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	<title>altrabenevento &#187; Città Sostenibile</title>
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	<description>Associazione per la città sostenibile contro il malaffare</description>
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		<title>La LIPU per cedere ai compromessi gestirà un&#8217;oasi da devastare.</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 14:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Città Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Depuratori]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="843" height="475" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/36-progetto-depuratore.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="36-progetto-depuratore" title="36-progetto-depuratore" /></p><strong><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/35-mappa-pista-ciclabile-e-depuratore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2954" title="35-mappa-pista-ciclabile-e-depuratore" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/35-mappa-pista-ciclabile-e-depuratore-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>Lettera al presidente nazionale della LIPU:</strong>
<strong> Non si possono chiedere oasi da gestire in cambio dell’avallo a politiche ambientali dissennate.</strong>

Sicuramente l'istituzione di un'oasi di protezione della fauna selvatica, che oggi viene assegnata in gestione dalla Provincia di Benevento alla LIPU, rappresenta un'occasione unica in tempi in cui domina la cementificazione ed il consumo del territorio. “Altrabenevento- associazione per la città sostenibile contro il malaffare” ha più volte denunciato la realizzazione di opere,pubbliche e private, su aree sottoposte a tutela ambientale, già nel 2005 in occasione della costruzione del Centro Commerciale di Zamparini sull'ansa del Fiume Calore di Pezzapiana, oggetto di procedimento penale in corso, e di recente in occasione dell'approvazione di programmi di Housing sociale su aree classificate verde pubblico.

Altrabenevento ha inoltre denunciato con vigore e senza soste, anche attraverso la presentazione di un dossier, un'altra devastante opera pubblica voluta dal Comune di Benevento ( e ora anche dalla Provincia), il depuratore da costruire a Sant'Angelo a Piesco, in un sito di grande interesse naturalistico, storico e paesaggistico, in area soggetta ad inondazioni, tutelata dalle leggi ambientali e su cui è situata l'unica pista ciclabile della città e dintorni, sempre affollata di cittadini.

E' già in corso, purtroppo, la gara di appalto per la realizzazione dell'opera, del tutto inutile e dispendiosa (circa 10 milioni di euro) perchè, come denunciato da Altrabenevento, un depuratore cittadino esiste già ma non viene utilizzato. E’ bene, però, che lei, nella qualità di Presidente Nazionale della LIPU, sappia che il suddetto depuratore, peraltro già “tecnologicamente vecchio”, dovrebbe essere realizzato proprio nel perimetro dell'Oasi di protezione della fauna selvatica che oggi la LIPU si appresta a gestire senza che nessuno della sua associazione si sia adoperato per impedire l'inevitabile ed inutile devastazione di quell'area interna all'oasi, anche a causa dei lavori per i collegamenti fognari lunghi diversi chilometri, proprio lungo la pista ciclabile. Altre soluzioni erano, e sono possibili, ma proprio il delegato della LIPU di Benevento partecipò nel mese di giugno 2008 al Tavolo Tecnico convocato dal Sindaco Pepe ed espresse parere favorevole alla localizzazione del depuratore a Monte Sant'Angelo, che si trova nel cuore dell’oasi di Pantano, dopo che negli anni precedenti si era battuto apertamente per ottenere una diversa, e comunque possibile, soluzione della depurazione per la Città di Benevento. Ci sembra dunque che tale Oasi, per quanto voluta con strenuo impegno dagli ambientalisti, venga compromessa dalla decisione proprio della stessa LIPU di Benevento alla quale oggi viene incautamente assegnata in gestione dalla Provincia per tramite dell’Assessore all'ambiente Aceto. Non possiamo a questo punto tacere che l’avallo concesso al PUC di Benevento dallo stesso Ente provinciale in mezzo ad innumerevoli polemiche derivanti da continui e puntuali interventi di Altrabenevento, che nei mesi scorsi non ha mancato di segnalare le violazioni ambientali della pianificazione comunale, è perfettamente funzionale alla realizzazione del depuratore all'interno dell'oasi, localizzato oltretutto sull’unica pista ciclabile realizzata dalla stessa Provincia. Con tali premesse e contraddizioni, è ovvio che non c'è da attendersi alcuna garanzia di protezione da chi ha acconsentito alla devastazione dell' area pregiata e sensibile di Sant'Angelo a Piesco.

per Altrabenevento: Alessandra Sandrucci e Vincenzo Fioretti

Leggi<a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=2876"> DOSSIER DEPURATORE</a>

&nbsp;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="843" height="475" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/36-progetto-depuratore.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="36-progetto-depuratore" title="36-progetto-depuratore" /></p><strong><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/35-mappa-pista-ciclabile-e-depuratore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2954" title="35-mappa-pista-ciclabile-e-depuratore" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/35-mappa-pista-ciclabile-e-depuratore-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>Lettera al presidente nazionale della LIPU:</strong>
<strong> Non si possono chiedere oasi da gestire in cambio dell’avallo a politiche ambientali dissennate.</strong>

Sicuramente l'istituzione di un'oasi di protezione della fauna selvatica, che oggi viene assegnata in gestione dalla Provincia di Benevento alla LIPU, rappresenta un'occasione unica in tempi in cui domina la cementificazione ed il consumo del territorio. “Altrabenevento- associazione per la città sostenibile contro il malaffare” ha più volte denunciato la realizzazione di opere,pubbliche e private, su aree sottoposte a tutela ambientale, già nel 2005 in occasione della costruzione del Centro Commerciale di Zamparini sull'ansa del Fiume Calore di Pezzapiana, oggetto di procedimento penale in corso, e di recente in occasione dell'approvazione di programmi di Housing sociale su aree classificate verde pubblico.

Altrabenevento ha inoltre denunciato con vigore e senza soste, anche attraverso la presentazione di un dossier, un'altra devastante opera pubblica voluta dal Comune di Benevento ( e ora anche dalla Provincia), il depuratore da costruire a Sant'Angelo a Piesco, in un sito di grande interesse naturalistico, storico e paesaggistico, in area soggetta ad inondazioni, tutelata dalle leggi ambientali e su cui è situata l'unica pista ciclabile della città e dintorni, sempre affollata di cittadini.

