Categorie: Truffa Fatebenefratelli

De Lorenzo confessa: “ho attaccato un giudice per un altro”.

28 luglio, 2010
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Da Gazzetta di Benevento, 28-07-2010 08:51

Peppino De Lorenzo alza l’indice accusatore contro quei giudici che non lo ascoltarono e che oggi non sono più sugli altari

Mi rivolgerò al Consiglio Superiore della Magistratura che dovrà far luce su quanto accaduto nel passato

Giuseppe De Lorenzo, ex assessore alla Mobilità del Comune di Benevento e responsabile del Servizio di Psichiatria dell’Asl presso l’Ospedale Rummo, prendendo spunto dalla recente inchiesta che ha visto coinvolti tre noti avvocati accusati di appropriazione indebita e riciclaggio, è intervenuto per alzare l’indice accusatorio contro quei giudici della Procura di Benevento, due ne ha individuati, che, a suo dire, in passato non lo ascoltarono, archiviando le sue denunce, nell’ambito delle indagini sulla vicenda Arpac/Udeur.

Lo stesso ha poi annunciato che si rivolgerà al Consiglio Superiore della Magistratura per chiedere di far luce su quanto accaduto.

Ecco ora la lunga nota di De Lorenzo. Prosegui la lettura…

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Categorie: Truffa Fatebenefratelli

Fatebenefratelli: Itro, Cocilovo e Di Monaco non conoscevano la provenienza dei soldi finiti sui loro conti correnti. Come Scajola per la casa regalata.

28 luglio, 2010
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Da Il Mattino del 26 luglio 2010

“Avvocati arrestati, al setaccio i conti correnti”

Saranno interrogati oggi Mauro Di Monaco, Mario Itro e Marco Cocilovo, i tre avvocati arrestati dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta sul riciclaggio di circa 10 milioni di euro, frutto, secondo l’accusa, di una appropriazione indebita effettuata a danno dell’ospedale Fatebenefratelli. I tre hanno trascorso due notti nelle celle del carcere di Contrada Capodimonte. Dovranno dare spiegazione sui movimenti finanziari, scovati dalle Fiamme Gialle, che avevano come unico scopo, come sostiene il Pm Tartaglia Polcini, di far perdere le tracce dei soldi che Mauro Di Monaco aveva tenuto per sè invece che versarli all’Ospedale. Queste operazioni sarebbero state fatte materialmente dai tre avvocati che utilizzavano dei conti correnti aperti a nome delle proprie anziane madri con l’assenso dell’ex direttore della filiale della Bnl Giuseppe Lamparelli. Le operazioni sotto la lente di ingrandimento dei magistrati e della Guardia di Finanza riguardano investimenti e disinvestimenti di forti cifre, operate a nome delle madri dei tre arrestati che risulterebbe, quindi, semplici prestanome. Il tutto per occultare, secondo gli investigatori, la provenienza del denaro. In molti casi, sostiene il magistrato inquirente, viene posta in essere una frammentazione scientifica delle operazioni, classica del riciclaggio, volta a spezzare la traccia documentale dei trasferimenti in modo da non far risultare congiunte diverse operazioni. E le richieste di custodia cautelare del Pm ed accolte dal Gip vengono motivate, oltre che per evitare il pericolo di inquinamento delle prove, anche dalla condotta dei tre avvocati che «non usano armi o condotte violente, si affidano invece a funzionari di banca compiacenti, conti correnti, distinte di versamento, prestanome improbabili per conseguire risultati molto più consistenti».Nel corso dell’interrogatorio odierno, i tre arrestati dovranno dimostrare il contrario e, cioè, che si tratta di operazioni del tutto indipendenti ed estranee alla vicenda del Fatebenefratelli. Determinante, quindi, appare il ruolo di Giuseppe Lamparelli che, a quanto sembra, starebbe collaborando con gli investigatori e nel corso di alcuni interrogatori avrebbe spiegato alcuni delicati passaggi della vicenda. Peraltro la richiesta di applicazione di una misura cautelare (obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) nei suoi confronti non è stata accolta in quanto l’ex direttore di banca avrebbe fornito «un buon contributo» all’inchiesta.

