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Archivio per la categoria ‘Giudici e Politici’

Giuseppe Gargani, il vero referente politico di Pasqualino Lombardi della nuova P3

27 luglio, 2010
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pubblicato su Gli Italiani il 27/07/2010

P3, retroscena. Lombardi e Gargani. Uno “pensionato sfigato”, l’altro “rampante” da Csm?

di Eleonora Mastromarino

Chi è Pasquale Lombardi? Un geometra nominato nelle commissioni tributarie, ex sindaco democristiano di Cervinara, in provincia di Avellino, e uno dei 3 arrestati nell’ambito delle indagini sulla presunta associazione segreta che partecipava alle cene di casa Verdini e che era in contatto diretto con Dell’Utri.

Lo hanno definito un pensionato sfigato, un chiacchierone, un millantatore, eppure secondo gli inquirenti era proprio lui l’addetto ai contatti con il mondo giudiziario per conto della nuova P2. Dalle intercettazioni rese pubbliche di recente, però si capisce che tutti parlano con Lombardi, giudici costituzionali, presidenti di regione, leader politici, tutti lo ascoltano. Nonostante la forma quasi ridicola e spesso in dialetto, il contenuto di queste conversazioni è decisamente allarmante. Prosegui la lettura…

Giudici e Politici

Fuga di notizia dal Tribunale: annunciati gli arresti per politici ed amministratori a conclusione della inchiesta sulla apertura dell’Ipermercato Zamparini.

18 luglio, 2010
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ALTRABENEVENTO -Comunicato stampa del 18 luglio 2010

Da oltre un mese in città si rincorrono le voci di imminenti arresti di amministratori ed uomini politici per ordine dei magistrati beneventani a conclusione della inchiesta relativa all’Ipermercato di Maurizio Zamparini, aperta nel 2006 a seguito di un esposto di denuncia di Altrabenevento. La notizia sarebbe trapelata per iniziativa di “addetti ai lavori ben informati”, cioè assidui frequentatori del Palazzo di Giustizia in grado di conoscere informazioni estremamente riservate e coperte da segreto istruttorio che invece vengono sbandierate con dovizia di particolari sui fatti contestati e sui nomi dei presunti destinatari dei provvedimenti che in tal modo hanno tutte le possibilità per sottrarsi alla misura cautelare o attivare iniziative di vario tipo per limitare i danni.

Tali notizie hanno messo in fibrillazione anche quei politici cannibali che attendono la “disavventura giudiziaria” dei loro avversari e, spesso, anche dei loro colleghi di partito, magari per regolare i conti interni sugli incarichi e le candidature. A questo punto sono arrivati quelli che si appellano al garantismo e lamentano la persecuzione della magistratura quando la vicenda giudiziaria li riguarda, ma attendono in trepidazione l’arresto anche dei loro “amici di partito” pur di fare carriera.

Purtroppo non è la prima volta che queste clamorose fughe di notizie riguardano il Tribunale di Benevento dove anche i recenti provvedimenti sulla truffa alle famiglie dei disabili, hanno confermato le voci relative ad arresti e misure cautelari già oggetto di chiacchiericcio da oltre un anno. Evidentemente la magistratura competente deve accertare come mai in questa città, dove le inchieste e i processi che riguarda politici o “colletti bianchi” finiscono in una bolla di sapone, finanche il segreto istruttorio è diventato “segreto di pulcinella”.

Il presidente – Gabriele Corona

"Città Tranquilla", Corruzione, Criminalità, Giudici e Politici, Ipermercato Zamparini

Giuseppe De Lorenzo difende il giudice Berruti che però nessuno ha attaccato.

