Categorie: altrabenevento, Antimafia, Corruzione

La legalità per crescere. Dibattito a San Nicola Manfredi il 19 maggio.

16 maggio, 2012

Associazione Làbos – San Nicola Manfredi

Comunicato stampa dell’11 maggio 2012

“Le(g)ali per crescere” e’ il titolo attribuito alla manifestazione organizzata dall’associazione sannicolese “Làbos” per il 19 maggio, alle 17, presso la Scuola Media di San Nicola Manfredi. Si parlerà di legalità e dell’incidenza dei suo aspetti culturali e giuridici sullo sviluppo del tessuto sociale. Interverranno. Antonio Clemente, (Sost. Proc. della Repubblica presso il Tribunale di Benevento), il Col. T. SFP Cesare Maragoni (Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Benevento), Nicola Sguera (docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico Statale Rummo di Benevento) e Gabriele Corona ( presidente dell’associazione “Altrabenevento”). La moderazione del dibattito è stata affidata al giornalista Carlo Panella. I lavori saranno aperti dal presidente di Làbos Erica Marino e ci sarà un intervento del socio promotore dell’iniziativa, Mirco Garzone. Il clou della manifestazione sarà quando gli ospiti saranno chiamati a rispondere alle domande del pubblico, che potrà, così, partecipare attivamente ai lavori. Una manifestazione fortemente voluta ed ottenuta, grazie alla collaborazione di tutti i soci, sia fondatori che sostenitori, ed in particolare grazie all’impegno di Gianfranco Barricella ed Antonio Forni, che hanno curato i contatti con gli ospiti che interverranno. In una nota stampa Làbos fa sapere che questa manifestazione è stata voluta per favorire un processo di riflessione sulla necessità del rispetto delle regole e quindi della legge per creare i presupposti dello sviluppo sociale ed economico del nostro paese. “Non è con le formule economiche o con interventi riparatori che si possono innescare i processi di crescita, ma sono necessari, invece, interventi radicali sul nostro tessuto culturale ed educativo. Il rispetto della legalità, non come mera ed obbligata osservanza delle norme, ma come rispetto della “res pubblica”, è , appunto, uno degli elementi essenziali che costituiscono le fondamenta del processo di rinascita”. Continua, la nota stampa, con l’auspicarsi l’intervento alla manifestazione delle associazioni del territorio e non poichè, considerati i risvolti culturali e sociali della tematica in argomento e l’incidenza degli stessi sullo sviluppo dell’ ambito territoriale, a cui tutte le associazioni guardano con interesse e dedizione, potrebbe essere l’occasione per individuare gli elementi indispensabili per avviare una proficua azione sinergica tra le associazioni stesse, facendo confluire, per il futuro, le rispettive iniziative in un percorso condiviso di crescita.

Intervista del Sannio Quotidiano al magistrato Antonio Clemente

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Categorie: Rifiuti

A Sant’Agata dei Goti si appalta il servizio di raccolta dei riufiuti senza utilizzare i lavoratori dei Consorzi.

14 maggio, 2012
Commenti disabilitati

altrabenevento – Comunicato stampa del 14 maggio 2012

Appena dieci giorni fa, il Prefetto assicurava che avrebbe fatto tutto il possibile per favorire l’assunzione dei lavoratori dei Consorzi BN 1, 2 e 3 da parte delle società incaricate dai singoli comuni di garantire il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti. La notizia era stata commentata con grande soddisfazione dall’assessore all’ambiente della Provincia, Gianluca Aceto e dai segretari di CGIL, CISL e UIL i quali, dopo aver dato per scontato, sbagliando, che i Consorzi non possono garantire il lavoro ai propri dipendenti, rincorrono ogni ipotesi possibile per la loro utilizzazione, anche parziale.

Poi però, dimenticano in fretta anche di prestare attenzione alle ipotesi cui si aggrappano disperatamente e quindi non si accorgono che dall’inizio di quest’anno risultano essere state bandite e/o aggiudicate le gare per l’affidamento del servizio di raccolta, spazzamento delle strade e di trasporto dei rifiuti da parte dei Comuni di Apollosa, Melizzano, San Salvatore Telesino, Foglianise e Bucciano, ma in nessuno di questi casi è prevista la utilizzazione dei lavoratori dei Consorzi.

Recentemente anche il Comune di Sant’Agata dei Goti ha pubblicato il bando per l’affidamento di tali servizi per la durata di sette anni con un capitolato che prevede l’obbligo per la nuova ditta affidataria di assumere tutti i lavoratori attualmente impiegati. Non è prevista, però, l’utilizzazione dei dipendenti dei Consorzi senza stipendio da quasi due anni. Sarebbe il caso di sentire a tal proposito qual è il parere dell’assessore di quel comune, Angelo Montella, recentemente intervenuto nella polemica interna a SEL sulla questione.

