Archivio

Archivio per la categoria ‘Libertà di informazione’

Silenziosi misteri all’ombra dei palazzi beneventani

11 agosto, 2010
Commenti disabilitati

Da Sanniopress del 11 agosto 2010

di Simone Aversano

Capita ad agosto, in un agosto furibondo e chiassoso nonostante Benevento si sia svuotata per via delle ferie, di venire turbati da una notizia improvvisa, nonostante la questione che essa solleva sia stata già pregustata dall’opinione pubblica mesi addietro. Capita, e questo non è un particolare accessorio, che la notizia-bomba venga fatta passare non da un giornalista ma dal presidente di un’associazione cittadina molto attiva sul fronte giudiziario e della lotta al malaffare. Una notizia ripresa da tutta la stampa locale ma non prodotta dalla stampa medesima. Prosegui la lettura…

Corruzione, Ipermercato Zamparini, Libertà di informazione, corruzione nel Sannio

Pietro Orsatti al Presidente Napolitano. “Migliaia di italiani saranno costretti a violare la legge per difendere la Costituzione”

8 giugno, 2010
Commenti disabilitati

Orsatti a Benevento

Lettera al Presidente della Repubblica Italiana

di Pietro Orsatti

Caro Presidente,

le scrivo come a un amico, l’amico che custodisce il bene più prezioso della nostra società. La Costituzione. Le scrivo con un misto di speranza e sconcerto. Perché ogni giorno che passa diventa sempre più difficile, e le assicuro non solo per me, capire cosa stia succedendo in questo nostro Paese.

Lei continua a mandare messaggi di ottimismo agli italiani ogni qual volta prende la parola pubblicamente, ma forse non sa che per la grande maggioranza di noi l’ottimismo è un lusso. Siamo tutti troppo impegnati a sopravvivere per essere ottimisti. Troppo confusi e spaventati per avere speranza. Vediamo giorno dopo giorno liquefarsi il patto sociale che ha tenuto in piedi questo Paese per 65 anni, quello sancito nell’articolo 1. Non è colpa sua, Presidente, ma ormai da anni, se non decenni, il lavoro è uscito dal racconto sociale. Il lavoro, paradigma centrale nel Novecento, da valore e fondamento del contratto democratico è diventato elemento accessorio. Un surplus. Sia sul piano culturale che su quello materiale. Quando la disoccupazione a livello generale supera il 10% e per i giovani il 30%, non è in pericolo solo la stabilità economica e sociale di una Paese, è in pericolo la democrazia.

Quando poi oltre a questo dato incontestabile si aggiungono altre pericolosissime e ormai quotidiane aggressioni a diritti fondamentali dei cittadini sanciti dalla Carta costituzionali, lo sconcerto si trasforma in allarme, tensione e purtroppo con

flitto. Equità sociale, trasparenza assoluta della pubblica amministrazione, legge uguale per tutti, questione morale e lotta alla corruzione, diritto di es

pressione e diritto di essere informati, contrappesi fra i poteri dello Stato, indipendenza della magistratura: è evidente a tutti i cittadini che in questo Paese alcuni poteri intendono mettere pesantemente mano su questi nodi irrinunciabili del patto di cittadinanza. Come è sempre più evidente che parallelamente si sta procedendo, attraverso un numero spropositato di decreti e leggi ordinarie, alla riscrittura de facto della Costituzione andando perfino a toccare l’unità dello Stato.

Sono perfettamente consapevole che i suoi poteri sono molto limitati e di come sia difficile per lei, oggi, contrapporsi a questo attacco concentrico contro la Costituzione. Ma so anche che in politica la parola pesa, e che la sua potrebbe essere determinante a modificare un andamento che sembra voler archiviare la democrazia parlamentare nata dalla Resistenza e dalla Costituente del primo dopo guerra. La sua parola, il suo giudizio, suoi eventuali messaggi alle Camere, potrebbero avere un potere politico sostanziale ben più efficace di rimandare ogni tanto quei testi più grossolanamente anticostituzionali come le è capitato di fare in questi anni.