28 giugno, 2010
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De Lorenzo risponde a Corona: “Pinotto è una delle più belle figure di magistrato che io ho incontrato”

Ho letto, con l’interesse di sempre, la nota di Gabriele Corona relativa all’intervento tenuto da Giuseppe Maria Berruti, componente il Consiglio Superiore della Magistratura, sul tema “Legalità e sviluppo” in occasione del forum “La città oltre le mura. Dimensione e cultura dello sviluppo” organizzato dalla fondazione Mezzogiorno Nazionale di cui Pasquale Viespoli è stato promotore e coordinatore. L’amicizia che mi lega a Gabriele Corona, del quale, in questi anni, ho condiviso reiterate battaglie per la legalità, mi permette di fare delle osservazioni, è ovvio, dal mio angolo visuale. Bene. Corona, in apertura della sua nota, ha elencato, uno per uno, non dimenticando alcuno, i componenti la famiglia Berruti e di questo, in tutta sincerità, non comprendo i motivi. In ultimo, fa delle osservazioni, dal suo punto di vista, sull’intervento del noto magistrato. Corona ricorda che Berruti è noto a livello nazionale per il suo ruolo nella Sezione Disciplinare del CSM, quella in cui si “tagliano teste”. Io conosco a fondo Giuseppe Maria Berruti, tra l’altro, per un legame di parentela che oggi a lui mi unisce e del quale sono onorato. Con la sincerità che tutti mi riconoscono, posso affermare, senza tema di smentite, che quella di Pinotto, così come noi tutti lo chiamiamo, è una delle più belle figure di magistrato che io ho incontrato, così come lo fu, questo Corona lo ha dimenticato, quella del padre, Carlo Maria Berruti che, negli anni addietro, ha onorato la magistratura sannita. Il Giudice Giuseppe Maria Berruti è schivo, fors’anche troppo, dai riflettori, conduce una vita riservata oltre misura, non è, come oggi d’uso, presente a banchetti e festini d’ogni tipo. Personalmente, lo definisco, mi si permetta, “il rospo”, per questo suo chiudersi nel suo ruolo. E così dovrebbe essere ogni magistrato che si rispetti. Quando si sceglie in gioventù di svolgere una determinata attività bisogna abbracciare anche la croce che determinati ruoli impomgono. E Corona, da uomo saggio, sa bene che, oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, ciò non succede. Gli esempi sarebbero tanti, tantissimi e Corona li conosce meglio di me. Allora, che Giuseppe Maria Berruti sia inserito in una famiglia che conta credo che ciò non scalfisca la sua figura, nè toglie alcunchè alla sua figura di magistrato eccelso. E valga, nello specifico, un esempio. Con Giuseppe Maria Berruti, oggi, trascorro la maggior parte delle feste. Sono, mi si creda, gli unici momenti belli della mia vita attuale in cui le pugnalate non si contano. Pugnalate che sono frutto del mio incarnato mettermi contro il malaffare imperante. Bene, non una volta, una sola volta, Pinotto, nelle tante ore trascorse insieme, ha fatto scivolare il discorso sulle mie vicissitudini. Da magistrato super partes è rimasto tale anche nei confronti di un congiunto. Sempre ed ogni occasione. Tutto ciò, nei tempi in cui siamo malauguratamente costretti a vivere gli fa onore.

Giuseppe De Lorenzo

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La risposta di Gabriele Corona:

Il dottore Giuseppe De Lorenzo in risposta ad una nota con la quale definivo “deludente” la relazione del dott. Giuseppe Maria Berruti tenuta a Benevento sabato scorso nel corso del forum sullo sviluppo, ci tiene a testimoniare che quel magistrato è eccelso e schivo. Non capisco perché Peppino fa tale precisazione considerato che io non ho affatto affermato il contrario. Non posso e non intendo, esprimere giudizi sul dottore Berruti che neppure conosco personalmente, ed infatti mi sono limitato a dire che la sua relazione sul tema “legalità e sviluppo” mi è apparsa deludente perché non ha affrontato, forse per motivi di tempo, alcune questioni relative al riciclaggio di capitali sporchi e ai costi della corruzione.

Ho ricordato, come hanno fatto alcuni giornali locali, che il dott. Berruti è beneventano ed ho citato tra i suoi parenti, alcuni professionisti conosciuti in città per il loro ruolo pubblico. Non ho menzionato tutti gli altri parenti e i congiunti, perché non ve ne era ragione, tralasciando anche la parentela acquisita con De Lorenzo il quale, invece, intende segnalarla come motivo di orgoglio. Ne prendo atto ma non capisco, ancora una volta, perché l’ex assessore sente il bisogno di precisare che “l’appartenenza di Giuseppe Maria Berruti ad una famiglia che conta, non scalfisce la sua figura”. E chi ha detto il contrario?