Anche il Comune di Benevento con la delibera n.57 del 12/04/2012 ha prorogato l’affidamento del servizio di gestione all’ASIA fino al 31/12/2012, ma neppure in questo caso si prevede la utilizzazione dei dipendenti dei Consorzi. Risulta invece, che il Comune verserà all’ASIA una integrazione del “corrispettivo mensile” dovuto per l’anno in corso dell’ulteriore somma di €. 600.000. L’atto deliberativo non fornisce alcuna giustificazione di tale ulteriore spesa ma dalle dichiarazioni del consigliere Luigi De Nigris risulta che con tale somma verranno pagate le società che hanno fornito gli interinali, assunti al posto dei dipendenti dei Consorzi.

Il presidente – Gabriele Corona

 

 

 

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Categorie: Acqua, Piano Urbanistico Comunale

Comune e Gesesa vogliono chiudere i pozzi pubblici per fare spazio ai palazzi privati.

12 maggio, 2012

Pozzo Gesesa Pezzapiana1

Da Il Mattino del 9 maggio 2012

“Via i pozzi per far posto al parco residenziale”
Sondaggi a pantano per captare acqua almeno pari a quella ora estratta.

Il Comune va avanti sul Piano casa. In questi ultimi tempi, all’esame del settore Urbanistica c’è il progetto riguardante ubn suolo nelle vicinanze delle Mura della Caccia, al confine con i pozzi di Pezzapiana che forniscono l’acqua alle abitazioni del Rione Ferrovia.

Infatti, a tale proposta, il settore ha dovuto dedicare particolare attenzione negli ultimi mesi per superare le resistenze della GE.SE.SA. chiamata ad esprimere il parere obbligatorio alla costruzione del parco residenziale progettato dallo studio CO.STA., attiguo ai pozzi.

Per giungere ad un accordo sono state necessarie tre sedute della conferenza di servizio alla quale hanno partecipato per il Settore Urbanistica, il dirigente, Salvatore Zotti e l’arch. Simona De Filippo, istruttore dei progetti “Piano Casa”; per il Settore Opere Pubbliche, l’assessore Pietro Iadanza e il dirigente Isidoro Fucci; la ditta proponente Cavuoto- Rossi con i progetisti della CO.STA. e i tecnici della GE,SE.SA. Marrecano e De Vincentis. Nel corso della prima seduta, lo scorso 8 marzo, fu il dirigente Zotti a proporre di chiudere gli impinati di prelievo idrico confinanti con il suolo interessato alla realizzazione del parco residenziale perchè “dei tre pozzi di Pezzapiana, solo due sono funzionanti e vetusti ed hanno bisogno di continua manutenzione” .La delocalizzazione dei pozzi- concludeva Zotti- potrebbe essere un vantaggio per la stessa Gesesa.

Con le successive sedute della Conferenza dei servizi del 15 marzo e del 26 aprile, Comune, Gesesa e ditte costruttrici hanno affidato allo studio di “Geologia applica Umberto Uccellini” l’incarico di effettuare sondaggi a contrada Pantano alla profondità di 200 metri per verificare se può essere captata acqua almeno pari a quella attualmente estratta dai pozzi di Pezzapiana. La spesa dello studio geologico e dei sondaggi, pari a diecimila euro sarà sostenuta in parti uguali dal Comune, dalla Gesesa e dalla ditta Cavuoto-Rossi che al termine della conferenza ha espresso soddisfazione per l’accordo raggiunto “apprezzando l’attenzione dell’Ente e di Gesesa al problema della presenza del pozzo di captazione e della sua delocalizzazione in zona più idonea. Ciò permetterà un utilizzo del suolo a scopi edilizi, agricoli o per l’allestimento di attrezzature sportive attualmente interdetto”.

