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	<title>altrabenevento &#187; corruzione nel Sannio</title>
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	<description>Associazione per la città sostenibile contro il malaffare</description>
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		<title>“ROMA BRUCIA&#8221;……. e Benevento ?</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2015 11:48:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA["Città Tranquilla"]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione nel Sannio]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Lotta al malaffare]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="960" height="947" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/roma-brucia-invita.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="roma brucia invita" title="roma brucia invita" /></p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/roma-brucia-invita.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11332" title="roma brucia invita" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/roma-brucia-invita-300x295.jpg" alt="" width="300" height="295" /></a>Comunicato stampa del 10 dicembre 2015

Sarà presentato sabato 12 dicembre alle ore 17 alla Biblioteca provinciale di Benevento, in Corso Garibaldi, il libro di Pietro Orsatti “ROMA BRUCIA”, edito da Imprimatur con la prefazione di Marco Damilano. Intervengono Sebastiano Gulisano, giornalista, Gabriele Corona presidente dell’associazione Altrabenevento che organizza la manifestazione, e l’autore Pietro Orsatti.

Il libro tratta delle inchieste sul sistema di Mafia Capitale, il commissariamento del Campidoglio e la città in ginocchio. Tutti i servizi primari sono al collasso: dal trasporto pubblico fino alla gestione dei rifiuti, dalla manutenzione della città ai cantieri aperti e mai chiusi. Ed è al collasso la politica, alla sbarra nei processi e incapace di rinnovarsi. La crisi politica e di credibilità dell'ultimo anno anticipata e descritta partendo dalla consapevolezza che Roma non è solo corruzione e degrado, non solo malaffare e cattiva amministrazione. Ma che la città è invasa da metastasi fin troppe volte rimosse negli anni: la mafia.

Intanto le consorterie criminali si stanno riorganizzando, stringendo la città in una morsa, anche con la violenza. Ci sono tutte, dalla ’ndrangheta alla camorra, da Cosa nostra siciliana alle organizzazioni straniere. I Casamonica e quello che resta della Banda della Magliana, che non è mai morta. E poi la minaccia delle organizzazioni eversive di destra, di quei Nar a cui appartenevano Massimo Carminati e altri protagonisti di questi anni. Tornano le ombre di un passato, quello della strategia della tensione, dove mafia, eversione, massoneria coperta, pezzi della politica e apparati deviati dello Stato giocarono sulla pelle della Repubblica e della democrazia.

Ci vorrebbe una Primavera di Roma, un movimento che metta insieme le energie migliori della società e della politica, della cultura e dell’arte, per affrontare la drammatica situazione della Capitale. Ma tracce di questa Primavera non se ne vedono.

La presentazione del libo è l’occasione per un dibattito con il pubblico su: “Il sistema di potere corrotto a Roma e a Benevento”.

Per altrabenevento - Gabriele Corona

Scheda

Pietro Orsatti, nato a Ferrara, è cresciuto e ha trascorso gran parte della sua vita a Roma.

Ha lavorato e collaborato con numerose testate giornalistiche fra cui «il manifesto»,

«Diario», «Liberazione», «Left/Avvenimenti», «Nuova Ecologia», «Terra», Radio Popolare, Rai, Arcoiris, ag Dire, «Micro Mega», «Antimafia Duemila» e «I Siciliani/giovani». Fra i primi in Italia a puntare sull’informazione aperta sul web e giornalismo partecipativo, ha realizzato e diretto più di venti documentari e ha scritto per il teatro e per progetti audiovisivi. Ha pubblicato A schiena dritta (2009), L’Italia cantata dal basso (2011), Segreto di Stato (2012), Grande Raccordo Criminale (con Floriana Bulfon, Imprimatur 2014) e alcuni ebook (Roma, L’Era Alemanna, Il Lampo verde, Utopia Brasil).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="947" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/roma-brucia-invita.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="roma brucia invita" title="roma brucia invita" /></p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/roma-brucia-invita.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11332" title="roma brucia invita" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/roma-brucia-invita-300x295.jpg" alt="" width="300" height="295" /></a>Comunicato stampa del 10 dicembre 2015

Sarà presentato sabato 12 dicembre alle ore 17 alla Biblioteca provinciale di Benevento, in Corso Garibaldi, il libro di Pietro Orsatti “ROMA BRUCIA”, edito da Imprimatur con la prefazione di Marco Damilano. Intervengono Sebastiano Gulisano, giornalista, Gabriele Corona presidente dell’associazione Altrabenevento che organizza la manifestazione, e l’autore Pietro Orsatti.

Il libro tratta delle inchieste sul sistema di Mafia Capitale, il commissariamento del Campidoglio e la città in ginocchio. Tutti i servizi primari sono al collasso: dal trasporto pubblico fino alla gestione dei rifiuti, dalla manutenzione della città ai cantieri aperti e mai chiusi. Ed è al collasso la politica, alla sbarra nei processi e incapace di rinnovarsi. La crisi politica e di credibilità dell'ultimo anno anticipata e descritta partendo dalla consapevolezza che Roma non è solo corruzione e degrado, non solo malaffare e cattiva amministrazione. Ma che la città è invasa da metastasi fin troppe volte rimosse negli anni: la mafia.

Intanto le consorterie criminali si stanno riorganizzando, stringendo la città in una morsa, anche con la violenza. Ci sono tutte, dalla ’ndrangheta alla camorra, da Cosa nostra siciliana alle organizzazioni straniere. I Casamonica e quello che resta della Banda della Magliana, che non è mai morta. E poi la minaccia delle organizzazioni eversive di destra, di quei Nar a cui appartenevano Massimo Carminati e altri protagonisti di questi anni. Tornano le ombre di un passato, quello della strategia della tensione, dove mafia, eversione, massoneria coperta, pezzi della politica e apparati deviati dello Stato giocarono sulla pelle della Repubblica e della democrazia.

Ci vorrebbe una Primavera di Roma, un movimento che metta insieme le energie migliori della società e della politica, della cultura e dell’arte, per affrontare la drammatica situazione della Capitale. Ma tracce di questa Primavera non se ne vedono.

La presentazione del libo è l’occasione per un dibattito con il pubblico su: “Il sistema di potere corrotto a Roma e a Benevento”.

Per altrabenevento - Gabriele Corona

Scheda

Pietro Orsatti, nato a Ferrara, è cresciuto e ha trascorso gran parte della sua vita a Roma.

Ha lavorato e collaborato con numerose testate giornalistiche fra cui «il manifesto»,

«Diario», «Liberazione», «Left/Avvenimenti», «Nuova Ecologia», «Terra», Radio Popolare, Rai, Arcoiris, ag Dire, «Micro Mega», «Antimafia Duemila» e «I Siciliani/giovani». Fra i primi in Italia a puntare sull’informazione aperta sul web e giornalismo partecipativo, ha realizzato e diretto più di venti documentari e ha scritto per il teatro e per progetti audiovisivi. Ha pubblicato A schiena dritta (2009), L’Italia cantata dal basso (2011), Segreto di Stato (2012), Grande Raccordo Criminale (con Floriana Bulfon, Imprimatur 2014) e alcuni ebook (Roma, L’Era Alemanna, Il Lampo verde, Utopia Brasil).]]></content:encoded>
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		<title>Perché la De Girolamo non è indagata per le &#8220;disposizioni&#8221; sui servizi sanitari?</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jan 2014 19:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[ASL Benevento]]></category>
		<category><![CDATA[Corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione nel Sannio]]></category>
		<category><![CDATA[Lotta al malaffare]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="680" height="380" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/la-legge-è-uguale-per-tutti.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="la legge è uguale per tutti" title="la legge è uguale per tutti" /></p>Comunicato stampa del 5 gennaio 2014

Il Fatto Quotidiano ha pubblicato ieri ampi stralci delle registrazioni di alcuni compromettenti colloqui dell’estate 2012, tra Nunzia De Girolamo, allora deputato del PdL, e i vertici della ASL di Benevento per discutere di incarichi, gare d’appalto da indirizzare, multe da eliminare, pressioni e minacce ai vertici di strutture sanitarie convenzionate e la collocazione di servizi sul territorio provinciale non per rispondere alle esigenze della popolazione, ma in relazione ad interessi elettorali.

Oggi se ne discute dappertutto, anche sulla stampa locale, ma ancora una volta, è stato un giornale nazionale a pubblicare il contenuto e poi i testi dei colloqui. Anche Enzo Spiezia, il cronista di Ottopagine che si vanta di essere il più informato sulle vicende giudiziarie e che ha più volte attaccato i suoi colleghi beneventani perché non gli riconoscono di essere il primo della classe, non ha avuto il coraggio di scrivere nel merito dei colloqui. Spiezia anche oggi sostiene, per l’ennesima volta, di essere stato il primo, a fine settembre scorso, a dare notizia delle registrazioni di quei colloqui con la De Girolamo, effettuate dall’ex direttore amministrativo della Asl, Felice Pisapia. In verità, se proprio bisogna essere precisi, il 13 settembre dello scorso anno, nel corso di una intervista rilasciata a Emilio Spiniello per Elle Tv, ero stato io a raccontare che un dirigente della Asl aveva registrato le conversazioni con un deputato sulla gestione dei servizi sanitari, augurandomi che le indagini giudiziarie in corso avrebbero fatto chiarezza su tali indiscrezioni. Spero di non ritrovarmi indagato per violazione del segreto istruttorio per aver sollecitato chiarezza su questa vicenda.

Dieci giorni dopo la mia intervista, Pisapia ha depositato in Tribunale la trascrizione di una parte di quei colloqui registrati a luglio del 2012 e Spiezia si è limitato a darne notizia.

Perché Pisapia, indagato per aver favorito alcune ditte, ha parlato con il pm Tartaglia Polcini a gennaio 2013, ma si è deciso a presentare quelle trascrizioni solo dopo nove mesi?

Il comportamento dell’ex-direttore amministrativo dell’Asl viene censurato anche dal Gip che, con la recente ordinanza di misure restrittive, sottolinea che Pisapia, anziché difendersi da gravi accuse di reato, ha utilizzato la stampa per proclamarsi vittima di una congiura che avrebbe portato il suo direttore generale, Michele Rossi, a togliergli l’incarico.

