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	<title>altrabenevento &#187; Agricoltura</title>
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	<description>Associazione per la città sostenibile contro il malaffare</description>
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		<title>Maurizio Ionico conferma che il castello di Pietrelcina è stato costruito dalla sua famiglia, ma annuncia querele.</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Oct 2012 12:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>

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		<description><![CDATA[La lettera di Maurizio Ionico, amministratore della Kerres , pubblicata su Il Sannio Quotidiano del 27 settembre 2012 Gentile Direttore, da assiduo lettore della testata “IL SANNIO” ho appreso dalla lettura dell’articolo del 23 Settembre 2012 a firma di Teresa Ferragamo, nonché di quello del giorno 24 Settembre 2012, sempre a firma della predetta (che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9673" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/2-complesso-Il-Mastio.jpg"><img class="size-medium wp-image-9673" title="2 - complesso Il Mastio" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/2-complesso-Il-Mastio-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>
<p class="wp-caption-text">complesso Il Mastio</p>
</div>
<p>La lettera di Maurizio Ionico, amministratore della Kerres , pubblicata su Il Sannio Quotidiano del <strong></strong>27 settembre 2012</p>
<p>Gentile Direttore,</p>
<p>da assiduo lettore della testata “IL SANNIO” ho appreso dalla lettura <a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=9665">dell’articolo del 23 Settembre 2012 a firma di Teresa Ferragamo,</a> nonché di quello del giorno 24 Settembre 2012, sempre a firma della predetta (che riprendeva la stessa notizia N.d.R.), notizie ed analisi sulle problematiche del Turismo Religioso di Pietrelcina che, nel mentre aprono un primo squarcio di luce sulle problematiche connesse e per le quali esprimo vivo apprezzamento, mi lasciano altrimenti sgomento allorquando nei richiamati articoli si rappresentano gratuitamente ed irresponsabilmente notizie circa le strategie aziendali della KERRES srl, di cui, immodestamente , sono l’attuale legale rappresentante; notizie che in questa sede, ed a dir poco, sono gratuite, tendenziose e fuorvianti; poiché a nessuno è dato così gratuitamente ed a mezzo stampa diffondere e/o fornire informazioni intese a creare un “VULNUS” di immagine e di quanto atro mi riservo di appurare in danno alla società Kerres e/o dei singoli soci e, per la qual cosa preannuncio ogni azione legale di responsabilità in danno all’editore ed a quanti altri.<span id="more-9687"></span></p>
<p>Privilegiando la parte dell’articolo che tratta dei ritardi procurati o causali allo sviluppo del territorio in questione, mi pregio precisare che , al di là di ogni equivoco, procurato o accidentale, l’investimento riferito all’immobile aziendale della KERRES srl ( quello di Pietrelcina riportato anche nelle foto pubblicate sul giornale da Lei diretto) fonda esclusivamente su risorse proprie dei soci medesimi e che mai la società ha utilizzato per la realizzazione dell’immobile aziendale – a nessun titolo &#8211; finanziamenti o contributi pubblici.</p>
<p>Precisato , a scanso di ogni equivoco, quanto appena esposto, la KERRES srl – società di capitali &#8211; aveva ed ha legittimamente incluso nelle proprie strategie aziendali la possibilità di implementare il reddito aziendale anche con attività collaterali consentite e previste per legge quali, agriturismo, ricreazione, formazione, percorsi pedagogici ed altro, il tutto in una cornice non “sfarzosa” ma intesa a ricreare tipologie d’opere preesistenti sul territorio con l’impiego di materiali ecocompatibili nel rispetto della “sacralità dei luoghi”, atteso che lungo la valle del Tammaro esisteva ed esiste una tipologia di “masserie fortificate” che per l’economia dei luoghi dovevano tutelare – in tempi storici difficili – l’incolumità degli armenti e degli uomini. Questo per la veridicità storica dei