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Antonio Ingroia: “Sono vivo grazie alle intercettazioni”

23 maggio, 2010
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Repubblica 21 maggio 2010.

L’INTERVISTA al Procuratore antimafia di Palermo, Antonio Ingroia: “Sono vivo grazie alle intercettazioni. Con la nuova legge Riina e Provenzano sarebbero ancora liberi, si mettono paletti che impediranno di arrivare dove si deve arrivare”

di ATTILIO BOLZONI

ROMA – Il capo della mafia siciliana Bernardo Provenzano è imprendibile, ricercato da quarantasei anni e nove mesi. Dicono che si nasconda a un passo dalla sua casa di Corleone. È un fantasma: nessuno riesce mai a scovarlo. Una piccola folla ha applaudito ieri mattina nella parrocchia di Pagliarelli la bara di Gianni Nicchi detto Tiramisù, l’astro nascente di Cosa Nostra palermitana ucciso a colpi di pistola dai sicari del clan Lo Piccolo. Gli artificieri dei carabinieri hanno disinnescato l’ordigno piazzato sotto la casa del procuratore aggiunto Antonio Ingroia dagli uomini di Mimmo Raccuglia, il boss di Altofonte che dal 2000 è diventato il più pericoloso latitante al servizio di Totò Riina. Sarebbe andata cosi. Sarebbe andata così per legge. “L’ho scampata per un pelo”, racconta divertito – e poi neanche tanto – Antonio Ingroia, che era sulla lista nera di Raccuglia, mentre ricorda tutto ciò che (non) si sarebbe mai verificato in questi ultimi anni in Sicilia con il decreto voluto dal governo.

Il procuratore aggiunto l’ha scampata per un pelo grazie a una telecamera. Una di quelle che era puntata su un casolare di Calatafimi dove aveva trovato rifugio Mimmo Raccuglia, il mafioso che era pronto a farlo saltare in aria. Una telecamera che, qualcuno, adesso vorrebbe spegnere per sempre. Dice Ingroia: “Oggi l’installazione di una telecamera in un luogo pubblico viene autorizzata dal pubblico ministero per esigenze investigative, d’ora in avanti – se mai dovessero approvare anche questo – ci vogliono gli stessi gravi indizi di reato previsti per le intercettazioni ambientali e telefoniche per poterlo fare”. Si chiede Ingroia: “Ma come si fa ad avere la certezza che dentro un casolare ci sia un latitante se non si piazza una telecamera che vede chi entra e chi esce?”.

Mimmo Raccuglia sarebbe oggi ancora là, a cavallo fra le province di Palermo e di Trapani, a trafficare con il suo esplosivo. E Renato Cortese, il poliziotto che per otto anni ha inseguito il Padrino di Corleone, sarebbe ancora sulle colline davanti alla Montagna dei Cavalli disteso fra le sterpaglie e sotto gli ulivi a cercare il niente. Il più fortunato è stato però Gianni Nicchi, con quella telecamera che ancora c’era e l’ha fatto finire dentro, ha evitato le vendette dei “vecchi” di San Lorenzo.

I mafiosi sono e saranno molto contenti. E fra pochi giorni parleranno a ruota libera e senza paura. Nei salotti delle loro case, nei summit in campagna, sulle loro automobili. Tanto non li ascolterà più nessuno. Libertà di parola per loro e libertà di silenzio per altri. Uno come Carmelo Amato, per esempio, oggi sarebbe in giro tranquillamente per il Borgo, il suo quartiere, a dispensare consigli ai picciotti. Tutto quello che aveva detto lo potrebbe ripetere pari pari ma questa volta senza pericolo: “Mi sono comprato l’apparecchio per le cimici, ogni tre giorni voglio controllare pure le macchine, c’è guerra, bisogna stare attenti e aprirei gli occhi perché è pieno di sbirri e di.. di..”. Di “spilli”.

Così i mafiosi chiamano le microspie. Palermo un tempo – all’epoca delle stragi – era come un grande microfono. “Ma d’ora in poi”, spiega il procuratore Ingroia, “per infilare una cimice in un’automobile occorre la prova che sia in corso in quel luogo un’attività criminale”. Come si farà allora? “È praticamente impossibile dimostrare che c’è in corso un’attività criminale dentro un’auto se dentro quell’auto non è stato piazzato un microfono”. Dopo la telecamera lo “spillo” nell’auto, prima dello “spillo” i telefoni. Indagini di mafia che non si sarebbero mai concluse e soprattutto che non si sarebbero mai cominciate.

Come quella su Vincenzo Zummo, prestanome storico di Vito Ciancimino. Gli hanno sequestrati beni di mafia per decine di milioni di euro partendo da un’inchiesta che, all’apparenza, non aveva niente a che a fare con la mafia. “Ma poi siamo arrivati sempre a Cosa Nostra. Con la nuova legge si introducono paletti che non ci permetteranno più di arrivare dove si deve arrivare”, dice ancora Ingroia che qualche mese fa ha scritto per Stampa Alternativa il libro “C’era una volta l’intercettazione”, un saggio sulle paure della classe politica che a tutti i costi vuole riformare – “controrifomare”, scrive lui – tutto il sistema delle intercettazioni. Chi avrebbe mai saputo sennò degli incontri di Marcello Dell’Utri con i falsi pentiti Chiofalo e Cirfeta che – econdo la procura – erano al centro di una combine per screditare i pentiti veri?