Lo so che per fare questo, per uscire allo scoperto oltre alla ritualità a cui, per legge, è vincolato, è neces

sario che ci sia un pericolo per la democrazia e la tenuta dello Stato. Ma, caro Presidente, è proprio di questo di cui sto parlando. Ormai c’è un divario enorme fra legalità e giustizia, fra norma e democrazia. Ci sono interi settori del Paese che si troveranno costretti, per necessità e per scelta, a violare alcune delle leggi che sono nate ultimamente e stanno vedendo luce in queste settimane. Le faccio due esempi, quello dell’obbligo di denuncia da parte dei medici in caso si ritrovino a curare dei migranti clandestini e poi quello che spingerà molti di noi operatori dell’informazione a violare molti dei vincoli imposti alla stampa nel Ddl intercettazioni in discussione in queste ore. Caro Presidente, ci saranno persone che violeranno e in parte già violano norme approvate dall’attuale coalizione di maggioranza. Se questo non è un allarme per la tenuta della nostra democrazia, cos’altro è? Quando le leggi contrastano così palesemente con il patto costituzionale e i diritti fondamentali sanciti da ogni democrazia matura – come dovrebbe ed è stata finora la nostra – il pericolo è davvero troppo. Centinaia di migliaia di giovani, ricercatori, scienziati e professionisti hanno già preso la via dell’emigrazione verso altri Paesi. Una migrazione di massa della parte più importante della nostra società. Altre migliaia di persone civilmente violeranno sistematicam

ente le leggi più inique approvate nella nostra storia repubblicana. Violare le leggi per garantire la giustizia, per difendere il Paese e la sua democrazia costituzionale: è questo il paradosso a cui stiamo per assistere.

Per questo la invito a dare un segnale autorevole e inequivocabile in difesa di questo Paese e di questa democrazia. Finché si è ancora in tempo, prima che di questa nostra Italia non rimangano solo macerie. Facendo tutto quello che può grazie alla sua esperienza e all’autorevole ruolo che ricopre grazie alla sua carica. Parli a questo Paese ed eserciti il suo diritto di critica.

Un caro saluto

Pietro Orsatti

SOTTOSCRIVI LA LETTERA

Libertà di informazione, Nuova P2

Emergenza criminalità: il Sannio Quotidiano minimizza e Altrabenevento protesta.

3 giugno, 2010
Commenti disabilitati


Benevento, 3 giugno 2010

All’On. Luca Colasanto, Direttore de Il Sannio Quotidiano- SEDE

Illustre direttore,

con rammarico devo prendere atto che Lei non ha ritenuto di dare alcuna risposta alla nota del 29 maggio, con la quale esprimevo meraviglia per la mancata pubblicazione del comunicato di Altrabenevento relativo al silenzio delle associazioni di categoria e della Chiesa cattolica dopo gli ultimi episodi delinquenziali registrati in città a danno di commercianti ed imprenditori.

Oggi ho notato che il Sannio Quotidiano non ha neppure pubblicato il comunicato del consigliere provinciale, Luca Ricciardi (PdL), il quale, preoccupato anche per la recente relazione con la quale la Direzione Investigativa Antimafia segnala la presenza di quattro sodalizi criminali a Benevento, chiede che se ne discuta in una seduta congiunta dei consigli comunale e provinciale.

Francamente non mi spiego il silenzio del suo giornale su tali iniziative soprattutto dopo le sue dichiarazioni del novembre scorso, anche come consigliere regionale, quando, a seguito delle minacce a mano armata al suo portavoce, assicurò che non avrebbe abbassato la guardia nella lotta al crimine organizzato.

Per questo motivo ritengo assolutamente inaccettabile il tentativo del Sannio Quotidiano di minimizzare la gravità dei fatti che stanno accadendo e di conseguenza, per esprimere la protesta dell’associazione che rappresento, Le comunico che non invieremo più comunicati al suo giornale.

Cordiali saluti

Il Presidente Gabriele Corona

Dichiarazioni di Colasanto a novembre 2009.

*****************************************

La Lettera del 29 maggio 2010

All’ On. Luca Colasanto , direttore de Il Sannio Quotidiano- SEDE

Illustre direttore,

ho inviato ieri, al suo giornale, un comunicato stampa per commentare il silenzio delle associazioni di categoria riguardo i recenti atti intimidatori a danno di commercianti ed imprenditori locali.

