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Cento arresti anche per riciclaggio di denaro sporco. Coinvolto un beneventano.

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banconoteCamorra/ Insospettabili gestivano denaro sporco ‘Scissionisti’
Investimenti in campo immobiliare e rapporti bancari fiduciari
da APCOM

Il clan Amato-Pagano aveva deciso di ‘investire’ i proventi degli affari illeciti in complessi residenziali sulla Costa del Sol in Spagna. Investimenti immobiliari che, però, potevano essere realizzati soltanto ‘ripulendo’ le somme di denaro. E’ stato scoperto anche questo durante la complessa indagine che oggi ha portato all’arresto di 66 persone vicine al clan degli ‘Scissionisti’ di Napoli. Un’azione sinergica del personale della Squadra Mobile di Napoli, della Guardia di Finanza, nelle sue diramazioni del Gico e del Nucleo tutela patrimoni e capitali, dei carabinieri del Comando provinciale di Napoli e della Sezione anticrimine che ha permesso di ricostruire il ‘fil rouge’ degli investimenti e del percorso del denaro. Gli appartenenti al gruppo criminale hanno impiegato i soldi di provenienza illecita, attraverso la costituzione, in Italia e all’estero, di società e apertura di conti correnti, anche attraverso posizioni fiduciarie. Attività per le quali si è utilizzato denaro proveniente dal traffico internazionale di stupefacenti e dalle altre attività illecite svolte da Raffaele Amato e Cesare Pagano. Somme reimpiegate anche grazie alla collusione di dipendenti di istituti bancari che non solo hanno garantito l’esistenza dell’organizzazione, ma ne hanno determinato la vera espansione. Investimenti gestiti da soggetti definiti “insospettabili”, già pienamente inseriti nel sistema imprenditoriale e finanziario lecito. Tra questi Riccardo Fusari, professionista del mondo della finanza, che intratteneva rapporti anche con i funzionari della Banca Monegasca di Gestione di Montecarlo e Gaetano Pezzella, detto ‘o tecnologo’. Quest’ultimo imprenditore e titolare della società ‘Italia salumi’, impresa sottoposta a sequestro nel corso dell’operazione odierna. Arrestati, inoltre, anche due funzionari di banca: Raffaele Tazza e Stefano Romano. A dimostrazione del potere acquisito sul territorio per il controllo degli affari illeciti sono finiti in manette anche Francesco Biancolella e Pasquale Liccardo, considerati coloro i quali hanno avuto, per circa 40 anni, i rapporti con tutti i clan attivi sul territorio di Mugnano, per gestire gli appalti.

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