luoghi e per la qual cosa la KERRES srl si è sobbarcata di costi aggiuntivi diversamente da chi costruisce per mera speculazione, riducendo i costi di costruzione al lumicino a tutto discapito della qualità delle opere e dell’intervento complessivo che va di conseguenza ad “offendere” la “sacralità dei luoghi”. Le scelte quindi erano contenute ed indirizzate alla sobrietà tipologica che è passato attraverso il recupero sistematico dei materiali preesistenti; se poi, il risultato ha riscosso tali apprezzamenti fino al punto di essersi guadagnato l’epiteto di “bellezza mozzafiato” questo non può – come società &#8211; che inorgoglirci.</p>
<p>Dal contrappunto di chi invece ha sperperato “danaro pubblico” per non aver colto l’urgenza dei tempi circa l’approntamento di un piano straordinario di intervento per Pietrelcina, vedi sistematica latitanza della Regione Campania, dell’Ente Provincia del Comune capoluogo e non ultimo del Comune stesso di Pietrelcina che, impotente, si è visto scippare la maggior parte delle risorse a lui destinato approntate con la legge speciale del Giubileo a tutto vantaggio del territorio di San Giovanni Rotondo, né ha potuto nel mentre che si scatenavano speculazioni selvagge sul territorio, creare, un argine di indirizzo con l’adeguamento funzionale del PRG e/o parti di questo, tenendolo fermo all’esigenze di una situazione di stantia normalità. Per quanto succintamente detto, la KERRES srl è sicuramente tra i soggetti fortemente penalizzati e che comunque serenamente tiene fermo nei propri indirizzi aziendali per quella parte come dianzi già dimostrato vocata al turismo.</p>
<p>L’amarezza di chi scrive, al momento, fonda sul fatto che Lei – gentile Direttore – nel dare spazio alla filosofia ed alle valutazioni degli articoli ospitati sulla sua testata, ha ingenerato equivoci che fondano sulle gratuite elucubrazioni degli articolisti, fuorviando l’opinione pubblica, non tanto e non solo sullo stato dell’arte, poiché se è vero come è vero che si sono prese iniziative per il rilancio di Pietrelcina come vetrina del Sannio, a queste bisogna plaudire, poiché non sarà mai troppo tardi dimensionare realmente la domanda effettiva di turismo religioso a Pietrelcina relativamente al fatto che i gruppi di preghiera per San Pio sono i più diffusi nel mondo e la cronica carenza di strutture ricettive non consente di fronteggiarla nemmeno in piccola parte tant’è che a tutt’oggi, finanche il desiderio del Santo Padre di portarsi in visita pastorale in Pietrelcina non ha potuto trovare accoglimento per l’assoluta mancanza di strutture ricettive adeguate e della necessaria e collegata logistica.</p>
<p>Il metodo quindi, infondato e fuorviante, praticato dall’articolista, oltre che per quanto dianzi richiamato, ha una prova puntuale ed incontrovertibile quando si spinge finanche a fornire dati contabili circa i costi di spesa affrontati dalla KERRES srl che al momento se non altro rasenta lo scherno e la meschinità.</p>
<p>Giova precisare altresì che la KERRES srl – totalmente autonoma nell’investimento &#8211; , per non aver come già detto mai usufruito di alcun finanziamento o contributo pubblico, e quindi non essendo sottoposta ad alcuna tempistica di modi e forme che può derivare unicamente dall’utilizzo di risorse pubbliche, non è tenuta a dare conto a chicchessia delle proprie strategie aziendali e quindi anche l’attivazione nei modi e del come e del quando è di sua esclusiva competenza.</p>
<p>Nelle more della brevità di questo scritto, che Lei gentile Direttore vorrà cortesemente sollecitamente pubblicare dandone lo stesso rilievo e risalto degli articoli già da Lei pubblicati, la KERRES srl, si dichiara sin d’ora, nella mia modesta persona, disponibile ad offrire ogni qualsivoglia contributo di idee e di quant’altro ritenuto utile alla costruzione di un percorso serio ed autentico di sviluppo turistico di Pietrelcina e del Sannio.</p>
<p>Cordiali saluti</p>
<p>Maurizio Ionico</p>
<p>*************************</p>
<p>La nota di risposta della giornalista Teresa Ferragamo</p>