In realtà, la notizia delle registrazioni a casa del padre del ministro De Girolamo era arrivata già a maggio 2013 all’orecchio di alcuni giornalisti di quotidiani nazionali, che non si erano accontentati di indiscrezioni, temendo, probabilmente, di essere usati per ricatti e torbide trattative.

Oggi, finalmente, il contenuto di quei colloqui, almeno di quella parte trascritta e depositata in Tribunale è noto ed è possibile quindi soffermarsi su alcuni elementi.

Colpiscono, innanzitutto, il tono e il linguaggio della De Girolamo nel dare ordini e poi la professione di fede e di obbedienza del direttore generale della Asl di Benevento, Michele Rossi. Emerge, però, soprattutto la gravità della discussione in merito alla collocazione sul territorio della provincia di Benevento dei servizi sanitari. Gli ambulatori, la disponibilità delle ambulanze per i malati e gli anziani, i servizi psichiatrici o di riabilitazione non vengono decisi sulla base delle esigenze della popolazione, ma per la simpatia o la fedeltà dei sindaci oppure per premiare o punire gli amministratori locali.

Già in passato Altrabenevento aveva evidenziato le strane vicende relative al servizio di 118 e le spese della Asl per il fitto di strutture sanitarie mentre rimangono inutilizzati immobili di proprietà. Mi auguro che questa volta il Procuratore della Repubblica di Benevento, Giuseppe Maddalena, magistrato equilibrato e sensibile, possa disporre un’indagine anche su questi aspetti e sui contenuti dei colloqui che riguardano il ministro De Girolamo, tenendo naturalmente in considerazione che quando buona parte dei suoi sostituti sono beneventani, sono sempre possibili motivi di incompatibilità.

Per Altrabenevento - Gabriele Corona

&nbsp;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="680" height="380" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/la-legge-è-uguale-per-tutti.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="la legge è uguale per tutti" title="la legge è uguale per tutti" /></p>Comunicato stampa del 5 gennaio 2014

Il Fatto Quotidiano ha pubblicato ieri ampi stralci delle registrazioni di alcuni compromettenti colloqui dell’estate 2012, tra Nunzia De Girolamo, allora deputato del PdL, e i vertici della ASL di Benevento per discutere di incarichi, gare d’appalto da indirizzare, multe da eliminare, pressioni e minacce ai vertici di strutture sanitarie convenzionate e la collocazione di servizi sul territorio provinciale non per rispondere alle esigenze della popolazione, ma in relazione ad interessi elettorali.

Oggi se ne discute dappertutto, anche sulla stampa locale, ma ancora una volta, è stato un giornale nazionale a pubblicare il contenuto e poi i testi dei colloqui. Anche Enzo Spiezia, il cronista di Ottopagine che si vanta di essere il più informato sulle vicende giudiziarie e che ha più volte attaccato i suoi colleghi beneventani perché non gli riconoscono di essere il primo della classe, non ha avuto il coraggio di scrivere nel merito dei colloqui. Spiezia anche oggi sostiene, per l’ennesima volta, di essere stato il primo, a fine settembre scorso, a dare notizia delle registrazioni di quei colloqui con la De Girolamo, effettuate dall’ex direttore amministrativo della Asl, Felice Pisapia. In verità, se proprio bisogna essere precisi, il 13 settembre dello scorso anno, nel corso di una intervista rilasciata a Emilio Spiniello per Elle Tv, ero stato io a raccontare che un dirigente della Asl aveva registrato le conversazioni con un deputato sulla gestione dei servizi sanitari, augurandomi che le indagini giudiziarie in corso avrebbero fatto chiarezza su tali indiscrezioni. Spero di non ritrovarmi indagato per violazione del segreto istruttorio per aver sollecitato chiarezza su questa vicenda.

Dieci giorni dopo la mia intervista, Pisapia ha depositato in Tribunale la trascrizione di una parte di quei colloqui registrati a luglio del 2012 e Spiezia si è limitato a darne notizia.

Perché Pisapia, indagato per aver favorito alcune ditte, ha parlato con il pm Tartaglia Polcini a gennaio 2013, ma si è deciso a presentare quelle trascrizioni solo dopo nove mesi?

Il comportamento dell’ex-direttore amministrativo dell’Asl viene censurato anche dal Gip che, con la recente ordinanza di misure restrittive, sottolinea che Pisapia, anziché difendersi da gravi accuse di reato, ha utilizzato la stampa per proclamarsi vittima di una congiura che avrebbe portato il suo direttore generale, Michele Rossi, a togliergli l’incarico.

In realtà, la notizia delle registrazioni a casa del padre del ministro De Girolamo era arrivata già a maggio 2013 all’orecchio di alcuni giornalisti di quotidiani nazionali, che non si erano accontentati di indiscrezioni, temendo, probabilmente, di essere usati per ricatti e torbide trattative.

Oggi, finalmente, il contenuto di quei colloqui, almeno di quella parte trascritta e depositata in Tribunale è noto ed è possibile quindi soffermarsi su alcuni elementi.

Colpiscono, innanzitutto, il tono e il linguaggio della De Girolamo nel dare ordini e poi la professione di fede e di obbedienza del direttore generale della Asl di Benevento, Michele Rossi. Emerge, però, soprattutto la gravità della discussione in merito alla collocazione sul territorio della provincia di Benevento dei servizi sanitari. Gli ambulatori, la disponibilità delle ambulanze per i malati e gli anziani, i servizi psichiatrici o di riabilitazione non vengono decisi sulla base delle esigenze della popolazione, ma per la simpatia o la fedeltà dei sindaci oppure per premiare o punire gli amministratori locali.

Già in passato Altrabenevento aveva evidenziato le strane vicende relative al servizio di 118 e le spese della Asl per il fitto di strutture sanitarie mentre rimangono inutilizzati immobili di proprietà. Mi auguro che questa volta il Procuratore della Repubblica di Benevento, Giuseppe Maddalena, magistrato equilibrato e sensibile, possa disporre un’indagine anche su questi aspetti e sui contenuti dei colloqui che riguardano il ministro De Girolamo, tenendo naturalmente in considerazione che quando buona parte dei suoi sostituti sono beneventani, sono sempre possibili motivi di incompatibilità.

Per Altrabenevento - Gabriele Corona

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		<title>Nunzia De Girolamo: “Stronzi, qui a Benevento comando io…”</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jan 2014 19:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="941" height="695" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/baciamano_.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="baciamano_" title="baciamano_" /></p>Da Il Fatto Quotidiano  del 4 gennaio 2014

Intercettata segretamente nel 2012 da un funzionario, la futura ministra riuniva i vertici dell’Asl di Benevento a casa di suo padre per discutere dell’appalto del 118 e di nuove sedi ospedaliere, e minacciava ritorsioni sui manager sgraditi del Fatebenefratelli

di Vincenzo Iurillo

L’Asl di Benevento era cosa loro. Del ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo e dei suoi fedelissimi. L’allora semplice deputata Pdl, che è bene chiarire subito non è indagata per i fatti che racconteremo, convocava a casa del padre i vertici dell’azienda sanitaria locale e persone di stretta fiducia. Con loro discuteva di come orientare l’affidamento milionario per il servizio 118, di dove ubicare presidi e strutture dell’Asl, ma anche di questioni spicciole come un sequestro di mozzarelle in un negozio di un “amico di Nunzia” o di come mandare “i controlli” negli ospedali guidati da persone non gradite alla parlamentare azzurra per far capire “che un minimo di comando ce l’abbiamo”.

Le riunioni sono state registrate di nascosto dall’ex direttore amministrativo dell’Asl Felice Pisapia (fu licenziato qualche mese dopo), e depositate nell’ambito di un’inchiesta per truffa e peculato per centinaia di migliaia di euro sottratti dalle casse dell’azienda sanitaria a favore di alcuni imprenditori, costata pochi giorni fa a Pisapia l’obbligo di dimora a Salerno. Con quegli audio Pisapia vorrebbe dimostrare di essere solo un ingranaggio del sistema. Leggendone le trascrizioni, non si trovano riferimenti al merito e a come rendere più efficiente il funzionamento della macchina della sanità pubblica nel nome dell’interesse collettivo. La preoccupazione principale pare invece quella di premiare gli amici e punire i nemici. E tramutare le decisioni in clientele e voti. Vicende che assomigliano a quelle costate inchieste e processi a un altro potentato sannita, i Mastella. Con una sostanziale differenza: secondo l’informativa della Guardia di finanza di Benevento al pm Giovanni Tartaglia Polcini, “allo stato non ci sono fattispecie penalmente rilevanti”.

Riavvolgiamo il nastro alle ore 19 e 15 del 30 luglio 2012. La De Girolamo riceve Michele Rossi, manager dell’Asl di Benevento, Gelsomino Ventucci detto “Mino”, direttore sanitario, Pisapia, l’avvocato Giacomo Papa, molto vicino ai De Girolamo, Luigi Barone, storico portavoce di Nunzia, all’epoca vice direttore de Il Sannio Quotidiano e oggi a Roma con l’incarico di direttore del portale web del ministero delle Politiche Agricole. E’ il “direttorio politico-partitico costituito al di fuori di ogni forma di legge” scrive il gip Flavio Cusani nell’ordinanza cautelare di Pisapia “che si occupava, in funzione di interessi privati e di ricerca del consenso elettorale, con modalità a dir poco deprimenti e indecorose, di ogni aspetto della gestione dell’Asl”.

La conversazione si protrae per quasi due ore. Verso la fine cade sul Fatebenefratelli di Benevento, un ospedale religioso convenzionato. La De Girolamo è arrabbiata con loro. Li chiama “stronzi”. Due volte. Poi si rivolge a Rossi: “Michè, scusami, al Fatebenefratelli facciamo capire che un minimo di comando ce l’abbiamo. Altrimenti mi creano coppetielli con questa storia. Mandagli i controlli e vaffanculo!… Io non mi permetto di farlo, però ad essere presa per culo da Carrozza, quando poi gli ho dato tanta disponibilità ogni volta che mi hanno chiesto, Miché”. Giovanni Carrozza, citato nel colloquio, è il direttore amministrativo del Fatebenefratelli. Per capirci, Miché, ovvero Michele Rossi, è molto riconoscente alla De Girolamo.