Più volte la stampa ha ricordato che l’onorevole del PdL, Massimo Maria Berruti, prima del suo mandato parlamentare è stato condannato per aver favorito un caso di corruzione della Finivest verso la Guardia di Finanza, ma questo non ha impedito al fratello, Giuseppe Maria, di continuare a svolgere il suo lavoro di magistrato del Consiglio Superiore della Magistratura, con rinnovata fiducia del Capo dello Stato. Il dottore Berruti è autorevole componente della commissione disciplinare del CSM, dove si “tagliano le teste” come egli stesso ha ironicamente ricordato, cioè si infliggono i provvedimenti punitivi ai magistrati che il presidente Berlusconi definisce “toghe rosse” e che però meritano, anch’essi, profondo rispetto.

Infine Peppino De Lorenzo ci tiene a precisare che trascorre molto tempo con il dott. Berruti, ma non è mai capitato che il discorso sia scivolato sulle vicende giudiziarie che lo coinvolgono e che egli ha reso note quando ha annunciato alla stampa di aver pure invocato i provvedimenti del CSM nei confronti di alcuni magistrati del Tribunale di Benevento. Prendo atto anche di questa precisazione, ma vorrei far notare che io non ho affatto affermato il contrario e che anzi nel mio articolo non ho fatto alcun accenno ai rapporti tra De Lorenzo e Berruti.

Gabriele Corona

Notizia collegata

Corruzione, Criminalità, Giudici e Politici, Intercettazioni

Deludente relazione di Giuseppe Berruti su “legalità e sviluppo”.

27 giugno, 2010
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foto Il Mattino

Comunicato stampa del 27 Giugno 2010.

Nell’ambito del forum “La città oltre le mura. Dimensione e cultura dello sviluppo”, organizzato dalla fondazione Mezzogiorno Nazionale, Pasquale Viespoli, promotore e coordinatore della manifestazione, ha invitato il dottor Giuseppe Maria Berruti, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, a trattare il tema “legalità e sviluppo”.

Il relatore d’eccezione, molto conosciuto a livello nazionale, è beneventano e in città ancora operano due dei suoi fratelli, Vittorio e Giampiero.

Il primo è architetto e per molti anni è stato responsabile dell’urbanistica per il Partito Comunista, il secondo è medico, sposato con Franca Giuliano, sorella della dottoressa Giuliana, magistrato presso il Tribunale di Benevento e moglie dell’assessore provinciale Gianvito Bello.

Un altro fratello del dottore Berruti, Diego, è commercialista ed è stato nel collegio sindacale di Alitalia e di diverse società della famiglia Berlusconi. Ma il più famoso tra i Berruti è senz’altro Massimo Maria, parlamentare del PDL, già condannato ad 8 mesi di carcere a conclusione di un filone del processo per le tangenti della Finivest alla Guardia di Finanza.

Giuseppe Berruti è noto soprattutto per il suo ruolo nella Sezione Disciplinare del CSM, quella in cui si “tagliano teste”, come egli stesso ha testualmente ricordato all’inizio del suo intervento di ieri mattina alla Camera di Commercio. Si riferiva evidentemente ai numerosi provvedimenti di trasferimento o revoca dall’incarico, assunti nei confronti di magistrati “indisciplinati”, definiti da Berlusconi “toghe rosse”, come ad esempio Luigi De Magistris, Clementina Forleo, Luigi Apicella, Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, anch’essa beneventana.

La relazione di Berruti, alla quale purtroppo non è seguito dibattito, è stata ricca di spunti che inducono alcune considerazioni. Il magistrato ha innanzitutto sottolineato che il concetto di legalità si è evoluto, diventando molto diverso dal binomio “legge- ordine” tanto caro alla destra storica italiana. Il membro del CSM, dopo aver ribadito che per lui la concorrenza è il motore dello sviluppo, ha descritto efficacemente i sistemi di speculazioni finanziarie che oggi drogano il mercato, così raffinati che quasi mai si riesce a contrastarli attraverso azioni giudiziarie.