<p>&#8220;Gentile sig. Ionico, l&#8217;articolo al quale fa riferimento ha avuto un merito, raccontare un fatto, che peraltro a noi sembra che Lei confermi nelle circostanze e nei dettagli. E&#8217; vero infatti che Lei è amministratore della Kerres, la società proprietaria della tenuta Il Mastio a Pietrelcina, che avrebbe potuto cogliere e crare oppurtunità di sviluppo nell&#8217;area in cui sorge. Come lei stesso ribadisce, peraltro, abbiamo anche apprezzato la bellezza e magnificenza della struttura. Tutto quanto scritto da Gabriele Corona e da noi pubblicato non viene smentito da questa Sua lettera, che però integralmente pubblichiamo&#8221;.</p>
<p>*********************</p>
<p>La risposta di Gabriele Corona, presidente di Altrabenevento del 28 settembre 2012</p>
<p>Al direttore de il Sannio Quotidiano.</p>
<p>Gentile Direttore, l’amministrazione della Kerres srl, Maurizio Ionico, con la lettera pubblicata ieri dal Sannio Quotidiano, si dichiara “sgomento” per gli articoli relativi alla realizzazione di strutture ricettive a Pietrelcina, pubblicati sul Suo giornale il 23 e il 24 settembre, perché trattano anche della azienda agricola, denominata “Il Mastio”, di proprietà della società che egli rappresenta. Si tratta di un grandissimo complesso immobiliare, costituito da una struttura a forma di castello in pietra che ospita ristorante e uffici; due edifici in stile moderno per camere e servizi, cantine e cucine interrate, piazzale attrezzato per cerimonie all’aperto e parcheggi. Ha aperto per la prima volta nel 2007 e poi è stata utilizzata per alcune rare feste della famiglia Ionico che insieme a qualche amico possiede l’intero capitale sociale della società.</p>
<p>Ionico sostiene che le notizie da me fornite al Sannio Quotidiano ed oggetto degli articoli contestati, sono “gratuite, tendenziose e fuorvianti…. intese a creare un VULNUS di immagine” alla Kerres, ma nei fatti non contesta alcunché. Egli, infatti, conferma che “l’investimento riferito all’immobile aziendale fonda esclusivamente su risorse proprie dei soci medesimi e che mai la società ha utilizzato per la sua realizzazione &#8211; a nessun titolo – finanziamenti o contributi pubblici”. Ma io non ho detto il contrario!</p>
<p>Sul sito della Regione Campania compaiono due contributi concessi alla Kerres per un totale di circa 90.000 euro per acquistare macchine agricole e le attrezzature per il ristorante, ma sono effettivamente poca cosa rispetto al valore dell’immobile che ritengo si aggiri su 8-10 milioni di euro. Ionico si lamenta inoltre perché sono stati forniti dati contabili della sua società. Si riferisce, evidentemente, al fatto che nella mia nota al Sannio ho scritto che il capitale sociale della Kerres assomma a circa 82.000 euro ma questo è un dato che compare nella Visura della Camera del Commercio che ogni cittadino può chiedere.</p>
<p>Ionico invece non contesta che la struttura, pubblicizzata su una guida turistica online come Ristorante, nonostante l’ingente investimento, sia tuttora chiusa al pubblico</p>
<p>Cordialmente. Il presidente di Altrabenevento, Gabriele Corona</p>
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		<title>A Pietrelcina un castello da 10 milioni di euro per ortaggi sott&#8217;olio.</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Sep 2012 13:29:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal Sannio Quotidiano del 23 settembre 2012 Pietrelcina, per il turismo milioni al vento. Gli investimenti nella cittadina di san Pio si rivelano un flop.Corona porta alla luce il caso della tenuta agricola il Mastio. &#8220;Appartiene alla famiglia Ionico. Costata 8 milioni di euro non è mai stata aperta&#8221; di Teresa Ferragamo Pietrelcina dimenticata. Gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/Castello.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9669" title="Castello" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/Castello.jpg" alt="" width="600" height="399" /></a>Dal Sannio Quotidiano del 23 settembre 2012</p>
<p><strong>Pietrelcina, per il turismo milioni al vento.</strong></p>