Chi avrebbe mai saputo cosa faceva il governatore della Sicilia Totò Cuffaro in un retrobottega di un negozio di abbigliamento di Bagheria con Michele Aiello, il “re” delle cliniche private legato ai mafiosi di Bernardo Provenzano che con Totò stilava il tariffario della Sanità? Chi avrebbe mai scoperto che il Palazzo di Giustizia di Palermo era infestato di talpe. Senza quelle – le intercettazioni – Totò Cuffaro oggi sarebbe ancora l’amatissimo presidente di tutti i siciliani.

Antonio Ingroia, Intercettazioni

Ingroia: “la controriforma delle intercettazioni tutela la privacy della mafia”.

19 aprile, 2010
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Da 3D – supplemento di Terra, quotidiano ecologista. Sabato 17 aprile

Una legge che aiuterà la privacy. Della Mafia.
Intervista ad  Antonio Ingroia autore del libro “C’era una volta l’intercettazione.

di Mastromarino Eleonora

Antonio Ingroia, allievo di Falcone e Borsellino e attuale procuratore aggiunto a Palermo, di questa materia se ne intende e ci tiene a spiegare quali potrebbero essere gli effetti negativi della nuova legge. Per farlo ha anche scritto un libro, ‘C’era una volta l’intercettazione’.

Innanzitutto per Ingroia sono state troppe le bufale della politica su questo tema: “Ho vissuto momenti d’indignazione, da cittadino oltre che da magistrato, rispetto all’utilizzo continuo della menzogna e di una campagna di stampa nella quale i fatti vengono costantemente capovolti”.

Per esempio, il governo giustifica questa riforma perché necessaria per la tutela della privacy e la riduzione della spesa per le intercettazioni, considerata troppo elevata. Per settimane abbiamo sentito politici di entrambi gli schieramenti dare i numeri a proposito della quantità di persone intercettate. Il ministro Alfano è arrivato a dire che si tratterebbe di almeno 2 milioni di italiani. Ingroia però ci tiene a dimostrare come “in realtà le persone intercettate non sono più di 20.000 ogni anno, molto meno del 1% della popolazione”.

È vero che le intercettazioni costano troppo?

“Si- risponde il magistrato- ma esistono sistemi semplici e a portata di mano che consentirebbero di ridurre i costi senza bisogno di ridurre le intercettazioni, o addirittura di abolirle come di fatto succederebbe con questa legge.”

Cos’è che fa costare tanto le intercettazioni?

“La principale voce di spesa è la cifra che lo stato deve ai gestori del servizio telefonico, perché per ogni intercettazione si paga l’intero costo della telefonata. In altri paesi non è così: in Germania lo stato non paga niente e in Francia una cifra irrisoria. Allo stato italiano, concessionario della rete telefonica, basterebbe un semplice atto amministrativo che stabilisse i prezzi, cioè non si paga niente o si paga poco.

Per non parlare poi degli sprechi fatti sulle intercettazioni ambientali. Le forze di polizia e le procure non dispongono delle attrezzature necessarie per fare le registrazioni. Non abbiamo microspie, né micro-telecamere, però ne abbiamo bisogno, quindi noleggiamo le attrezzature da società private, che impongono prezzi molto alti. Anche in questo caso basterebbe dotare le forze di polizia di tali strumenti e specializzare personale per utilizzarli, abbattendo moltissimo i costi”.

“C’è poi un altro aspetto da considerare, i costi sono bilanciati dai profitti. Grazie alle intercettazioni montagne di denaro provenienti da patrimoni illeciti vengono recuperate, omicidi e stragi scongiurati, per non parlare degli arresti di latitanti e mafiosi”.

Cosa succederà allora alle indagini? Quali reati saranno più difficili da perseguire?

“Tutti! Perché l’intercettazione è resa di fatto impossibile. Se i presupposti per disporne una sono i cosiddetti ‘evidenti indizi di colpevolezza’, cioè a dire la prova che la persona da intercettare ha commesso il reato, l’intercettazione diventa inutile. Avendo già le prove il soggetto viene arrestato, processato e condannato, senza spendere, stavolta davvero inutilmente, soldi dello stato in intercettazioni”.

I reati di mafia sono esclusi?

“È quello che si affannano a ripetere ma nessuno ricorda che alle indagini di mafia si arriva quasi sempre partendo da reati cosiddetti satellite che con la mafia non sono direttamente collegati. Le uniche indagini a non essere danneggiate dalla nuova legge, saranno quelle sui ‘soliti noti’, cioè coloro che si sa già essere mafiosi. Diventerà molto più difficile indagare sugli insospettabili. Tra l’altro, mentre l’ala militare è stata duramente colpita negli ultimi anni, la mafia finanziaria, quella dei colletti bianchi è oggi al vertice dell’organizzazione, avendo conquistato sempre più spazi d’impunità”.