L’attività del settore conferma quanto detto dall’ex assessore Miceli, oggi capogruppo del PD, che così si era espresso: “L’Urbanistica al centro delle politiche sociali e di sviluppo” ha dichiarato da queste colonne l’ex assessore al ramo, Angelo Miceli, adesso capogruppo del PD in consiglio comunale, per annunciando la oramai prossima approvazione del Regolamento Edilizio difendendo gli atti finora posti in essere dalla giunta e dal consiglio sul cosiddetto “Piano casa”. L’intervento di Miceli apparso su queste colonne, oltre che allertare la maggioranza dei consiglieri comunali per le prossime sedute estive del parlamentino cittadino, chiamato anche a pronuncirasi sui progetti di Housing Sociale, ha rassicurato le ditte che hanno presentato i progetti per edificare parchi residenziali anche in deroga agli strumenti urbanistici, ai sensi della legge regionale n. 19 del 2009, su aree degradate. L’istruttoria in corso da parte del Settore Urbanistica aveva subito uno stop perchè diversi dubbi erano sorti tra i tecnici incaricati di esaminare le pratiche e il Dirigente Salvatore Zotti, proprio sul concetto di area degradata che secondo la legge regionale 19/2009, sono “aree compromesse, abbandonate, a basso livello di naturalità, dismesse o improduttive”.

Pozzo Gesesa Peppaziana 2

Il Consiglio Comunale e la Giunta si sono limitati ad indicare gli ambiti dentro i quali si può consentire l’attività edificatoria prevista dalla norma regionale, ma non hanno stabilito i criteri per consentire al Settore Urbanistica di preparare l’istruttoria delle pratiche presentate attestando che le aree interessate siano effettivamente degradate. La questione è stata oggetto di diverse “conferenze di servizio” interne al Settore alle quali hanno partecipato i tecnici e i funzionari della Sezione Pianificazione del Settore Urbanistica, il sindaco Fausto Pepe, l’assessore al ramo Marcellino Aversano, l’ex assessore Angelo Miceli e il presidente della Commissione Urbanistica Leonida Collarile. In un primo momento si era stabilito che la Giunta con un’apposita delibera avrebbe stabilito i criteri per la valutazione delle aree degradate, ma questa soluzione non ha convinto il Dirigente Zotti e l’ex assessore Miceli, convinti che oramai l’iter delle pratiche, in fase piuttosto avanzata, non può essere ritardata per stabilire adesso le regole che, comunque, sono dettate dalla legge regionale.

E’ quindi ripresa l’istruttoria delle 13 proposte finora presentate. Due riguardano suoli tra la II traversa di via Napoli e le case comunali di Santa Maria degli Angeli; due aree sono in via dell’Università attigue ai suoli dell’ex Imeva; tre progetti sono previsti in via San Pasquale, vicino all’ex scuola Sannio; un’area è in via Galanti, al rione Libertà; un suolo è in via Fontanelle, uno è in via Boraglia a contrada Capodimonte, un progetto riguarda i suoli di via Paolella- Via Rotili, lungo la strada che da contrada Ariella porta alla Rotonda delle Scienze; una proposta interessa l’area tra via Marco da Benevento e via Ferrannini, alle spalle del distributore di via Meomartini.

Intanto ieri pomeriggio, al termine di una riunione tenuta dal sindaco Pepe al settore Urbanistica, è stata recepita la proposta formulata da Miceli di chiedere un parere legale per fare il punto sull’iter delle pratiche.

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Pozzo di Pantano inquinato

Il Commento di Altrabenevento

Il Comune di Benevento e la Gesesa si stanno prodigando per chiudere pozzi pubblici al fine di consentire ad un privato di costruire palazzi dove non si può.

La notizia è veramente sconcertante. Siamo senza parole. Un Dirigente del Comune di Benevento convoca una Conferenza di Servizi per convincere la Gesesa, società dello stesso Ente locale per la fornitura idrica, a rilasciare un parere favorevole per la costruzione di un parco residenziale vicino ai pozzi di Pezzapiana che alimentano il Rione Ferrovia e non solo. Le aree intorno alle captazioni di acqua sono protette anche ai sensi del Codice dell’Ambiente non solo per la fascia di tutela assoluta di dieci metri ma anche per la fascia di rispetto di almeno duecento metri di raggio.

La Conferenza però si trasforma in una trattativa che porta alcuni funzionari e un assessore ad assumere a carico del Comune e della Gesesa, due terzi della spesa per rilievi geologici e sondaggi a 200 metri di profondità nella piana di Pantano dove già esistono pozzi pubblici chiusi da oltre vent’anni per la presenza di nitrati in quantitativi doppi rispetto al limite massimo fissato per legge. Poi, naturalmente, il Comune e la Gesesa si dovrebbero accollare anche i costi per scavare i nuovi pozzi, fornirli di pompe ed impianti di adduzione e chiudere quelli tuttora funzionanti di Pezzapiana. E tutto questo con dispendio di danaro pubblico mentre il Comune impone tasse sempre più elevate e la Gesesa aumenta le tariffe dell’acqua.