Appena una settimana prima, in un’analoga riunione, gli ha giurato fedeltà: “Nunzia, premesso che io non resterò un secondo su quell’Asl se non per te e con te, perché io la nomina l’ho chiesta a te, tu me l’hai data ed è giusto che ci sia un riscontro…”. Ora Miché ne ascolta le riflessioni sull’ubicazione di ufficio territoriale dell’Asl. “Dove dovremmo metterlo? – si chiede la De Girolamo – a Sant’Agata che Valentino (il sindaco, del Pd, ndr) è uno stronzo? Cioè, nemmeno è venuto da me”. Rossi però le spiega che Valentino “ha incassato intelligentemente” i problemi da loro creati. Ad un certo punto Nunzia pone un veto sul collocare una struttura a Forchia: “No, Forchia no! Preferisco poi darlo ad uno del Pd che ci vado a chiedere 100 voti …”. Qualche decina di minuti prima il “direttorio” aveva affrontato il caso del controllo in un negozio di latticini. Parla Luigi Barone: “E’ l’amico di Nunzia e mio amico… vende le mozzarelle accanto al Maxim’s… è un bravo ragazzo, insomma!”. Purtroppo per lui una funzionaria dell’Asl gli ha appena sequestrato “un bel po’ di roba – sottolinea Barone – tre, 4mila euro… più la sanzione”. Si stabilisce, quindi, di parlare con tale Tommaso.

Tutta da decrittare la lunga conversazione del 23 luglio 2012, incentrata quasi esclusivamente sul bando per il 118. “In tutto questo si deve fare la gara?” chiede la De Girolamo. “Non la puoi fare senza?”. Si discute se è possibile fare un affidamento diretto breve o comunque, per usare le parole dell’avvocato Papa “bypassare la gara pubblica” perché si è preoccupati del fatto che “tra poco ci commissariano e la gara pubblica se la fa la Regione”. Abbiamo provato a contattare la De Girolamo per farle qualche domanda. Ci ha risposto con questo sms: “Chi vuole fare pulizia può essere ucciso con la pistola oppure con la parola. Alla fine viene sempre fuori la verità”.

************************

Dal sito www.ilfattoquotidiano.it

<strong>30 luglio 2012, ore 19 e 15. Inizia la riunione a casa del padre di Nunzia De Girolamo. Dura 116 minuti. Ad un certo punto il ‘direttorio’ affronta il problema dell’ubicazione degli uffici Asl ad Airola.</strong>

Nunzia De Girolamo: “Sai cos’è? Che Tanga (?) vuole un compenso… Dove dovremmo metterlo? A Sant’Agata che Valentino (il sindaco, ndr) è uno stronzo? Cioè, nemmeno è venuto da me”.

Michele Rossi (manager Asl Benevento): “Ma aspetta, attenzione, perché noi questo… Valentino è diverso, Nunzia. A Valentino noi non gli stiamo facendo un piacere”.

Felice Pisapia (direttore amministrativo Asl): “Mh”.

Rossi: “A Valentino stiamo creando un po’ di problemi che lui intelligentemente ha incassato”.

De Girolamo: “Ah”.

Rossi: “Nel senso che noi gli stiamo spostando delle attività da…”.

Pisapia: “Dal centro città alla periferia”.

Rossi: “Dal centro città nell’ospedale”

(…)

Rossi: “Quindi lui ha incassato questa cosa…”.

De Girolamo: “Ma lui però non ha… Non avrà piacere che lo mettiamo ad Airola”.

(…)

Più avanti si parla di una struttura a Puglianello

Luigi Barone (collaboratore di Nunzia De Girolamo): “…fatto a Puglianello, il coso… Puglianello era centrale, eh!”.

Gelsomino Ventucci (direttore sanitario Asl): “No ma quello quando…”.

Barone: “…il sindaco era Tonino Bartone, non perché era centrale…”.

Ventucci: “Sì, volere è potere, politicamente si può…”.

Barone: “Allora dico (inc.) a me se i nostri sindaci non hanno interesse, si fa ad Airola e si può fare anche a Forchia!”.

De Girolamo: “No, Forchia no!”.

Barone: “No, voglio dire…”.

De Girolamo: “Preferisco poi darlo ad uno del Pd che ci vado a chiedere 100 voti…”.

Infine si parla dell’ospedale religioso Fatebenefratelli

De Girolamo: “Miché, scusami, al Fatebenefratelli facciamogli capire che un minimo di comando ce l’abbiamo. Altrimenti mi creano “coppetielli” con questa storia. Mandagli i controlli e vaffanculo”.

Pisapia: “Sempre colpa tua è!”.

(…)

De Girolamo: “Così si impara Carrozza (direttore amministrativo Fatebenefratelli, ndr)! E che cazzo! Va da Michele, Michele è sempre disponibile, viene da me…”.

Rossi: “Quelle lettere che lui mi chiese gliele ho fatte tutte e due”.

(…)

Pisapia: “Se Fra’ Pietro gli dà l’ok, Carrozza, anche se non è d’accordo, lo fa”.

(…)

De Girolamo: “E perciò, se tu gli crei un problema di controllo, devi vedere come diventano tirchi! Devi vedere Fra’ Pietro come dice a Carrozza: Accelera”!

Pisapia: “Eh, credo”.

De Girolamo: “E fagli il 700!”.]]></description>
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Intercettata segretamente nel 2012 da un funzionario, la futura ministra riuniva i vertici dell’Asl di Benevento a casa di suo padre per discutere dell’appalto del 118 e di nuove sedi ospedaliere, e minacciava ritorsioni sui manager sgraditi del Fatebenefratelli

di Vincenzo Iurillo

L’Asl di Benevento era cosa loro. Del ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo e dei suoi fedelissimi. L’allora semplice deputata Pdl, che è bene chiarire subito non è indagata per i fatti che racconteremo, convocava a casa del padre i vertici dell’azienda sanitaria locale e persone di stretta fiducia. Con loro discuteva di come orientare l’affidamento milionario per il servizio 118, di dove ubicare presidi e strutture dell’Asl, ma anche di questioni spicciole come un sequestro di mozzarelle in un negozio di un “amico di Nunzia” o di come mandare “i controlli” negli ospedali guidati da persone non gradite alla parlamentare azzurra per far capire “che un minimo di comando ce l’abbiamo”.

Le riunioni sono state registrate di nascosto dall’ex direttore amministrativo dell’Asl Felice Pisapia (fu licenziato qualche mese dopo), e depositate nell’ambito di un’inchiesta per truffa e peculato per centinaia di migliaia di euro sottratti dalle casse dell’azienda sanitaria a favore di alcuni imprenditori, costata pochi giorni fa a Pisapia l’obbligo di dimora a Salerno. Con quegli audio Pisapia vorrebbe dimostrare di essere solo un ingranaggio del sistema. Leggendone le trascrizioni, non si trovano riferimenti al merito e a come rendere più efficiente il funzionamento della macchina della sanità pubblica nel nome dell’interesse collettivo. La preoccupazione principale pare invece quella di premiare gli amici e punire i nemici. E tramutare le decisioni in clientele e voti. Vicende che assomigliano a quelle costate inchieste e processi a un altro potentato sannita, i Mastella. Con una sostanziale differenza: secondo l’informativa della Guardia di finanza di Benevento al pm Giovanni Tartaglia Polcini, “allo stato non ci sono fattispecie penalmente rilevanti”.

Riavvolgiamo il nastro alle ore 19 e 15 del 30 luglio 2012. La De Girolamo riceve Michele Rossi, manager dell’Asl di Benevento, Gelsomino Ventucci detto “Mino”, direttore sanitario, Pisapia, l’avvocato Giacomo Papa, molto vicino ai De Girolamo, Luigi Barone, storico portavoce di Nunzia, all’epoca vice direttore de Il Sannio Quotidiano e oggi a Roma con l’incarico di direttore del portale web del ministero delle Politiche Agricole. E’ il “direttorio politico-partitico costituito al di fuori di ogni forma di legge” scrive il gip Flavio Cusani nell’ordinanza cautelare di Pisapia “che si occupava, in funzione di interessi privati e di ricerca del consenso elettorale, con modalità a dir poco deprimenti e indecorose, di ogni aspetto della gestione dell’Asl”.

La conversazione si protrae per quasi due ore. Verso la fine cade sul Fatebenefratelli di Benevento, un ospedale religioso convenzionato. La De Girolamo è arrabbiata con loro. Li chiama “stronzi”. Due volte. Poi si rivolge a Rossi: “Michè, scusami, al Fatebenefratelli facciamo capire che un minimo di comando ce l’abbiamo. Altrimenti mi creano coppetielli con questa storia. Mandagli i controlli e vaffanculo!… Io non mi permetto di farlo, però ad essere presa per culo da Carrozza, quando poi gli ho dato tanta disponibilità ogni volta che mi hanno chiesto, Miché”. Giovanni Carrozza, citato nel colloquio, è il direttore amministrativo del Fatebenefratelli. Per capirci, Miché, ovvero Michele Rossi, è molto riconoscente alla De Girolamo.

Appena una settimana prima, in un’analoga riunione, gli ha giurato fedeltà: “Nunzia, premesso che io non resterò un secondo su quell’Asl se non per te e con te, perché io la nomina l’ho chiesta a te, tu me l’hai data ed è giusto che ci sia un riscontro…”. Ora Miché ne ascolta le riflessioni sull’ubicazione di ufficio territoriale dell’Asl. “Dove dovremmo metterlo? – si chiede la De Girolamo – a Sant’Agata che Valentino (il sindaco, del Pd, ndr) è uno stronzo? Cioè, nemmeno è venuto da me”. Rossi però le spiega che Valentino “ha incassato intelligentemente” i problemi da loro creati. Ad un certo punto Nunzia pone un veto sul collocare una struttura a Forchia: “No, Forchia no! Preferisco poi darlo ad uno del Pd che ci vado a chiedere 100 voti …”. Qualche decina di minuti prima il “direttorio” aveva affrontato il caso del controllo in un negozio di latticini. Parla Luigi Barone: “E’ l’amico di Nunzia e mio amico… vende le mozzarelle accanto al Maxim’s… è un bravo ragazzo, insomma!”. Purtroppo per lui una funzionaria dell’Asl gli ha appena sequestrato “un bel po’ di roba – sottolinea Barone – tre, 4mila euro… più la sanzione”. Si stabilisce, quindi, di parlare con tale Tommaso.