E' già in corso, purtroppo, la gara di appalto per la realizzazione dell'opera, del tutto inutile e dispendiosa (circa 10 milioni di euro) perchè, come denunciato da Altrabenevento, un depuratore cittadino esiste già ma non viene utilizzato. E’ bene, però, che lei, nella qualità di Presidente Nazionale della LIPU, sappia che il suddetto depuratore, peraltro già “tecnologicamente vecchio”, dovrebbe essere realizzato proprio nel perimetro dell'Oasi di protezione della fauna selvatica che oggi la LIPU si appresta a gestire senza che nessuno della sua associazione si sia adoperato per impedire l'inevitabile ed inutile devastazione di quell'area interna all'oasi, anche a causa dei lavori per i collegamenti fognari lunghi diversi chilometri, proprio lungo la pista ciclabile. Altre soluzioni erano, e sono possibili, ma proprio il delegato della LIPU di Benevento partecipò nel mese di giugno 2008 al Tavolo Tecnico convocato dal Sindaco Pepe ed espresse parere favorevole alla localizzazione del depuratore a Monte Sant'Angelo, che si trova nel cuore dell’oasi di Pantano, dopo che negli anni precedenti si era battuto apertamente per ottenere una diversa, e comunque possibile, soluzione della depurazione per la Città di Benevento. Ci sembra dunque che tale Oasi, per quanto voluta con strenuo impegno dagli ambientalisti, venga compromessa dalla decisione proprio della stessa LIPU di Benevento alla quale oggi viene incautamente assegnata in gestione dalla Provincia per tramite dell’Assessore all'ambiente Aceto. Non possiamo a questo punto tacere che l’avallo concesso al PUC di Benevento dallo stesso Ente provinciale in mezzo ad innumerevoli polemiche derivanti da continui e puntuali interventi di Altrabenevento, che nei mesi scorsi non ha mancato di segnalare le violazioni ambientali della pianificazione comunale, è perfettamente funzionale alla realizzazione del depuratore all'interno dell'oasi, localizzato oltretutto sull’unica pista ciclabile realizzata dalla stessa Provincia. Con tali premesse e contraddizioni, è ovvio che non c'è da attendersi alcuna garanzia di protezione da chi ha acconsentito alla devastazione dell' area pregiata e sensibile di Sant'Angelo a Piesco.

per Altrabenevento: Alessandra Sandrucci e Vincenzo Fioretti

Leggi<a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=2876"> DOSSIER DEPURATORE</a>

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		<title>L’area Archeologica di Cellarulo è stata salvata 19 anni fa dal Comitato “Giù le mani”.</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 15:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amministrazione Pepe]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Città Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Parco Cellarulo]]></category>

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		<description><![CDATA[ALTRABENEVENTO -Comunicato stampa del 15 luglio 2010 E’ stato inaugurato ieri il Parco Urbano di Cellarulo e subito la maggioranza e l’opposizione al Comune di Benevento si contendono il merito del progetto e dell’opera realizzata. E’ il caso di ricordare, però, che quel parco è nato innanzitutto per la decisa iniziativa del Comitato “Giu le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7028" class="wp-caption alignleft" style="width: 282px"><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/Ciccio-Romano.jpg"><img class="size-full wp-image-7028" title="Ciccio Romano" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/Ciccio-Romano.jpg" alt="" width="272" height="312" /></a>
<p class="wp-caption-text">Ciccio Romano</p>
</div>
<p>ALTRABENEVENTO -Comunicato stampa del 15 luglio 2010</p>
<p>E’ stato inaugurato ieri il Parco Urbano di Cellarulo e subito la maggioranza e l’opposizione al Comune di Benevento si contendono il merito del progetto e dell’opera realizzata.</p>
<p>E’ il caso di ricordare, però, che quel parco è nato innanzitutto per la decisa iniziativa del Comitato “Giu le mani” che nel 1991 si adoperò per salvare l’area archeologica alla confluenza dei fiumi Calore e Sabato dove l’Amministrazione comunale dell’epoca, guidata dal sindaco Antonio Pietrantonio, voleva realizzare a tutti i costi un asse interquartiere tra il Rione libertà e il Rione Ferrovia nonostante la Fondazione Lerici, con appositi carotaggi, avesse già accertato la presenza di importanti reperti. Ed infatti, durante i lavori furono rivenuti un villaggio dell’artigianato prima sannita e poi romano, per la lavorazione di ceramiche e tegole con fornaci risalenti al IV secolo avanti Cristo; le mura di difesa del primo nucleo urbano in grandi blocchi di tufo; un tratto lastricato della via Latina vicino al Pons Maior; una tomba con i resti di un guerriero sannita; una bottega per la lavorazione della pietra e poi monete e oggetti di grande interesse artistico.</p>
<p>A denunciare l’importanza dei reperti fu il professore Gianni Dell’Aquila, appassionato e divulgatore di storia locale subito sostenuto dall’avv. Ciccio Romano, ideatore e fondatore del Comitato “Giù le mani” al quale aderirono tra gli altri Vincenzo Fioretti, Enzo Gravina, Antonio Bruno Romano, Franco Bove, Nando Paribello, Paola Caruso, Giuseppe Lamparelli, Marcello Stefanucci, Carmine Cantelmo, Marino Raffio ed io.</p>
<p>Da settembre del 1991, per oltre un anno, le iniziative di “Giù le mani” contro il Comune e la Soprintendenza Archeologica che volevano continuare i lavori della strada con la distruzione completa dei reperti ritrovati, furono incessanti e tutte sostenute dai 9.880 cittadini che firmarono una petizione consegnata al Presidente del Consiglio in carica, Giulio Andreotti in visita a Benevento.</p>
<p>A stabilire che quell’area doveva essere salvata a tutti i costi fu un gruppo di autorevoli esperti del Settore Archeologia presso il Ministero dei Beni Culturali, riunito nel 1992 su ricorso di “Giù le mani”. Subito dopo Massimo Maietta, elaborò il primo progetto di Parco Verde, Archeologico e Fluviale di Contrada Cellarulo che presentò come tesi per la sua Laurea in architettura. Anche le scuole si mobilitarono e il Liceo Scientifico diede alle stampe una pubblicazione che contribuì fortemente a divulgare la conoscenza sulla importanza dei reperti rinvenuti.</p>
