Categorie: De Magistris

Archivio Genchi: che c’entra l’ex capo di gabinetto dell’ ex Ministro Ferrero oggi segretario di Rifondazione Comunista ?

29 giugno, 2009
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genchiDa Antimafia duemila

Archivio Genchi: La giustizia dei capi di Gabinetto
di Monica Centofante - 29 giugno 2009

Qualche tempo fa, quando il gip Maria Teresa Belmonte aveva archiviato alcune indagini sull’allora pubblico ministero Luigi de Magistris, si era gridato allo scandalo.
Perché per ragioni di opportunità quel giudice, che era nientepopodimenoche la moglie del fratello di Michele Santoro (colpevole di essersi occupato di de Magistris nel corso di alcune puntate di Annozero), avrebbe dovuto astenersi dall’incarico poiché per qualche imprecisato motivo non avrebbe potuto prendere una decisione serena e imparziale.
Giovedì e venerdì scorsi la Corte di Cassazione si è espressa su due ricorsi presentati dalla Procura di Roma contro la decisione del Tribunale del Riesame che l’8 aprile aveva ordinato di restituire l’archivio sottratto dalla stessa procura a Gioacchino Genchi, già consulente di de Magistris. Con accuse anche fantasiose, come quella di violazione del segreto di Stato nell’acquisizione dei dati di traffico di utenze in uso a 007: reato che nel codice non esiste, quindi inventato.
Nel primo giorno di udienza la quinta sezione della Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità in radice del ricorso, il che avrebbe dovuto avere, come naturale conseguenza, quella di vedere confermato il dissequestro anche nel corso dell’udienza di venerdì.
Ma le cose sono andate diversamente.
Perché il procuratore generale si è sorprendentemente dichiarato in disaccordo con l’orientamento assunto dal suo stesso ufficio il giorno precedente e ha chiesto alla Corte di dare ragione ai pubblici ministeri di Roma Achille Toro e Nello Rossi. Che sono quelli che avevano eseguito il sequestro, ma sono anche quelli che appaiono in atti di indagini per le quali il dottor Genchi aveva ricevuto incarichi dall’Autorità Giudiziaria. In parole povere: anche loro parte di quell’archivio.
Nello specifico, ci aveva spiegato l’avvocato Fabio Repici, legale del consulente, vi sarebbero tra l’altro conversazioni del dottor Toro che nel “maggio 2006 concordava con altra persona, con insospettabili capacità profetiche, gli incarichi al ministero della Giustizia presso l’appena nominato ministro Mastella e presso altri ministeri, riferendo anche gli incarichi graditi da altri magistrati romani, ivi compreso il dr. Nello Rossi”.
In quello stesso periodo - mentre era in corso l’indagine Why Not - Toro diventava capo di Gabinetto del Ministro Bianchi nel governo Prodi, mentre il ministro Ferrero, nello stesso governo, sceglieva per quell’incarico il dott. Franco Ippolito. Che, guarda il destino, ritroviamo venerdì come relatore all’udienza che si è tenuta davanti alla sesta sezione penale della Cassazione. La quale era chiamata a decidere proprio sulla parte del ricorso che riguardava i tabulati di utenze telefoniche riferite, tra gli altri, a Clemente Mastella e Romano Prodi perché entrambi indagati in Why Not (il primo ora archiviato).
Alla fine la Suprema Corte decide di confermare il dissequestro di copia dell’archivio riguardante i tabulati che si riferiscono a utenze dei servizi segreti. Ma dà ragione alla Procura capitolina nella parte del ricorso con il quale si chiedeva il ripristino del sequestro di copia dell’archivio con riferimento ai tabulati delle utenze telefoniche di parlamentari: e quindi proprio a Romano Prodi, Clemente Mastella e altri, per i quali annulla senza rinvio, chiudendo definitivamente la questione.
Nella sicura soddisfazione di indagati ed ex indagati nonché di Achille Toro e Nello Rossi. Quest’ultimo, tra l’altro, fino a due anni fa impiegato proprio alla sesta sezione penale della Corte di Cassazione, quindi un ex-collega.
Lo scenario lascia spazio a qualche dubbio o perplessità, ma nessuno, questa volta, ha pensato di gridare allo scandalo. Così come non era accaduto neppure quando la Procura di Roma, nonostante la decisione del Tribunale del Riesame, si era arbitrariamente e illegalmente rifiutata di restituire l’archivio al suo legittimo proprietario.
In quell’occasione l’avv. Repici si era chiesto: “Cosa assicura ai magistrati romani l’impunità davanti al Csm ed al ministro della giustizia?”.
La risposta, forse, è arrivata oggi.