Tutta da decrittare la lunga conversazione del 23 luglio 2012, incentrata quasi esclusivamente sul bando per il 118. “In tutto questo si deve fare la gara?” chiede la De Girolamo. “Non la puoi fare senza?”. Si discute se è possibile fare un affidamento diretto breve o comunque, per usare le parole dell’avvocato Papa “bypassare la gara pubblica” perché si è preoccupati del fatto che “tra poco ci commissariano e la gara pubblica se la fa la Regione”. Abbiamo provato a contattare la De Girolamo per farle qualche domanda. Ci ha risposto con questo sms: “Chi vuole fare pulizia può essere ucciso con la pistola oppure con la parola. Alla fine viene sempre fuori la verità”.

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Dal sito www.ilfattoquotidiano.it

<strong>30 luglio 2012, ore 19 e 15. Inizia la riunione a casa del padre di Nunzia De Girolamo. Dura 116 minuti. Ad un certo punto il ‘direttorio’ affronta il problema dell’ubicazione degli uffici Asl ad Airola.</strong>

Nunzia De Girolamo: “Sai cos’è? Che Tanga (?) vuole un compenso… Dove dovremmo metterlo? A Sant’Agata che Valentino (il sindaco, ndr) è uno stronzo? Cioè, nemmeno è venuto da me”.

Michele Rossi (manager Asl Benevento): “Ma aspetta, attenzione, perché noi questo… Valentino è diverso, Nunzia. A Valentino noi non gli stiamo facendo un piacere”.

Felice Pisapia (direttore amministrativo Asl): “Mh”.

Rossi: “A Valentino stiamo creando un po’ di problemi che lui intelligentemente ha incassato”.

De Girolamo: “Ah”.

Rossi: “Nel senso che noi gli stiamo spostando delle attività da…”.

Pisapia: “Dal centro città alla periferia”.

Rossi: “Dal centro città nell’ospedale”

(…)

Rossi: “Quindi lui ha incassato questa cosa…”.

De Girolamo: “Ma lui però non ha… Non avrà piacere che lo mettiamo ad Airola”.

(…)

Più avanti si parla di una struttura a Puglianello

Luigi Barone (collaboratore di Nunzia De Girolamo): “…fatto a Puglianello, il coso… Puglianello era centrale, eh!”.

Gelsomino Ventucci (direttore sanitario Asl): “No ma quello quando…”.

Barone: “…il sindaco era Tonino Bartone, non perché era centrale…”.

Ventucci: “Sì, volere è potere, politicamente si può…”.

Barone: “Allora dico (inc.) a me se i nostri sindaci non hanno interesse, si fa ad Airola e si può fare anche a Forchia!”.

De Girolamo: “No, Forchia no!”.

Barone: “No, voglio dire…”.

De Girolamo: “Preferisco poi darlo ad uno del Pd che ci vado a chiedere 100 voti…”.

Infine si parla dell’ospedale religioso Fatebenefratelli

De Girolamo: “Miché, scusami, al Fatebenefratelli facciamogli capire che un minimo di comando ce l’abbiamo. Altrimenti mi creano “coppetielli” con questa storia. Mandagli i controlli e vaffanculo”.

Pisapia: “Sempre colpa tua è!”.

(…)

De Girolamo: “Così si impara Carrozza (direttore amministrativo Fatebenefratelli, ndr)! E che cazzo! Va da Michele, Michele è sempre disponibile, viene da me…”.

Rossi: “Quelle lettere che lui mi chiese gliele ho fatte tutte e due”.

(…)

Pisapia: “Se Fra’ Pietro gli dà l’ok, Carrozza, anche se non è d’accordo, lo fa”.

(…)

De Girolamo: “E perciò, se tu gli crei un problema di controllo, devi vedere come diventano tirchi! Devi vedere Fra’ Pietro come dice a Carrozza: Accelera”!

Pisapia: “Eh, credo”.

De Girolamo: “E fagli il 700!”.]]></content:encoded>
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		<title>Protocolli sulla legalità, enti locali ed indagini giudiziarie.</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Feb 2013 15:51:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione nel Sannio]]></category>
		<category><![CDATA[Lotta al malaffare]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="2094" height="1393" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/2-Castello.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="2- Castello" title="2- Castello" /></p>Comunicato stampa del 2 febbraio 2013

Oggi Pietrelcina ospiterà un altro convegno sulla cultura della Legalità che serve a promuovere l’ennesimo protocollo di intesa tra un’associazione anticamorra, un ente locale e l’Università.

Iniziative analoghe sono già sorte nel Sannio e hanno prodotto solo la possibilità per amministratori e politici locali di accreditarsi come paladini della legalità in una provincia sempre più corrotta.

Qualche volta quei “protocolli di intesa” pubblicizzati con manifestazioni tenute alla presenza di illustri ospiti, finiscono nel dimenticatoio per l’evidente e imbarazzato contrasto con la realtà locale nella quale dovrebbero incidere.

E’ successo così a Montesarchio dove il “Centro studi per la legalità costituzionale – Benejus” aveva aperto una sede offerta dal Comune e firmato un protocollo di intesa per attività di “educazione alla legalità”. Però, dopo i provvedimenti giudiziari della Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti del sindaco e il suo coinvolgimento in altre indagini della Procura della Repubblica di Benevento, Benejus è sparito senza riuscire neppure a fare un solo commento sui fatti che hanno turbato non poco le tante persone oneste che abitano la Valle Caudina.

In verità Benejus è starito anche da Benevento, dove pure aveva aperto una sede alla presenza di ospiti importanti e si era candidato, con un altro convegno a spese del Comune, a coordinare le iniziative per la locale scuola di magistratura miseramente svanita.

Un altro sportello, questa volta antiracket, è stato finanziato con soldi pubblici sempre a Benevento, nell’ambito di un assessorato alla Legalità, di cui però nessuno parla più, dopo gli scandali giudiziari che coinvolgono amministratori e funzionari pubblici.

Adesso si prova ad organizzare un analogo sportello con tanto di nuovo protocollo di intesa, tra il Comune di Pietrelcina e l’associazione “Collegamento campano contro la camorra” alla quale aderiscono direttamente e personalmente diversi magistrati e anche un Sostituto Procuratore della Repubblica di Benevento.

Legittima scelta, naturalmente, ma in un periodo in cui si parla molto di incompatibilità dei magistrati, non sarebbe il caso di valutare se risulti opportuno aderire ad associazioni che firmano protocolli di intesa con amministrazioni pubbliche che potrebbero essere oggetto di indagini da parte del proprio ufficio?

Ad esempio quella che riguarda un castello da 10 milioni di euro costruito grazie ad una Concessione Edilizia rilasciata per ristrutturare una masseria da adibire alla produzione di ortaggi sottolio, che oggi il sindaco di Pietrelcina, i rappresentanti del Collegamento anticamorra, gli illustri ospiti e i giornalisti, troveranno lungo il “cammino della legalità”.

Per Altrabenevento - Gabriele Corona

Notizie collegate:

<strong><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=9665">A Pietrelcina un Castelo da 10 milioni di euro per ortaggi sott'olio.</a></strong>

<strong><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=8788">Il sindaco di Montesarchio e la cultura della Legalità.</a></strong>

<strong><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=7833">A Benevento, convegno sulla giustizia senza la P3 ma con l’ombra di Craxi.</a></strong>

&nbsp;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2094" height="1393" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/2-Castello.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="2- Castello" title="2- Castello" /></p>Comunicato stampa del 2 febbraio 2013

Oggi Pietrelcina ospiterà un altro convegno sulla cultura della Legalità che serve a promuovere l’ennesimo protocollo di intesa tra un’associazione anticamorra, un ente locale e l’Università.

Iniziative analoghe sono già sorte nel Sannio e hanno prodotto solo la possibilità per amministratori e politici locali di accreditarsi come paladini della legalità in una provincia sempre più corrotta.

Qualche volta quei “protocolli di intesa” pubblicizzati con manifestazioni tenute alla presenza di illustri ospiti, finiscono nel dimenticatoio per l’evidente e imbarazzato contrasto con la realtà locale nella quale dovrebbero incidere.

E’ successo così a Montesarchio dove il “Centro studi per la legalità costituzionale – Benejus” aveva aperto una sede offerta dal Comune e firmato un protocollo di intesa per attività di “educazione alla legalità”. Però, dopo i provvedimenti giudiziari della Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti del sindaco e il suo coinvolgimento in altre indagini della Procura della Repubblica di Benevento, Benejus è sparito senza riuscire neppure a fare un solo commento sui fatti che hanno turbato non poco le tante persone oneste che abitano la Valle Caudina.

In verità Benejus è starito anche da Benevento, dove pure aveva aperto una sede alla presenza di ospiti importanti e si era candidato, con un altro convegno a spese del Comune, a coordinare le iniziative per la locale scuola di magistratura miseramente svanita.

Un altro sportello, questa volta antiracket, è stato finanziato con soldi pubblici sempre a Benevento, nell’ambito di un assessorato alla Legalità, di cui però nessuno parla più, dopo gli scandali giudiziari che coinvolgono amministratori e funzionari pubblici.

Adesso si prova ad organizzare un analogo sportello con tanto di nuovo protocollo di intesa, tra il Comune di Pietrelcina e l’associazione “Collegamento campano contro la camorra” alla quale aderiscono direttamente e personalmente diversi magistrati e anche un Sostituto Procuratore della Repubblica di Benevento.

Legittima scelta, naturalmente, ma in un periodo in cui si parla molto di incompatibilità dei magistrati, non sarebbe il caso di valutare se risulti opportuno aderire ad associazioni che firmano protocolli di intesa con amministrazioni pubbliche che potrebbero essere oggetto di indagini da parte del proprio ufficio?

Ad esempio quella che riguarda un castello da 10 milioni di euro costruito grazie ad una Concessione Edilizia rilasciata per ristrutturare una masseria da adibire alla produzione di ortaggi sottolio, che oggi il sindaco di Pietrelcina, i rappresentanti del Collegamento anticamorra, gli illustri ospiti e i giornalisti, troveranno lungo il “cammino della legalità”.