Dunque la mafia sarà favorita da questa riforma?

“Non voglio dire che favorisce le mafie, ma sicuramente danneggia le indagini e le procure antimafia. Quando passerà questa legge noi saremo disarmati nei confronti di questo pezzo del sistema criminale e voi cittadini sarete più indifesi. Quindi di fatto, non credo ci sia la volontà di favorire la mafia ma il risultato sarà questo.”

Antonio Ingroia, Intercettazioni

Il procuratore Antonio Ingroia nel mirino della mafia.

15 aprile, 2010
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Il Giornale di Sicilia del 14/04/2010

- Mafia, Manuel Pasta: c’è una talpa che ci annunciò alcune operazioni. Il nuovo collaboratore di giustizia ricostruisce i retroscena che permisero di ai Lo Piccolo di mettersi in salvo. Previsto anche un avvertimento per Ingroia

 PALERMO. Una talpa avvisava e la famiglia Lo Piccolo riusciva a mettersi al sicuro. Il retroscena è stato raccontato da Manuel Pasta, il nuovo collaboratore di giustizia che in questi giorni sta parlando a ruota libera con i magistrati della Dda di Palermo.

In particolare i mafiosi di Resuttana, come riferisce oggi il Giornale di Sicilia in edicola, avrebbero saputo tutto in anticipo per gli arresti di novembre del 2006 e del gennaio dell’anno successivo e per quelli del novembre del 2007 e del gennaio 2008. C’era un infiltrato, come ha detto Pasta (e come avevano già raccontato Francesco Franzese e Gaspare Pulizzi), che è riuscito almeno in quelle occasioni, a sventare i piani delle forze dell’ordine.

Ma non è tutto, perché Pasta ha fatto riferimento anche ad un avvertimento pronto per Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo: il danneggiamento di un’auto di famiglia del magistrato.

Antonio Ingroia, Criminalità, Giudici e Politici, Intercettazioni

Ingroia: “La riforma della giustizia è l’anticamera del regime”

15 aprile, 2010
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Da Micro Mega del 12 aprile 2010

Intervista a Antonio Ingroia, procuratore aggiunto della Procura distrettuale antimafia di Palermo.

di Antonino Gerbino e Enrico Paduano.

Un magistrato da sempre in prima linea nella lotta alla mafia, “senza calcoli”, rischiando in prima persona senza mai cedere al compromesso, come gli ha insegnato il suo “maestro”, Paolo Borsellino. Un uomo che ama parlar chiaro e che non conosce il politichese: nettamente contrario alla legge sulle intercettazioni e alla riforma della giustizia proposta dal governo Berlusconi, definita “l’anticamera del regime”. Avrebbe voluto rappresentare queste idee al Csm, ma (si sa) anche gli altri magistrati non amano le “prime donne”.

Dopo la vittoria del Pdl alle elezioni regionali, Silvio Berlusconi ha annunciato che rilancerà la riforma della giustizia: il primo passo sarà quindi la legge sulle intercettazioni. Lei si è già espresso su questo progetto di riforma negli ultimi mesi, nel libro C’era una volta l’intercettazione. Mercoledì è arrivato però l’ennesimo rinvio e molti credono, anche per le resistenze dell’ala finiana nella maggioranza, che il percorso non sarà così semplice come vorrebbe il Premier. Crede che questo governo abbia la forza di far approvare questa legge? Quali saranno le conseguenze se dovesse avere successo?

Previsioni sull’approvazione o meno implicano valutazioni politiche che non mi sento di fare. Del resto è difficile fare qualsiasi previsione. Quasi quotidianamente si rincorrono notizie contrastanti e contraddittorie. In teoria il governo ha la maggioranza per poterla approvare, in teoria c’è l’unanimità, o almeno posizioni abbastanza convergenti all’interno della stessa maggioranza e infatti il progetto è stato già approvato da uno dei due rami del Parlamento. Perciò è ben possibile che venga approvato anche in tempi brevi. Prosegui la lettura…

Antonio Ingroia, Giudici e Politici, Intercettazioni

Intercettazioni: affollatissima presentazione del libro di Antonio Ingroia. 3500 persone l’hanno seguita in diretta streaming

11 aprile, 2010
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Al Teatro Comunale di Benevento, affollato oltre ogni previsione, circa 600 persone hanno seguito la presentazione del libro: “C’era una volta l’intercettazione”. Altre 3500 sono rimaste collegate per la diretta streaming ai siti: Altrabenevento, Gli Italiani, Antimafia Duemila, AgoraVox,  Dazebao News  e Sanniopress. E’ possibile ascoltare la registrazione audio su Radio Radicale

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Il Quaderno.it 09/04/2010 :: 21:17:25

Intercettazioni e ‘bufale della politica’: nel gremito Comunale presentato il libro di Ingroia.
di Grazia Palmieri

Nostro servizio – Le intercettazioni telefoniche sono lecite? Sono strumento indispensabile per la giustizia o se ne potrebbe fare tranquillamente a meno? Quali sono i cambiamenti più rilevanti che il disegno di legge proposto dal governo introdurrebbe in caso di approvazione? Quante sono e quanto costano ogni anno?