Questa mattina però, leggendo, come tutti i giorni, il Sannio Quotidiano ho verificato che la mia nota non è stata, in alcun modo, presa in considerazione.

Ciò mi meraviglia, perchè l’informazione assume in questo momento un ruolo fondamentale nella nostra realtà, dove, per disattenzione o per calcolo, molti tendono a minimizzare la gravità di questi episodi.

Ho avuto modo di verificare, anche direttamente, qual è invece il comportamento delle istituzioni, della stampa e della società civile in realtà da tempo condizionate dalla malavita organizzata. In quei casi la comunità locale ha preso coscienza della pericolosità del fenomeno criminale solo dopo gravi fatti delittuosi, però si è poi organizzata ed è ora molto attiva nel difendere il proprio territorio. Queste esperienze devono essere d’insegnamento, per consentirci di arrivare in tempo a contrastare i fenomeni malavitosi prima che essi producano danni irreversibili.

È importante quindi che ognuno faccia la sua parte, comprese le associazioni dei commercianti e degli imprenditori che invece rimangono silenti anche di fronte ad atti estorsivi nei confronti dei proprio associati.

Pure la chiesa cattolica, su questi temi molto attiva in altre realtà, a Benevento tace, pur avendo costituito la sezione sannita di “Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.

Intanto la situazione si aggrava: la Direzione Investigativa Antimafia con la sua relazione semestrale al parlamento, che è atto ufficiale e consultabile sul sito del ministero dell’Interno, segnala la presenza di ben 4 sodalizi criminali nella sola città di Benevento.

Insomma si tratta di una situazione preoccupante e per questo auspico che il suo giornale voglia prestarvi l’attenzione che merita.

Cordiali saluti

Il Presidente Gabriele Corona

**********************************

Il Comunicato di Altrabenevento del 28 maggio, ignorato da il Sannio Quotidiano, è stato pubblicato, integralmente o in parte, dalle emittenti televisive TELEBENEVENTO, ELLETV, CDS, RETE SEI e TVSETTE; dal quotidiano Il Mattino del 29-5-2010 e dai portali:  Il Quaderno.it,     Sanniopress,    Gazzetta di Benevento,    il Corriere del Sannio,   Antimafia duemila e     Gli Italiani.

Antimafia, Corruzione, Criminalità, Libertà di informazione

Con le nuove norme antintercettazioni il governo vuole anche impedire la libera voce dei blog.

14 maggio, 2010
Commenti disabilitati

Da Repubblica.it del 12 maggio 2010

Con queste norme il governo vuole colpire anche internet.

Limitazioni sui blog e sul 2.0: nel ddl intercettazioni una norma che rischia di passare sotto silenzio

di ARTURO DI CORINTO*

E così siamo arrivati alla museruola per blog e affini. Dopo le proposte legislative volte a impedire la denuncia del racket in maniera anonima sui blog antimafia, dopo quella di trasformare i provider in sceriffi di Internet contro il peer to peer sapendo che la crisi della musica non dipende da quello, dopo le proposte di cancellare il passato scottante che riemerge grazie ai motori di ricerca, invocando per politici e imprenditori il diritto all’oblio, dopo l’intervento sull’inasprimento delle sanzioni per la diffamazione a mezzo Internet, il governo vuole una nuova legge anti-Internet.

Nel Ddl intercettazioni in discussione in questi giorni presso la Commissione Giustizia al Senato c’è in infatti una norma che è passata sotto silenzio a causa dell’enormità di tutte le altre – forti limitazioni e sanzioni all’uso delle intercettazioni per la stampa – ed è l’articolo 28 del disegno di legge 1611 che, ripescato dalla legge sulla stampa dell’8 febbraio del 1948, la aggiorna e la applica anche all’informazione amatoriale su Internet. Che cosa dice questa norma? Che “Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”. E aggiunge con una serie di specifiche in legalese che i contravventori alla norma saranno punti con una multa salatissima.

