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“Il sindaco Mastella tra grandi annunci e lillipuziani”. Reportage di Antonio Esposito

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Dallo scranno più alto di Palazzo Mosti, Clemente Mastella ha agitato per qualche mese le acque della politica nazionale, presentandosi come cacciatore di “responsabili” utili a garantire la sopravvivenza del terzo governo di Giuseppe Conte, ma l’operazione è ben presto sfumata ed è arrivato Super Mario Draghi. Da ago della bilancia della compagine giallorossa, in trattativa a destra e a manca, ha fatto sapere poi di aver contattato solo la consorte senatrice Sandra Lonardo, Carlo Calenda di Azione e qualche ex dc.

La sua abilità di grande stratega, sbandierata in tanti talk tv e tra mille interviste, da “Il Mattino” a “La Repubblica”, questa volta non ha dato i frutti sperati. Comunque può consolarsi con la canzone sberleffo di Luca e Paolo, “Noi siamo figli di Mastella”, dedicata al suo creativo ed intramontabile trasformismo, sul ritmo del popolare brano di Alan Sorrenti. Dopo il flop, come “salvatore della patria”, il sindaco di Benevento ora punta tutto sulla sua riconferma, l’ultima poltrona che gli è rimasta, da difendere con le unghia e con i denti, per continuare a giocare un ruolo da protagonista almeno sul piano regionale.

Quando approdò al comune, promise che avrebbe ricoperto il ruolo di primo cittadino solo per cinque anni, ma poi evidentemente ci ha trovato gusto e vorrebbe fare il bis. Battendo il centrosinistra nel 2016, forse meravigliato egli stesso della vittoria, sbandierò un intenso ed ambizioso programma, per rilanciare una città che egli aveva definito “malata, fragile, stanca, spaventata”. “Benevento è bella –annunciò nel suo primo discorso- ma in declino. Si stanno avvicinando tempi di ferro, ma anche di straordinaria opportunità”.

Com’è stata la navigazione dell’amministrazione Mastella? Quali trasformazioni e miglioramenti sono arrivati? Quale futuro è stato disegnato per il capoluogo sannita? Il cammino è stato contrassegnato da luci ed ombre, da sporadici splendori ed un triste appesantimento delle sue condizioni economico sociali. Con tanti problemi ancora irrisolti, dall’urbanistica al lavoro, dalle infrastrutture ai servizi, dall’ambiente ai beni culturali, dal commercio al turismo. Con tanti progetti ancora nel cassetto e tante opere incompiute.

Abbiamo ascoltato le opinioni di alcuni consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione.

“Questi anni sono andati bene –dice con orgoglio la fedelissima mastelliana Molly Chiusolo- nel senso che l’amministrazione ha messo in campo innumerevoli azioni per cercare di portare a termine il programma. Le difficoltà sono state tante per la situazione ereditata, che ci ha portato nostro malgrado a dichiarare il dissesto. Sicuramente Benevento ha cambiato volto. Stiamo riaprendo tutti i teatri. Sul piano urbanistico abbiamo lavorato molto. Stiamo elaborando la variante al Puc e per completare il palazzo di Piazza Duomo abbiamo partecipato al bando “Italia City Branding”. Arriveranno altri treni veloci alla Stazione Centrale”.

Gli amministratori uscenti parlano di nuovo protagonismo e di grande impegno profuso per attrarre finanziamenti. Non la pensa così ovviamente invece chi è stato all’opposizione. “Il sindaco –obietta Italo Di Dio, eletto in area Dem- ha deluso completamente le aspettative. Altro che rilancio della città. Abbiamo assistito al suo rilancio politico, ha sfruttato il suo ruolo per la ribalta mediatica e la visibilità. Non si è visto nulla per l’occupazione e la cultura. Il bilancio comunale presenta un disavanzo di 9 milioni di euro. II tasso di inquinamento è altissimo, nonostante non abbiamo fabbriche. Manca una visione strategica unitaria”.