<p>Ma neppure questo servì a scongiurare definitivamente il pericolo di distruzione dell’area archeologica che si ripresentò nel 1996 quando l’amministrazione Viespoli, preoccupata per la paventata restituzione dei finanziamenti ricevuti dal Comune per la costruzione della strada, pensò di completare l’opera con una “variante turistica”. Anche allora si mobilitarono diverse associazioni e il progetto fu modificato nel corso degli anni fino alla definizione del Parco attuale, ancora poco “archeologico” se si pensa che non è stata ancora scavata la vasta area lungo il crinale della collina dove si nascondono importanti reperti fino ad una profondità di circa 4 metri.</p>
<p>Sulle caratteristiche dei lavori effettuati ritorneremo prossimamente. Per ora mi premeva ricordare la esperienza di “Giù le mani” per segnalare che quando i cittadini si mobilitano con decisione per difendere un interesse pubblico, riescono spesso ad ottenere risultati concreti anche in contrapposizione alle amministrazioni e alla stragrande maggioranza dei politici che sostengono interessi particolari.</p>
<p>Il presidente – Gabriele Corona</p>
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		<title>Conferenza europea per lo sviluppo sostenibile. Perchè il Comune di Benevento non aderisce?</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 19:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città Sostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[Il più grande evento Europeo dedicato allo sviluppo sostenibile locale. Dopo i successi delle conferenze di Aalborg 1994, Lisbona 1996, Hannover 2000, Aalborg 2004 e Siviglia 2007, ci si aspetta che più di 1.500 tra leader dei governi locali di tutta Europa e delegati delle associazioni di enti locali nazionali ed europei, di istituzioni europee [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/conferenza-sviluppo-sostenibile11.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-6741" title="conferenza sviluppo sostenibile1" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/conferenza-sviluppo-sostenibile11.gif" alt="" width="560" height="140" /></a>Il più grande evento Europeo dedicato allo sviluppo sostenibile locale.</p>
<p>Dopo i successi delle conferenze di Aalborg 1994, Lisbona 1996, Hannover 2000, Aalborg 2004 e Siviglia 2007, ci si aspetta che più di 1.500 tra leader dei governi locali di tutta Europa e delegati delle associazioni di enti locali nazionali ed europei, di istituzioni europee di organizzazioni internazionali, di imprese, di ONG e di istituti di ricerca, prendano parte alla più grande conferenza europea dedicata allo sviluppo sostenibile locale.</p>
<p><a href="http://www.dunkerque2010.org/it/home/index.html">Invito alla conferenza europea per lo sviluppo sostenibile</a></p>
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		<title>Benevento e Sannio nella morsa della criminalità &#8211; Le istituzioni devono diffondere la cultura della legalità</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 23:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo volentieri il comunicato di Simone Aversano, un giovane studente di Giurisprudenza dell&#8217;Università del Sannio, autore del blog (http://simoneaversano.wordpress.com) Comunicato stampa del 30 marzo 2009 Negli ultimi mesi tutti noi cittadini del Sannio e di Benevento stiamo assistendo al crescere di fenomeni di criminalità, che spesso vanno al di là del singolo episodio rappresentando, invece, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-2118 aligncenter" title="fresco-profumo" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/fresco-profumo.jpg" alt="fresco-profumo" width="450" height="188" /></p>
<p>Pubblichiamo volentieri il comunicato di Simone Aversano, un giovane studente di Giurisprudenza dell&#8217;Università del Sannio, autore del blog (http://simoneaversano.wordpress.com)</p>
<p>Comunicato stampa del 30 marzo 2009</p>
<p>Negli ultimi mesi tutti noi cittadini del Sannio e di Benevento stiamo assistendo al crescere di fenomeni di criminalità, che spesso vanno al di là del singolo episodio rappresentando, invece, elementi di qualcosa di ben più radicato ed esteso. Questo qualcosa va sotto il nome di criminalità organizzata, ma può assumere anche la denominazione di camorra, di mafia, e di volta in volta identificarsi in termini come cosche, clan, &#8216;ndrine. Parole e definizioni che noi sanniti non sentiamo come nostre. Appartengono infatti a culture e a territori lontani dal Sannio e dalla sua storia. Appartengono a fantomatiche terre di frontiera, dove per decenni (a volte oltre un secolo) si sono sviluppati ed accresciuti i fenomeni più noti legati alla criminalità organizzata. Terre che noi cittadini del Sannio continuiamo a rappresentarci come distanti, separate dalle nostre terre da un profondo vallone invalicabile, la fortificazione che ci permette di continuare a dormire sonni tranquilli.<span id="more-2117"></span></p>
<p>Dietro questa distrazione, sotto questa superficialità, la criminalità organizzata si è invece infiltrata anche qui nel Sannio. Ciò non è dimostrato soltanto dalle indagini della magistratura locale e campana (indagini che peraltro sono state rese note alla cittadinanza soltanto da pochi, audaci organi di informazione): la prova più evidente di questa ulteriore colonizzazione da parte della criminalità campana sta nelle vicende che negli ultimi tempi molti cittadini hanno vissuto e stanno vivendo sulla propria pelle. Si tratta di vicende isolate, sporadiche, che riguardano il singolo più che la comunità. Per questo il tessuto sociale comune, il senso comune che lega noi cittadini sanniti, non vede ancora l&#8217;imminente pericolo, nonostante esso sia dietro casa, a volte già dietro la porta e pronto a bussare.</p>