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Da Il Mattino del 27 luglio 2010 Prosegui la lettura…

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Categorie: Truffa Fatebenefratelli

Avvocati rampanti !

28 luglio, 2010
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da Il Quaderno del 26/07/2010

Altri tre avvocati in carcere: riciclaggio di 11 milioni. Implicati ex direttore BNL e un frate

Iniziano a conoscersi i dettagli dell’operazione investigativa, condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Benevento, diretto dal sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Tartaglia Polcini. Ha portato all’arresto dei tre avvocati: Mauro Di Monaco (42 anni), originario di Santa Maria Capua Vetere, Marco Cocilovo (49) anni e Mario Itro (54) entrambi beneventani. Nel carcere di Capodimonte, dove si trovano dalla serata di venerdì 23 luglio, saranno interrogati, nella mattinata di oggi, lunedì 26 luglio, da Sergio Pezza, Giudice per le indagini preliminari, lo stesso che ha disposto le misure cautelari richieste dal sostituto Tartaglia Polcini.

Si sta procedendo per un’ipotesi di reato di riciclaggio e fraudolento trasferimento di valori, scaturita da un’iniziale ipotizzata appropriazione indebita di 11 milioni di euro, dei 15 in totale spettanti all’ospedale Fatebenefratelli del capoluogo sannita, come crediti vantati nei confronti dell’USL 5 di Benevento (ente sanitario locale poi trasformato dalla Regione Campania nell’attuale ASL). Lunedì alle 9.30 l’interrogatorio di garanzia per gli indagati difesi dagli avvocati Guido Principe, Vincenzo Regardi, Raffaele Tibaldi, Gerardo Orlando e Mario Rossino.

Torna in causa l’ex direttore di Filiale

La vicenda parte dal 2002 ma, prima di addentrarci, bisogna fare riferimento ad altre due persone, una delle quali deceduta che, nella ricostruzione dei magistrati inquirenti, avrebbero svolto un ruolo importante. La prima è Giuseppe Lamparelli, lo stesso 55enne, ex direttore della Filiale della BNL di Benevento coinvolto, e anche arrestato, nell’altra ipotizzata truffa ai disabili sanniti, con annesso riciclaggio, assieme ad altri tre avvocati e funzionari di banca, nella denominata ‘Operazione Camaleonte’, esplosa il 4 marzo scorso con l’esecuzione dei provvedimenti cautelari (l’ammontare di quella presunta truffa era di 2,2 milioni di euro ai danni di 54 diasabili gravi: a condurre anche quell’inchiesta Tartaglia Polcini).

Il ruolo del frate del Fatebenefratelli Prosegui la lettura…

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Categorie: Giudici e Politici

Giuseppe Gargani, il vero referente politico di Pasqualino Lombardi della nuova P3

27 luglio, 2010
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pubblicato su Gli Italiani il 27/07/2010

P3, retroscena. Lombardi e Gargani. Uno “pensionato sfigato”, l’altro “rampante” da Csm?

di Eleonora Mastromarino

Chi è Pasquale Lombardi? Un geometra nominato nelle commissioni tributarie, ex sindaco democristiano di Cervinara, in provincia di Avellino, e uno dei 3 arrestati nell’ambito delle indagini sulla presunta associazione segreta che partecipava alle cene di casa Verdini e che era in contatto diretto con Dell’Utri.

Lo hanno definito un pensionato sfigato, un chiacchierone, un millantatore, eppure secondo gli inquirenti era proprio lui l’addetto ai contatti con il mondo giudiziario per conto della nuova P2. Dalle intercettazioni rese pubbliche di recente, però si capisce che tutti parlano con Lombardi, giudici costituzionali, presidenti di regione, leader politici, tutti lo ascoltano. Nonostante la forma quasi ridicola e spesso in dialetto, il contenuto di queste conversazioni è decisamente allarmante.

Il ruolo di Lombardi è tutto da capire, cosa faceva di lui un personaggio così influente? Da dove proveniva il suo potere di scambio? Secondo quanto appreso da sue recenti dichiarazioni, ad introdurlo nel mondo della giustizia fu suo cugino Giuseppe Faraone, potente Procuratore Antimafia di Benevento. Il quale però non è più attivo dalla fine degli anni ottanta, dunque cosa gli avrebbe fatto mantenere questa posizione di favore fino ad ora?