Sono questi gli argomenti più rilevanti di cui si è discusso questo pomeriggio a Benevento, in un incontro di circa due ore presso un Teatro Comunale pieno di persone di tutte le età, tra cui molti giovani. Ospite che potremmo definire d’onore, Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo ed allievo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che ha presentato il suo libro dal titolo “C’era una volta l’ intercettazione”. Sono intervenute anche altre personalità non di minor rilievo: Luigi De Magistris, ex magistrato ed ora deputato al Parlamento Europeo, Pietro Orsatti, giornalista di ‘Antimafia duemila’ e Giovanni Tartaglia Polcini, sostituto procuratore della Repubblica di Benevento. A moderare il dibattito Gabriele Corona, presidente di Altrabenevento, associazione che ha organizzato l’incontro.

Diversi gli aspetti emersi nel corso della discussione. Tutti, in particolare, si sono trovati concordi su un punto: le intercettazioni sono fondamentali, soprattutto per sconfiggere la criminalità organizzata e non è possibile immaginare una riforma se non su aspetti ‘tecnici’, eliminando la privatizzazione del servizio che attualmente è affidato a società private anziché a organi giudiziari. Una regolamentazione del settore, sotto questo aspetto, renderebbe le intercettazioni più efficienti, più sicure e meno costose. Le intercettazioni sono svolte essenzialmente per tre tipi di reati: comuni, di mafia e ambientali.

Presupposto per permetterle nel primo caso, se passasse il decreto di legge, sarebbe la presenza di “gravi ed evidenti indizi di colpevolezza”. Poco importa, potremmo pensare (sbagliando). In fondo si tratta di reati comuni…Ma Ingroia, magistrato di grande esperienza ha spiegato molto bene che le associazioni malavitose, quasi sempre sono scoperte proprio grazie a tutt’altre indagini e intercettazioni riservate ai cosiddetti ‘colletti bianchi’, gli insospettabili che oggi, stando alle parole di Ingroia, costituiscono i vertici di tali organizzazioni criminali. In tal modo, dunque, il disegno di legge del governo toglierebbe uno strumento importante alla magistratura, rendendola sempre più disarmata e rendendo conseguentemente i cittadini sempre più indifesi.

“La controriforma messa in essere dal governo nel campo delle intercettazioni – sostiene Ingroia – non cade certamente come un fulmine a ciel sereno, ma fa parte di un disegno amministrativo lucido che ha come progetto ultimo ridisegnare l’architettura costituzionale del Paese, eliminando i poteri di controllo che sono competenza della magistratura. Perché ho scritto il libro oggi presentato? Non solo perché sono un pubblico ministero affezionato a questo tipo di strumento investigativo, ma anche per la mia crescente indignazione nei confronti delle tante ‘bufale della politica’. Non nascondo la mia preoccupazione per uno spazio di pluralismo informativo che diviene sempre più ristretto per cui ai cittadini arrivano sempre più opinioni e sempre meno fatti. Diversi i luoghi comuni che è necessario smascherare. Primo fra questi che tutti gli italiani o la stragrande maggioranza sono intercettati. E’ un’assurdità. Se, infatti, consideriamo il numero di decreti di intercettazione, all’anno ci sono al massimo 10-20 mila persone intercettate e considerando il numero di criminali sul territorio forse sono anche poche! Altra bufala riguarda i costi delle intercettazioni. Si dice che stiano aumentando, ma non è così. Certo sono costose. Ma ci si è mai chiesti il perché? Lo Stato paga terzi, gestori della telefonia, mentre in Francia e in Germania, per fare un esempio, non paga nulla. Altra assurdità: in Italia le forze di Polizia non sono dotate di strumentazioni per le intercettazioni ambientali, come microspie. Esse sono fornite da società private che hanno costituito un vero e proprio oligopolio e aumentato i costi. Ancora: i processi di mafia non saranno intaccati dalla riforma. Quali? Forse quelli sui soliti noti, ma gli insospettabili professionisti, oggi ai vertici delle organizzazioni criminali resteranno tranquilli. Ecco allora che ritengo che a prevalere sia l’irresponsabilità e l’inconsapevolezza della politica, di una classe dirigente desiderosa di impunità e auto assoluzione e non tutti i cittadini, purtroppo, sanno a cosa vanno incontro”.