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“Camicie truccate”. Che c’entra l’on. Boffa ?

29 giugno, 2009
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la-camicia-di-pulcinellaL’Espresso del 25 giugno 2009)

Camicie truccate
di Maria Veronica Orrigoni e Claudio Pappaianni

Contributi pubblici spariti nel nulla. Una frode da 50 milioni. E nei verbali spunta il nome del presidente della Regione Campania Antonio Bassolino

Al napoletano Fabio Borrelli è sempre piaciuto volare alto: stilista ufficiale del principe Emanuele Filiberto, ha saputo trasformare la bottega di famiglia in un marchio internazionale, conquistando con gli abiti e le camicie dalla tipica arricciatura partenopea persino via della Spiga, il cuore della moda milanese.

Ma l’erede della griffe Luigi Borrelli è da metà giugno agli arresti domiciliari, travolto da un’inchiesta salernitana per una maxitruffa milionaria ai danni dello Stato.
Negli anni ‘90 Fabio Borrelli assume il timone della ditta ed inizia ad attingere al campionario degli incentivi.

Una pesca culminata nel 2001 con il ‘Contratto di programma’, un’intesa tra lo Stato e un consorzio di tredici aziende, la maggior parte delle quali riconducibili allo stesso Borrelli. L’investimento approvato dal ministero dell’Industria dell’allora governo Amato è di circa ottanta milioni di euro, cinquanta dei quali a carico dei contribuenti, con l’impegno per le aziende di assumere 762 lavoratori.

Ma qualcosa non quadra: in un progetto praticamente identico presentato dal consorzio poco prima, la richiesta economica a fronte di mille assunzioni previste era addirittura inferiore. Incongruenze che qualcuno al ministero nota, sottolineandole in un appunto saltato fuori durante una perquisizione e riconducibile a un direttore generale. Due giorni dopo, tuttavia, quelle perplessità spariscono e il finanziamento viene approvato.

A gestire tutte le pratiche burocratiche è un noto professionista partenopeo, Enrico Maria Guerra, finito anche lui agli arresti domiciliari con accuse che vanno dall’associazione a delinquere alla truffa. Guerra è un consulente di primo ordine, a lungo presidente dei commercialisti di Napoli. Secondo le indagini della Guardia di finanza di Salerno
, le menti sarebbero proprio lui e Borrelli.

Fatture truccate, delibere di pagamento false, finanziamenti e incentivi incassati due volte: il tutto grazie ad un intreccio contabile orchestrato ad arte. Un’emorragia di risorse che non crea nemmeno i posti di lavoro tanto attesi, con alcune delle aziende beneficiarie dei finanziamenti fallite e con impianti e macchinari in disuso. I sindacati denunciano, la politica nicchia; nessuno controlla, ma le tranches continuano ad essere pagate.

Nell’ordinanza il gip Sergio De Luca parla di “coperture politiche di cui gli indagati hanno potuto avvantaggiarsi anche nella fase successiva di attuazione del programma”, e sono proprio alcuni degli indagati a tirare in ballo il Palazzo. Guerra parla di un impegno diretto del governatore campano: “Borrelli incontrò Bassolino ed ebbe assicurazioni circa la possibilità di accedere al contratto di programma i cui tempi erano, però, ristretti”.

Secondo il consulente, Antonio Bassolino si prodigò anche al ministero, dove un ruolo di ulteriore supporter lo avrebbe avuto Guglielmo Vaccaro, allora nella segreteria del ministro Enrico Letta e oggi deputato del Pd. Fabio Borrelli, dal canto suo, accusa il commercialista, sul cui conto un altro indagato, il costruttore Gianluca Rainone, ha dichiarato ai magistrati: “Mi disse che solo una parte del denaro (del suo onorario, ndr) rimaneva a lui, in quanto aveva assunto degli impegni che doveva mantenere”.

