You Are Here: Home » Servizi » Amministrazione Pepe bis » Cassintegrato di lusso nella mensa che lesina sui bastoncini

Cassintegrato di lusso nella mensa che lesina sui bastoncini

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

La Ristorò non rispetta il contratto neppure per i bastoncini di pesce, ma Comune, ASL, Insegnanti e Comitati di Genitori non se ne accorgono.  

La ditta non riconosce al personale gli aumenti salariali, mette tutti in Cassa Integrazione al 50% mentre paga uno stipendio di 92.000 euro al figlio della direttrice, ma CGIL, CISL e UIL tacciono. 

La società Ristorò dopo le denunce di Altrabenevento ancora non riesce a sanare le varie irregolarità accertate sui locali della mensa, di cui non si erano accorti Comune e ASL, e lancia la campagna “è tutto a posto”. Intanto sospende dal servizio la dipendente sospettata di avere scattato le foto alle pentole indecenti, che secondo la direttrice Rossana Porcelli sarebbero state introdotte furtivamente in azienda. Una giustificazione ridicola, la enorme pentolaccia fotografata era ancorata a terra con il suo bruciatore alimentato da un tubo del gas che fuoriusciva dal pavimento. La caldaia vecchia e indecente non si poteva muovere e per questo l’acqua residua di cottura veniva eliminata con un apposito rubinetto, mentre la pasta veniva prelevata con apposito colapasta, anch’esso fotografato. Come ha fatto la dipendente a trasportare furtivamente la pentolaccia, fotografarla e poi riportarsela senza dare nell’occhio?

La Direttrice della Ristorò assicura che gli insetti nei ceci non ci sono mai stati perché “ci sono le zanzariere alle finestre”, mentre tutti sanno che le larve non arrivano dall’esterno; smentisce il provvedimento emesso dal Tribunale per i capelli nel cibo, ma la multa disposta dalla Procura della Repubblica esiste veramente; sostiene che gli alimenti sono ottimi e a “chilometro zero” però non ci spiega che il prosciutto arriva dall’Olanda.

La Ristorò dopo aver giurato a mezzo stampa di rispettare il contratto, venerdì scorso ha servito ai bambini delle scuole elementari 3 (tre) bastoncini di pesce, invece dei 4 (quattro) chiaramente indicati nel menù firmato dalla ASL nel 2010 e confermato tuttora, che è affisso in tutte le scuole (vedi foto allegata). Una mamma-dipendente della ditta ci aveva segnalato il caso un anno fa, ma non ci aspettavamo di doverlo ancora riscontrare proprio nei giorni in cui la Ristorò vorrebbe dimostrare che il servizio è ottimo.

Possibile che anche di questa “anomalia” non si sono accorti il Comune di Benevento e la ASL? Nessuno si accorge che le uniche vaschette con 4 (quattro) bastoncini che arrivano nelle scuole sono quelle destinate agli insegnanti? Neppure i rappresentati dei comitati dei genitori, che finora si sono preoccupati solo di non inimicarsi gli amministratori comunali, hanno notato che c’è una palese difformità tra le prescrizioni scritte sul menù e la composizione dei pasti?

Intanto i dipendenti che conservano la propria coscienza subiscono le ritorsioni della ditta e dei rappresentanti sindacali che pur di difendere la società utilizzano falsi nomi.

CGIL, CISL e UIL rimangono in silenzio, anche dinanzi ai salari da fame che i lavoratori hanno ricevuto in ritardo e senza né i conguagli né gli aumenti contrattuali scattati un anno fa. Ci sono dipendenti che per un mese di lavoro hanno percepito meno di 200 euro, a cui se ne aggiungono altrettanti di cassa integrazione al 50%, erogata dalla Regione Campania e chiesta dalla Ristorò ad aprile 2014, solo pochi mesi dopo l’aggiudicazione della gara indetta dal Comune. Al tempo non c’era stato ancora l’aumento del buono mensa, deciso ad agosto, che secondo la Ristorò avrebbe comportato la riduzione dei pasti, e quindi come si giustificava la crisi aziendale?

La stessa ditta in crisi, però, nel 2013 ha pagato al figlio della direttrice uno stipendio annuale intero e a tempo pieno di 92.336 euro (novantaduemilatretentotrentasei) lordi, vale a dire più di 7.000 euro (settemila) al mese anche durante la chiusura della mensa e quando gli altri dipendenti erano in cassa integrazione per l’incendio del vecchio capannone.

Per i primi undici mesi del 2014 la ditta della famiglia Barretta ha pagato a quel dipendente, finora conosciuto come libero ed accreditato professionista, 61.040 (sessantunomilaquaranta) euro ed altri 13.613,64 (tredicimilaseicentotredici/64) glieli ha dati la Regione Campania per la Cassa Integrazione. Il cassintegrato, che possiede il 50% delle quote della Ristorò e delle varie società proprietarie dei locali, cosa fa per ricevere stipendi tanto consistenti da parte di un’azienda in crisi che vive dei compensi che il Comune e la ASL pagano per i pasti ai bambini delle scuole e ai malati di mente?

Condividi su:
  • Twitter
  • Facebook

© Altrabenevento

Scroll to top