Proprio riguardo i sistemi che eludono la libera concorrenza, Berruti non ha affrontato, probabilmente per motivi di tempo, la parte relativa agli investimenti della così detta borghesia criminale per il riciclaggio di denaro sporco. Neppure ha fatto cenno alla corruzione politico-affaristica, che secondo i suoi colleghi della Corte dei Conti, costa alla collettività 60 miliardi di euro all’anno. A tanto ammontano le risorse pubbliche che potrebbero essere utilizzate per investimenti a sostegno dell’occupazione o per servizi ai cittadini più poveri, e che invece si sprecano in opere pubbliche, pagate in Italia più del doppio che nel resto d’Europa. Il prezzo lievita a causa delle tangenti a politici e funzionari pubblici che le ditte costruttrici recuperano con le varianti che gonfiano le spese.

Come contrastare efficacemente questo cancro? Berruti non lo spiega, limitandosi a ricordare che per lo sviluppo è fondamentale la “certezza delle regole” che i magistrati devono far rispettare, senza dire che sta per essere vanificato lo strumento delle intercettazioni, tra i più efficaci per contrastare anche questo tipo di reati.

Il presidente – Gabriele Corona

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Corruzione, Criminalità, Difesa della Costituzione, Giudici e Politici, Intercettazioni

Bruno Tinti: “Non rispetterò la nuova legge sulle intercettazioni”

23 maggio, 2010
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Il Fatto Quotidiano del 21 maggio 2010

Il telefono parlante  di Bruno Tinti -

Sulla nuova legge in materia di intercettazioni si è detto tutto. I limiti di tempo: come si fa a sapere quando un telefono comincerà a “parlare”? Si sa solo che, presto o tardi, qualcosa di utile dirà. Ma ora, dopo 75 giorni si dovrà smettere. Chi usa quel telefono sta progettando un omicidio; non si sa dove né a danno di chi né quando. Ma i 75 giorni scadono e si deve staccare la spina. E qualcuno, non si sa chi, non si sa dove, sarà ammazzato. Il divieto di usare il contenuto di un’intercettazione per chiedere altra intercettazione: e se solo questo hanno in mano gli investigatori? La persona intercettata parla con qualcuno di un omicidio: non si sa dove né a danno di chi né quando. Si potrebbe intercettare il nuovo telefono: ma non si può, l’unico elemento è la telefonata e la legge non consente di utilizzarla per una nuova intercettazione E qualcuno, non si sa chi, non si sa dove, sarà ammazzato. Il divieto di intercettare il telefono della persona offesa in caso di reato commesso da ignoti; a meno che sia la stessa persona offesa a richiederlo. Così tutte le vittime di estorsioni, che abitualmente hanno paura di far intervenire la Giustizia e preferiscono pagare, continueranno a pagare in silenzio. L’ipocrisia di binari preferenziali per i delitti di mafia e terrorismo, per i quali si può intercettare senza limiti di tempo e, in caso di reato commesso da ignoti, senza consenso della persona offesa: vera e propria mistificazione per far credere ai cittadini che, nei casi di maggiore gravità, la “sicurezza” prevarrà sulla “privacy”. Ipocrisia vergognosa, perché nessun delitto ha un’etichetta che dica “mafia”. Un omicidio, un incendio, possono avere mille moventi; solo con le intercettazioni si scoprirà se, a monte, vi era la mafia oppure passione, interesse. Così, per l’incendio del negozio, della macchina, della casa ci sarà sempre bisogno della richiesta della parte offesa per intercettare. E questa sarà sempre meno probabile quanto più gli autori dell’incendio siano mafiosi. Il divieto di microspie, salvo che non vi siano prove che lì, in quel momento, si stanno commettendo reati. Che è ridicolo solo a dirlo, visto che, a quel punto, le microspie non si fa più in tempo a piazzarle. E poi: quanti progetti criminosi, quanti discorsi su delitti già commessi si fanno in macchina, in cella, al bar? Ma nessuno ne saprà mai nulla. Si è detto tutto; e anche io ho detto tutto, tante volte. Ho fatto il magistrato per tutta la vita, so che cosa succederà con questa legge. Ma oggi voglio dire una cosa diversa; posso dirla perché non faccio più il magistrato. Il blocco delle intercettazioni impedirà le indagini, soprattutto quelle nei confronti di una classe dirigente che ha toccato il fondo dell’abiezione etica e criminale. Ma il blocco dell’informazione, che è il secondo (o il primo a pari merito) obiettivo della legge, distruggerà l’assetto democratico del nostro Paese. I cittadini non sapranno più nulla, i delinquenti che hanno infiltrato la politica a ogni livello si presenteranno con le mentite spoglie di brave e oneste persone. La classe dirigente perpetuerà se stessa senza controlli e senza resistenze. La parte sana di essa si ridurrà progressivamente. E l’Italia diventerà un paese senza legge e senza etica, sempre più povera e indifesa. Fino al disastro finale, fino alla bancarotta istituzionale ed economica. Non possiamo permetterlo. Non so quali e quante informazioni riuscirò a conoscere; non so in che misura farle conoscere ai cittadini potrà rallentare il degrado del nostro paese. Ma io non rispetterò questa legge; e sono certo che molti altri non la rispetteranno. Vedremo se davvero è arrivato il tempo della dittatura.