Molti blogger si sono allarmati per questo articolo e l’hanno fatto sapere manifestando in piazza Navona a Roma il luglio scorso, e ad ottobre con la Fnsi, perché è in gioco la possibilità stessa di fare informazione e comunicazione per il puro piacere di farlo. Ed è in gioco quel stesso pluralismo informativo cui il web 2.0 oggi fortemente contribuisce. Ovviamente la norma non riguarderebbe solo i blog, visto che i termini “siti informatici, telematica e informatica” usati nel dispositivo sono tanto generali da comprendere ogni forma di espressione digitale.

E perché si sono preoccupati? Forse per gli aspetti materiali? Certo. Senza rettifica entro le 48 ore si è passibili di una multa fino a 12.500 euro. E la rettifica è possibile, e facilmente, per il blogger che gestisce in proprio la piattaforma: ma se le 48 ore cadono nel weekend? Se si trova sulla vetta dell”Himalaya, se il provider risulta inaccessibile, se si è ammalati? Gli scenari sono due: o il blogger, gestore di un sito, non pubblica più la notizia che non ha verificato e chiude il sito e la possibilità di animarlo e commentarlo, oppure no, a dispetto del rischio di denuncia perché la notizia è importante e così pure la possibilità per tutti di commentarla, integrarla, approfondirla. Ma se il gestore di un blog o di una piattaforma di open publishing non ha le risorse per pagare la multa e per difendersi a lungo in tribunale, pubblicherà la notizia e lascerà il so blog aperto ai commenti?

Il problema qui non è del singolo “blogger di provincia”, uno dei quarantamila attivi in Italia, ma di siti come Wikipedia che sono diventati una fonte alternativa e preziosa d’informazione soprattutto per notizie d’archivio e che come il caso Angelucci (che ha querelato i responsabili) ha dimostrato, sono quelli più a rischio per questo comma.

Il meccanismo che si vuole attivare con questa norma è lo stesso che regola le controversie sui brevetti: anche chi sa di avere ragione, rinuncia ad affermare il proprio diritto e talvolta si accorda fuori della aule di tribunale se può, perché sa che si trova in uno stato di inferiorità rispetto a chi può pagare gli avvocati migliori.

Il carattere intimidatorio dell’articolo è evidente. Ma la dimensione più importante di questa norma, è di carattere simbolico e culturale: in definitiva si sta dicendo di voler equiparare un blogger a un giornalista professionista, un sito a una testata registrata, senza però dargli le garanzie di legge e i finanziamenti pubblici che molti giornali e testate hanno. D’ora in avanti chiunque avrà timore di pubblicare un’informazione se non verificata e non dimostrabile nell’immediato, su un camorrista, un politico colluso, una violenza subita. Il vox populi scomparirà e con esso ciascun Pasquino di buona volontà. E’ cosi che si scivola verso il conformismo e l’autocensura.

In un paese dove a causa dell’anomalia di un capo del governo che è anche il maggiore editore del paese, sono spesso i comici a spiegare le leggi contorte del governo, i semplici cittadini a difendere la Costituzione, i siti indipendenti a denunciare le illegalità, non ci possiamo proprio permettere di perdere la voce dei senza voce.

* L’autore dell’articolo è fra i promotori dell’appello contro la legge sulle intercettazioni. E’ ricercatore, giornalista e saggista esperto di Internet

(12 maggio 2010)

Libertà di informazione

Rodotà: “Il ddl sulle intercettazioni pregiudica la libertà di stampa e il diritto all’informazione”

11 maggio, 2010
Commenti disabilitati

La legge che ordina il silenzio stampa

di Stefano Rodotà, Repubblica, 8 maggio 2010

Se la legge sulle intercettazioni verrà approvata nel testo in discussione al Senato, sarà fatto un passo pericoloso verso un mutamento di regime. I regimi non cambiano solo quando si è di fronte ad un colpo di Stato o ad una rottura frontale. Mutano pure per effetto di una erosione lenta, che cancella principi fondativi di un sistema. Se quel testo diverrà legge della Repubblica, in un colpo solo verranno pregiudicati la libertà di manifestazione del pensiero, il diritto di sapere dei cittadini, il controllo diffuso sull’esercizio dei poteri, le possibilità d’indagine della magistratura. Ci stiamo privando di essenziali anticorpi democratici. La censura come primo passo concreto verso l’annunciata riforma costituzionale, visto che si incide sulla prima parte della Costituzione, quella dei principi e dei diritti, a parole dichiarata intoccabile? Se così sarà, dovremo chiederci se viviamo ancora in uno Stato costituzionale di diritto. Prosegui la lettura…

Intercettazioni, Libertà di informazione

Minacce ad Ingroia e ai giornalisti di “Anno Zero” per la prossima puntata sulle stragi del ’92-’93.