Non è difficile individuare le sue origini politiche, secondo quanto sostenuto da Nicola Casentino, in un’intervista rilasciata a Rosanna Capacchione, “Lombardi aveva aderito a Forza Italia insieme a Giuseppe Gargani, al quale faceva riferimento quando entrambi erano nella Dc”.

Giuseppe Gargani è un potente uomo politico di origini avellinesi, esponente di spicco della Democrazia Cristiana di cui era componente della direzione nazionale, nonché deputato, è stato anche sottosegretario alla giustizia per circa 5 anni a partire dal 1979, oltre che più volte presidente della commissione Giustizia alla Camera.

Nel 1994 dopo lo scioglimento della DC aderisce al Partito Popolare Italiano che lascia nel 1999 per aderire a Forza Italia, di cui diventa presto responsabile Giustizia con cui viene eletto parlamentare europeo per due volte (nel 1999 e nel 2004), diventando anche presidente della Commissione giuridica e per il mercato interno.

Personaggio di non poco conto, considerato che nel 2008 è indicato dal premier, Silvio Berlusconi, come coordinatore del “pool di saggi” che dovevano aiutare il ministro Angelino Alfano a organizzare la riforma della giustizia. Dunque Gargani, insieme all’ex presidente Francesco Cossiga ed al giudice costituzionale Romano Vaccarella, prepara per il ministro il primo Lodo Alfano e lavora ad uno dei punti cardini del programma di governo di Berlusconi, la radicale innovazione del sistema giustizia in Italia. Le priorità del pool sono infatti: la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici; il ripristino dell’immunità parlamentare, e, quindi, una diversa disciplina per l’autorizzazioni a procedere; la revisione del Consiglio Superiore della Magistratura che preveda un’effettiva parità tra membri togati e laici; ed, infine, per quanto riguarda l’azione penale, i procuratori dovranno seguire gli indirizzi indicati dal parlamento.

Il fratello dell’eurodeputato, Angelo Gargani, è magistrato fuori ruolo in servizio al ministero come capo del controllo interno, ovvero colui che gestisce le ispezioni ministeriali, ed è anche presidente della commissione che nomina i giudici tributari. Essendo stato coinvolto nell’inchiesta P3 è ora sottoposto a provvedimento disciplinare del Csm. Angelo Gargani compare nel fascicolo a causa di una telefonata proprio con l’amico Pasquale Lombari del dicembre 2009. Infatti in quei giorni si era diffusa la notizia che ci sarebbe stato un avviso di garanzia a carico di Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia, per un inchiesta sull’inquinamento atmosferico condotta dal procuratore aggiunto di Milano, Nicola Cerrato.

In quella occasione, Lombardi telefona ad Angelo Gargani per farsi mettere in contatto con il procuratore milanese, dicendo: «Stammi a sentire. Tu dovresti avere per regola il numero di Nicola Cerrato… vedi un poco se giovedì o massimo venerdì posso arrivare a Milano e mi fai fissare un appuntamento…». Gargani domanda: «Ma lui ti conosce?». E Lombardi: «E come non mi conosce. Pasqualino è amico di Giacomino (Caliendo, magistrato e sottosegretario alla Giustizia, anche lui politicamente legato a Giuseppe Gargani ndr)…Si deve ricordare, se non ricorda glielo ricordi, gli dici che questa è roba nostra e deve venire un poco da te…tu gli dici che è l’amico di Giacomino, amico mio, è amico di tutti quanti…». Il giorno dopo Gargani chiama Lombardi: «Allora, Nicola ti aspetta domani all’una».

Se la carriera di Angelo Gargani, sembra essere in difficoltà, quella del fratello Giuseppe è ancora tutta da scrivere. Non essere stato rieletto al parlamento europeo nel 2009, non gli ha fatto abbandonare la politica, infatti nel 2010 passa dal Pdl all’Udc, recuperando così l’antico rapporto con Ciriaco De Mita. Inoltre, in questi giorni, si sente ancora parlare di lui come del possibile futuro vicepresidente del Csm, al posto dell’ex-democristiano avellinese Nicola Mancino.