L’attivismo del Comune e della Gesesa per chiudere pozzi esistenti è ancora più inquietante se si considera che l’Ente locale continua a rimanere assolutamente passivo rispetto al tentativo della Regione Molise in accordo con la Regione Campania, di ridurre la fornitura dell’acqua delle sorgenti del Biferno, che costa poco ed è di ottima qualità. Si ha netta l’impressione che il Comune e la Gesesa non vogliono difendere il diritto dei beneventani a continuare a ricevere l’acqua del Matese perché vogliono giustificare altri appalti per scavare nuovi pozzi utilizzando altre risorse pubbliche. In tal modo la Città di Benevento, progressivamente, sarà rifornita con risorse idriche prelevate esclusivamente nell’acquifero locale, che sono piene di nitrati e costano moltissimo per le spese di pompaggio.

Il tentativo di chiudere i pozzi di Pezzapiana fa emerger anche le assurde decisioni del Comune a proposito del “Piano Casa”. Con l’adozione del PUC il Consiglio Comunale, a seguito delle nostre numerose proteste, ha ridotto la previsione di nuove edificazione dai 10.000 vani, inizialmente ipotizzati, ai 6.500 approvati. Poi però, contemporaneamente, il Comune mentre seguiva una contorta ed illegittima procedura per la pubblicazione del nuovo strumento urbanistico e poi per chiederne l’approvazione alla Provincia, si è dedicato ai progetti di “Housing Sociale” e “Piano Casa” per consentire la costruzione all’incirca di altri 6.500 vani in deroga al PUC appena ridisegnato. Appare infine davvero clamorosa la decisione del settore Urbanistica di aprire una trattativa con i privati che vogliono costruire lungo via Mura della Caccia considerando quell’area “degradata”. Invece è solo una zona inedificabile ai sensi delle leggi che impongono aree di rispetto intorno ai pozzi. Come a dire: tutte le aree incluse nelle fasce di rispetto imposte per legge, anche quelle a “tutela dell’acqua bene comune per eccellenza” sono causa di “degrado” e pertanto vanno occupate con tanti bei palazzoni.

per Altrabenevento – Sandra Sandrucci e Vincenzo Fioretti

 

 

 

 

 

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Categorie: altrabenevento, Corruzione, Ipermercato Zamparini

Alla prima udienza del processo a Zamparini- Mastella, finisce sotto accusa Altrabenevento, l’associazione denunciante.

10 maggio, 2012

altrabenevento – Comunicato stampa del 7 maggio 2012

Questa mattina, finalmente, è cominciato il processo per i fatti connessi alla costruzione e all’apertura del Centro Commerciale “I Sanniti”

Questi sono i reati contestati e gli imputati.
 Truffa Aggravata: Zamparini Maurizio (promotore dell’Ipermercato), De Santis Rosa (progettista), Cassano Francesco (dirigente Settore Urbanistica fino a maggio 2006), De Lorenzo Mario (dirigente Settore Urbanistica da maggio 2006 a marzo 2008), Iadicicco Giuseppe (progettista parco fluviale), Giuliano Luigi (dirigente settore Legale), Zagarese Vincenzo (collaudatore), D’Arco Paolo (amministratore soc. Reti e Sviluppo che per conto di Zamparini aveva chiesto le autorizzazioni e avviato i lavori), Damiano Aldo (ex assessore all’Urbanistica);
Falso: Zamparini Maurizio, De Lorenzo Mario, Luigi Giuliano, Orlacchio Antonio (segretario generale del Comune di Benevento);
Corruzione: Zamparini Maurizio, Mastella Mario Clemente, Lonardo Alessandrina, Damiano Aldo;
Istigazione alla corruzione: Zamparini Maurizio e Rosenwirth Herbert (braccio destro di Zamparini);
Abuso d’Ufficio: Zamparini Maurizio, Damiano Aldo, De Lorenzo Mario, Cassano Francesco, Giuliano Luigi, Damiano Aldo, Mirabella Giovanni (geometra del Settore Urbanistica).

Il collegio giudicante, dopo la rinuncia di alcuni magistrati, è ora formato da Roberto Melone, Daniela Fallarino e Francesca Telaro. Il Pubblico Ministero è il Sostituto Procuratore della Repubblica,  Nicoletta Giammarino che ha sostituito il suo collega, Antonio Clemente per decisione del Procuratore capo, Giuseppe Maddalena.