Intercettazioni

Antonio Ingroia: “Sono vivo grazie alle intercettazioni”

23 maggio, 2010
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Repubblica 21 maggio 2010.

L’INTERVISTA al Procuratore antimafia di Palermo, Antonio Ingroia: “Sono vivo grazie alle intercettazioni. Con la nuova legge Riina e Provenzano sarebbero ancora liberi, si mettono paletti che impediranno di arrivare dove si deve arrivare”

di ATTILIO BOLZONI

ROMA – Il capo della mafia siciliana Bernardo Provenzano è imprendibile, ricercato da quarantasei anni e nove mesi. Dicono che si nasconda a un passo dalla sua casa di Corleone. È un fantasma: nessuno riesce mai a scovarlo. Una piccola folla ha applaudito ieri mattina nella parrocchia di Pagliarelli la bara di Gianni Nicchi detto Tiramisù, l’astro nascente di Cosa Nostra palermitana ucciso a colpi di pistola dai sicari del clan Lo Piccolo. Gli artificieri dei carabinieri hanno disinnescato l’ordigno piazzato sotto la casa del procuratore aggiunto Antonio Ingroia dagli uomini di Mimmo Raccuglia, il boss di Altofonte che dal 2000 è diventato il più pericoloso latitante al servizio di Totò Riina. Sarebbe andata cosi. Sarebbe andata così per legge. “L’ho scampata per un pelo”, racconta divertito – e poi neanche tanto – Antonio Ingroia, che era sulla lista nera di Raccuglia, mentre ricorda tutto ciò che (non) si sarebbe mai verificato in questi ultimi anni in Sicilia con il decreto voluto dal governo.

Il procuratore aggiunto l’ha scampata per un pelo grazie a una telecamera. Una di quelle che era puntata su un casolare di Calatafimi dove aveva trovato rifugio Mimmo Raccuglia, il mafioso che era pronto a farlo saltare in aria. Una telecamera che, qualcuno, adesso vorrebbe spegnere per sempre. Dice Ingroia: “Oggi l’installazione di una telecamera in un luogo pubblico viene autorizzata dal pubblico ministero per esigenze investigative, d’ora in avanti – se mai dovessero approvare anche questo – ci vogliono gli stessi gravi indizi di reato previsti per le intercettazioni ambientali e telefoniche per poterlo fare”. Si chiede Ingroia: “Ma come si fa ad avere la certezza che dentro un casolare ci sia un latitante se non si piazza una telecamera che vede chi entra e chi esce?”.