Per Altrabenevento - Gabriele Corona

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		<item>
		<title>Corrotto e corruttore nella stessa cella.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 09:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appalti al Comune di Benevento]]></category>
		<category><![CDATA[Corruzione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="520" height="350" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/carcere_capodimonte.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="carcere_capodimonte" title="carcere_capodimonte" /></p>Comunicato stampa del 22 gennaio 2013

<strong>A cosa servono gli arresti per la corruzione al Comune di Benevento?</strong>

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto, su richiesta della Procura della Repubblica, il sequestro preventivo dei beni di 15 indagati per gli appalti al Comune di Benevento, per un totale di circa sei milioni di euro, valore equivalente al danno conseguente ai casi di corruzione contestati.

L’amministrazione comunale, invece, non ha ancora avviato le procedure per sottoporre a provvedimento disciplinare i dipendenti accusati di gravi reati, in parte confessati durante le indagini, e il recupero degli “incentivi alla produttività” per un totale di alcune centinaia di migliaia di euro, elargiti ai tecnici che hanno ammesso di aver attestato lavori inesistenti.

Il sequestro preventivo dei beni è la seconda misura restrittiva disposta dal Tribunale di Benevento a carico di imprenditori, amministratori, dirigenti e tecnici comunali, dopo gli arresti in carcere per cinque indagati, arresti domiciliari per altri tre, e il divieto di dimora a Benevento per i restanti sette.

Dopo gli interrogatori del GIP sono state ridotte le misure restrittive per quasi tutti i destinatari dei provvedimenti ma è stata confermata la permanenza nel carcere di Capodimonte dell’ax assessore comunale ai Lavori Pubblici Aldo Damiano, il tecnico comunale Giovanni Racioppi, gli imprenditori Mario Siciliano e Antonio Cavaliere, cognato dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino escluso proprio ieri dalle candidature nel PDL per i procedimenti giudiziari in corso.

Non si comprende, però, il senso del provvedimento restrittivo in carcere, se si considera che i destinatari della misura cautelare sono stati ospitati nella stessa cella, fin dalla mattina del trasferimento a Capodimonte.

In genere la custodia cautelare viene disposta per impedire la fuga dell’indagato ma anche l’inquinamento delle prove. L’incarcerato perciò viene privato della libertà e prima dell’interrogatorio del Giudice per le Indagini Preliminari non può neppure ricevere le visite dei familiari.

Ma allora, a maggior ragione, non dovrebbe avere la possibilità di parlare con altri indagati per gravi reati di corruzione nell’ambito della stessa inchiesta!

Ed invece, nel caso dei provvedimenti cautelari per questa scottante inchiesta, l’assessore accusato di aver intascato le tangenti e l’imprenditore che le avrebbe pagate, si sono ritrovati per diversi giorni compagni di cella addirittura prima che il Giudice li interrogasse proprio sui rapporti intercorsi tra loro.

Questa discutibile decisione è stata disposta dalla magistratura o dai vertici del carcere di Capodimonte? E perché?

E visto che ci troviamo, vorremmo sapere perché il deputato ancora in carica, Costantino Boffa, ha ritenuto di far visita sabato scorso al Carcere di Capodimonte non tanto per accertarsi, come consentito, delle condizioni di vita di tutte i detenuti, ma solo di far visita a Damiano, Siciliano, Cavaliere e Racioppi, che adesso beneficiano della possibilità di uscire dalla cella dalle 8 alle 20 di ogni giorno e di incontrare liberamente tutti gli altri detenuti sottoposti allo stesso regime carcerario.

A queste condizione, perché tenerli ancora ospiti a Capodimonte?

&nbsp;

Per Altrabenevento, Gabriele Corona

&nbsp;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="520" height="350" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/carcere_capodimonte.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="carcere_capodimonte" title="carcere_capodimonte" /></p>Comunicato stampa del 22 gennaio 2013

<strong>A cosa servono gli arresti per la corruzione al Comune di Benevento?</strong>

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto, su richiesta della Procura della Repubblica, il sequestro preventivo dei beni di 15 indagati per gli appalti al Comune di Benevento, per un totale di circa sei milioni di euro, valore equivalente al danno conseguente ai casi di corruzione contestati.

L’amministrazione comunale, invece, non ha ancora avviato le procedure per sottoporre a provvedimento disciplinare i dipendenti accusati di gravi reati, in parte confessati durante le indagini, e il recupero degli “incentivi alla produttività” per un totale di alcune centinaia di migliaia di euro, elargiti ai tecnici che hanno ammesso di aver attestato lavori inesistenti.

Il sequestro preventivo dei beni è la seconda misura restrittiva disposta dal Tribunale di Benevento a carico di imprenditori, amministratori, dirigenti e tecnici comunali, dopo gli arresti in carcere per cinque indagati, arresti domiciliari per altri tre, e il divieto di dimora a Benevento per i restanti sette.

Dopo gli interrogatori del GIP sono state ridotte le misure restrittive per quasi tutti i destinatari dei provvedimenti ma è stata confermata la permanenza nel carcere di Capodimonte dell’ax assessore comunale ai Lavori Pubblici Aldo Damiano, il tecnico comunale Giovanni Racioppi, gli imprenditori Mario Siciliano e Antonio Cavaliere, cognato dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino escluso proprio ieri dalle candidature nel PDL per i procedimenti giudiziari in corso.

Non si comprende, però, il senso del provvedimento restrittivo in carcere, se si considera che i destinatari della misura cautelare sono stati ospitati nella stessa cella, fin dalla mattina del trasferimento a Capodimonte.

In genere la custodia cautelare viene disposta per impedire la fuga dell’indagato ma anche l’inquinamento delle prove. L’incarcerato perciò viene privato della libertà e prima dell’interrogatorio del Giudice per le Indagini Preliminari non può neppure ricevere le visite dei familiari.

Ma allora, a maggior ragione, non dovrebbe avere la possibilità di parlare con altri indagati per gravi reati di corruzione nell’ambito della stessa inchiesta!

Ed invece, nel caso dei provvedimenti cautelari per questa scottante inchiesta, l’assessore accusato di aver intascato le tangenti e l’imprenditore che le avrebbe pagate, si sono ritrovati per diversi giorni compagni di cella addirittura prima che il Giudice li interrogasse proprio sui rapporti intercorsi tra loro.

Questa discutibile decisione è stata disposta dalla magistratura o dai vertici del carcere di Capodimonte? E perché?

E visto che ci troviamo, vorremmo sapere perché il deputato ancora in carica, Costantino Boffa, ha ritenuto di far visita sabato scorso al Carcere di Capodimonte non tanto per accertarsi, come consentito, delle condizioni di vita di tutte i detenuti, ma solo di far visita a Damiano, Siciliano, Cavaliere e Racioppi, che adesso beneficiano della possibilità di uscire dalla cella dalle 8 alle 20 di ogni giorno e di incontrare liberamente tutti gli altri detenuti sottoposti allo stesso regime carcerario.

A queste condizione, perché tenerli ancora ospiti a Capodimonte?

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Per Altrabenevento, Gabriele Corona

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		<title>Inchiesta &#8220;Mani sulla città&#8221;, sequestro di beni ad alcuni indagati per sei milioni di euro.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 09:28:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="600" height="450" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/tribunale-benevento11.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="tribunale-benevento1" title="tribunale-benevento1" /></p>Da Sanniopress del 21 gennaio 2013

L’operazione Mani sulla città, condotta dalla Procura della Repubblica di Benevento, continua a produrre effetti. Il Gip, infatti, ha disposto e fatto eseguire dalla Digos sequestri preventivi di immobili, danaro contante e polizze assicurative in Benevento, Avellino, Ascoli Piceno, Bergamo, Caserta e Foggia, per un valore di oltre sei milioni di euro.

I provvedimenti riguardano il sindaco Fausto Pepe, Giovanni Racioppi, Giuseppe Pellegrino, Achille TImossi, Antonio Cavaliere, Angelo Diana, la società Costruendo srl, Mario De Lorenzo, Andrea Scocca, Giuseppe Siciliano, Mario Siciliano, Pietro Ciardiello, Luigi Boccalone, Luigi Tedesco e Andrea Lanzalone.

«Le suddette misure cautelari – si legge in una nota del procuratore Giuseppe Maddalena - si sono rese necessarie perché sono stati accertati danni per diversi milioni di euro.

In tale caso, per legge, è prevista obbligatoriamente la confisca anche per equivalente, e, quindi, il sequestro dei beni degli indagati (anche delle società) per un valore pari al profitto del reato».

«Il sequestro – prosegue la nota – riguarda pubblici amministratori, funzionari e tecnici del Comune di Benevento, nonché imprenditori sia locali che del casertano, tutti coinvolti, a vario titolo, in gravi reati, tra i quali delitti di concussione anche elettorale, corruzione, truffa aggravata, frode nelle pubbliche forniture, falsità ideologica, abuso d’ufficiale e una rilevante frode fiscale».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="450" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/tribunale-benevento11.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="tribunale-benevento1" title="tribunale-benevento1" /></p>Da Sanniopress del 21 gennaio 2013

L’operazione Mani sulla città, condotta dalla Procura della Repubblica di Benevento, continua a produrre effetti. Il Gip, infatti, ha disposto e fatto eseguire dalla Digos sequestri preventivi di immobili, danaro contante e polizze assicurative in Benevento, Avellino, Ascoli Piceno, Bergamo, Caserta e Foggia, per un valore di oltre sei milioni di euro.

I provvedimenti riguardano il sindaco Fausto Pepe, Giovanni Racioppi, Giuseppe Pellegrino, Achille TImossi, Antonio Cavaliere, Angelo Diana, la società Costruendo srl, Mario De Lorenzo, Andrea Scocca, Giuseppe Siciliano, Mario Siciliano, Pietro Ciardiello, Luigi Boccalone, Luigi Tedesco e Andrea Lanzalone.

«Le suddette misure cautelari – si legge in una nota del procuratore Giuseppe Maddalena - si sono rese necessarie perché sono stati accertati danni per diversi milioni di euro.

In tale caso, per legge, è prevista obbligatoriamente la confisca anche per equivalente, e, quindi, il sequestro dei beni degli indagati (anche delle società) per un valore pari al profitto del reato».