Anche per Luigi De Magistris l’intercettazione rappresenta uno “strumento indispensabile per scoprire tanti reati: traffici di droga, omicidi e non ultima la cattura di latitanti. Il Governo crede di aver combattuto al meglio il crimine organizzato. Ecco, io la penso esattamente all’opposto perché le confische, gli arresti e quant’altro non sono stati compiuti dal governo, ma dalle forze dell’ordine e dalla magistratura. E’ essenziale sottolineare questa differenza. Ora mi chiedo, perché si vuole tanto introdurre questa legge sulle intercettazioni? Perché, oltre la predominanza di un unico pensiero, c’è chi ancora può raccontare in modo inequivocabile la realtà: la magistratura e la stampa libera”. L’europarlamentare ha poi parlato di quelle che a suo parere costituirebbero le ‘leggi scudo’ del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: processo breve (approvato); legittimo impedimento (stabilisce che il presidente se impegnato in attività politiche non può recarsi davanti al giudice. Se prima a decidere o meno della sussistenza effettiva di tali impedimenti era, però, il giudice, oggi è lo stesso presidente con un’autocertificazione); Lodo Alfano costituzionale (non ancora approvato) e il disegno di legge Valentino, dal nome di un parlamentare del Pdl (tra le altre cose esso stabilirebbe che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non siano prese in considerazione se non immediatamente riscontrabili).

Per Tartaglia Polcini i problemi delle ‘intercettazioni’ sono puramente tecnici e attengono alla privatizzazione del servizio fornito. “Se tra i presupposti alla base della liceità delle intercettazioni – aggiunge – dovesse esserci l’evidenza degli indizi di colpevolezza, il magistrato non potrebbe procedere penalmente? Che necessità avrebbe di intercettare? Anche per i procedimenti contro ignoti si potranno effettuare solo se la persona offesa ne farà esplicita richiesta. Altro aspetto è poi la pubblicazione degli atti: l’intercettazione integrale non potrà comparire sui giornali, ma solo un suo riassunto. Perché non si permette un ingresso nell’amministrazione giudiziaria con reparti dedicati, in modo che esse siano più controllabili? C’è necessità di applicare solo piccoli correttivi alla normativa esistente”.

Per Orsatti, infine, il problema maggiore è rappresentato non tanto dalle intercettazioni in senso stretto, ma da chi le fa, “non sempre un servitore fedele. Bisogna sicuramente regolamentare il settore – conclude – ma non si può pensare di cancellare l’unico strumento fondamentale per combattere la mafia, una prova schiacciante in molti processi e che favorisce, tra l’altro, anche la collaborazione con la giustizia”.

Il Quaderno.it

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Gazzetta di Benevento, 09-04-2010 21:21

Presentato al Teatro Comunale il libro di Antonio Ingroia “C’era una volta l’intercettazione”.La manifestazione, organizzata da Altrabenevento, ha trattato anche del sottotitolo del volume “La giustizia e le bufale della politica”

di Elide Apice

Il libro “C’era una volta l’intercettazione” di Antonio Ingroia, edito da Stampa Alternativa, con la prefazione affidata a Marco Travaglio, è stato presentato questa sera presso il Teatro Comunale per l’organizzazione di Altrabenevento, associazione per la città sostenibile contro il malaffare.

Sono intervenuti, oltre al presidente Gabriele Corona ed all’autore Antonio Ingroia, Pietro Orsatti, giornalista e fondatore de “Gli italiani”, Giovanni Tartaglia Polcini, sostituto procuratore della Repubblica di Benevento, Luigi De Magistris, deputato al Parlamento europeo. Esplicativo il sottotitolo “La giustizia e le bufale della politica”.

Lo strumento di indagine, la sua applicazione per reati di mafia ed i tentativi di affossamento “ad indicare – come affermato dallo stesso autore, procuratore aggiunto presso la Procura di Palermo formatosi nel pool antimafia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – che il libro non ha a che fare solo con il tema dell’intercettazione, ma è legato ad altri derivati dalla crescente indignazione di fronte al rovesciamento della realtà che disinforma i cittadini cui viene nascosta la verità”.

Li si informa allora che i costi delle intercettazioni sono enormi, che in Italia sono effettuate circa 124.000 intercettazioni annue, ma si omette di comunicare che il numero delle stesse è drasticamente ridotto, arrivando al massimo a 10.000 in un anno, se si considera che molte di queste sono rivolte a più utenze di una unica persona.

“Sono preoccupato – dice Ingroia – perché c’è uno spazio di pluralismo delle informazioni sempre più ristretto, c’è un capovolgimento della verità ed i cittadini non vengono a conoscenza dei fatti”.

Gli stessi costi potrebbero essere abbattuti drasticamente se solo i servizi non fossero privatizzati, ma fossero affidati alle forze di polizia che a tutt’oggi non dispongono di strumenti per le intercettazioni ambientali le quali sono invece gestite da società private che si comportano come una sorta di monopolio facendo lievitare notevolmente i costi. Senza contare il riscontro economico derivato dai sequestri dei beni ai mafiosi e dai sequestri di sostanze stupefacenti ed altro.

Si augura Ingroia che l’approvazione della nuova normativa non porti la magistratura ad essere più disarmata e i cittadini ad essere meno protetti di fronte alla criminalità.