<p>Ma ad essere più miopi in questo contesto non sono i cittadini, singoli o associazioni: sono le istituzioni a mancare qui nelle nostre terre sannite. Qualche iniziativa già viene portata avanti, da scuole ed enti locali. Ma quello che manca è una vera cultura della legalità, che si possa respirare sempre. Quello che manca è l&#8217;educazione e lo stimolo delle giovani generazioni, sempre più sensibili al richiamo dei passatempi e delle spensieratezze e sempre meno assidue nella frequenza scolastica. Sono decine e decine i giovani studenti, anche ben al di sotto della maggiore età, che ogni mattina, in qualunque periodo dell&#8217;anno, popolano la sola città capoluogo. E non c&#8217;è bisogno di andare in cerca di questi fenomeni in zone così dette &#8220;disagiate&#8221; o &#8220;degradate&#8221;. Ormai marinare la scuola è diventato, quello sì, elemento culturale del nostro tessuto sociale. E la gran parte delle istituzioni sta a guardare.</p>
<p>Assistiamo in queste ultime settimane a una serie di proclami, più o meno sensati e credibili, da parte di amministratori locali che intendono, in questo modo, dare pubblica segnalazione soltanto di quel poco di buono che ci si è impegnati a fare. L&#8217;evidenza dei fatti, il reale stato della nostra società sannita in questo momento, viene tralasciato e dimenticato. In ciò giocano un ruolo certamente significativo i media locali, che non trattano gli argomenti più scottanti che sono alla base del pericolo imminente che noi tutti stiamo correndo: nei TG e sui giornali si parla ben poco di quello che realmente succede, ma quello che meno si racconta è il silenzio e la superficialità di un popolo, quello sannita, da secoli abituato a non essere protagonista di fenomeni di grave allarme sociale.</p>
<p>Occorre darsi una mossa, è urgente svegliarsi da questo torpore e iniziare a impegnarsi, tutti insieme, per allontanare il futuro oscuro che già si avvia ad avvolgere il Sannio e la città di Benevento. L&#8217;impegno che serve deve provenire soprattutto dagli enti pubblici, dalle istituzioni, dagli organi di amministrazione del territorio. Serve mettere insieme tutte le intelligenze disponibili, raggrupparne delle altre, far sì che l&#8217;azione comune possa avere soprattutto nella cittadinanza più attiva il suo motore di propulsione, sia per quanto riguarda le idee che nell&#8217;azione concreta. Istituzioni che si fanno da promotrici, privati e associazioni che si impegnano fattivamente, organi di informazione che aiutano a stimolare la partecipazione comune e a tenere alta l&#8217;attenzione di tutti. Quello che serve è la reale diffusione di una cultura della legalità che coinvolga tutti i cittadini e che entri di diritto nella mentalità comune delle popolazioni del Sannio.</p>
<p>30 marzo 2009</p>
<p>Simone Aversano &#8211; IL FRESCO PROFUMO DI LIBERTA&#8217; (http://simoneaversano.wordpress.com)</p>
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		<title>Sabato e Domenica, 28 e 29 marzo, a Benevento eventi e visite guidate del FAI</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 22:58:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città Sostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[È il momento dell&#8217;anno in cui il FAI incontra gli Italiani e si ritrova da nord a sud, nelle piazze, nei palazzi e nelle chiese, in centinaia di luoghi diversi: è l&#8217;appuntamento per scoprire monumenti e luoghi spesso inaccessibili e per trasmettere l&#8217;impegno e la passione del Fondo Ambiente Italiano. È la 17^ Giornata FAI [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2017" title="fai" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/fai.jpg" alt="fai" width="250" height="237" />È il momento dell&#8217;anno in cui il FAI incontra gli Italiani e si ritrova da nord a sud, nelle piazze, nei palazzi e nelle chiese, in centinaia di luoghi diversi: è l&#8217;appuntamento per scoprire monumenti e luoghi spesso inaccessibili e per trasmettere l&#8217;impegno e la passione del Fondo Ambiente Italiano. È la 17^ Giornata FAI di Primavera, in programma il 28 e 29 marzo con il coinvolgimento di 210 località italiane e 580 beni, la maggior parte dei quali normalmente chiusi al pubblico e ognuno dei quali ci appartiene, anche se è magari a centinaia di chilometri dalle nostre case, perché è il simbolo della partecipazione a una grande comunità culturale e spirituale. Un evento ormai tradizionale la cui affluenza si misura negli anni in milioni di visitatori, l&#8217;occasione per unirsi al FAI e sostenere concretamente il patrimonio del nostro Paese.<br />
La Giornata FAI di Primavera non si caratterizza solo per la ricchezza di incontri che offre, per le sorprese che regala, per le infinite emozioni che suscita: la sua forza sta anche e soprattutto nell&#8217;entusiasmante coinvolgimento di tutti, nella capacità di far sentire chi vi partecipa non un visitatore occasionale, ma un testimone e un protagonista dell&#8217;azione di salvaguardia e difesa dell&#8217;arte e della natura italiane. Proprio per questo l&#8217;invito che la Fondazione rivolge a tutti coloro che parteciperanno a questa edizione della Giornata FAI è semplice e diretto: &#8220;FAI anche tu&#8221;, che diventa perciò anche lo stimolo ad agire direttamente: proprio come il FAI, difendere, partecipare e contribuire concretamente &#8211; con l&#8217;iscrizione, con una donazione, con un atto di volontariato &#8211; a questo grande movimento.<br />
Tra gli itinerari: le visite guidate ai beni inseriti nell&#8217;itinerario Unesco, Italia Langobardorum &#8211; Centri di potere e di culto (568-774 d.C.), siti candidati nel 2008 dall&#8217;Italia per diventare patrimonio dell&#8217;Umanità, che comprende le più rilevanti testimonianze longobarde distribuite lungo tutta la penisola: il complesso di Castelseprio- Torba (VA), di cui fa parte il Monastero di proprietà del FAI, Cividale del Friuli (UD), Brescia, Campello sul Clitunno (PG), Spoleto (PG), la Chiesa di Santa Sofia in Benevento e Monte Sant&#8217;Angelo (FG).<br />
Infatti, i beni aperti a cura della Delegazione di Benevento saranno: l&#8217;area del Sacramento, in via Carlo Torre, immediatamente a ridosso della Cattedrale, ed appunto il complesso di Santa Sofia, per i quali sono previste visite nei gg. sabato 28 (ore 9.00/19.00) e domenica 29 marzo (ore 9.00/14.00), con ingressi riservati agli aderenti FAI nella mattinata di sabato. Nell&#8217;area del Sacramento, sabato 28 si svolgerà l&#8217;evento previsto nell&#8217;ambito di &#8220;Accendiamo una luce su&#8230;&#8221;, progetto annuale teso all&#8217;animazione e alla valorizzazione del centro storico e finalizzato ad &#8220;illuminare&#8221; i luoghi più nascosti e dimenticati della città e che continuerà poi con altri eventi che si snoderanno nel corso dell&#8217;anno, con cadenza mensile, allo scopo di &#8220;riportare alla luce&#8221; e sotto la tutela della cittadinanza il patrimonio storico-artistico ed architettonico cosiddetto minore. Il progetto si svolge in partnership con il Comune di Benevento, Assessorato alla Cultura, e la Soprintendenza ai Beni archeologici di Caserta e Benevento, il patrocinio della Provincia di Benevento e dell&#8217;Archivio di Stato.</p>