Mimmo Raccuglia sarebbe oggi ancora là, a cavallo fra le province di Palermo e di Trapani, a trafficare con il suo esplosivo. E Renato Cortese, il poliziotto che per otto anni ha inseguito il Padrino di Corleone, sarebbe ancora sulle colline davanti alla Montagna dei Cavalli disteso fra le sterpaglie e sotto gli ulivi a cercare il niente. Il più fortunato è stato però Gianni Nicchi, con quella telecamera che ancora c’era e l’ha fatto finire dentro, ha evitato le vendette dei “vecchi” di San Lorenzo.

I mafiosi sono e saranno molto contenti. E fra pochi giorni parleranno a ruota libera e senza paura. Nei salotti delle loro case, nei summit in campagna, sulle loro automobili. Tanto non li ascolterà più nessuno. Libertà di parola per loro e libertà di silenzio per altri. Uno come Carmelo Amato, per esempio, oggi sarebbe in giro tranquillamente per il Borgo, il suo quartiere, a dispensare consigli ai picciotti. Tutto quello che aveva detto lo potrebbe ripetere pari pari ma questa volta senza pericolo: “Mi sono comprato l’apparecchio per le cimici, ogni tre giorni voglio controllare pure le macchine, c’è guerra, bisogna stare attenti e aprirei gli occhi perché è pieno di sbirri e di.. di..”. Di “spilli”.

Così i mafiosi chiamano le microspie. Palermo un tempo – all’epoca delle stragi – era come un grande microfono. “Ma d’ora in poi”, spiega il procuratore Ingroia, “per infilare una cimice in un’automobile occorre la prova che sia in corso in quel luogo un’attività criminale”. Come si farà allora? “È praticamente impossibile dimostrare che c’è in corso un’attività criminale dentro un’auto se dentro quell’auto non è stato piazzato un microfono”. Dopo la telecamera lo “spillo” nell’auto, prima dello “spillo” i telefoni. Indagini di mafia che non si sarebbero mai concluse e soprattutto che non si sarebbero mai cominciate.

Come quella su Vincenzo Zummo, prestanome storico di Vito Ciancimino. Gli hanno sequestrati beni di mafia per decine di milioni di euro partendo da un’inchiesta che, all’apparenza, non aveva niente a che a fare con la mafia. “Ma poi siamo arrivati sempre a Cosa Nostra. Con la nuova legge si introducono paletti che non ci permetteranno più di arrivare dove si deve arrivare”, dice ancora Ingroia che qualche mese fa ha scritto per Stampa Alternativa il libro “C’era una volta l’intercettazione”, un saggio sulle paure della classe politica che a tutti i costi vuole riformare – “controrifomare”, scrive lui – tutto il sistema delle intercettazioni. Chi avrebbe mai saputo sennò degli incontri di Marcello Dell’Utri con i falsi pentiti Chiofalo e Cirfeta che – econdo la procura – erano al centro di una combine per screditare i pentiti veri?

Chi avrebbe mai saputo cosa faceva il governatore della Sicilia Totò Cuffaro in un retrobottega di un negozio di abbigliamento di Bagheria con Michele Aiello, il “re” delle cliniche private legato ai mafiosi di Bernardo Provenzano che con Totò stilava il tariffario della Sanità? Chi avrebbe mai scoperto che il Palazzo di Giustizia di Palermo era infestato di talpe. Senza quelle – le intercettazioni – Totò Cuffaro oggi sarebbe ancora l’amatissimo presidente di tutti i siciliani.

Antonio Ingroia, Intercettazioni

Pronta la legge per impedire le intercettazioni sui mafiosi e i politici corrotti.

22 maggio, 2010
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Il Corriere della Sera del 20 maggio 2010

ROMA – La commissione giustizia del senato ha licenziato il testo del ddl Alfano sulle intercettazioni che ora passa al Senato. Contro il disegno di legge a Montecitorio dal primo pomeriggio è partita una maratona oratoria contro il «bavaglio all’informazione» avanti la Camera dei deputati il sit-in organizzato da diverse associazioni, tra cui il Popolo Viola, Articolo 21, Valigia Blu cui hanno aderito alcuni partiti come l’Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Verdi, per protestare contro il ddl intercettazioni in agenda al Senato. Una maratona a cui stanno partecipando cittadini, esponenti politici, ricercatori, studenti, gruppi di aderenti ai social network . Davanti la Camera anche molti giornalisti. Partigiani del terzo millennio, recita un cartello alzato sulla piazza, dalla parte degli oratori che si susseguono negli interventi. «Meno informazione uguale più corruzione. No alla legge bavaglio», è lo striscione di www.valigiablu.it che campeggia in Piazza di Montecitorio.