Le scelte possibili per la maggioranza sembrano essere due, o una figura di “alto profilo” come Annibale Marini, ex presidente della Consulta, oppure una opzione tutta politica e a quel punto la maggioranza potrebbe puntare proprio su Giuseppe Gargani, visto anche il gradimento dell’Udc.

clicca qui per leggere l’articolo sul sito de Gli Italiani

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Il Fatto Quotidiano è in vendita anche a Benevento.

27 luglio, 2010
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Da questa mattina nelle edicole di Benevento è in vendita anche Il Fatto Quotidiano.

Ecco uno degli articoli leggibile anche sul sito:

Pdl, probiviri e P3 – Il comitato che processa Granata: ombre di massoneria e “nuova cricca”. Il suo legame con il “Maestro” Spinello, quelli del giudice Gallo con i faccendieri

Tutti li chiedono. Tutti li vogliono. Sono loro, i probiviri del Pdl. Ma la commissione è un rebus: un organo che non si è mai riunito, composto da membri messi lì chissà da chi. Probiviri spesso sconosciuti. Ma soprattutto frequentatori, dieci anni fa come oggi, di persone accusate di voler ricostituire una P2. Insomma, forse non si tratta dei probiviri ideali per giudicare Fabio Granata, reo di aver criticato i poteri oscuri nel Pdl.

Vittorio Mathieu, stimato filosofo, è figura di spicco della commissione di probiviri. Ma anche amico di Salvatore Spinello. È il 9 settembre 1999 quando la Dia di Napoli registra un incontro nell’ufficio di un noto commercialista. A parlare è proprio Spinello: nato a Caltanissetta nel 1922, una lunga carriera ai vertici della massoneria. Poi, dal 1980, Gran maestro del Grande Oriente scozzese d’Italia-Comunione di piazza del Gesù, amico di Craxi e di tanti big della Prima Repubblica. “Ritorniamo come prima – esordisce Spinello – e ripartiamo. Dobbiamo tornare ad essere i consulenti aulici del potere costituito. Per arrivare al grande gioco politico non è necessario diventare parlamentare, ma pilotare i parlamentari. Occorre una riscrittura della Costituzione, che è un po’ vecchiotta, delle attribuzioni dei poteri dello Stato”.

Per i pm, una specie di nuova P2 radicata in tutta Italia. Non gente qualunque, ma familiari di ministri e ambasciatori stranieri. Ma ci sono altri legami inquietanti: secondo il mafioso pentito Angelo Siino, Spinello gli avrebbe chiesto voti per far eleggere un democristiano e gli avrebbe presentato Flavio Carboni (ancora lui). Di più: Spinello sosteneva di conoscere Vincenzo Casillo, appartenente alla camorra, accusato dell’omicidio Calvi e ucciso da un’autobomba.

Disciplina morale

Nel 2000 Spinello fu arrestato, ma alla fine gli elementi raccolti non sembrarono sufficienti per sostenere l’accusa di violazione della legge Anselmi. Mathieu non fu indagato, però, secondo quello che emerse dieci anni fa, sarebbe un importante massone che ha rapporti stretti con Spinello. Nel 1992 Spinello ha fondato il Cirs, Centro internazionale studi e ricerche, che lui chiama il “braccio secolare dell’istituzione”, cioè la copertura dell’attività massonica. Nel Cirs, che voleva riscrivere la Costituzione italiana, troviamo Mathieu. Spinello e Mathieu in quel periodo sono una coppia indivisibile e organizzano convegni e accademie tra Italia, San Marino e Germania.

Ma come nasce il Centro studi?

Lo racconta, registrato dalle cimici, il 13 ottobre 1999 lo stesso Spinello mentre in auto sta andando da Vittorio Casale (massone anche lui e socio, anni dopo, dell’ex amministratore di Unipol, Giovanni Consorte): “…ero entrato in massoneria e dall’interno della struttura il Gran maestro di allora Ceccarini premeva perché si costituisse una struttura culturale che fosse il supporto, direi, nel mondo profano e creò il Centro Internazionale Studi e Ricerche a Torino… siccome eravamo tutti massoni, ivi compreso il presidente, il rettore magnifico dell’Università di Torino, ci siamo sentiti ieri, e lui, Mathieu, Durando, Ricossa eccetera, ci consorziamo in un istituto che fa i corsi post universitari… per creare una classe politica e ci distribuiamo le discipline per l’insegnamento. Mathieu prende la disciplina morale”.