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		<title>No al trasferimento del reparto psichiatrico da Benevento a S. Agata dei Goti</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 20:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città Sostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA di lunedì 23 marzo 2009 Si è tenuta stamattina alle 11,00 presso il Palazzo del Volontariato la conferenza stampa indetta dal Comitato di protesta contro la decisione di spostare il reparto psichiatrico di diagnosi e cura dell&#8217;ospedale Rummo presso il costruendo ospedale di Sant&#8217;Agata dei Goti. Nell&#8217;occasione è stato presentato il dossier contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1816" title="rummo" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/rummo.jpg" alt="rummo" width="450" height="103" />COMUNICATO STAMPA di lunedì 23 marzo 2009<br />
Si è tenuta stamattina alle 11,00 presso il Palazzo del Volontariato la conferenza stampa indetta dal Comitato di protesta contro la decisione di spostare il reparto psichiatrico di diagnosi e cura dell&#8217;ospedale Rummo presso il costruendo ospedale di Sant&#8217;Agata dei Goti.<br />
Nell&#8217;occasione è stato presentato il dossier contro tale decisione (riportato qui di seguito) che verrà inviato anche ai rappresentanti delle istituzioni &#8211; a partire dal Primo Cittadino di Benevento &#8211; per poterne discutere nel corso di un incontro più volte richiesto senza ottenere, però, alcuna risposta.<span id="more-1815"></span></p>
<p>DOSSIER<br />
La malattia mentale &#8211; per gli effetti devastanti delle droghe, di malattie come la depressione diffusa in ogni fascia d&#8217;età o l&#8217;anoressia soprattutto tra i giovani, per l&#8217;aumento di crisi di panico e altri disturbi psicotici, maniacali, della personalità &#8211; oggi in Italia tocca direttamente o indirettamente 1 persona su 3 in tutti gli strati sociali: ciò significa che tutti ne siamo prima o poi coinvolti anche se arcaici pregiudizi tendono ancora a nascondere e negare questa calamità sociale. Quante volte, per esempio, abbiamo sentito definire dalla stampa &#8220;inspiegabile suicidio&#8221; o &#8220;dramma della follia&#8221; quello che, in realtà, è solo l&#8217;esito di una malattia non diagnosticata e, quindi, non curata.<br />
In altri Paesi questa vergogna è stata superata individuandone le cause: soprattutto ignoranza e disinformazione. Ecco perché paesi evoluti come Stati Uniti, Gran Bretagna o Olanda &#8211; valutando i pesanti costi per la sanità pubblica legati al dilagare della malattia mentale &#8211; hanno varato innanzitutto grosse campagne pubblicitarie e di informazione per spingere i malati ad uscire allo scoperto e a farsi curare. Ricorrendo alle scuole, alla  televisione, ai fumetti, all&#8217;aggiornamento dei medici di base si è educato il pubblico a riconoscere i sintomi di malattie mentali diffuse, per esempio, come la depressione spiegando che si tratta di una malattia a tutti gli effetti e non un segno di debolezza o di indegnità morale. Così grazie ai  &#8220;Programma di consapevolezza&#8221; come quello varato in America nel 1991 la maggior parte dei  &#8220;malati sommersi&#8221; hanno avuto una diagnosi e una cura le cui conseguenze sono state anche una riduzione di oltre il 50% della spesa pubblica fino ad allora sprecata in assenze e scarso rendimento sul posto di lavoro, invalidità e danni sociali.<br />
Poco o niente di tutto questo, invece, si è fatto in Italia dove dati allarmanti &#8211; come quello che ben il 15% dei depressi si suicida &#8211; non sono &#8220;inspiegabili&#8221; ma spiegabilissimi con la constatazione che le attuali strutture sanitarie non sono in grado di intercettare la domanda di aiuto che viene da un&#8217;utenza che, così, continua a soffrire e morire in silenzio.</p>
<p>SCOPO DI QUESTO INCONTRO<br />
dunque, è  dimostrare, come la decisione di abolire il reparto psichiatrico di diagnosi e cura dell&#8217;ospedale Civile Rummo per spostarlo nel costruendo ospedale di Sant&#8217;Agata dei Goti DISTRUGGERA&#8217; L&#8217;INTERO SERVIZIO PSICHIATRICO  PUBBLICO a Benevento e in gran parte del Sannio determinando una situazione paradossale: ovvero, colpire anche quella parte di malati che hanno avuto &#8220;la fortuna&#8221; di essere intercettati dalla struttura pubblica ed essere curati.</p>
<p>Prima di tutto, dunque, è necessario accennare in breve a come è organizzato il DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE  della Asl che comprende 4  &#8220;unità operative di salute mentale&#8221; (UOSM) : una a Benevento, una che serve la zona di Morcone e San Bartolomeo in Galdo, una a Bucciano e una a Puglianello nei pressi di Telese.<br />
La UOSM di Benevento è collocata in una palazzina di 4 piani (sul lungo fiume, in via Grimualdo Re).  Come le altre 3 UOSM comprende un Centro di Salute Mentale (CSM) &#8211; motore e mente organizzativa della UOSM &#8211; con un day hospital per seguire terapie farmacologiche e psicologiche, un centro diurno con attività di socializzazione, musica, ginnastica, programmi di recupero individuali e attività di gruppo come quello di pazienti e operatori denominato di &#8220;mutuo auto-aiuto&#8221;.<br />
Alle Unità Operative di Salute Mentale,  inoltre, fanno capo altre strutture :<br />
la SIR o &#8220;Struttura residenziale intermedia&#8221; per progetti di ricovero a lungo termine;<br />
la &#8220;Casa famiglia&#8221; che ospita stabilmente casi che, con adeguati supporti,  hanno bisogno di rientrare lentamente nel sociale.</p>
<p>TUTTE le UOSM , infine, si servono del REPARTO PSICHIATRICO DELL&#8217;OSPEDALE RUMMO  denominato SPDC o Servizio Psichiatrico ospedaliero di Diagnosi e Cura.<br />