L’udienza di questa mattina è stata interamente dedicata alle dichiarazioni degli avvocati difensori sulle richieste di costituzione di parte civile presentate dal Comune di Benevento, dall’associazione Altrabenevento, dal liquidatore della “Società Reti e Sviluppo” e dall’associazione Assiconsumo. E’ stato l’avv. Roberto Prozzo ad argomentare, anche a nome degli altri difensori, le ragioni di netta opposizione a tali richieste. Per quelle del Comune, di “Reti e Sviluppo” e Assiconsumo le eccezioni si limitano a difetti di legittimità o carenza degli atti di delega agli avvocati. L’avvocato Prozzo ha invece dedicato gran parte del suo lungo intervento ad Altrabenevento per sostenere, tra l’altro, che essa “non è un’associazione ambientalista, anzi non è affatto un’associazione perchè il suo statuto è carta straccia”. Secondo il noto penalista, avvocato difensore di molti imputati nei processi nati da esposti di Altrabenevento, tale associazione si occupa di troppe cose e però non è “radicata sul territorio”. Nel mirino di Prozzo è finito poi, esplicitamente, il presidente di Altrabenevento, Gabriele Corona, che nella qualità di dipendente comunale avrebbe prima redatto (nel 2008) la relazione per conto del Settore Urbanistica sullo stato degli accordi tra il Comune e Zamoarini, e poi costituito un’associazione per denunciare i fatti. Gli altri avvocati difensori degli imputati hanno condiviso le argomentazioni di Prozzo mentre l’avv. Domenico Russo, difensore dei coniugi Mastella accusati di corruzione, ha aggiunto che Altrabenevento tenta di costituirsi Parte Civile per “fare business” attraverso il riconoscimento dei danni.

La “difesa” di Altrabenevento è stata sostenuta dall’avv. Nunzio Gagliotti il quale ha ricordato che l’associazione ha presentato il primo dossier sull’Ipermercato Zamparini a dicembre 2005, poi a settembre 2006 ha presentato l’esposto alla Procura della Repubblica dal quale è nata l’indagine che ha portato al processo odierno e solo successivamente, nel 2008, Corona ha scritto la relazione per il Settore Urbanistica, quale atto dovuto essendo dipendente dell’Ente.

Gagliotti ha respinto con decisione le accuse di Prozzo ricordando che Altrabenevento è una associazione nota e radicata sul territorio, come documentato dagli atti prodotti, che svolge le sue attività “per la città sostenibile contro il malaffare” da diversi anni senza percepire compensi o contributi pubblici ed è diventata punto di riferimento di molti cittadini che contrastano la dilagante corruzione nella pubblica amministrazione.

Il collegio giudicante si è riservato di decidere sull’ammissione di tutte le parti civili ed ha rinviato il processo al 24 maggio.

Per Altrabenevento – Sandra Sandrucci

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Categorie: altrabenevento

Processo a Michele Spina per “tentata violenza privata” ai danni di Gabriele Corona.

10 maggio, 2012

Altrabenevento – Comunicato stampa del 9 maggio 2012

E’ cominciato questa mattina presso il Tribunale di Benevento il processo a Michele Spina accusato di “tentata violenza privata” nei confronti di Gabriele Corona, presidente di Altrabenevento, per fatti connessi all’apertura del Centro Commerciale “I Sanniti”.

L’episodio contestato è accaduto ad aprile 2006 quando Spina, secondo il Pubblico Ministero Nicoletta Giammarino che lo ha rinviato a giudizio, minacciava Corona affinchè non ostacolasse il rilascio delle autorizzazioni per l’apertura dell’Ipermercato di Maurizio Zamparini.

Dinanzi al Giudice monocratico, dott.sa Marilisa Rinaldi, sono comparsi stamane l’imputato Michele Spina, assistito dall’avv. Federico Paolucci, e la parte offesa, Gabriele Corona che attraverso il suo legale di fiducia, l’avv. Nunzio Gagliotti, ha presentato istanza di costituzione di Parte Civile. Nessuna eccezione a tale richiesta, accolta dal giudice Rinaldi, è stata avanzata dal legale dell’imputato.

Agli atti sono stati acquisiti alcuni articoli della stampa locale riguardanti la costruzione di un enorme parcheggio nell’ansa del fiume Calore che invece era destinata a parco, e i tabulati relativi dei contatti telefonici tra Spina e Erbert Rosenwhirth, il braccio destro di Maurizio Zamparini.

L’avv. Nunzio Gagliotti ha chiesto che siano ascoltati come testimoni, Gabriele Corona, il suo collega di lavoro, Valentino Pacillo presente al fatto contestato, il Sostituto Commissario di Polizia, Antonio Zarrillo che ha curato l’indagine, il dott. Luigi Soricelli che nel 2006 dirigeva la Digos di Benevento e Maurizio Ionico, socio di Spina.