Spinello poi pensa di creare un network di società amiche che si aiutino sul mercato. Il progetto è battezzato Altair e il massone pensa di offrire la presidenza a Mathieu. Il 30 ottobre la Dia annota questa telefonata di Spinello: “Mathieu ha accettato di diventare presidente onorario dell’Altair, è la compagnia profana del lavoro, in effetti è la compagnia delle opere no, e questo ci ha giovato moltissimo naturalmente dal punto di vista referente no?”.

Che curricula

Ma non c’è soltanto Mathieu: Granata sarà giudicato anche da Sergio Gallo. E qui non rileva tanto che si tratti dell’ex capo di Gabinetto di Gianni Alemanno, toccato dalle polemiche sul suo compenso annuale di 210 mila euro lordi. No, il punto è che il nome di Gallo ricorre tra gli ospiti del convegno organizzato nel settembre 2009 dal Centro Studi di Pasquale Lombardi. Chissà se è lo stesso Gallo di cui parlano Arcangelo Martino e Pasquale nelle loro intercettazioni. Martino: “Chiamati Gallo… se sta oggi ci andiamo un attimo dai”.

Ma nella commissione ecco anche l’ex ministro Giuliano Urbani e Guido Possa, ex dipendente Fininvest, amico fraterno del Cavaliere. Poi la solita schiera di avvocati come Franco Paolo Sisto, onorevole e difensore di Max Verdoscia, accusato di aver portato la droga nei festini di Giampi Tarantini. E poi Maria Teresa Armosino, azzurra doc, presidente della Provincia di Asti e deputato, doppio incarico cui la probovira non ha rinunciato.

Già, l’esordio della commissione è piuttosto tormentato. Ma non è soltanto la Fondazione dei finiani a sparare a zero. Anche nei corridoi del Pdl più ortodosso qualcuno storce il naso: “La commissione c’è, in teoria”. In teoria? E l’esponente del Pdl sotto anonimato punta il dito sull’articolo 41: “Gli aderenti e gli associati al Popolo della libertà e i rappresentanti delle Associazioni sono tenuti a ricorrere preventivamente al Collegio dei Probiviri in caso di controversie”. Poi il pidiellino ortodosso allarga le braccia: “Il codice prescrive un collegio di probiviri e noi l’abbiamo messo nello statuto. E abbiamo anche nominato i componenti. Ma non sappiamo nemmeno se li abbiamo votati e chi sono”.

di Marco Lillo e Ferruccio Sansa

da Il Fatto Quotidiano del 27 luglio 2010

 

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Categorie: "Città Tranquilla", Corruzione, Criminalità, corruzione nel Sannio

La Procura della Repubblica deve chiarire i dettagli della mega truffa ai danni del servizio sanitario.

24 luglio, 2010
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Altrabenvento – Comunicato stampa del 24 luglio 2010

Il nuovo comandante della Guardia di Finanza, colonnello Cesare Paragoni, ha avuto appena il tempo, dopo il suo insediamento, di sostenere che Benevento è una “città tranquilla” che subito si è trovato a coordinare l’operazione che ha portato all’arresto di Mario Itro, Marco Cocilovo e Mauro Di Monaco, noti avvocati.

La Procura della Repubblica li accusa di reati gravissimi, e cioè di essersi impossessati di 10 (dieci) milioni di euro che la Regione Campania ha destinato all’Ospedale Fatebenefratelli di Benevento. Pare che i soldi siano finiti su conti correnti intestati alle madri degli arrestati, grazie alla complicità di alcuni funzionari di banca.

L’ingente truffa è ancora più grave perché riguarda fondi destinati ai servizi sanitari, già oggetto di tagli da parte della Regione e del Governo, e si aggiunge a quella ai danni delle famiglie dei disabili, emersa qualche mese fa con modalità ed autori in parte analoghi.