Situato in un&#8217;ala dell&#8217;ospedale Civile, è costituito da un nucleo stabile di 5 medici ai quali si aggiungono &#8211; per il servizio notturno, prefestivo e festivo &#8211; le turnazioni di tutti  gli psichiatri della Asl: così è garantito il servizio 24 ore su 24 per 365 giorni all&#8217;anno, in quanto qui si affrontano soprattutto le emergenze: per esempio, casi gravi bisognosi di un ricovero temporaneo per cure intensive o le crisi più o meno acute che possono verificarsi nel corso della cura della malattia mentale. Non a caso, dunque, questo reparto si trova presso l&#8217;ospedale Civile in una posizione baricentrica rispetto alle 4 UOSM :  perché mentre per altre discipline come cardiologia, medicina interna, ecc. esistono più reparti anche in altri presidi ospedalieri, questo di psichiatria del Rummo è l&#8217;unico reparto previsto per tutta la popolazione della provincia.</p>
<p>Oggi la malattia mentale grazie alle acquisizioni della scienza e ai nuovi medicinali è perfettamente curabile o comunque contenibile. Ma le cure sono lunghe e sono efficaci a due condizioni:<br />
-	che si stabilisca una &#8220;continuità terapeutica&#8221; tra il paziente e il personale medico e paramedico, ovvero che il paziente faccia sempre capo agli stessi operatori anche se viene temporaneamente ricoverato in altre strutture<br />
-	che il malato non perda il contatto con il proprio territorio.<br />
Che significa? Fornendo la risposta con le parole del legislatore, si legge nel capitolo 3 del Bollettino della Regione Campania  n. 50 del 27 ottobre 2003 che &#8220;Il lavoro di salute mentale prende avvio e si espleta nel territorio, nei contesti di vita della persona, dove nasce e si sviluppa la sofferenza &#8230;  La reale integrazione tra risposta medico-clinica e risposta riabilitativa si attua nei CSM , sede organizzativa e motore dell&#8217; UOSM, che deve farsi carico di tutta la domanda di salute del territorio di competenza, con particolare attenzione alle persone a rischio di esclusione sociale &#8230;.&#8221;  E dopo avere sottolineato &#8220;l&#8217;importanza, nella strategia della continuità terapeutica, della presa in carico della persona nella sua globalità e nel contesto in cui vive &#8230;&#8221; si legge che &#8220;in particolare il paziente grave necessita di azioni coordinate e integrate che coinvolgono varie professionalità in momenti contemporanei o distinti, ma sempre all&#8217;interno di un progetto terapeutico-riabilitativo unitario &#8230; dove l&#8217;insieme degli operatori si costituisce come &#8220;comunità curante&#8221;. Se il paziente, dunque, per necessità terapeutica deve attraversare varie strutture, comunque &#8230; &#8220;il Centro di Salute Mentale deve affiancare gli altri servizi che subentrano a sostegno del paziente &#8230; &#8220;, compreso<br />
lo SPDC o reparto di psichiatria del Rummo che come si legge nel &#8220;Piano Regionale ospedaliero 2007 &#8211; 2009&#8243; &#8220;deve garantire tempestiva e adeguata modalità di accoglienza, riduzione e superamento della condizione clinica critica, osservazione e monitoraggio clinico, riconnessione dei rapporti di rete familiare &#8230; in collaborazione con l&#8217;UOSM del territorio di pertinenza del paziente per garantire concretamente la continuità terapeutica&#8221;.</p>
<p>Come prescrive, dunque, la stessa Regione Campania  il ricovero ha efficacia :</p>
<p>- solo se il medico che ha in cura il paziente può continuare a seguirlo con visite frequenti nella struttura dove è momentaneamente ricoverato;<br />
- solo se fra il medico curante presso il CSM e l&#8217;equipe medica stabile del Rummo si stabilisce quel continuo scambio di contatti e informazioni che li trasforma &#8211; insieme agli infermieri &#8211; in un&#8217;unica &#8220;comunità curante&#8221; che persegue il medesimo progetto terapeutico;<br />
- solo se anche la famiglia o gli amici, con la loro presenza continua, riusciranno ad alleviare la tragicità di una condizione di ricovero che, diversamente, è vissuta dal malato di mente come un momento terribile caratterizzato da abbandono e isolamento. Il ricovero psichiatrico di emergenza, infatti, può durare anche diversi giorni nei quali è impensabile che il paziente rimanga chiuso in una struttura avulsa dal suo contesto e lontana dal suo territorio senza vivere questa situazione come una sorta di segregazione manicomiale.</p>
<p>Ciò significa che medici, infermieri assistenti sociali  delle Unità Operative di Salute Mentale e del SPDC del Rummo, insieme alla famiglia e agli amici del paziente, sono tanti anelli di una stessa catena : per cui tagliarne uno equivale e spezzare l&#8217;intera catena terapeutica facendole perdere ogni senso ed efficacia.</p>
<p>Ebbene questo è quanto ha fatto la Regione Campania con la delibera del 28 novembre scorso sulla cosiddetta &#8220;riorganizzazione del servizio sanitario regionale&#8221; decidendo di privare Benevento del reparto di psichiatria esistente da oltre 50 anni presso l&#8217;ospedale Civile per spostarlo nel costruendo ospedale di Sant&#8217;Agata dei Goti: a servizio, cioè, più dell&#8217;area casertana che dell&#8217;utenza beneventana appartenente per l&#8217;80%  a Benevento, alle zone dell&#8217;Alto Tammaro e del Fortore.</p>
<p>PER CAPIRE  L&#8217;ASSURDITA&#8217; di questa &#8220;RIORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO&#8221; che nega ciò che la stessa Regione prescrive, le toccanti testimonianze degli utenti e dei familiari raccolte nel corso della conferenza stampa indetta dal Comitato di Protesta e tenutasi lunedì 23 marzo 2009 presso il palazzo del Volontariato hanno dimostrano che</p>
<p>1) Spostare l&#8217;anello portante del servizio lontano dagli  utenti, dal luogo in cui vivono e lavorano  le loro famiglie, gli amici, il personale medico e paramedico, significa disgregare quella &#8220;comunità curante&#8221; che la stessa  Regione ammette essere fondamentale per il successo del progetto terapeutico.</p>
