e che potevo fare anche l’ assessore, tanto che io risposi “ma che sciocchezze dici!”». Quasi tutte le persone intercettate nelle conversazioni con Lombardi, organizzatore dei convegni-cenacolo, davanti agli inquirenti hanno preso le distanze. Il sottosegretario alla Giustizia Caliendo, ex magistrato, co-indagato di Lombardi, respinge ogni accusa e sostiene che vedendo a casa di Verdini, oltre a Lombardi, anche Flavio Carboni «rimasi assai inquieto quando seppi dalla stampa che all’ epoca era ancora imputato per l’ omicidio Calvi». E Arcibaldo Miller, magistrato e capo dell’ ispettorato del ministero, a proposito di quella riunione a casa del coordinatore del Pdl dice: «Né di Carboni né di Dell’ Utri (condannato in primo e secondo grado per concorso in associazione mafiosa, ndr), mi era stata preannunciata la presenza. Quanto a Carboni, non capii cosa esattamente ci facesse lì, appresi che era un imprenditore sardo che aveva partecipato all’ organizzazione di un convegno». Dell’ Utri preoccupato per un prestito da Carboni di 120.000 euro L’ ex assessore alla Regione Campania Sica, interrogato come indagato, ha confessato di essere stato l’ autore del falso dossier sul presidente della Regione Stefano Caldoro precisando: «Non si trattava di un dossier ma di una semplice relazione in cui avevo riportato ed enfatizzato quello che ci dicevamo con Martino e che sapevo si diceva un po’ in giro: fra le altre cose avevo scritto che Caldoro andava a fare sesso con uomini ad Agnano e al Miravalle». Candidato al suo posto voleva essere lui, ma non ce la fece. Ne rimase deluso: «Berlusconi non aveva mantenuto gli impegni politici che mi aveva promesso»; divenne comunque assessore: «La mia nomina fu fatta da Caldoro, ma su indicazione personale di Silvio Berlusconi». Sul fronte degli investimenti nell’ energia eolica, il presidente della Regione Ugo Cappellacci (indagato anche lui, per corruzione e abuso d’ ufficio), ha ammesso di aver ricevuto pressioni, sia per nominare Ignazio Farris a direttore dell’ Azienda per la protezione dell’ ambiente, sia per aumentare i poteri dell’ Ente: «Tali pressioni venivano trasferite a me dall’ onorevole Verdini e talvolta dal senatore Dell’ Utri, e consistevano nella richiesta di dare ascolto alle istanze di Flavio Carboni». L’ inchiesta deve accertare se i due parlamentari del Pdl fossero direttamente interessati agli investimenti che l’ imprenditore-faccendiere sardo voleva realizzare raccogliendo fondi da vari soggetti. Uno di questi è il forlivese Cristiano Ragni, il quale ha spiegato che Carboni gli aveva chiesto, fra l’ altro, di incontrare il ministro delle Finanze della Repubblica di San marino «congiuntamente a Dell’ Utri Marcello». Riascoltato dalla Guardia di finanza meno di un mese fa, il 24 settembre, Ragni ha detto di aver incontrato Dell’ Utri di recente: «Specificava di aver chiesto al senatore notizie su Carboni, visto che nei suoi confronti il Ragni vanta alcuni crediti. A detta domanda, Dell’ Utri dichiarava di non saper rispondere, e che occorreva aspettare che il Carboni uscisse dal carcere. Nel contempo, però, a detta di Ragni, il senatore mostrava preoccupazioni in merito ad un prestito di 120.000 euro fattogli dal Carboni Flavio e non interamente restituito; dette preoccupazioni derivavano dalla possibilità che detto flusso potesse essere rintracciato senza avere la possibilità di giustificarlo». Giovanni Bianconi RIPRODUZIONE RISERVATA **** La vicenda Violata la legge sulle società segrete La procura di Roma indaga su un presunto comitato d’ affari che ha operato per ottenere gli appalti dell’ eolico in Sardegna e apre un fascicolo sulla presunta violazione della legge Anselmi contro le associazioni segrete A luglio gli arresti Pesanti le accuse A luglio arrestati Flavio Carboni, il giudice tributario Pasquale Lombardi e l’ ex assessore napoletano Arcangelo Martino (ora in libertà). Il «gruppo occulto» voleva condizionare le istituzioni attraverso la corruzione e la violenza privata Dal Lodo Alfano al dossier Caldoro Nel settembre 2009 a casa di Verdini si tiene un incontro: obiettivo, per i pm, fare pressioni sulla Cassazione per il Lodo Alfano. Il tentativo di pilotare giudici e politici investe Cosentino, nel dossier contro il candidato alla Regione, Caldoro L’ azione sul Csm e il caso Formigoni Tra le accuse le pressioni sul Consiglio superiore della magistratura per pilotare le nomine e l’ invio degli ispettori ai giudici che avevano escluso la lista del governatore Roberto Formigoni dalle elezioni in Lombardia.

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La De Girolamo su Gazzetta di Benevento del 29 settembre 2010, aveva annunciato querele per Arcangelo Martino che la aveva indicata come riferimento della presunt aloggia P3 con Berlusconi.

Ecco l’articolo:

Nunzia De Girolamo respinge ogni suo coinvolgimento con i faccendieri della cosiddetta P3. Non conosco né Carboni, né Martini e sono pronta a querelare chiunque affermi il contrario. Mario Pepe (Pd): Non ci credo, ma di questi tempi è meglio fornire dei chiarimenti per non finire nei pettegolezzi

“Ho intenzione di querelare sia chi ha detto sia chi ha scritto che sono coinvolta con gli affari della P3″.

Lo ha annunciato alla trasmissione “Agorà” in onda su Rai 3, la deputata del Pdl Nunzia De Girolamo (foto), riferendosi alle indiscrezioni di alcuni quotidiani che hanno pubblicato i verbali dell’interrogatorio degli indagati.

Quanto ai faccendieri indagati per lo scandalo della P3 “sono tre poveracci”.

“Ho già chiamato – ha aggiunto – i miei avvocati. Non conosco nè Martino nè Carboni.

L’unico che conosco è il presunto magistrato tributarista e, come me, lo conosce Romano Prodi, che lo ha nominato magistrato del comitato di vigilanza di un consorzi agrario campano.

Provassero che ho dato la mia disponibilità a farli incontrare con Berlusconi”.

“Intendo querelare entrambi – ha concluso – perchè non è corretto legare una persona come me, che vive nell’onestà, a certi personaggi non avendo niente a che fare con loro”.

Notizia collegata: Martino e De Girolamo

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