Proprio perché si tratta di appropriazione di soldi pubblici, tutti abbiamo il diritto di sapere i particolari di questa frode che peraltro coinvolge personaggi conosciuti in città, uno di essi è marito di un magistrato al quale hanno recentemente bruciato l’auto.

Le forze dell’ordine e la magistratura non possono pertanto limitarsi allo scarno comunicato diramato questa mattina, mentre in altri casi hanno tenuto le opportune conferenze stampa. È necessario che gli inquirenti chiariscano i dettagli della squallida vicenda che vede come autori personaggi noti in città per il loro particolare tenore di vita, i quali, a quanto pare, si sono arricchiti con i soldi destinati al servizio pubblico per eccellenza, l’assistenza sanitaria.

Il Presidente – Gabriele Corona

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Categorie: "Città Tranquilla", Corruzione, Criminalità, corruzione nel Sannio

Gli Italiani: Arrestato per truffa ai danni dell’Ospedale Fatebenefratelli, l’avv. Mario Itro, marito di un magistrato, ed altri due complici.

24 luglio, 2010
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La nota della Guardia di Finanza: “Tre noti avvocati operanti nella città di Benevento sono stati tratti in arresto nella notte in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Giudice per le Indagini preliminari presso il Tribunale di Benevento. I professionisti si sono resi responsabili dei reati di appropriazione indebita, riciclaggio e fraudolento trasferimento di valori, per una somma complessiva di oltre dieci milioni di euro.
Uno degli avvocati era stato incaricato da una azienda ospedaliera di procedere al recupero di somme non pagate da parte della regione Campania. Una volta ottenuto il pagamento di tale somma costui, anziché mettere il denaro a disposizione del proprio cliente, se ne è appropriato. Gli altri due professionisti hanno quindi posto in essere varie operazioni bancarie e finanziarie per riciclare il denaro oggetto dalla indebita appropriazione.
Oltre agli arrestati sono stati notificati quattro avvisi di garanzia ad altrettante persone che hanno attivamente partecipato alla realizzazione della condotta delittuosa mediante l’accensione di conti correnti e l’effettuazione di operazioni bancarie tese a dissimulare ed occultare la reale destinazione delle somme riciclate. Contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti restrittivi l’autorità giudiziaria ha altresì disposto il sequestro di una somma equivalente a quella oggetto di appropriazione e riciclaggio, per circa 10 milioni di euro.
Un avviso di garanzia è stato altresì notificato al rappresentante pro-tempore di un primario istituto bancario nazionale per la responsabilità amministrativa dipendente da reato.”