La costruzione del palazzo di fronte al Duomo risale a circa vent’anni fa, ma ancora non si riesce a completarlo e a definirne la destinazione d’uso. Il progetto comprendeva inizialmente due edifici, uno pubblico ed uno privato, ma i suoli ancora non sono stati ceduti al comune. Lì doveva nascere anche un museo d’arte contemporanea. Ma ora è trapelato che un imprenditore del settore enogastronomico vorrebbe entrare nell’operazione per realizzare un ristorante sul terrazzo con vista cattedrale. Si tratta di un Project Financing, come anche per il palazzo progettato nell’area del Terminal Bus e del mercato di Piazza Commestibili. Le tre corpose e spinose questioni hanno suscitato le contestazioni degli ambientalisti.

“Sul piano ambientale è stato un disastro -incalza la grillina Anna Maria Mollica- la città è precipitata sempre più in basso. Per mesi, insieme all’associazione “Altrabenevento”, abbiamo denunciato il problema dei pozzi inquinati di Campo Mazzoni e Pezzapiana, continueremo a chiedere chiarezza anche se la procura ha proposto l’archiviazione. La stessa ipotesi di depuratore suscita perplessità, perché l’hanno previsto in una zona archeologica e paesaggistica, come Santa Clementina e Sant’Angelo a Piesco, mentre sarebbe meglio prolungare il collettore centrale che si sta realizzando. Per non parlare del massacro dei pini al Viale Atlantici. Il comune ha bloccato anche il referendum per l’acqua pubblica, chiesto da oltre 3000 firme”.

Il quadro tracciato dai contestatori della giunta Mastella è davvero a tinte fosche. “Da un politico come lui-osserva Vincenzo Sguera di Patto Civico- si attendeva un contributo maggiore ed una vera svolta per tante questioni sul tappeto. La città invece ha compiuto molti passi indietro. Basti vedere la condizione delle contrade e del commercio. Il sindaco ha chiamato i suoi compagni di viaggio, “lillipuziani, succhiaruote e arraffa arraffa”. Ma non ha mai fatto i nomi di quelli che lo ricattavano. Perché andavano allontanati dal consiglio comunale”. “Di questi anni –aggiunge Floriana Fioretti, neo capogruppo Pd- ricordo solo la dichiarazione di dissesto, l’inaugurazione di opere progettate dalla precedente amministrazione ed il cambio di ben 10 assessori. Mancano ancora un piano traffico e la relazione preliminare ambientale per la variante al PUC”.

Tra le “cattedrali” dell’abbandono spiccano la Spina Verde al Rione Libertà ed il Parco Archeologico di contrada Cellarulo. La prima opera, inaugurata nel maggio 2016 dall’amministrazione uscente, è stata più volte vandalizzata , comprende un Auditorium per la Musica, che in un primo momento doveva gestire il conservatorio, ed una bibliomediateca da affidare all’università. Il progetto originario si è perso per strada tra l’indifferenza del comune. L’incuria ha colpito anche il parco, chiuso dopo pochi mesi dall’apertura, nel novembre 2014, per motivi alluvionali e finito in un’ inchiesta della magistratura per difetti progettuali.

Sul piano strettamente politico, i cinque anni di Mastella sono stati caratterizzati da un “fantastico via vai”. La compagine amministrativa, nata da due liste civiche mastelliane, unite a Forza Italia e all’Udc, si è collocata subito nell’alveo del centrodestra. Del resto, il sindaco vince contro il candidato del Pd, Raffaele Del Vecchio, numero due dell’amministrazione uscente. Poi, per contrasti con la Lega, il big ceppalonese fonda “Noi Campani” e approda alla corte del governatore Vincenzo De Luca, portando in dote oltre 100 mila voti ed eleggendo consiglieri regionali, il beneventano Gino Abbate e la casertana Maria Luigia Iodice.