Più tecnico l’intervento di Giovanni Tartaglia Polcini che parla di come nell’attuale ordinamento si ha la possibilità di intercettazione quando questa sia indispensabile e per gravi indizi per i reati comuni e che, comunque, negli ultimi 15 anni si è sempre cercato di mettere mano in materia per un suo presunto abuso.

Anche il sostituto procuratore si esprime a favore di una maggiore responsabilizzazione dell’ufficio del pubblico ministero senza il coinvolgimento di società esterne e private come le società che gestiscono i sistemi di telefonia, prevedendo, ad esempio, reparti tecnici delle Forze dell’ordine che possano gestire le intercettazioni.

L’intervento di Pietro Orsatti, che da qualche anno si occupa delle vicende siciliane, si basa sulla teoria che le intercettazione telefoniche non hanno nulla di illegale in quanto atti depositati a disposizione della difesa e quindi pubblici, il problema nasce non “dal perché si viene intercettati, ma da chi si viene intercettati” e dall’uso che si fa delle stesse.

Anzi esse sono fondamentali e di fatto costituiscono prove che condizionano i processi, è proprio grazie alle intercettazioni che si è cominciato a combattere sistematicamente la mafia e si sono rintracciati tanti latitanti. L’intervento di De Magistris, ex magistrato ora europarlamentare, è di tipo politico perché, secondo le sue parole, “c’è un disegno che porta ad una calendarizzazione prioritaria del disegno di legge sulle intercettazioni dopo l’approvazione del legittimo impedimento a fronte di tante altre e più necessarie priorità da discutere”.

Non è vero che questa legge non intaccherà la criminalità mafiosa tutti i processi penali per associazione mafiosa nascono necessariamente dopo avere trovato prove anche e soprattutto con le intercettazioni.

Parla ancora De Magistris di come in quattro punti si crei “uno scudo” per garantire l’immunità “terrena” del presidente del Consiglio: Il Processo breve, il legittimo impedimento, il Lodo Alfano costituzionale e il disegno di legge Valentino che mirano “a cancellare trenta anni di giurisprudenza antimafia”.

Si avverte una necessità, afferma De Magistris, che è quella di dover far luce sul periodo dal 1992 al 1994 anni bui per il nostro paese con le stragi di Capaci e di via D’Amelio, con i fatti di Firenze e Roma.

“Vigiliamo in questo paese affinchè sia consentito al popolo e alla magistratura di comprendere gli scandali avvenuti, lo dobbiamo soprattutto alle vittime di mafia” questa la sua esortazione.

Da ricordare che la serata poteva essere seguita in streaming su sei diversi siti e verrà prossimamente trasmessa da Radio Radicale.

Gazzetta di Benevento

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Da Sanniopress del 10 aprile

Un messaggio importante dal convegno di Altrabenevento sulle intercettazioni

di Billy Nuzzolillo

La straordinaria presenza di pubblico registratasi ieri al teatro comunale di Benevento in occasione della presentazione del libro sulle intercettazioni del magistrato Antonio Ingroia rappresenta, senza dubbio, un segnale importante perché testimonia che c’è una parte della società civile beneventana che, nonostante il progressivo deterioramento civile e morale in atto, resta molto sensibile al tema della legalità.

La partecipazione all’evento organizzato dall’associazione Altrabenevento, presieduta da Gabriele Corona, è stata significativa sia sul piano delle presenze che dell’interesse mostrato dai partecipanti nei confronti delle tematiche affrontate da Antonio Ingroia, Luigi De Magistris, Pietro Orsatti e Giovanni Tartaglia Polcino nel corso della serata.

Nonostante la lunghezza, probabilmente eccessiva, dell’evento, la presenza di pubblico è stata infatti cospicua ed attiva sino all’ultimo istante. A Benevento, insomma, esiste ancora una fetta di popolazione che non si rassegna al progressivo degrado della vita politica e civile in atto negli ultimi anni.

Un messaggio importante, soprattutto in una città dove sembra che sia scomparsa la capacità di indignazione: penso all’assordante silenzio che ha accompagnato il tentativo di delegittimazione, da parte di un imputato, di un magistrato valido e competente come il sostituto procuratore Antonio Clemente (dietro il quale si celerebbero anche imbarazzanti intrecci familiari coraggiosamente denunciati ieri sera da Gabriele Corona); oppure ad episodi emblematici, come l’affissione abusiva e selvaggia di manifesti (non elettorali) da parte di un assessore in carica. A tutto questo va, poi, aggiunto anche il progressivo degrado del sistema informativo, sempre più omologato e dipendente dalle provvidenze pubbliche e condizionato dagli interessi personali di editori e giornalisti.

Nonostante ciò, e lo si è visto ieri sera, a Benevento c’è un numero non trascurabile di cittadini che non è disposto a mollare e che, attraverso la Rete, le associazione o la semplice partecipazione ad eventi come quello di ieri sera, intende manifestare attivamente il proprio dignitoso dissenso.