L’avv. Paolucci per conto dell’imputato, ha chiesto di aggiungere a tali testimoni, l’ispettore capo della Digos, Giovanni Lollo; i dipendenti del Comune di Benevento, Mario De Lorenzo (attualmente in pensione), Giovanni Mirabella, Elena Cavuoto, Maria Cusano, Gaetana Russo; il dirigente del Settore Urbanistica Salvatore Zotti; l’ex assessore Aldo Damiano; Marcello Stefanucci, presidente della LIPU; Gianluca Serafini, ex segretario di Rifondazione Comunista ed infine Antonio Caporaso e Vincenzo Ucci.

L’avv. Gagliotti ha contestato la tardività del deposito della lista testi a difesa di Spina e la loro assolutamente estranei ai fatti oggetto del processo, ma su richiesta dello stesso Corona ha ritirato le eccezioni per consentire che tutti i testimoni siano sentiti e controinterrogati.

La giudice Rinaldi si è riservata la decisione in proposito ed ha fissato la nuova udienza per il 28 novembre quando saranno sentiti solamente Corona, Pacillo e il sost. Commissario Zarrillo.

Per altrabenevento – Sandra Sandrucci

 

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Categorie: Rifiuti

Consorzi Rifiuti, all’assessore Aceto piace l’aria fritta.

9 maggio, 2012

Altrabenevento – Comunicato stampa del 7 maggio 2012

L’assessore all’ambiente della Provincia, Gianluca Aceto, e i segretari provinciali di CGIL, CISL e UIL hanno espresso soddisfazione per l’esito dell’incontro tenuto recentemente in Prefettura sui licenziamenti dei 124 dipendenti dei Consorzi Rifiuti, ma si capisce che non sanno più come uscire dall’impasse in cui si sono cacciati. Hanno promesso l’assunzione di quei lavoratori presso l’ASIA, la società provinciale SAMTE e alcuni Comuni, ed invece i dipendenti dei Consorzi sono ancora senza stipendio da oltre 20 mesi.

Adesso si appellano al neo Prefetto che però, non avendo seguito la complessa questione, prende tempo e quindi non può fare altro, al momento, che rinviare le date stabilite per i licenziamenti e sollecitare i finanziamenti regionali per un progetto che potrebbe impegnare i lavoratori per qualche mese. Per il resto, la gara della società provinciale SAMTE con la quale si sarebbe dovuto affidare il servizio di Raccolta Rifiuti e reimpiegare tutti i lavoratori, rimane sospesa per altri sei mesi ed intanto si pensa di verificare se alcuni comuni, quando scadrà il termine per l’affidamento del servizio in corso, potranno in qualche modo assumere alcuni dipendenti o imporre la loro assunzione alle ditte che subentrano. Stiamo parlando di aria fritta!

E’ chiaro che la drammatica condizione di disoccupazione di quei 124 lavoratori, non troverà soluzione se tutti gli attori istituzionali faranno finta di non ricordare che i Consorzi Rifiuti non funzionano perché i Comuni hanno preferito affidare a società varie il servizio di raccolta dei rifiuti scavalcando le competenze stabilite da varie leggi che attribuivano ai consorzi, e solo a loro, il compito di curare la raccolta differenziata. Questa “regola” ribadita anche con alcune ordinanze della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stata riaffermata anche dalla Corte dei Conti che ha condannato gli amministratori del “Consorzio Benevento1” proprio perché erano rimasti inattivi rispetto ai Comuni che non hanno pagato le quote associative in quanto preferivano affidare a soggetti privati la raccolta dei rifiuti. Quando finirà questo andazzo?

Occorre intervenire subito per imporre il rispetto delle competenze e dei ruoli, riaffidando ai consorzi i servizi attualmente gestiti da privati, senza attendere la scadenza di contratti illegittimi. Intanto, sarebbe sufficiente che i tre Consorzi rilevino il servizio di questi 28 Comuni che non hanno raggiunto le quote stabilite per la raccolta differenziata, per assicurare l’immediato impiego dei 124 lavoratori. Il Prefetto può attivare subito le procedure di commissariamento di tali Comuni e restituire il servizio ai Consorzi, intanto che Aceto sciolga il Mistero della gara della SAMTE.

Il presidente – Gabriele Corona

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Categorie: Amianto

Amianto negli uffici postali funzionanti. Ecco l’elenco. Tacciono le Poste e i sindacati.