E aggiunge: “Nel periodo in cui erano in corso i lavori della nuova struttura Borrelli mi riferì che Guerra aveva relazioni con il Boffa (Costantino, ndr) il quale rivestiva un incarico prestigioso in Regione”. Boffa a quel tempo era infatti il capo della segreteria di Bassolino: adesso anche lui ha fatto carriera ed è diventato deputato del Pd.
(25 giugno 2009)

Categorie: Amministrazione Pepe, Appalti opere pubbliche

Perché ora le ditte locali riescono a vincere gli appalti ?

29 giugno, 2009
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piazza-romaALTRABENEVENTO
Comunicato stampa del 28 giugno 2009

Si terrà domani a Benevento la “seconda giornata di riflessione e discussione sulle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici” organizzata dal Sindacato delle Imprese Appaltatrici dei Lavori Pubblici, con la partecipazione di esperti del settore, magistrati ed amministratori locali, ai quali vorremmo sottoporre qualche considerazione e formulare qualche domanda.
Per diversi anni, anche a Benevento, gli appalti per opere pubbliche, ad esempio la pavimentazione dei marciapiedi del Viale Atlantici, il rifacimento del Corso Garibaldi, la riqualificazione dell’Arco del Sacramento e la sistemazione dell’area dell’Arco Traiano e di Piazza Roma, sono stati assegnati a ditte casertane e napoletane determinando qualche comprensibile preoccupazione per le aree geografiche di provenienza pur senza voler sostenere che le stesse siano solo per questo, necessariamente, colluse con la malavita..Noi però, senza voler criminalizzare nessuno, ci siamo chiesti: perché le ditte locali non riescono a vincere gli appalti ed essere competitive con quelle provenienti da altre province? Dipende dall’ammontare dell’appalto? dalla capacità organizzativa e finanziaria? dalla qualificazione delle maestranze?
Non siamo mai riusciti ad avere una risposta certa, ma negli ultimi tempi notiamo qualche significativo caso di inversione di questa tendenza.
Infatti, recentemente il Comune di Benevento ha concluso le procedure tecnico-amministrative della gara di appalto per la realizzazione di via Vitulanese del valore molto consistente, addirittura, 4.987.538,52 euro.
La gara esperita in nove sedute, è stata aggiudicata ad una ditta locale ben conosciuta, “Ing. Pietro Ciardiello srl”, che con il ribasso del 19%, ha vinto la concorrenza di altri 11 imprese di costruzioni molto agguerrite, di cui circa la metà della provincia di Benevento. Tra i partecipanti alla gara questa volta non c’era il Consorzio Stabile Archè che ha realizzato i lavori anche in piazza Roma ed era interessato al project financing del Terminal Bus e ai photored che l’ex Comandante dei Vigili Urbani voleva installare, ma c’erano altri due colossi dell’edilizia, il Consorzio Toscano Cooperative e Fico Costruzioni, insieme ad altre ditte accreditate a livello nazionale. Questa volta però, una ditta locale è riuscita a spuntarla. Perché adesso è stato possibile ?

Il presidente- Gabriele Corona

Categorie: PRU Rione Libertà

Finalmente conclusa l’indagine sulla realizzazione del PRU di via Galanti

27 giugno, 2009
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lotto-c-d“Tanto tuonò che piovve”. Dopo quasi quattro anni, la Procura della Repubblica ha chiuso l’indagine sulla realizzazione del Piano di Recupero Urbano di via Galanti ad opera della società CON.CA. di Napoli.   Bisognerà leggere gli atti per comprendere bene i fatti contestati, ma per ora si sa che sono 17 le persone che hanno ricevuto la comunicazione giudiziaria per reati anche molto gravi  (l’ex commissario dello IACP è addirittura accusato di aver incassato una tangente di 30 mila euro per un altro appalto affidato alla stessa società). Su questa torbida vicenda Altrabenevento ha presentato numerosi esposti e sei conferenze stampa che finora hanno prodotto tre denunce al suo presidente.

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Il Sannio Quotidiano del 27 giugno 2009

Via Galanti, diciasette indagati.
Conclusa l’inchiesta, condotta dalla Digos e diretta dal pm Tartaglia Polcini, sulla costruzione degli alloggi.
Le ipotesi di reato contestate a varo titolo: truffa, falso, violazioni edilizie, favoreggiamento e corruzione.