«Il sequestro – prosegue la nota – riguarda pubblici amministratori, funzionari e tecnici del Comune di Benevento, nonché imprenditori sia locali che del casertano, tutti coinvolti, a vario titolo, in gravi reati, tra i quali delitti di concussione anche elettorale, corruzione, truffa aggravata, frode nelle pubbliche forniture, falsità ideologica, abuso d’ufficiale e una rilevante frode fiscale».]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Corona, Sandrucci e Fioretti: &#8220;Al Comune di Benevento sono saltate le regole, sciogliere il Consiglio Comunale&#8221;</title>
		<link>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=10099</link>
		<comments>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=10099#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2013 21:26:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[altrabenevento]]></category>
		<category><![CDATA[Appalti al Comune di Benevento]]></category>
		<category><![CDATA[Corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione nel Sannio]]></category>
		<category><![CDATA[Lotta al malaffare]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="720" height="479" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/parcocellarulo2.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Parco Celarulo allagato. Foto di beneventomanera" title="parcocellarulo2" /></p>Si è tenuta ieri la Conferenza stampa di Altrabenevento nella sala consiliare di Palazzo Mosti alla presenza del sindaco, alcuni assessori, consiglieri di maggioranza e di opposizione.

Secondo il Sannio Quotidiano è stata una <strong>"conferenza stampa con la forza di un uragano"</strong>;  secondo Gazzetta di Benevento : <strong>"Gabriele Corona, conosciuto per le sue battaglie in difesa per la verità, non ha deluso, anche questa volta, le aspettative di chi immaginava sussulti e tumulti a riguardo"</strong>; per il Vaglio: <strong>"conferenza dai toni pacati"</strong>.

<strong>Questa la rassegna stampa del 18 gennaio:</strong>

Da Il Sannio Quotidiano

di Teresa Ferragamo

Ieri la conferenza stampa di Altrabenevento. Dalla “grande bufala” della Casa di San Gennaro, alla 'confusione' su Parco Cellarulo, fino all'inchiesta Mani sulla Città, l'ex presidente accusa maggioranza e opposizione

<strong> Corona tuona: “Tutti a casa”</strong>

“Troppa corruzione, è mancato il controllo. L'amministrazione è a un punto di non ritorno, la parola ai cittadini”

“Il sindaco avrebbe dovuto dimettersi anche se non fosse stato destinatario di un provvedimento restrittivo della libertà”, tuona così Gabriele Corona in piena conferenza stampa. Alla sua sinistra, il sindaco Fausto Pepe - che non si è schiodato dall'aula per tutta la durata di una conferenza che ha sfiorato le due ore – era come impietrito,visibilmente teso nella sua fissità. Quando il fiume di parole e a tratti di accuse si è arrestato, si è perfino avvicinato all'ormai ex presidente di Altrabenevento per stringergli la mano, mentre Corona sibilava: “Fausto, ti do atto di aver saputo incassare anche questi colpi”. Perché di colpi il sindaco 'ritornato' dall'esilio a San Giorgio del Sannio, con l'obbligo quotidiano di firma in questura, ne ha dovuti subire molti, dalla casa di San Gennaro e quelle responsabilità che sono balzate come una palla di gomma dal centrodestra di D'Alessandro al primo Pepe, al parco Cellarulo, a piazza Duomo, al Puc e all'housing sociale, fino all'inchiesta Mani sulla Città del pm Antonio Clemente.

Il tridente di Altrabenevento, l'associazione contro il malaffare più movimentista del Sannio, quella che ha dato la stura a molte inchieste e perfino ad alcuni processi ancora in corso (come quello Zamparini, per esempio), Gabriele Corona, Sandra Sandrucci e Fioretti, ha fatto incursione nella tana del lupo, nell'aula consiliare di Palazzo Mosti, nel tempio della politica azzoppata dall'inchiesta della Procura, per riportare a galla alcune vecchie questioni e per richiamare Pepe e la sua amministrazione, ma anche l'opposizione, alle proprie responsabilità.

L'esordio è solo un assaggio nel menu ricco che Altrabenevento sta per proporre ai giornalisti, mentre in aula arrivano assessori come Nicola De Luca e Cosimo Lepore, e consiglieri di minoranza, da De Minico, a De Nigris, a Picucci, a Orlando. “Non commenteremo i fatti dell'inchiesta Mani sulla città – esordisce Sandra Sandrucci, alla guida di Altrabenevento dopo le recentissime dimissioni di Corona -, per due ordini di ragioni: anzitutto, perché c'è già stato il commento autorevole del procuratore capo Maddalena, poi perché non crediamo che compito di Altrabenevento sia quello di commentare i fatti di questo Palazzo”. Quei fatti, d'altronde, l'associazione li denunciò, come sottolinea la Sandrucci, 'in presa diretta' già nel 2009, poi ancora nel 2010, “senza che qualcuno cogliesse l'occasione per ascoltare la voce dei cittadini”.

<strong> La Casa di San Gennaro</strong>

Corona alza una volta per tutto il velo su “quella grande bufala” che è la casa beneventana di San Gennaro. Un rudere nel centro storico della città che già nel 1986 Zevi-Rossi, nel piano regolatore, definirono la “casa detta di San Gennaro” che un privato acquistò per 20mila euro, che poi nel 2004 un'agenzia immobiliare annunciò in pompa magna di voler vendere a 105mila euro, e che il sindaco D'Alessandro, poco prima di lasciare lo scranno di Palazzo Mosti, comprò all'improvviso per 247mila euro. Un'operazione di speculazione immobiliare, nella visione di Corona, condotta però con soldi pubblici. Nella requisitoria di Corona finisce Fernando Petrucciano e quegli amministratori di centrodestra che guidarono il Comune fino al 2006: “Petrucciano – tuona Corona - si è difeso dicendo 'ma quella casa valeva molto di più', ma siccome quell'immobile sgarrupato, costruito 1400 anni dopo la nascita di San Gennaro avvenuta nel 300, non è stato acquistato con i suoi soldi, ma con quelli del Comune, dovrebbe quantomeno spiegare le ragioni di quella lievitazione di prezzo”. Fin qui le responsabilità del centrodestra, ma nella farragine di accuse rimane incastrato anche Fausto Pepe con l'appalto del consorzio Archè per lavori che gli ex An definirono “non corrispondenti al progetto”, con il coinvolgimento di Antonio Cavaliere, cognato di Cosentino, finito nelle maglie dell'inchiesta Mani sulla Città.

<strong> Parco Cellarulo</strong>

Parco Cellarulo è il vero calice amaro dal quale si sarebbe abbeverato l'amministrazione Pepe. Un caos, un intreccio di opere che si sovrappongono, discutibili nella cadenza temporale che per la Procura sono costati “in modo esorbitante”. Un'operazione complicata rispetto alla quale il procuratore Maddalena ha usato parole di fuoco come “corruzione” e intrecci di interessi. “Per fare quella progettazione confusa – ha tuonato Corona - ci sono stati tecnici comunali che hanno beneficiato di incentivi che vanno dai 20mila ai 30mila euro”. E allora, è il monito diretto al sindaco “che l'amministrazione almeno si preoccupi di recuperare quei soldi”.

<strong> Mani sulla Città e le responsabilità politiche</strong>

C'è un interrogativo che irrompe nella conferenza stampa con la forza di un uragano, mentre il sindaco Pepe se ne sta seduto basito in aula: “Tutti corrotti o tutti collusi?”, scandisce Gabriele Corona. Un dilemma che il deus ex machina di Altrabenevento affronta così: “Delle due l'una: o questo Consiglio comunale, maggioranza e opposizione, non è stato in grado di arginare un sistema di corruttela o ne è stato artefice. Ma in ogni caso - è l'amaro responso – il risultato non cambia”. Segue come un atto dovuto l'esclamazione: tutti a casa! Perché le responsabilità politiche sono diffuse e maggioranza e opposizione finiscono per essere le due facce di una stessa medaglia. La vecchia storia tutta italiana dei controllori e dei controllati, del corto circuito dei pesi e contrappesi. “Credo che quest'amministrazione tutta sia finita – tuona ancora una volta Corona -. La politica è diventata l'arte dell'interesse particolare. E' passata la regola che non ci sono regole nel sistema di governo, sono mancate le competenze su certe deleghe, sul Puc e sull'housing troppe assenze in Consiglio, la minoranza ha eluso i controlli e alla fine con un andazzo così può capitare di trovarsi di fronte a funzionari e amministratori corrotti”. E il sindaco? Nessuno sconto, neppure per lui: “la vicenda Pepe è la meno grave dell'impianto accusatorio dell'inchiesta, ma la responsabilità politica è altra cosa. Doveva controllare e metterci le mani. Questa città – conclude Corona – è arrivata a un punto che è molto vicino a quello di non ritorno. La parola ora passi ai cittadini”.

************************************

Ottopagine

<strong>Corona: "Il sindaco si dimetta".</strong>

Il Sindaco dovrebbe dimettersi e porre fine all’attuale esperienza amministrativa. E’ questa la richesta di Gabriele Corona e dell’associazione Altrabenevento, espressa ieri durante la conferenza stampa che si è tenuta nell’aula consiliare di Palazzo Mosti, dov’era presente anche il primo cittadino e altri esponenti dell’amministrazione e dell’opposizione. I componenti di Altrabenevento, Corona, Sandrucci e Fioretti, hanno fatto il punto su alcuni argomenti a loro dire testimonianza della corruttela che ha portato alle indagini della Procura.

In particolare, quella che è stata identificata come la casa di San Gennaro e i lavori di Parco Cellarulo.

In mezzo la considerazione: nessun commento sui fatti, il commento già è arrivato dalla Procura, nessuna solidarietà nè agli indagati nè a magistrati e poliziotti, ma solo ai cittadini che sono stati vittime della situazione. Ripercorsa tutta la storia della casa di San Gennaro: un rudere del centro storico «comprato per ventimila euro, probabilmente successivo di cinquecento anni alla morte di San Gennaro. Qualche anno dopo si genera una campagna di stampa e il rudere viene messo in vendita da un’agenzia immobiliare per 105 mila euro, e più tardi viene acquistato dal Comune di Benevento per 247mila euro.