IL POPOLO VIOLA – Il Popolo Viola ha organizzato la maratona perché, si legge in una nota, «condanna duramente il testo di riforma in materia di intercettazioni in discussione al Senato, tra gli obbiettivi del Ddl Alfano ostacolare le attività di indagine dei magistrati, il diritto di cronaca della stampa, la libertà degli editori e l’attività dei blogger e dei social network nel nostro Paese». A Montecitorio anche vari gruppi studenteschi. Uno di loro, intervenendo, ha ricordato Giovanni Falcone. Molti dei partecipanti si rivolgono al Presidente della Repubblica Napolitano perché, in caso di approvazione della legge, non firmi. Molto duro, a questo riguardo, è stato Leoluca Orlando, Idv: «Ma che ci sta a fare un presidente della Repubblica se non difende neanche la libertà di stampa?»

 STEFANO RODOTA’ – Stefano Rodotà, che ha lanciato l’appello «La libertà è partecipazione informata», ha definito la maratona una «buona azione civile», che ha «avuto l’effetto di dare coraggio a molti, come l’iniziativa importante di un gruppo di editori alla fiera del libro di torino. E la stessa maggiore forze che nelle aule parlamentari mostra l’opposizione non sarebbe stato così forte senza questa mobilitazione. Il parlamento è il cuore del paese, ma ha bisogno di azioni e mobilitazioni della società civile». Il giurista ha parlato di regime e ha spiegato. «Un regime cambia in tanti modi, per esempio attraverso l’erosione quotidiana diritti fondamentali. Dicono di non aver intenzione di cambiare la prima parte della Costituzione. Ecco, l’articolo 21 sta nella parte che ipocritamente si dice che non sarà toccata. Se vogliamo impedire regime non possiamo andare in vacanza». Cita Einaudi in chiusura, l’ex garante della privacy. «Conoscere per deliberare, diceva Einaudi. Questa è la democrazia».

 FNSI – Contro le nuove norme critiche a tutto campo. Lunedì prossimo, la Federazione Nazionale della Stampa, che con il presidente Roberto Natale ha partecipato alla maratona, chiama in campo nella protesta le prime firme del giornalismo: alle 15 nella sede della Fnsi a Roma, e in collegamento con il Circolo della stampa di Milano, si confronteranno, tra gli altri, su questo tema: Ferruccio De Bortoli, Vittorio Feltri, Mario Calabresi e Gianni Riotta da Milano; Ezio Mauro, Concita De Gregorio e Norma Rangeri, da Roma. ’’La notizia prima di tutto, fermiamo la legge bavaglio’’, è lo slogan dell’iniziativa riassunto nello striscione che darà il titolo al confronto. In quanto alla mobilitazione dei giornalisti, Natale ha detto: «Arriveremo allo sciopero dei giornalisti, per protestare contro la legge-bavaglio sulle intercettazioni in agenda al Senato. Lo abbiamo già deciso, ma faremo di tutto perchè non sia necessario arrivarci. Abbiamo già lanciato con la Fieg un appello comune: se questo non dovesse bastare non ci accontenteremo del carcere per i giornalisti ridotto da due mesi a un mese, ma arriveremo alla protesta dello sciopero. Se anche questo non basterà -avverte il presidente della Fnsi- e il Parlamento dovesse approvare la legge, daremo copertura totale ai colleghi che praticheranno la disobbedienza professionale e civile. E un attimo dopo l’approvazione della legge andremo alla Corte Europea per depositare un ricorso che un collegio di nostri legali sta già preparando».