<p>2) Collocare l&#8217;unico reparto di psichiatria del Sannio a Sant&#8217;Agata dei Goti, agli estremi confini del territorio provinciale, significa obbligare la maggior parte dell&#8217;utenza a percorrere dai 100 ai 50 chilometri di strade per lo più dissestate senza neanche avere a disposizione un&#8217;adeguata rete di trasporto pubblico come accade ora, visto che tutti i Comuni sono ben collegati con Benevento in quanto capoluogo di provincia.</p>
<p>3) Obbligare i sofferenti psichici a un lungo percorso in stato di agitazione, significa ignorare che oggi i disturbi psicotici, depressivi, maniacali, della personalità e ossessivo-compulsivi sono in aumento e richiedono sempre più spesso interventi fin dall&#8217;esordio della malattia o nella fase di grave scompenso: ciò significa che se il reparto di Psichiatria, anziché al centro è collocato alla periferia del bacino di utenza, in caso di ricovero urgente deve essere innescato &#8211; con costi aggiuntivi e grave stress emotivo per il paziente &#8211; un giro di vigili urbani, ambulanze, infermieri e medici per trasportare un malato agitato fino a Sant&#8217;Agata dei Goti. Oggi, invece, non solo il trasporto può essere effettuato facilmente dagli stessi familiari, ma molti pazienti in un momento di difficoltà si recano spontaneamente al reparto psichiatrico del Rummo risolvendo spesso da soli in poche ore il loro stato di crisi, grazie al consolidato rapporto con la struttura medica: cosa che sarebbe impossibile dislocando il reparto psichiatrico a Sant&#8217;Agata dei Goti.</p>
<p>Ma anche ammesso che il medico curante segua il proprio paziente nel ricovero a Sant&#8217;Agata dei Goti, ciò provocherà comunque</p>
<p>IL DISSESTO DI TUTTO IL SERVIZIO PSICHIATRICO  PUBBLICO</p>
<p>In caso di emergenza, infatti, i medici che operano presso i vari Centri di Salute Mentale dovranno interrompere ogni visita, psicoterapia o lavoro di gruppo programmati, e perdere un&#8217;intera mattina o pomeriggio per seguire un solo paziente ricoverato a Sant&#8217;Agata: nel rapporto costi/benefici, dunque, è evidente il caos organizzativo che si verrebbe a creare nell&#8217;intero servizio psichiatrico pubblico,<br />
senza capire quali siano i veri vantaggi dal punto dei vista dei tagli alla spesa sanitaria.</p>
<p>Se si valutano, infatti:</p>
<p>- i costi delle varie convenzioni da stipulare con le èquipes pubbliche e private che dovranno accompagnare il malato a Sant&#8217;Agata per sopperire alla mancanza della struttura fornita dal Rummo 24 ore su 24;<br />
- gli ingenti fondi pubblici spesi appena 3 anni fa per ristrutturare il reparto psichiatrico del Rummo &#8211; secondo i più moderni canoni dell&#8217; &#8220;accoglienza psichiatrica&#8221; grazie alla consulenza di esperti venuti anche da Trieste, patria della moderna psichiatria &#8211; che così risulterebbero sprecati;<br />
- l&#8217;abbassamento del livello delle prestazioni dell&#8217;intero ospedale Civile &#8211; negli ultimi anni migliorate al punto da meritare la qualifica di &#8220;ospedale di rilievo nazionale&#8221;- che, dotato di reparti per tutte le specialità sanitarie anche di emergenza, verrebbe sguarnito del  reparto psichiatrico di diagnosi e cura indispensabile non solo per fronteggiare le urgenze, ma per fornire supporto anche ad ammalati con problemi mentali ricoverati in altri reparti che, a loro volta, dovrebbero essere trasferiti altrove;<br />
- ma soprattutto, se per risparmiare la Regione non fornirà più il servizio psichiatrico che la legge prescrive e definisce tale;</p>
<p>qualunque prezzo pagato per un &#8220;non servizio&#8221; sarà comunque troppo alto: in mancanza di efficacia terapeutica, infatti, qualunque cifra investita risulta buttata.<br />
INCONGRUENZE DEL PROVVEDIMENTO<br />
La giustificazione dei tagli alla spesa sanitaria per spostare il reparto psichiatrico del Rummo a Sant&#8217;Agata dei Goti, dunque, è poco credibile perchè non ha senso: e anche ammesso che sia indispensabile operare nell&#8217;ottica del risparmio, non si capisce perché ciò debba avvenire sempre a discapito dei pazienti più deboli come quelli psichiatrici e non su altri fronti dell&#8217;organizzazione aziendale dove ci sarebbe molto e più efficacemente da risparmiare.</p>
<p>Molto più credibile anche se solo una &#8220;voce&#8221; sembra, invece, la tesi di motivi politici che imporrebbero a tutti i costi l&#8217;apertura dell&#8217;ospedale di Sant&#8217;Agata dei Goti: e poiché per aprirlo è necessario dotarlo di un sufficiente numero di reparti, verrebbe trasferito lì il reparto di psichiatria proprio per raggiungere questo numero. E&#8217; sperabile che questa &#8220;voce&#8221; si riveli solo tale: viceversa il cinismo della classe politica &#8211; che per l&#8217;interesse di pochi sacrifica gli interessi e i diritti di molti &#8211; non conoscerebbe più limiti.</p>
<p>Sta di fatto che la maggior parte della nostra classe politica si è dimostrata poco sensibile alla vicenda: nella commissione regionale che ha valutato la necessità di prendere tale provvedimento non c&#8217;è neanche un rappresentante dell&#8217;utenza sannita e alle richieste del Comitato di protesta di incontrare i responsabili istituzionali non c&#8217;è stata risposta.<br />
Se la gravità delle conseguenze &#8211; forse anche per disinformazione sul tema &#8211; non sono state prese in considerazione né dai tecnici regionali, né dai politici locali, lo scopo di questa conferenza stampa è quello di tentare di colmare questa lacuna. Ma se ciononostante nessuno interverrà, non solo i politici nostrani si distingueranno per la mediocrità, lo scarso impegno e l&#8217;incapacità di difendere il proprio territorio regalando alla zona del casertano un servizio irrinunciabile per il Sannio come già accaduto con altre   &#8220;riorganizzazioni&#8221; (caso Telecom, Enel, Banca d&#8217;Italia, Enigas Power, ecc.  che hanno avvantaggiato province confinanti ) ma il loro sarebbe comunque, un atteggiamento miope: perché il dato che la malattia mentale colpisce 1 persona su 3, non fa eccezione per i politici e le loro famiglie.</p>
<p>Ecco perché il Comitato di protesta è deciso a continuare la sua lotta fino a che il provvedimento non verrà modificato: con manifestazioni di piazza, scioperi, raccolta di firme e una denuncia alla Procura della Repubblica per paventato rischio di &#8220;interruzione di pubblico servizio&#8221;.<br />