<p><strong>Gli investimenti nella cittadina di san Pio si rivelano un flop.Corona porta alla luce il caso della tenuta agricola <em>il Mastio</em>. &#8220;Appartiene alla famiglia Ionico. Costata 8 milioni di euro non è mai stata aperta&#8221;</strong></p>
<p>di Teresa Ferragamo</p>
<p>Pietrelcina dimenticata. Gli investimenti milionari per far decollare il turismo più redditizio che si conosca, quello religioso, legato nella fattispecie al nome di San Pio, si rivelano un flop. Un buco nell&#8217;acqua, sempre, quale che siano i progetti e le somme investite. Succede così che una struttura che ricorda i castelli della Scozia, sulla quale si sarebbe concentrato un investimento finanziario di circa 9 milioni di euro, che avrebbe dovuto coniugare turismo e tradizioni, resta di fatto inutilizzato, un fortino a uso e consumo di chi, non si sa, una cattedrale nel deserto di Pietrelcina che, però, toglie il fiato per la bellezza. Mastodontica, la tenuta agricola (<em>sic!</em>) appartiene a una famiglia assai nota in città. Non poteva passare inosservata una struttura così, non tanto a lungo. Se ne accorge <strong>Gabriele Corona, presidente di Altrabenevento,</strong> e si accendono i riflettori. Il punto numero uno è: il turismo come occasione mancata.<span id="more-9665"></span></p>
<p>&#8220;Di tanto in tanto &#8211; attacca Corona- i nostri amministratori si ricordano che il turismo potrebbe rappresentare veramente una grande occasione per lo sviluppo del Sannio, ma in genere si limitano ad annunciare programmi di promozione e valorizzazione che si riducono all’organizzazione di qualche sagra o sfilata di moda. Invece sembra che ultimamente il Comune di Pietrelcina voglia fare sul serio ed infatti ha firmato un protocollo di intesa con il Comune di Benevento per offrire un prodotto che non si limiti ai luoghi che ricordano Padre Pio ma che utilizzi le risorse di un comprensorio più vasto&#8221;.</p>
<p>Ma quando si va a sollevare il velo sopra le apparenze, le cose sono diverse da come sembrano. &#8220;In verità &#8211; dice infatti Corona- gli amministratori pietrelcinesi si erano già impegnati a lavorare in questa direzione nel 1998 quando insieme al comune capoluogo, alla Camera del Commercio e all’EPT avevano organizzato una serie di iniziative tra le quali l’incontro con diversi Tour Operators stranieri. Anche quell’occasione, però, fu sfruttata solo per farsi un pò di propaganda.</p>
<div id="attachment_9672" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/1-Ex-casa-del-pellegrino.jpg"><img class="size-medium wp-image-9672" title="1 -Ex casa del pellegrino" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/1-Ex-casa-del-pellegrino-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>
<p class="wp-caption-text">1 -Ex casa del pellegrino</p>
</div>
<p>Adesso, finalmente, dopo 14 anni, l’idea di un prodotto turistico che utilizzi le risorse di Pietrelcina, Benevento e poi l’enogastronomia e l’artigianato artistico, sembra tornato nell’agenda politica, ma bisogna fare i conti anche con i danni che l’incuria e gli impegni non rispettati hanno prodotto, soprattutto in termini di investimenti inutilizzati. Con il nuovo accordo- spiega- gli amministratori dei due comuni, dopo aver annunciato di volere “investire risorse finanziarie, umane e strumentali per valorizzare in chiave turistica i propri attrattori, ecc. ecc.” si impegnano tra l’altro, a “favorire la nascita di nuove attività turistiche nell’ambito dei rispettivi territori, anche attraverso piani urbanistici comunali che contengano la previsione di congrue superfici da destinare all’insediamento di strutture ricettive (art. 4)”.</p>
<p>Arriva poi la lenzuolata di interrogativi retorici. &#8220;Altri alberghi nonostante il calo di presenze registrato a Pietrelcina dalla santificazione di padre Pio ad oggi? Altre strutture ricettive? E di che tipo?&#8221; Corona coglie l&#8217;occasione per ricordare ad esempio, che a Piana Romana, è stata realizzata &#8220;con corposi finanziamenti pubblici la “Casa del pellegrino” che è assolutamente inutilizzata e di conseguenza, abbandonata e vandalizzata (foto 1). Recentemente &#8211; racconta &#8211; l’ha acquistata la ASL per la modica spesa di 2.036.000 euro, ma non la utilizza.&#8221;</p>