Tre anni fa l’indagine era rimbalzata all’onore delle cronache, ora la conclusione. Diciassette le persone che compaiono nell’avviso di chiusura dell’inchiesta, diretta dal sostituto procuratore Giovanni Tartaglia Polcini, condotta dalla Digos sugli alloggi di via Galanti. Un atto che prelude all’eventuale richiesta di rinvio a giudizio, che nella maggior parte dei casi si è tradotto in un avviso di garanzia. Se alcuni nomi erano infatti già noti, lo stesso non può dirsi per gli altri. Nell’elenco figurano Maurizio Triola, amministratore unico della ‘Conca scarl’, la moglie, Maria Rosaria De Biase, di Napoli, presidente della ‘Orec scarl’, le due imprese impegnate nella costruzione degli appartamenti; Francesco Cassano, ex dirigente del Settore Urbanistica del Comune; Sergio Moleti, direttore dei lavori per la realizzazione degli appartamenti da parte della ‘Conca’; Bruno Andreucci, dirigente della Regione; Aniello Mele, di Napoli; Angelo Caradente, di Napoli, amministratore unico della società cooperativa ‘La nuova Santa Lucia; Donato Rotondo, di Buonalbergo, legale rappresentante dell’omonima società di costruzioni; Eriberto De Rosa, della provincia di Caserta, amministratore unico della società ‘Iners Caleum’; Antonio De Venezia, della provincia di Avellino, amministratore dell’omonima società di impianti; Giuseppe Affinito, di Caserta, legale rappresentante della ‘Edil Moaf’; Biagio Vallefuoco, di Qualiano, legale rappresentante della ‘Vama impianti’; Ugo Barbi, di Giugliano, funzionario della Regione; Bettino Marmorano, consulente assicurativo; Marisa Zotti, di Benevento, Pietro Cosimo Pinga, socio della ‘Orec’, Emilia Troiano, dipendente di una ditta di Triola. Prosegui la lettura…

Categorie: Corruzione

Berlusconi censura “Il Quaderno”. La corruzione non è solo materiale.

27 giugno, 2009
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saramagoSaramago: “La corruzione non importa a nessuno”
Il quotidiano spagnolo El Mundo intervista José Saramago.

traduzione di italiadallestero.info

José Saramago ha raccolto gli articoli pubblicati durante i primi sei mesi della sua attività da blogger ne “Il Quaderno”, un libro che in Italia è stato censurato da Silvio Berlusconi e che riflette lo spirito critico del suo autore. “La corruzione non importa a nessuno”, sostiene l’autore in un’intervista realizzata via e-mail in occasione della pubblicazione de “Il Quaderno” (Edizioni Alfaguara).

Il libro, i cui incassi saranno devoluti alla Fondazione José Saramago che ospita il blog dello scrittore, sarà presentato dall’ottantaseienne Premio Nobel portoghese in un incontro con i blogger e aperto a tutti gli internauti del mondo, che si terrà il prossimo 25 [giugno, N.d.T.] a Lisbona.

Domanda.- La casa editrice italiana Einaudi, proprietà di Silvio Berlusconi, non pubblicherà “Il Quaderno” in quanto contiene critiche dirette al primo ministro italiano e magnate della comunicazione. Cosa ne pensa di questa decisione? Prosegui la lettura…

Categorie: Terremoto

Quelle ditte sospette al lavoro sul piano Case

27 giugno, 2009
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Da Terra di Angelo Venti
ASPETTANDO IL G8 - Già nel primo cantiere appaiono forti dubbi su una delle aziende coinvolte nella ricostruzione. Le domande terremoto-calcestruzzosono: chi controlla chi? E l’autocertificazione può bastare? -

Aperti i cantieri per la realizzazione delle new town sbandierate da Berlusconi e temute dagli aquilani. Nei pressi di Bazzano e Sant’Elia, lungo la statale 17 che da L’Aquila porta a Onna, la frazione che è diventata il simbolo del terremoto del 6 aprile, si lavora giorno e notte per poter dimostrare ai grandi, che durante il G8 percorreranno questa strada, che la ricostruzione è finalmente partita.

Ma è proprio il cartello per i “Lavori relativi agli scavi e ai movimenti di terra lotto TS”, esposto in bella mostra all’ingresso del cantiere, che fa sorgere i primi dubbi sui controlli di trasparenza da parte della Protezione civile nell’assegnazione degli appalti e sui rischi che possono derivare dalla fretta e dall’emergenza. Questo appalto è stato aggiudicato a diverse imprese marsicane riunite in Ati. Prosegui la lettura…