6 maggio, 2010
Commenti disabilitati

Da il Fatto Quotidiano del 5 maggio

Proiettili in redazione. Minacce a Ingroia, Ruotolo e Santoro

di Eduardo Di Blasi

Sotto tiro. Alla redazione palermitana di Repubblica e del Giornale di Sicilia ieri sono arrivate due lettere, spedite da Firenze. Contenevano un proiettile e un messaggio intimidatorio contro pm antimafia (il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, il pm della Dda Nino Di Matteo, il Procuratore di Caltanissetta Sergio Lari), collaboratori di giustizia (come Massimo Ciancimino, figlio di don Vito e Gaspare Spatuzza, che con le loro dichiarazioni stanno scompaginando le “verità” già rivelate sui rapporti tra Cosa Nostra e settori dello Stato) e i giornalisti Michele Santoro e Sandro Ruotolo. Nella missiva sono tutti indicati come “soggetti che direttamente o indirettamente subiranno le conseguenze di operazioni già pianificate”.

Non è la prima volta che succede. Lo scorso mese una lettera simile era stata recapitata, con cinque proiettili di Ak47, a Massimo Ciancimino, nella sua abitazione di Bologna. Il tono del messaggio è lo stesso, come a indicare nel medesimo mittente un personaggio che conosca bene gli ambienti in cui maturò la cosiddetta “trattativa” tra Stato e mafia. Con una differenza. Allora tra i nomi degli “avvertiti” compariva quello dell’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli (che giorni dopo avrebbe testimoniato al processo palermitano che vede imputati i due uomini del Ros Mario Mori e Mauro Obinu, accusati proprio di essere stati un tramite di quella “trattativa”) che oggi non c’è. Prosegui la lettura…

Criminalità, Libertà di informazione

Nasce ufficialmente il progetto editoriale “Gli Italiani”. Altrabenevento aderisce.

5 maggio, 2010
Commenti disabilitati

«Uno spazio editoriale, come uno spazio politico, si conquista infatti per le cose che si dicono e per l’ottica con cui si dicono. Un giornale non è un luogo neutro».

Dal progetto editoriale de “gli italiani”.

Dopo tre mesi di sperimentazioni, riunioni, incontri, scontri, risate, aspettative, progetti scritti e poi stracciati e ancora riscritti di sana pianta, viaggi, telefonate, conti che non tornano mai, stanchezza, paure e spericolatezza… sembra che ci siamo.

Venerdì scorso (30 aprile), in una riunione “carbonara” tenuta in una saletta in prestito nel centro di Roma, si è ufficializzata la nascita de “gli italiani”. In realtà la nascita del progetto è databile in un giorno piovoso di febbraio scorso nel bar interno di una Feltrinelli, ma venerdì per la prima volta si è fisicamente riunito l’embrione della redazione di… un giornale. Gli Italiani.

Si, perché è questo che intendiamo fare. Anzi. Vogliamo fare due giornali. Questo sito web di dialogo e collaborazione fra giornalismo tradizionale e citizen journalism e un mensile su carta (per ora) che faccia parlare questi due mondi, li metta in relazione, senza gerarchie.

È un progetto ambizioso, senza rete. Partiamo con una manciata di soldi e tantissime idee. Abbiamo raccolto “clandestinamente” tantissime adesioni al progetto, nel mondo del giornalismo, della politica, dell’università, del sindacato e della società civile. Nei prossimi giorni (prima del fine settimana) presenteremo su questo sito il piano editoriale e la lista dei promotori del progetto (stanno arrivando le ultime adesioni in queste ore). Inoltre pubblicheremo un questionario per chiedervi consigli e indicazioni sul giornale che dovrà essere “gli italiani” sia sul web che nella versione cartacea.