<p>&#8220;E’ difficile pensare &#8211; provoca il presidente di Altrabenevento &#8211; che adesso si possano chiedere altri soldi pubblici per nuove strutture ricettive quando si registra un calo di presenze notevole rispetto a dieci anni fa. Gli amministratori di Pietrelcina pensano ad investimenti di privati? E quali? E chi potrebbe rischiare in questo momento di crisi?&#8221;</p>
<div id="attachment_9673" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/2-complesso-Il-Mastio.jpg"><img class="size-medium wp-image-9673" title="2 - complesso Il Mastio" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/2-complesso-Il-Mastio-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>
<p class="wp-caption-text">2 &#8211; complesso Il Mastio</p>
</div>
<p>Ed ecco che spunta il caso della tenuta agricola <em>Il Mastio</em>: &#8220;Sempre a Piana Romana -spiega Corona- uno dei luoghi cari a Padre Pio, è stata costruita una struttura ricettiva enorme che però non è mai stata aperta al pubblico. In verità inizialmente, nel 2002, le autorizzazioni richieste al Comune di Pietrelcina dalla società Kerres srl di Colle Sannita, riguardavano la ristrutturazione di un vecchio casolare per adibirlo alla trasformazione di ortaggi da coltivare sul terreno attiguo. Il progetto faceva proprio riferimento alla produzione prevista di 15 quintali di carciofi, 40 di pomodori, 30 di melanzane, 20 di peperoni, 100 di zucchine, 30 di cetrioli, 15 di fagiolini e 100 di lattughe&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/3-via-del-Rosario1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9675" title="3 - via del Rosario" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/3-via-del-Rosario1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Peccato che di quella produzione neppure l&#8217;odore. &#8220;Ma evidentemente- schernisce il numero uno dell&#8217;associazione ambientalista e contro il malaffare &#8211; dopo la santificazione del frate con le stimmate e l’arrivo di due milioni di pellegrini all’anno, anche gli imprenditori della Kerres si erano convinti che bisognava puntare sul turismo e la ricettività alberghiera con ristorante annesso. Il Comune, a quanto pare, ha concesso le autorizzazioni necessarie e quindi, al posto del casolare dove confezionare ortaggi sott’olio, è sorto un castello enorme, in pietra viva con torrette di avvistamento, proprio sulla “via del Rosario”. (foto 2 e 3) Si chiama “Il mastio” che era la dimora del feudatario, la parte più fortificata ed inespugnabile delle antiche roccaforti medievali. All’interno c’è un lussuoso ristorante con cantina e cucina interrata, mentre di lato e sul retro, sorge un’altra grande struttura, in stile moderno, dove sono ubicate le camere e gli altri servizi&#8221;. (foto 4).</p>
<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/4-retro-del-Mastio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9676" title="4 - retro del Mastio" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/4-retro-del-Mastio-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Una struttura abnorme di cui Corona rende noto anche l&#8217;ammontare dell&#8217;investimento. &#8220;L’investimento è enorme (tra gli otto e i dieci milioni di euro) a testimonianza che la Kerres credeva davvero di poter trainare lo sviluppo del turismo a Pietrelcina, al punto che l’amministratore della società <strong>Maurizio Ionico</strong>, <strong>ex dipendente del Comune di Benevento</strong>, poi diventato imprenditore, ad agosto 2007 veniva nominato responsabile del settore turismo, spettacolo ed enogastronomia della <strong>Confartigianato di Benevento.</strong></p>
<p>Il mese dopo, a settembre del 2007, “il mastio” era pronto ed apriva al pubblico per una sfarzosa festa di nozze. Da allora, però, l’enorme struttura ricettiva, rimane chiusa. É stata utilizzata pochissime volte e <strong>sempre per le feste dei soci, familiari di Maurizio Ionico. Infatti, il fratello Luigi che è stato consigliere e poi assessore al Comune di Benevento, e le rispettive consorti,</strong> possiedono, insieme ad alcuni amici, l’intero <strong>capitale sociale della Kerres di circa 82.000 euro&#8221;.</strong></p>