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Il Mattino del 10 aprile

Convegno promosso da Altrabenevento al Teatro Comunale
“Intercettazioni: limitarle fa bene alla mala”

di Marisa Del Monaco.

«C’era una volta l’intercettazione», è l’ultimo libro di Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo che ieri pomeriggio su invito dell’Associazione «AltraBenevento» è stato presentato al teatro Comunale. A relazionarsi in merito, sollecitati dalle domande di Gabriele Corona, presidente di «AtraBenevento», Pietro Orsatti, giornalista di «Antimafia duemila» e fondatore de «Gli Italiani», Luigi De Magistris, ex magistrato ed ora deputato al Parlamento Europeo e Giovanni Tartaglia Polcini, sostituto procuratore della Repubblica di Benevento. Nel corso del dibattito viene evidenziata l’importanza delle intercettazioni come strumento investigativo e vengono avanzate anche delle proposte in merito. Giovanni Tartaglia Polcini nel suo dettagliato intervento tecnico – giuridico, si sofferma, tra l’altro, sulle intercettazioni ambientali, «le quali – evidenzia – a mio parere dovrebbero essere direttamente appannaggio delle forze di polizia». Politico, l’intervento di De Magistris: «Nel nostro Paese – esordisce – c’è una emergenza di economia e di lavoro, praticamente all’ordine giorno e al Parlamento la settimana prossima, c’è il disegno di legge delle intercettazioni». Il cui utilizzo, secondo l’ex magistrato non «è esagerato. In Italia – spiega – c’è´ una criminalità organizzata che non è quella della Finlandia, della Svezia o della Germania. Se vengono presi tanti mafiosi, latitanti e trafficanti di droga è anche merito delle numerose intercettazioni. Eliminarle, come vorrebbe fare il governo, perché prevede che esse possano essere disposte solo quando sussistano evidenti indizi di colpevolezza, sostanzialmente significa che l´autore del reato è stato già individuato e, pertanto, sono inutili». «Il libro esprime la nostra preoccupazione per la eventuale approvazione della legge, così come presentata alle Camere, sulle intercettazioni. Il rischio è che verrà meno uno degli strumenti più importanti per contrastare il crimine organizzato», gli fa eco Antonio Ingroia che parla della limitazione della durata delle intercettazioni: «Se vengono limitate, come previsto dal disegno di legge, non credo ci siano grosse speranze. Per le indagini sulla criminalità organizzata, così come su quelle per la cattura di importanti latitanti, occorre molta pazienza. Lo Stato anziché eliminarle dovrebbe trovare delle normative, così come già accade in altri Paesi Europei, per eliminare i costi». E sul clima tra magistratura e politica Ingroia la pensa così: «Da parte dei magistrati il clima è sempre stato molto sereno. Da parte della classe politica ho qualche dubbio».

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Il Sannio Quotidiano del 10 aprile

“Ho vissuto momenti di indignazione crescente di fronte al disprezzo della verità che si è fatto in questi anni nei confronti del tema delle intercettazioni. Rovesciare la realtà per nascondere i fatti è gravemente irresponsabile nei confronti dei cittadini che vengono pericolosamente disinformati e ai quali viene nascosta la verità”

Così è intervenuto questo pomeriggio a Benevento, Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo, durante la presentazione del suo ultimo libro, “C’era una volta l’intercettazione”, organizzata dall’associazione Altrabenevento.

È Pietro Orsatti, giornalista e fondatore de Gli Italiani, ad intervenire per primo nel dibattito, sostenendo l’efficacia del libro di Ingroia che smentisce gli argomenti che il governo pone alla base della riforma delle intercettazioni: il numero di persone intercettate ed i costi. In realtà gli italiani intercettati sono meno dell’1% e i costi, in costante diminuzione, rappresentano meno del 3% della spesa pubblica per la giustizia. Inoltre, bisogna considerare che le intercettazioni danno la possibilità di accertare reati che consentono di acquisire al patrimonio pubblico beni sequestrati. Orsatti ha però segnalato: “Il problema vero è che le intercettazioni, troppo spesso, sono gestite da privati legati agli apparati deviati dello stato, spesso interessati a fughe di notizie che mettano in difficoltà le indagini, ne è un esempio proprio il caso di De Magistris. ”

A seguire è intervenuto il Sostituto Procuratore della Repubblica di Benevento, Giovanni Tartaglia Porcini, il quale ha ripreso l’intervento di Orsatti dichiarando: “Il problema grave è di tipo tecnologico. Non è possibile immaginare che i servizi relativi alle intercettazioni vengano affidati a privati, bisognerebbe creare reparti specializzati all’interno dell’amministrazione giudiziaria in modo che tutto sarebbe più sicuro e controllabile dal pubblico ministero, facendo pagare chi abusa di questo potere”.

Nell’introdurre l’eurodeputato Luigi De Magistris, Gabiele Corona, presidente dell’associazione Altrabenevento,gli ha ricordato gli attacchi dell’ ex-ministro Mastella, il quale lamentava di essere stato illecitamente intercettato dal consulente Gioacchino Genchi, che proprio a Benvenuto aveva respinto gli addebiti, ricordando che il suo ruolo non è mai stato quello di fare intercettazioni.