Dalla maggioranza vanno via molti consiglieri comunali. Tra questi Delia Delli Carri, Anna Rita Russo, Pina Pedà, Antonio Puzio, Domenico Franzese, Luca Paglia. Altri, come Luigi Scarinzi, Marcellino Aversano, Vincenzo Sguera, Angelo Feleppa, dall’opposizione saltano sul carro mastelliano. Ma alcuni di questi, come Sguera, Scarinzi e Feleppa, ben presto tornano indietro delusi ed oggi si preparano a costruire un’alternativa da diverse postazioni. Dopo le regionali, la sirena mastelliana sembra voglia ammaliare anche tre consiglieri dissidenti del Pd ,Francesco De Pierro, Raffaele Del Vecchio e Cosimo Lepore.

Col rimescolamento delle carte si può dire che oggi a Benevento governa un monocolore mastelliano. Anche chi, come il consigliere Nanni Russo, eletto con Forza Italia, aveva rotto per un’incomprensione nata da alcune intercettazioni, nella quali conversava con un esponente di un clan locale, è tornato nelle braccia del sindaco. “Io resto dove sono sempre stato -precisa Russo- non condivido i cambi di casacca. Mi candidai in quota Nunzia De Girolamo. L’amministrazione comunale ha fatto quel che poteva. Se Mastella non fa il sinistrorso, ma fa il centrista, mi sta sempre bene. Con i forzisti e con Martusciello non ho nulla a che fare”.

Durante la pandemia, il sindaco va decantando i traguardi raggiunti anche attraverso le telefonate che è abituato a fare ai cittadini per richiamarli a rispettare le regole. Continua a dire di aver trovato una città depressa e di averla resuscitata. “E’ completamente l’opposto -ribatte l’ex primo cittadino Fausto Pepe-Benevento è diventato un grande paese, con nessun ruolo in regione. Il consiglio comunale è stato svuotato. Non c’è dibattito sull’urbanistica, né sulla cultura. Mastella ha preferito il dissesto come alibi, perché non sa governare. Non si vedono opere nuove. Non c’è programmazione. Ai miei tempi ottenemmo tanti fondi europei, il riconoscimento Unesco, facemmo la variante al Puc che mancava da 40 anni”.

Una forte delusione si registra sul fronte degli investimenti promessi durante la campagna elettorale. “Dove sono finiti i tanti amici di cui si vantava il sindaco -sottolinea Di Dio- a cominciare da Diego Della Valle che doveva mettere a Benevento una fabbrica di scarpe? Quali scelte sono state condivise con le categorie ed i comitati di quartieri? Il comune pensa di realizzare i progetti per le periferie in un’area centrale della città, come l’ex Campo La Salle e Piazza Risorgimento, mentre langue nel dimenticatoio il parcheggio di Porta Rufina”. “Il sindaco si è comportato da monarca -aggiunge Mollica- la sua amministrazione ha distrutto letteralmente la Rassegna “Benevento Città Spettacolo”, la relativa fondazione e non è riuscita a sfruttare adeguatamente l’Unesco. L’unica vera novità è stata l’adesione al Progetto trasnazionale “La rotta di Enea”.

Per la sua riconferma il sindaco ora sogna di avere l’appoggio del Pd, perché con “Noi Campani” ha sostenuto De Luca. “Dopo aver dimostrato una grande arroganza -conclude Pepe, dirigente Pd- denigrando i suoi avversari, invoca per Benevento il modello regionale, dimenticando che è stato eletto col centrodestra contro un’amministrazione a guida Pd. E’ l’atteggiamento di un bambino viziato. Non può diventare il padrone della politica locale, mentre sul piano nazionale fa solo brutte figure. Bisogna ricordare che il modello regionale ha generato un grande caos col dimezzamento dei consiglieri Pd. Per questo stiamo lavorando per costruire un’alternativa al metodo Mastella con una squadra di uomini competenti”.

Antonio Esposito- giornalista

 

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