<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/5-Insegna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9677" title="5 -Insegna" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/5-Insegna-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>&#8220;Evidentemente &#8211; chiosa Corona &#8211; la crisi del turismo a Pietrelcina si sente e forse sarà per questo motivo che la Kerres ha pensato di tornare all’idea originale, cioè coltivare ortaggi, e perciò ha chiesto ed ottenuto dalla Regione Campania un contributo di € 26.674 per l’acquisto di macchine agricole e ha montato l’insegna con la scritta “Il Mastio, azienda agricola” (foto 5). Dopo questa esperienza, come pensa il Comune di Pietrelcina di convincere altri imprenditori privati ad investire in turismo sul suo territorio?&#8221;</p>
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		<title>Federica Ferrario di Greenpeace: “la patata Ogm è un pericolo per la salute dei cittadini”</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 08:27:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[OGM]]></category>

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		<description><![CDATA[Ansa) La patata Amflora è un tubero di nuova generazione, nel senso che in natura proprio non esisteva. L’hanno prodotta con una modifica del genoma gli esperti di ingegneria genetica della Bayer. Adesso a Bruxelles la Commissione Europea ha deciso di dare l’autorizzazione alla sua coltivazione, ponendo fine a un embargo sui prodotti Ogm che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/resoconto_riunione_ogm_del_12_marzo_2010.pdf"></a><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/no-ogm.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6274" title="no-ogm" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/no-ogm-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Ansa)</p>
<p>La patata Amflora è un tubero di nuova generazione, nel senso che in natura proprio non esisteva. L’hanno prodotta con una modifica del genoma gli esperti di ingegneria genetica della Bayer. Adesso a Bruxelles la Commissione Europea ha deciso di dare l’autorizzazione alla sua coltivazione, ponendo fine a un  embargo sui prodotti Ogm che durava dal 1998. Così la patata destinata alla produzione di mangimi per animali e ricca di amido più di quanto si sia mai conosciuto, potrebbe invadere il mercato. C’è però un problema da considerare: che la Amflora conterrebbe un gene “marker” che conferisce resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana. Cosa rimasta a lungo oggetto di controversia tra l’Efsa (autorità Ue di sicurezza alimentare con sede a Parma) e le due autorità sanitarie Emea (agenzia Ue del farmaco) e Oms. Tante erano state le pressioni in sede di Unione Europea ma non si era mai dato il via alla controversa produzione, come invece è avvenuto ora. La decisione ha prodotto la reazione delle associazioni ambientaliste che la definiscono estremamente pericolosa. “Tanto da richiedere estrema attenzione da parte dell’Italia che deve difendere i cittadini da rischi per la salute”, come ribadisce Federica Ferrario, responsabile per Greenpeace della campagna Ogm.<span id="more-6272"></span></p>
<p><strong>Dottoressa, con questo atto la Ue pone di fatto fine all’embargo sugli organismi geneticamente modificati: cosa sta succedendo?</strong></p>
<p>“Il rischio è che la Commissione europea stia sottostando al gioco delle industrie bio-tech e a quello di lobby multinazionali come quelle di Monsanto, Bayern e Basf che agiscono a Bruxelles. Quella di cui si parla è una decisione che va non solo contro l’ambiente ma anche contro la sicurezza per la salute dei cittadini europei”.</p>
<p><strong>Le dispiace spiegarci perché?</strong></p>
<p>“In questo caso stiamo parlando di un Ogm che racchiude tutte le sfaccettature negative classiche, ma contiene anche un gene marker che può comportare resistenza ad antibiotici utili per la salute dell’uomo. Cosa per la quale la Commissione aveva sempre negato l’autorizzazione. Una novità difficile perfino da aggettivare per i pericoli che comporta”. In effetti c’è anche una direttiva Ue (la 2001/18) che proibisce l’autorizzazione degli Ogm quando ci siano rischi di questo tipo.</p>