Per il COMITATO DI PROTESTA<br />
Le ACLI     ( associazione cristiana lavoratori italiani )<br />
La CLESSIDRA   ( associazione di utenti del servizio psichiatrico )<br />
La RETE SOCIALE    ( associazione di familiari e amici dei sofferenti psichici )<br />
E&#8217; PIU BELLO INSIEME   ( Centro sociale polifunzionale per disabili )<br />
PARLIAMONE  ( associazione culturale )<br />
PENDOLARI  SANNITI<br />
FESMED CAMPANIA    ( Federazione Sindacale Medici Dirigenti  )<br />
RDB-CUB   ( rappresentanze sindacali di base ) Pasquale Ruggiero<br />
FSI   ( federazione sindacale indipendente ) Giovanni Parente</p>
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		<title>Contro il taglio degli alberi, sabato 25 occupazione delle aiuole</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 12:18:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città Sostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[“Le Associazioni Ambientaliste e Culturali, i Comitati di Quartiere e i Sindacati chiedono l’immediata interruzione del taglio degli alberi in città e ora si apprestano ad occupare simbolicamente le aiuole antistanti la Chiesa dell’Angelo al Viale degli Atlantici.” L’abbattimento degli alberi di Via Flora e Via Calandra che ha già determinato numerose polemiche, non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Le Associazioni Ambientaliste e Culturali, i Comitati di Quartiere e i Sindacati chiedono l’immediata interruzione del taglio degli alberi in città e ora si apprestano ad occupare simbolicamente le aiuole antistanti la Chiesa dell’Angelo al Viale degli Atlantici.”</p>
<p><span id="more-132"></span></p>
<p>L’abbattimento degli alberi di Via Flora e Via Calandra che ha già determinato numerose polemiche, non è l’unico intervento devastante, sulle aree verdi, previsto dall’Assessorato all’Ambiente del Comune di Benevento. Anche gli alberi che da molti anni caratterizzano l’immagine dello spazio antistante la Chiesa dell’Angelo, alla fine del Viale degli Atlantici, dovrebbero essere abbattuti, secondo l’Assessore Luciano, per essere sostituiti con le Palme delle Canarie.<br />
Con un apposito documento, inviato al Prefetto e al Sindaco di Benevento, all’Assessore all’Ambiente del Comune di Benevento e alla Sovrintendenza ai Beni Ambientali, diversi gruppi ed associazioni segnalano che dall’esame del Progetto non si evidenzia alcuna accettabile ragione che possa giustificare gli abbattimenti previsti.</p>
<p>In attesa dell’incontro con l’Amministrazione Comunale le associazioni occuperanno simbolicamente le aiuole antistanti la Chiesa dell’Angelo, Sabato 25 febbraio alle ore 10,30<br />
<a id="more-98"></a><br />
Benevento, 21 febbraio 2006</p>
<p>Al dr. Giuseppe Urbano<br />
Prefetto di Benevento</p>
<p>Al dr. Sandro D’Alessandro<br />
Sindaco di Benevento</p>
<p>Al sig. Antonio Luciano<br />
Assessore all’Ambiente<br />
del Comune di Benevento</p>
<p>Alla Sovrintendenza<br />
ai Beni Architettonici e per il Paesaggio,<br />
per il Patrimonio Storico Artistico ed Etno-antropologico<br />
di Caserta e Benevento</p>
<p>OGGETTO: ”SISTEMAZIONE E RECUPERO DEL VERDE URBANO”</p>
<p>Le sottoscritte Associazioni e Organizzazioni sindacali, presa visione del progetto di “Sistemazione e recupero del verde urbano della città di Benevento” confermano che le motivazioni addotte non giustificano in alcun modo i devastanti interventi previsti. E’ estremamente evidente, in alcuni casi, come quello delle aiuole situate alla fine del Viale degli Atlantici e prospicienti la chiesa dell’Angelo, l’ingiustificata eliminazione di alberi, arbusti e siepi. Nel caso specifico, infatti, il progetto prevede l’abbattimento di otto (8) alberi su dieci (10) esistenti e di alcuni arbusti. Si tiene a precisare che si tratta di alberi che caratterizzano l’aspetto paesaggistico di quella zona di grande interesse ambientale e panoramico.<br />
L’intervento descritto dagli elaborati di rilievo e progetto ZONA ALTA – Aiuola 21,24 (R.35 – P.35), non è assolutamente giustificato, non rientrando nelle motivazioni addotte alla base dell’intervento. Infatti:<br />
non si tratta di alberi malati,<br />
non sono mal radicati,<br />
non arrecano disturbo alle abitazioni,<br />
non impediscono la pulizia delle aiuole,<br />
non creano problemi alla pubblica illuminazione<br />
non determinano sconnessioni ai marciapiedi,<br />
non sono in alcun modo pericolosi.</p>
<p>Quegli alberi, al contrario, da molti anni caratterizzano un luogo particolarmente apprezzabile per bellezza e storia.<br />
L’intervento di “Sistemazione e recupero del verde urbano della città di Benevento” prevede in quell’aiuola dopo l’abbattimento degli alberi esistenti la messa a dimora di piccole Palme delle Canarie, che nulla hanno a che fare con la vegetazione delle nostre colline.<br />
Questa è la dimostrazione che il progetto in questione, che riguarda l’intera città, non ha tenuto conto della necessità di rispettare le caratteristiche dei luoghi, il valore sociale oltre che estetico, l’aspetto funzionale del verde (ossigenazione, ombreggiatura, microclima, etc.), armoniosità e continuità con le specie esistenti e la compatibilità della specie, di cui è prevista la messa a dimora, con l’ambiente naturale e urbano.</p>
<p>Per tutte le motivazioni sopra citate, le sottoscritte Associazioni e Organizzazioni sindacali</p>
<p>confermano la richiesta</p>
<p>già inoltrata lo scorso 3 febbraio 2006, di sospensione immediata degli interventi distruttivi di taglio degli alberi e</p>
<p>chiedono</p>
<p>di ridiscutere il progetto di” Sistemazione e Recupero del Verde Urbano” affinché sia privilegiata la riqualificazione di aree a verde, già esistenti ma in stato di abbandono, e degli spazi vuoti che necessitano di essere recuperati.</p>
<p>“Abitanti di via FLORA”<br />
A.U.SER – USELTE<br />
“CENTRO di CULTURA dell’UNIVERSITA’ CATTOLICA”<br />
CODACONS Benevento<br />
Comitato di Quartiere “TEATRO ROMANO”<br />
“Gorgone Medusa”<br />
LIPU Sez. Sannio beneventano<br />
OLTRE gli OSTACOLI<br />
RE.S.E.T.<br />
RdB-CUB</p>
<p>Per il coordinamento<br />
Marilina PIZZI<br />
Tel.082428564 &#8211; 3201749304</p>
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