Su questo tema De Magistris ha precisato che le intercettazioni effettuate dai Carabinieri nell’ambito dell’indagine “Why not” riguardavano un’utenza in uso al figlio dell’ex-ministro, e che comunque le sue indagini sono passate al vaglio di altri magistrati che ne hanno accertato la correttezza. Continuando il suo intervento, l’eurodeputato ha voluto segnalare come la riforma delle intercettazione debba essere inquadrata in un sistema più ampio “un disegno generale di 4 leggi che vogliono fornire uno scudo personale a Berlusconi, si sta cercando di realizzare una gabbia giuridica per garantirgli l’immunità e l’impunità dai numerosi procedimenti che lo riguardano”. “Prima il processo breve- continua De Magistris- poi il legittimo impedimento e nei 18 mesi in cui è protetto da questa legge si approverà il lodo Alfano costituzionale. Infine il disegno di legge Valentino che riforma la giustizia in materia di pentiti.”

L’euro deputato conclude: “va tenuta alta l’attenzione della società civile su questi temi, deve essere possibile al popolo di conoscere quello che succede e va consentito ai magistrati di investigare con tutti i mezzi a loro disposizione.”

Ha concluso il dibattito Antonio Ingroia, più volte applaudito dalla sala gremita, il magistrato ha voluto subito sottolineare come “È compito del magistrato valutare la salute dello stato di diritto, i magistrati hanno il diritto e il dovere di segnalare i rischi a cui la democrazia nel nostro paese sta andando incontro”.

Nel segnalare le varie falsità che sono state diffuse sul tema, quella forse più grave, per Ingroia, è dire che questa legge non intaccherà i procedimenti di mafia. “È bene che sappiate – ha dichiarato il magistrato- che spesso alle indagini di mafia si arriva dopo una attività paziente di ricostruzione di un mosaico indiziario, partendo dai piccoli reati satellite che non sono ancora associazione mafiosa”. Inoltre “non sarà possibile indagare i colletti bianchi, la borghesia mafiosa ovvero quella parte del sistema mafioso che in questo momento è cruciale per la sopravvivenza della mafia stessa.”

Ingroia infine conclude: “I vari disegni di legge degli ultimi anni, trasversali ai vari schieramenti politici, sono sintomo di una classe dirigente che non si rassegna al principio di eguaglianza e di responsabilità, garantiti dalla Costituzione, c’è una pretesa di impunità inaccettabile”. Ingroia invita tutti i cittadini a partecipare attivamente alla politica per evitare che ciò possa accadere.

Antonio Ingroia, Giudici e Politici, Intercettazioni

Antonio Ingroia e Luigi De Magistris a Benevento il 9 aprile illustrano le ragioni di contrarietà alla controriforma delle intercettazioni.

8 aprile, 2010
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Altrabenevento – Comunicato stampa del 7 aprile

Al Teatro Comunale di Benevento, Venerdì 9 aprile alle ore 17, Antonio Ingroia, Procuratore Aggiunto a Palermo, presenterà il suo ultimo libro “C’era una volta l’intercettazione”, su invito dell’associazione Altrabenevento.

Con l’autore interverranno Pietro Orsatti, giornalista di “Antimafia duemila” e fondatore de “Gli Italiani”, Luigi De Magistris, ex magistrato ed ora Deputato al Parlamento Europeo e Giovanni Tartaglia Polcini, Sostituto Procuratore della Repubblica di Benevento, per animare il dibattito, coordinato da Gabriele Corona, presidente di Altrabenevento, sulla riforma della legge sulle intercettazioni in discussione nelle commissioni del Senato proprio in questi giorni.

Una prima bozza della legge è già stata approvata alla Camera l’11 giugno scorso, ma ora il governo vuole accelerare l’iter per l’approvazione definitiva, anche a seguito delle recenti indagini pugliesi che hanno coinvolto il Presidente del Consiglio.

È dunque particolarmente interessante l’opinione di chi di intercettazioni e di giustizia se ne intende. Antonio Ingoia, allievo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, si occupa da quasi vent’anni di importanti processi di mafia, dall’omicidio De Mauro all’indagine sulla “trattativa Stato-mafia” del ‘92-‘93, e ci aiuterà a riportare alla luce i fatti oscurati troppo spesso dalle tante “bufale” mediatiche che sull’argomento sono state diffuse.

Sarà inoltre possibile seguire in streaming l’intero dibattito sul sito di Altrabenevento (www.altrabenevento.org), Gli Italiani (www.gliitaliani.it), Antimafia Duemila (www.antimafiaduemila.com), AgoraVox (www.agoravox.it),  Dazebao News (all’indirizzo www. dazebao.org) e Sanniopress (www.campaniapress.com).

Ufficio Stampa Altrabenevento -  Eleonora Mastromarino -  tel. 328 8973474

Prefazione di Travaglio

Antonio Ingroia, De Magistris, Intercettazioni