7 maggio, 2012

Ufficio postale di Morcone

Da Il Sannio quotidiano del 6 maggio 2012

Amianto, il caso arriva in Prefettura. Ecco i nove edifici delle Poste che potrebbero contenere il pericoloso minerale

Eccoli gli edifici incriminati: Solopaca, Ceppaloni, Amorosi, Apice, Cusano Mutri, Guardia Sanframondi, Morcone, San Lupo e Vitulano. Sono nove gli edifici delle Poste finiti sotto accusa lungo l’intero territorio provinciale. A dare la stura alla questione amianto nel Sannio, l’associazione Altrabenevento di Gabriele Corona, che ha portato alla luce i casi di presenza del pericolosissimo minerale in molti uffici postali o in strutture che sedi postali sono state, prima di essere dismesse o alienate. E ieri mattina Corona gli atti li ha portati in Prefettura per dare corso a una denuncia che non approda a risposte dirimenti.

Uffcio postale di Guardia Sanframondi

Nel 1996 – 4 anni dopo la messa la bando del minerale – fu proprio il Servizio di Prevenzione e Protezione delle Poste italiane, sede di Napoli, a far scattare l’allarme amianto per fine 99 strutture per i quali la Società Italposte dichiarava “il ragionevole sospetto della presenza di amianto in alcune parti”. Un sospetto confermato da analisi chimiche su reperti prelevati dai pannelli di controfodera delle strutture portanti e da quelli delle tramezzature. E la comunicazione viene fatta recapitare anche ai responsabili di 21 agenzie postali della provincia di Benevento. L’allarme-amianto scatta per le strutture di Ceppaloni, Montesarchio, San Giorgio del Sannio, San Nicola Manfredi, Vitulano, Apice, Circello, Morcone, Pietrelcina, Pontelandolfo, San Marco dei Cavoti, Airola, Amorosi, Cerreto Sannita, Cusano Mutri, Guardia Sanframondi, Melizzano, Ponte, San Lupo, Solopaca, Telese Terme. Per questi edifici viene messo in piedi un Piano-amianto: visite periodiche per i dipendenti, interventi sulle tramezzature interne e lo controfodere in pannelli, relativi sia ad opere edili che agli impianti elettrici e tecnologici e monitoraggio dei prelievi ambientali. Dopo 15 anni il minerale continuerebbe a occupare lastre, soffitti, tetti e rivestimenti. Le bonifiche ovunque non sono in realtà mai partite, e sotto accusa è anche la cosiddetta ‘stabilizzazione’ (praticata in molte strutture della provincia di Benevento) che non rimuove, ma si limita a isolare il materiale. Mentre il ‘killer silenzioso’ potrebbe ancora uccidere. Ogni anno, in Italia, sono migliaia le persone che si ammalano lentamente, spesso senza accorgersene e senza che si riesca a stabilire un legame tra la malattia e il minerale, perché il mesotelioma per manifestarsi può impiegare anche 40 anni. Secondo l’associazione Altrabenevento, allo stato, sarebbero in tutto nove gli edifici delle Poste a rischio amianto.

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Corona: “Ora Poste deve dare risposte”
Il presidente di Altrabenevento chiede l’accertamento delle responsabilità

“Dopo l’abbattimento del prefabbricato dell’ex ufficio postale di San Giorgio del Sannio che conteneva pannelli con amianto crisotilo, Altrabenevento ha segnalato più volte la presenza del pericoloso minerale in strutture di proprietà di Poste Italiane spa, società a totale capitale pubblico, che però finora non ha smentito”, non demorde Gabriele Corona, presidente di Altrabenevento che sul caso aminato vuole andare fino in fondo. Raschiare il barile per portare alla luce eventuali responsabilità. Finora nessuna risposta dai vertici.

“I dirigenti delle Poste – spiega infatti Corona – non hanno spiegato perché hanno venduto al Comune di Montesarchio il prefabbricato dismesso utilizzato come locale ufficio postale e nel quale era stata accertata la presenza di amianto già nel 2003, ma soprattutto tacciono sul fatto che almeno nove prefabbricati attualmente utilizzati come uffici postali, contengono pannelli con il pericoloso materiale. Altrabenevento ha già denunciato dalle colonne de Il Sannio Quotidiano che l’amianto è certamente presente nei prefabbricati tuttora aperti al pubblico di Ceppaloni e Solopaca, ma neppure dinanzi alle preoccupazioni dei lavoratori e degli utenti, Poste ha ritenuto di dover dare spiegazioni”. Eppure la paura per la presenza di un minerale che si è guadagnato la triste fama di ‘killer silenzioso’ perché miete vittime senza clamori e spesso senza che sia possibile mai accertare una relazione tra causa e effetto, serpeggia tra i dipendenti degli uffici postali incriminati.