L’ex assessore Petrucciano dice che vale molto di più, ma si dovrebbe spiegare perché viene comprato con soldi pubblici un rudere “sgarrupato”, che, non era stato ristrutturato e non aveva subito modifiche rispetto a quando era stato venduto per ventimila euro. In ogni caso, il rudere poi avrebbe dovuto essere risistemato, recuperato dal consorzio Arché, lo stesso che aveva presentato un project financing per un terminal bus e che si era interessato ai photored , gare poi annullate». Ripercorse poi anche altre vicende del consorzio a cui è legata la figura di Cavaliere, coinvolto nelle indagini.Fioretti ha invece fatto il punto sui lavori a Parco Cellarulo, sui quali è intervenuto anche lo stesso Corona: «Sono partiti prima i lavori per il parco e poi quelli per la difesa da alluvioni. Per questa ragione, cosa strana, è stata fatta una variante in diminuzione. Parte consistente del progetto riguardava il recupero della Masseria Torre, che però non è mai partito, e la variante in diminuzione toglie questa parte del progetto. Un anno dopo si fa una variante in aumento, tutti si aspettavano il recupero del pogetto e inece no, viene fatta la gabionatura. Dopo che il parco era stato aperto in pratica viene messo a gara un progetto già fatto. Per queste operazioni sono stati dati incentivi fino a 30 - 40 mila euro per l’incentivazione: noi chiediamo all’amministrazione che vengano recuperati questi soldi».

Di qui l’analisi di Corona: «Crediamo che allo stato attuale le amministrazioni non siuano più in grado di tamponare la corruttela esistente. Per quanto attiene a questa amministrazione crediamo che l’esperienza sia finita, visto che la politica non è più in grado di garantire regole e responsabilità. E’ evidente che se un funzionario fa il bello e il cattivo tempo non c’è un adeguarto sistema di contrappesi».

**************************************

Il Mattino

<strong>Altrabenevento: "Esperienza finita, non si è in grado di garantire le regole".</strong>

"L'attuale esperienza amministrativa è finita, le indagini della magistratura al di la delle responsabilità penali, hanno sancito che non si è in grado di garantire le regole". Così Gabriele Corona ieri sera nel corso della conferenza stampa a palazzo Mosti unitamente ad altri esponenti di Altrabenevento, Sandra Sandrucci e Vincenzo Fioretti.

Una Conferenza stampa che ha visto anche la presenza del sindaco Fausto Pepe, degli assessori Lepore e De luca e di alcuni consiglieri di maggioranza e di opposizione.

Gabriele Corona ha ribadito che Altrabenevento non vuole speculare sui recenti provvedimenti giudiziari e unitamente a Sandrucci e Fioretti ha ricostruito le varie fasi di due vicende sconcertanti. La cosidetta "casa di San Gennaro" "acquistata per ventimila euro, poi posta in vendita da una agenzia per 105.000 euro e poi comprata a maggio 2006 dal comune, sindaco D'Alessandro, per 247.000 euro. Poi l0'amministrazione di Fausto Pepe ha inserito il restauro nell'ambito di lavori affidati al consorzio Archè, finito nelle recenti indagini. Per il Parco di Cellarulo c'erano due progetti. Uno per la realizzazione del parco e un altro per opere idrogeologiche, nonostante una serie una serie di varianti in diminuzione e in aggiunta. Per Corona si è verificato un autentico caos. Un parco tra l'altro finito anch'esso al vaglio dei giudici. Corona ha sostenuto che per alcuni di questi progetti il comune ha versato ai tecnici consistenti compensi. Ora è venuto fuori che questa attività non è stata svolta, pertanto si deve procedere al recupero delle somme. Corona ha rivelato che vi sono bel otto indagini che riguardano l'attività del Comune.

**************************************

<a href="http://www.ilvaglio.it/cronaca/cronaca-giudiziaria/altrabenevento-al-consiglio-e-al-sindaco-dimettetevi-per-mancanze-politiche-e-non-per-le-misure-cautelari/">Il Vaglio: "Altrabenevento a Consiglio e Sindaco: dimettetevi per mancanze politiche e non per le misure cautelari"</a>

<a href="http://www.ilquaderno.it/altrabenevento-giunta-pepe-deve-dimettersi-responsabilta-politiche-81019.html">Il Quaderno: "Altrabenevento: 'Giunta Pepe deve dimettersi per responsabiltà politiche'</a>

<a href="Gabriele Corona: “Questa esperienza amministrativa è finita. Manca la capacità di garantire le regole&quot;">NTR24: "Gabriele Corona: “Questa esperienza amministrativa è finita. Manca la capacità di garantire le regole"</a>

<a href="http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato.php?Id=53961">Gazzetta di Benevento: "Questa città è sul punto di non ritorno! Vige l'anarchia della prepotenza e c'è da vergognarsi così come per le tante collusioni con la camorra!"</a>

&nbsp;

&nbsp;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="720" height="479" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/parcocellarulo2.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Parco Celarulo allagato. Foto di beneventomanera" title="parcocellarulo2" /></p>Si è tenuta ieri la Conferenza stampa di Altrabenevento nella sala consiliare di Palazzo Mosti alla presenza del sindaco, alcuni assessori, consiglieri di maggioranza e di opposizione.

Secondo il Sannio Quotidiano è stata una <strong>"conferenza stampa con la forza di un uragano"</strong>;  secondo Gazzetta di Benevento : <strong>"Gabriele Corona, conosciuto per le sue battaglie in difesa per la verità, non ha deluso, anche questa volta, le aspettative di chi immaginava sussulti e tumulti a riguardo"</strong>; per il Vaglio: <strong>"conferenza dai toni pacati"</strong>.

<strong>Questa la rassegna stampa del 18 gennaio:</strong>

Da Il Sannio Quotidiano

di Teresa Ferragamo

Ieri la conferenza stampa di Altrabenevento. Dalla “grande bufala” della Casa di San Gennaro, alla 'confusione' su Parco Cellarulo, fino all'inchiesta Mani sulla Città, l'ex presidente accusa maggioranza e opposizione

<strong> Corona tuona: “Tutti a casa”</strong>

“Troppa corruzione, è mancato il controllo. L'amministrazione è a un punto di non ritorno, la parola ai cittadini”

“Il sindaco avrebbe dovuto dimettersi anche se non fosse stato destinatario di un provvedimento restrittivo della libertà”, tuona così Gabriele Corona in piena conferenza stampa. Alla sua sinistra, il sindaco Fausto Pepe - che non si è schiodato dall'aula per tutta la durata di una conferenza che ha sfiorato le due ore – era come impietrito,visibilmente teso nella sua fissità. Quando il fiume di parole e a tratti di accuse si è arrestato, si è perfino avvicinato all'ormai ex presidente di Altrabenevento per stringergli la mano, mentre Corona sibilava: “Fausto, ti do atto di aver saputo incassare anche questi colpi”. Perché di colpi il sindaco 'ritornato' dall'esilio a San Giorgio del Sannio, con l'obbligo quotidiano di firma in questura, ne ha dovuti subire molti, dalla casa di San Gennaro e quelle responsabilità che sono balzate come una palla di gomma dal centrodestra di D'Alessandro al primo Pepe, al parco Cellarulo, a piazza Duomo, al Puc e all'housing sociale, fino all'inchiesta Mani sulla Città del pm Antonio Clemente.

Il tridente di Altrabenevento, l'associazione contro il malaffare più movimentista del Sannio, quella che ha dato la stura a molte inchieste e perfino ad alcuni processi ancora in corso (come quello Zamparini, per esempio), Gabriele Corona, Sandra Sandrucci e Fioretti, ha fatto incursione nella tana del lupo, nell'aula consiliare di Palazzo Mosti, nel tempio della politica azzoppata dall'inchiesta della Procura, per riportare a galla alcune vecchie questioni e per richiamare Pepe e la sua amministrazione, ma anche l'opposizione, alle proprie responsabilità.

L'esordio è solo un assaggio nel menu ricco che Altrabenevento sta per proporre ai giornalisti, mentre in aula arrivano assessori come Nicola De Luca e Cosimo Lepore, e consiglieri di minoranza, da De Minico, a De Nigris, a Picucci, a Orlando. “Non commenteremo i fatti dell'inchiesta Mani sulla città – esordisce Sandra Sandrucci, alla guida di Altrabenevento dopo le recentissime dimissioni di Corona -, per due ordini di ragioni: anzitutto, perché c'è già stato il commento autorevole del procuratore capo Maddalena, poi perché non crediamo che compito di Altrabenevento sia quello di commentare i fatti di questo Palazzo”. Quei fatti, d'altronde, l'associazione li denunciò, come sottolinea la Sandrucci, 'in presa diretta' già nel 2009, poi ancora nel 2010, “senza che qualcuno cogliesse l'occasione per ascoltare la voce dei cittadini”.

<strong> La Casa di San Gennaro</strong>

Corona alza una volta per tutto il velo su “quella grande bufala” che è la casa beneventana di San Gennaro. Un rudere nel centro storico della città che già nel 1986 Zevi-Rossi, nel piano regolatore, definirono la “casa detta di San Gennaro” che un privato acquistò per 20mila euro, che poi nel 2004 un'agenzia immobiliare annunciò in pompa magna di voler vendere a 105mila euro, e che il sindaco D'Alessandro, poco prima di lasciare lo scranno di Palazzo Mosti, comprò all'improvviso per 247mila euro. Un'operazione di speculazione immobiliare, nella visione di Corona, condotta però con soldi pubblici. Nella requisitoria di Corona finisce Fernando Petrucciano e quegli amministratori di centrodestra che guidarono il Comune fino al 2006: “Petrucciano – tuona Corona - si è difeso dicendo 'ma quella casa valeva molto di più', ma siccome quell'immobile sgarrupato, costruito 1400 anni dopo la nascita di San Gennaro avvenuta nel 300, non è stato acquistato con i suoi soldi, ma con quelli del Comune, dovrebbe quantomeno spiegare le ragioni di quella lievitazione di prezzo”. Fin qui le responsabilità del centrodestra, ma nella farragine di accuse rimane incastrato anche Fausto Pepe con l'appalto del consorzio Archè per lavori che gli ex An definirono “non corrispondenti al progetto”, con il coinvolgimento di Antonio Cavaliere, cognato di Cosentino, finito nelle maglie dell'inchiesta Mani sulla Città.