SOTTOSCRIZIONE – Tra le proposte emerse dal sit-in , anche quella di lanciare una sottoscrizione per comprare due pagine sul New York Times e l’Herald Tribune per informare anche l’opinione pubblica statunitense. L’intenzione è anche di presentare il ricorso contro la legge alla Corte europea. E il popolo viola si è dato due nuovi appuntamenti: lunedì 24 al Teatro dell’Angelo e poi quello più ambizioso del 19 giugno: l’obiettivo è riempire piazza Navona. Aiutati, magari da un concerto dei Massive Attack

 

 

 

 

Intercettazioni

Il disegno di legge sulle intercettazioni favorisce le ecomafie

12 maggio, 2010
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23/04/2010 di Dina Galano Terranews.it

Il ddl sulle intercettazioni, ora all’esame della commissione Giustizia del Senato, penalizzerà anche la lotta alle ecomafie.
La denuncia del procuratore capo di Civitavecchia, Gianfranco Amendola.

<<Così non potremo mai combattere l’ecomafia>>. Pochi strumenti e un solo delitto per la tutela dell’ambiente, quello che punisce il traffico illecito dei rifiuti. Il nuovo regime delle intercettazioni telefoniche e ambientali è ancora fermo in commissione Giustizia al Senato, ma già promette di produrre le sue amare conseguenze anche sulla possibilità di perseguire i crimini ambientali, «anche se ancora non si conoscono i reati per i quali lo strumento delle intercettazioni sarà escluso». A parlare è il procuratore capo di Civitavecchia Gianfranco Amendola, autore di molte inchieste giudiziarie in materia, con all’attivo numerosi libri di legislazione penale ambientale.

Procuratore, quanto inciderà la nuova disciplina delle intercettazioni sulla perseguibilità dei reati ambientali?

A noi la questione interessa poco, perché le intercettazioni oggi sono contemplate soltanto nell’ipotesi di traffico illecito di rifiuti, che è l’unico delitto contro l’ambiente che esiste nel nostro codice penale. Con il testo che stanno discutendo probabilmente non sarà più possibile attivarle neanche per questo delitto. Ma la maggior parte degli illeciti ambientali è punita come contravvenzione per la quale, già allo stato attuale, non è previsto l’utilizzo di questo strumento. Le intercettazioni, certo, svolgono ancora un’azione importantissima per quanto riguarda il traffico illecito dei rifiuti e la lotta all’ecomafia, ma in un Paese in cui c’è in giro di tutto, noi abbiamo pochissime armi con cui combattere.

Che ripercussioni avrà il limite temporale di due mesi fissato nel testo?

Questo aspetto riguarda tutti i reati. Le osservazioni dell’Associazione nazionale magistrati sono convisibili, sia quelle che criticano i tempi sia i requisiti richiesti per autorizzare le intercettazioni ambientali. Si tratta di punti che depotenziano ogni attività di indagine, anche quella che riguarda i reati ambientali.

Come giudica lo stato attuale della normativa in materia d’ambiente?

Tutti i magistrati che si occupano di questo settore, così come gli ambientalisti, ripetono da anni la necessità di prevedere i delitti contro l’ambiente, dall’inquinamento delle acque a quello dell’aria. Dall’Europa sono arrivate ripetute sollecitazioni ma, sia prima con il governo Prodi poi con gli altri governi, nessuno è mai riuscito a farli passare. C’è stato un momento, quando Alfonso Pecoraro Scanio era ministro dell’Ambiente, in cui un testo era riuscito ad arrivare in Consiglio dei ministri per poi, però, non avere alcun seguito.

Cosa si sta facendo in questa legislatura?

Questo governo ha approvato un disegno di legge che ha tolto quel poco di sanzione che era prevista, e quindi non mi sembra che si stia procedendo sulla linea giusta. Attualmente non c’è nessuna novità, le uniche cose fatte sono peggiorative. Hanno perfino eliminato la sanzione penale per il superamento dei limiti delle acque pochi giorni fa. Intendiamoci, per me, queste ipotesi possono essere anche depenalizzate purché siano inseriti veri delitti contro l’ambiente con pene gravi. (Diana Galano, Terra) Prosegui la lettura…

Criminalità, Intercettazioni, Senza categoria