<p>“Certo, è davvero un atto che non si capisce da cosa sia dettato. Non certo dal buon senso”.</p>
<p><strong>Non crede che questo vento che spira in Europa sia pericoloso e anche in Italia occorra stare attenti?</strong></p>
<p>“Concordo, l’Italia è libera di vietare gli Ogm ma bisogna stare molto attenti e muoversi per tutelarsi utilizzando da un punto di vista giuridico clausole di salvaguardia per impedire qualsiasi forma di coltivazione sul territorio. Ma Greenpeace ribadisce che è assolutamente necessario vietare anche l’importazione di altri organismi geneticamente modificati che non siano passati attraverso un sistema di valutazione dei rischi”.</p>
<p><strong>Potrebbe spegarci, con uno sforzo di sintesi, qual è la situazione in Italia?</strong></p>
<p>“ La situazione in linea di massima è uguale a quella europea: la stragrande maggioranza dei consumatori non vuole avere nulla a che fare con gli Ogm, e così il mondo agricolo. E l’industria alimentare si è mossa di conseguenza, per cui non vengono utilizzati in genere derivati Ogm per produzioni alimentari. Viene però posto in essere un ‘escamotage’ su cui la nostra associazione ha puntato il dito da parecchio tempo: gli Ogm prendono spesso la via nascosta della mangimistica animale. In un certo senso arrivano a noi per ‘interposto animale’. Come dire che li cacciamo dalla porta e rientrano dalla finestra. Una gran parte della soia che viene utilizzata per comporre i mangimi arriva, per esempio, dall’Argentina ed è transgenica. Il brutto è che il cittadino non ha diritto di saperlo, perché, se compra della carne, non risulta nulla sulla alimentazione dell’animale in questione. E’ un grosso limite nell’informazione dei cittadini Ue”.</p>
<p><strong>Quali sono i pericoli più gravi per i consumatori? Si parla spesso di mancanza di conoscenze circa le conseguenze nel tempo dell’uso degli Ogm.</strong></p>
<p>“Da un punto di vista ambientale cominciano a venire a galla tutte le magagne. Da un punto di vista sanitario, invece, non esistono studi epidemiologici, o che entrino nel dettaglio, su quelli che possono essere i problemi causati dagli Ogm, specie nel lungo periodo. Ci sono degli studi basati su tempi brevi. Inoltre questi studi sono quasi sempre condotti dalle stesse multinazionali, che quando chiedono l’autorizzazione per un determinato prodotto, allegano studi di due settimane sui topi, per dimostrare quali possano essere le conseguenze. Parliamo di periodi di osservazione ridicoli, eppure, in alcuni di questi studi (anche in seguito al nostro intervento) si è riusciti a mettere mano a informazioni allarmanti”.</p>
<p><strong>Ce ne può parlare?</strong></p>
<p>“Le multinazionali tendono in genere a nascondere i dati mascherandoli da segreto industriale, ma in qualche caso siamo riusciti a farli analizzare da scienziati indipendenti scoprendo – ad esempio &#8211; come alcuni topi alimentati con mais transgenico cominciavano a mostrare segni di tossicità su fegato e reni, organi preposti a filtrare e depurare l’organismo. Questo solo dopo poche settimane di uso di queste varietà di mais. In realtà studi seri sul medio e lungo periodo circa le conseguenze sull’organismo umano e animale degli Ogm non ne esistono”. Una situazione allarmante.</p>
<p><strong>Cosa la preoccupa di più?</strong></p>
<p>“Che la nostra authority europea, la Efsa, continui a dare luce verde a certe varietà di Ogm semplicemente limitandosi a leggere il dossier che la multinazionale sottopone per chiedere l’autorizzazione. E nella maggior parte dei casi senza ordinare studi indipendenti per verificare in modo serio e oggettivo la sicurezza di questi organismi. Una prassi inaccettabile”.   02 marzo 2010</p>
<p><a href="../wp-content/uploads/resoconto_riunione_ogm_del_12_marzo_2010.pdf">Resoconto_riunione_nazionale  contro Ogm_</a></p>
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