E Corona incalza nel tentativo di inchiodare ciascuno alle proprie responsabilità: “Non si sono fatti sentire – dice – neppure i delegati sindacali o i responsabili per la sicurezza dei lavoratori che pure sono a conoscenza della dispersione di fibre di crisotilo nei prefabbricati dove i dipendenti di Poste passano ininterrottamente almeno sei ore al giorno. Dinanzi a tanta inerzia, siamo stati costretti a chiedere l’intervento del Prefetto al quale stamattina (ieri, ndr) abbiamo inviato una documentazione per segnalare che l’amianto è presente anche negli uffici postali attualmente funzionanti di Amorosi, Apice, Cusano Mutri, Guardia Sanframondi, Morcone, San Lupo e Vitulano. Adesso aspettiamo che Poste si decida a dire la verità sulla presenza di fibre di amianto in questi uffici frequentati da ignari cittadini”.

 

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Categorie: Amianto

Amianto nel prefabbricato ex poste di Montesarchio, neppure nell’atto notarile il Comune spiega perchè lo ha acquistato.

7 maggio, 2012

Ingresso ex poste Montesarchio

Benevento, 5 maggio 2012

Alla Redazione del Sannio Quotidiano

Dopo le segnalazioni di Altrabenevento sulla presenza di amianto in alcuni prefabbricati utilizzati come uffici postali, il sindaco di Ceppaloni ha formalmente chiesto a Poste Italiane e alle altre autorità competenti, di assumere tutte le iniziative necessarie a tutelare la salute pubblica. Il sindaco di Montesarchio, invece, nonostante diverse sollecitazioni a mezzo stampa, ancora non spiega perchè ha acquistato il prefabbricato di via Angelo Domenici con il pericoloso materiale.

La presenza di pannelli contenenti fibre di amianto crisotilo, capaci di procurare asbestosi, mesotelioma pleurico-peritoneale, cancro polmonare e tumori del tratto gastro-intestinale e della laringe, fu accerta nel 2003 e di conseguenza Poste Italiane spa ha abbandonato quella sede collocata in uno spazio verde e servita da ampio parcheggio, per trasferirsi in un locale scomodo per gli utenti.

Come pubblicato da Il Sannio Quotidiano, il Consiglio Comunale di Montesarchio il 23 marzo del 2005 decise di sborsare 180.000 euro per acquistare quel prefabbricato ma nell’atto non si fa alcun riferimento alla presenza di Amianto.

L’11 gennaio 2006 la Giunta Comunale tornò sull’argomento e con la delibera n. 12 approvata dal sindaco Antonio IZZO e dagli assessori Giuseppe MAURIELLO, Antonio TINESSA, Michele TANGREDI, Giuseppe CECERE, Valter Leonardo VAGLI, Antonio LANZOTTI (era assente Luigi Pasquale PEDICINI) alla presenza del vice Segretario Generale, Riccardo LIMONGI, prendeva atto delle “dichiarazioni rese dalla società Poste Italiane spa in ordine alla circostanza che il citato immobile è stato realizzato in base alla delibera consiliare del Comune di Montesarchio n. 42 del 5 giugno 1978 ed, ai sensi dell’ art. 81 del D.P.R. 616/1977, in base al provvedimento di accertamento di conformità del progetto alle norme urbanistico edilizie emesso dal Ministero dei Lavori Pubblici – Direzione Generale del Coordinamento Territoriale in data 6 dicembre 1979 prot. 2708”

Come si vede, ancora una volta, Poste e la giunta comunale non fanno alcun accenno alla presenza di amianto.

L’atto di acquisto del prefabbricato, rogito Repertorio n. 11641 Raccolta 699, è stato firmato il 18 gennaio 2006 innanzi al notaio Fabrizio Corrente di Montesarchio, dall’arch. Rosario Volgare, delegato con procura speciale dall’amministratore di Poste, Massimo Sarni, e dal dott. Silvio Adamo, dirigente del Servizio Finanze del Comune. Neppure in questo atto, però, si fa riferimento alla presenza di pannelli contenenti amianto.

E’ possibile che gli amministratori di Montesarchio abbiano speso 180.000 euro di soldi pubblici per acquistare un prefabbricato senza sapere che c’era il pericolo materiale? E se così fosse, perchè non lo restituiscono a Poste recuperando i soldi che in periodi di crisi potrebbero servire a garantire servizi essenziali?

Il presidente – Gabriele Corona

 

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