E poi gli appuntamenti. Il 27 maggio a Ottaviano (Na), nel pomeriggio, all’interno del bene sequestrato alla camorra (il castello Mediceo in cui viveva Raffaele Cutolo) nell’ambito del Festival della legalità verrà presentato il progetto pubblicamente. Inoltre l’11 giugno a Roma (in una sede che stiamo rintracciando) si terrà la presentazione del numero zero della versione cartacea mensile di questo progetto editoriale e un dibattito/assemblea sul tema dell’informazione e delle possibili collaborazioni fra media tradizionali e media alternativi. E poi nelle settimane successive saremo a Benevento, Palermo, Trento, Torino, Ancona…

Questa iniziativa editoriale (ibrida) non nasce da un’operazione di élite, dall’alto. Perché i lettori di questi prodotti non saranno solo degli utenti passivi, ma anche proprietari (attraverso una forma di azionariato popolare diffuso). Saremo noi, lettori/autori, giornalisti, collaboratori i proprietari di questo “luogo non neutro”.

Per questo lanceremo a ridosso della presentazione del primo numero zero una campagna di abbonamento e di sottoscrizione. Perché “gli italiani” si sosterrà solo grazie alle vendite, agli abbonamenti e all’azionariato popolare.

Da oggi vi chiediamo di far partire il tam tam in rete, fra amici, su face book, twitter, attraverso la mail, gli sms, la posta tradizionale, i blog, i piccioni viaggiatori e dare il primo segnale che da oggi “gli italiani” c’è.

ISCRIVITI ALLA PAGINA DE GLI ITALIANI SU FACEBOOK

Chiedi informazioni su iniziative, azionariato, abbonamenti e collaborazione scrivendo aposta@gliitaliani.it

Libertà di informazione

25 marzo, ”Rai per una notte”. Appello di MicroMega.

24 marzo, 2010
Commenti disabilitati

Pubblichiamo il testo dell’appello promosso da MicroMega– sottoscritto da un gruppo di intellettuali, docenti, giornalisti, fisici, sindacalisti, uomini e donne dello spettacolo – per chiedere alle testate web e alle televisioni di diffondere in diretta “Rai per una notte”, la manifestazione/trasmissione promossa dalla FNSI in difesa della libertà di stampa, che Michele Santoro condurrà giovedì 25 marzo dal Paladozza di Bologna.

Un’iniziativa che vedrà protagonisti Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro, la squadra di Annozero e molti altri ospiti del mondo del giornalismo e dello spettacolo.

E’ ormai provato al di là di ogni ragionevole dubbio il carattere assolutamente pretestuoso della decisione Rai di interrompere Annozero, decisione che risponde unicamente ad un “ukase” di Berlusconi comprovato da numerose intercettazioni telefoniche.

Di fronte a questa ennesima violenza contro la libertà d’informazione, riteniamo dovere di ogni testata democratica dare un appoggio pieno e incondizionato alla trasmissione extra-Rai che Santoro realizzerà a Bologna la sera di giovedì 25 marzo.

Chiediamo perciò a tutte le testate web (e in primo luogo a quelle dei grandi quotidiani) e a tutte le televisioni che trasmettono in digitale terrestre, dal satellite, su frequenze locali, di collegarsi il 25 marzo alle ore 21 per diffondere in diretta tale iniziativa, quali che siano le divergenze o critiche di tali testate nei confronti di “Annozero” e di Santoro, come forma elementare e doverosa di testimonianza a difesa della libertà di stampa e dei diritti costituzionali ogni giorno vieppiù calpestati dal governo di Berlusconi.

Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack, Dario Fo, Franca Rame, Antonio Tabucchi, Fiorella Mannoia, Salvatore Borsellino, Lorenza Carlassare, Sabina Guzzanti, Wu Ming 1, Moni Ovadia, Luciano Gallino, Stefano Benni, Carlo Freccero, Piergiorgio Odifreddi, Valerio Magrelli, Pierfranco Pellizzetti, Angelo d’Orsi, Lidia Ravera, Franco Grillini, Marco Revelli, Giorgio Cremaschi, Carlo Bernardini, Ferruccio Pinotti, Orlando Franceschelli, Mauro Barberis, Roberto Morrione, Roberto Escobar

Segui la diretta

Libertà di informazione