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Da Gli Italiani: “Truffa al Fatebenefratelli di Benevento: arrestato marito di un magistrato”
di Eleonora Mastromarino
Questa mattina la guardia di Finanza del Comando Provinciale di Benevento ha arrestato tre noti avvocati beneventani, ritenuti responsabili di appropriazione indebita, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Tra essi anche Mario Itro, marito del magistrato beneventano Cecilia Annecchini.
Si tratta di una nuova indagine che fa seguito all’Operazione Camaleonte, portata avanti lo scorso marzo dalla procura della repubblica di Benevento, ed in particolare dal PM Giovanni Tartaglia Polcini. Le indagini avevano smascherato una grossa truffa ai danni di famiglie con membri portatori di handicap.
A causa di una fuga di notizie, in città si aspettavano da mesi le misure restrittive per alcuni avvocati e funzionari di banca cittadini, arrivate solo la scorsa primavera, quando la Procura beneventana ha contestato agli indagati di essersi appropriati fraudolentemente di sovvenzioni della Regione Campania destinate a decine di famiglie di disabili.
L’inchiesta aveva svelato come gli avvocati incassassero per se l’assegno destinato ai malati, che avrebbero dovuto aiutare, tramite la collaborazione di alcuni dipendenti delle filiali cittadine della BNL e della Unicredit banca, i quali hanno consentito il riciclo dei titoli per un totale di 2,2 milioni di euro.
A Marzo furono destinatari di misure restrittive: Giuseppe Lamparelli, all’epoca dei fatti direttore della filiale beneventana della BNL, i fratelli avvocati Fernando e Giancarlo Di Cerbo, Maria Cristina Callisto avvocato e collega di studio di Fernando Di Cerbo, Marco Cocilovo avvocato, Mariantonietta Calligaro avvocato, Tullia Bartolini funzionario di Unicredit a Benevento e Angelo Lanni bancario.
Sui giornali di quei giorni si faceva spesso riferimento ad un altro avvocato del foro beneventano, senza mai farne il nome, probabilmente si trattava proprio di Mario Itro, il quale aveva molti interessi professionali in comune con i principali indagati DiCerbo e Cocilovo.
Lo scorso maggio Itro era stato anche protagonista di un spiacevole evento, la macchina a lui intestata era stata data alle fiamme sotto la sua abitazione in centro città. Non si sa ancora se il gesto fosse destinato all’avvocato o alla moglie, magistrato da poco trasferito alla Procura di Avellino da quella di Benevento.
Per gli arresti di questa mattina la Guardia di Finanza ha diffuso un breve comunicato nel quale non ci sono i nomi degli arrestati, ma si spiega come “uno degli avvocati fosse stato incaricato da un’azienda ospedaliera di procedere al recupero di somme non pagate da parte della regione Campania”. Lo stesso avvocato dopo aver ottenuto il pagamento se ne è appropriato, senza destinare nulla al suo cliente. Sempre nella nota si legge che: “gli altri due professionisti hanno quindi posto in essere varie operazioni bancarie e finanziarie per riciclare il denaro oggetto dalla indebita appropriazione”. La truffa questa volta sembrerebbe essere stata fatta ai danni dell’ospedale Fatebene Fratelli di Benevento, oltre agli arresti sono stati sequestrati 10 milioni di euro, pari alla cifra oggetto della appropriazione indebita e del riciclaggio.

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Truffa ai disabili: avvocati beneventani in manette.

24 luglio, 2010
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BENEVENTO: OPERAZIONE ANTI RICICLAGGIO GDF, ARRESTATI TRE AVVOCATI = Benevento, 24 lug. – (Adnkronos) – Tre avvocati sono stati arrestati nell’ambito di un’operazione dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale di Benevento. Gli indagati cui è stata consegnata l’ordinanza di custodia cautelare sono accusati di appropriazione indebita, riciclaggio e fraudolento trasferimento di valori. (Iam/Gs/Adnkronos) 24-LUG-10 09:25 NNN – FINE DISPACCIO

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RICICLAGGIO: OPERAZIONE NEL BENEVENTANO, AVVOCATI IN MANETTE

CRO S44 S0B QBXB RICICLAGGIO: OPERAZIONE NEL BENEVENTANO, AVVOCATI IN MANETTE (ANSA) – BENEVENTO, 24 LUG – Un’operazione antiriciclaggio, condotta dalla Guardia di Finanza di Benevento, è in corso nel Sannio. I finanzieri stanno notificando alcune ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di noti avvocati sanniti, ritenuti responsabili di appropriazione indebita, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.(ANSA). W10-SS 24-LUG-10 09:32 NNN – FINE DISPACCIO

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Si tratta del seguito dell’operazione Camaleonte, del marzo scorso, che ha portato all’esecuzione di diverse misure cautelari a carico di avvocati e funzionari di banca beneventani. tutti accusati di una mega truffa a danno delle famiglie di portatori di handicap gravi. La Procura di Benevento gli contesta di essersi appropriati fraudolentemente di sovvenzioni della Regione Campania destinate a decine di famiglie di disabili.  Incassando per se l’assegno destinato ai malati, ovviamente tenendo allo scuro gli interessati e con l’aiuto di funzioanri di banca che hanno consentito il riciclio dei titoli per un totale di 2,2 milioni di euro.
Sono indagati: Giuseppe Lamparelli, all’epoca dei fatti direttore della filiale beneventana della BNL, i fratelli avvocati Fernando e Giancarlo Di Cerbo, Maria Cristina Callisto avvocato e collega di studio di Fernando Di Cerbo, Marco Cocilovo avvocato, Mariantonietta Calligaro avvocato, Tullia Bartolini funzionario di Unicredit a Benevento e Angelo Lanni bancario” - Nota su Facebook di Eleonora Mastromarino

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