<strong> Parco Cellarulo</strong>

Parco Cellarulo è il vero calice amaro dal quale si sarebbe abbeverato l'amministrazione Pepe. Un caos, un intreccio di opere che si sovrappongono, discutibili nella cadenza temporale che per la Procura sono costati “in modo esorbitante”. Un'operazione complicata rispetto alla quale il procuratore Maddalena ha usato parole di fuoco come “corruzione” e intrecci di interessi. “Per fare quella progettazione confusa – ha tuonato Corona - ci sono stati tecnici comunali che hanno beneficiato di incentivi che vanno dai 20mila ai 30mila euro”. E allora, è il monito diretto al sindaco “che l'amministrazione almeno si preoccupi di recuperare quei soldi”.

<strong> Mani sulla Città e le responsabilità politiche</strong>

C'è un interrogativo che irrompe nella conferenza stampa con la forza di un uragano, mentre il sindaco Pepe se ne sta seduto basito in aula: “Tutti corrotti o tutti collusi?”, scandisce Gabriele Corona. Un dilemma che il deus ex machina di Altrabenevento affronta così: “Delle due l'una: o questo Consiglio comunale, maggioranza e opposizione, non è stato in grado di arginare un sistema di corruttela o ne è stato artefice. Ma in ogni caso - è l'amaro responso – il risultato non cambia”. Segue come un atto dovuto l'esclamazione: tutti a casa! Perché le responsabilità politiche sono diffuse e maggioranza e opposizione finiscono per essere le due facce di una stessa medaglia. La vecchia storia tutta italiana dei controllori e dei controllati, del corto circuito dei pesi e contrappesi. “Credo che quest'amministrazione tutta sia finita – tuona ancora una volta Corona -. La politica è diventata l'arte dell'interesse particolare. E' passata la regola che non ci sono regole nel sistema di governo, sono mancate le competenze su certe deleghe, sul Puc e sull'housing troppe assenze in Consiglio, la minoranza ha eluso i controlli e alla fine con un andazzo così può capitare di trovarsi di fronte a funzionari e amministratori corrotti”. E il sindaco? Nessuno sconto, neppure per lui: “la vicenda Pepe è la meno grave dell'impianto accusatorio dell'inchiesta, ma la responsabilità politica è altra cosa. Doveva controllare e metterci le mani. Questa città – conclude Corona – è arrivata a un punto che è molto vicino a quello di non ritorno. La parola ora passi ai cittadini”.

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Ottopagine

<strong>Corona: "Il sindaco si dimetta".</strong>

Il Sindaco dovrebbe dimettersi e porre fine all’attuale esperienza amministrativa. E’ questa la richesta di Gabriele Corona e dell’associazione Altrabenevento, espressa ieri durante la conferenza stampa che si è tenuta nell’aula consiliare di Palazzo Mosti, dov’era presente anche il primo cittadino e altri esponenti dell’amministrazione e dell’opposizione. I componenti di Altrabenevento, Corona, Sandrucci e Fioretti, hanno fatto il punto su alcuni argomenti a loro dire testimonianza della corruttela che ha portato alle indagini della Procura.

In particolare, quella che è stata identificata come la casa di San Gennaro e i lavori di Parco Cellarulo.

In mezzo la considerazione: nessun commento sui fatti, il commento già è arrivato dalla Procura, nessuna solidarietà nè agli indagati nè a magistrati e poliziotti, ma solo ai cittadini che sono stati vittime della situazione. Ripercorsa tutta la storia della casa di San Gennaro: un rudere del centro storico «comprato per ventimila euro, probabilmente successivo di cinquecento anni alla morte di San Gennaro. Qualche anno dopo si genera una campagna di stampa e il rudere viene messo in vendita da un’agenzia immobiliare per 105 mila euro, e più tardi viene acquistato dal Comune di Benevento per 247mila euro.

L’ex assessore Petrucciano dice che vale molto di più, ma si dovrebbe spiegare perché viene comprato con soldi pubblici un rudere “sgarrupato”, che, non era stato ristrutturato e non aveva subito modifiche rispetto a quando era stato venduto per ventimila euro. In ogni caso, il rudere poi avrebbe dovuto essere risistemato, recuperato dal consorzio Arché, lo stesso che aveva presentato un project financing per un terminal bus e che si era interessato ai photored , gare poi annullate». Ripercorse poi anche altre vicende del consorzio a cui è legata la figura di Cavaliere, coinvolto nelle indagini.Fioretti ha invece fatto il punto sui lavori a Parco Cellarulo, sui quali è intervenuto anche lo stesso Corona: «Sono partiti prima i lavori per il parco e poi quelli per la difesa da alluvioni. Per questa ragione, cosa strana, è stata fatta una variante in diminuzione. Parte consistente del progetto riguardava il recupero della Masseria Torre, che però non è mai partito, e la variante in diminuzione toglie questa parte del progetto. Un anno dopo si fa una variante in aumento, tutti si aspettavano il recupero del pogetto e inece no, viene fatta la gabionatura. Dopo che il parco era stato aperto in pratica viene messo a gara un progetto già fatto. Per queste operazioni sono stati dati incentivi fino a 30 - 40 mila euro per l’incentivazione: noi chiediamo all’amministrazione che vengano recuperati questi soldi».

Di qui l’analisi di Corona: «Crediamo che allo stato attuale le amministrazioni non siuano più in grado di tamponare la corruttela esistente. Per quanto attiene a questa amministrazione crediamo che l’esperienza sia finita, visto che la politica non è più in grado di garantire regole e responsabilità. E’ evidente che se un funzionario fa il bello e il cattivo tempo non c’è un adeguarto sistema di contrappesi».

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Il Mattino

<strong>Altrabenevento: "Esperienza finita, non si è in grado di garantire le regole".</strong>

"L'attuale esperienza amministrativa è finita, le indagini della magistratura al di la delle responsabilità penali, hanno sancito che non si è in grado di garantire le regole". Così Gabriele Corona ieri sera nel corso della conferenza stampa a palazzo Mosti unitamente ad altri esponenti di Altrabenevento, Sandra Sandrucci e Vincenzo Fioretti.

Una Conferenza stampa che ha visto anche la presenza del sindaco Fausto Pepe, degli assessori Lepore e De luca e di alcuni consiglieri di maggioranza e di opposizione.

Gabriele Corona ha ribadito che Altrabenevento non vuole speculare sui recenti provvedimenti giudiziari e unitamente a Sandrucci e Fioretti ha ricostruito le varie fasi di due vicende sconcertanti. La cosidetta "casa di San Gennaro" "acquistata per ventimila euro, poi posta in vendita da una agenzia per 105.000 euro e poi comprata a maggio 2006 dal comune, sindaco D'Alessandro, per 247.000 euro. Poi l0'amministrazione di Fausto Pepe ha inserito il restauro nell'ambito di lavori affidati al consorzio Archè, finito nelle recenti indagini. Per il Parco di Cellarulo c'erano due progetti. Uno per la realizzazione del parco e un altro per opere idrogeologiche, nonostante una serie una serie di varianti in diminuzione e in aggiunta. Per Corona si è verificato un autentico caos. Un parco tra l'altro finito anch'esso al vaglio dei giudici. Corona ha sostenuto che per alcuni di questi progetti il comune ha versato ai tecnici consistenti compensi. Ora è venuto fuori che questa attività non è stata svolta, pertanto si deve procedere al recupero delle somme. Corona ha rivelato che vi sono bel otto indagini che riguardano l'attività del Comune.

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<a href="http://www.ilvaglio.it/cronaca/cronaca-giudiziaria/altrabenevento-al-consiglio-e-al-sindaco-dimettetevi-per-mancanze-politiche-e-non-per-le-misure-cautelari/">Il Vaglio: "Altrabenevento a Consiglio e Sindaco: dimettetevi per mancanze politiche e non per le misure cautelari"</a>

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<a href="Gabriele Corona: “Questa esperienza amministrativa è finita. Manca la capacità di garantire le regole&quot;">NTR24: "Gabriele Corona: “Questa esperienza amministrativa è finita. Manca la capacità di garantire le regole"</a>

<a href="http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato.php?Id=53961">Gazzetta di Benevento: "Questa città è sul punto di non ritorno! Vige l'anarchia della prepotenza e c'è da vergognarsi così come per le tante collusioni con la camorra!"</a>

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		<title>&#8220;Corruzione al Comune di Benevento, dal &#8216;miracolo di San Gennaro&#8217; al parco di Cellarulo&#8221;. Conferenza stampa di Altrabenevento. giovedì 17 gennaio.</title>
		<link>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=10086</link>
		<comments>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=10086#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 10:20:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
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Sulla trudella presunta casa di San Gennaro, botta e risposta tra l'ex assessore Petrucciano e Gabriele Corona.

<a href="http://www.ilquaderno.it/corona-rivoluzione-civile-mani-sulla-citta-citta-corrotta-fa-finta-vedere-scarica-podcast-80740.html"> Intervista di Corona a Radio Città del 10 gennaio 2013</a>

Da Il Quaderno del 14 gennaio 2013

<strong>Casa di S.Gennaro e 'Mani sulla città'. Petrucciano replica a Corona</strong>

"Vorremmo innanzitutto capire e trovare giustificazioni all’ira del sommo Corona Gabriele che infastidito dagli indirizzi presi dalle vicende di cronaca nera che hanno interessato la città negli ultimi giorni, oltre a pretendere chiarimenti sulle fonti di informazione utilizzate dai giudici che si sono permessi, forse, di discostarsi dalle sue indicazioni, o almeno da quelle da lui ipotizzate, cerca affannosamente di rimestare le cose per diluire responsabilità politiche e, nobile tentativo, dare aiuto ai suoi amici di sempre". La reazione al vetriolo è a firma di Fernando Petrucciano, l'ex assessore comunale all'Urbanistica della Giunta D'Alessandro, ora con Mezzogiorno Nazionale. A Petrucciano non sono andate giù le dichiarazioni di Corona rilasciate alla trasmissione "Benevento Reporter" lo scorso giovedì, riguardo un immobile acquistato dalla giunta di centrodestra nel maggio del 2006, la "Casa di S.Gennaro". Petrucciano spiega così quel passaggio: " Nel 2004 era divenuto argomento di interventi, a livelli diversi, che il luogo di riferimento sarebbe stata la casa natìa di San Gennaro. La stampa, sia locale che nazionale, aveva posto sotto i riflettori di un interesse storico-religioso la ipotesi che il tutto potesse essere verosimile e, tra le righe, accusava l’ente Comune di non intervenire, e quindi di non salvaguardare interessi non soltanto civici, ma anche spirituali, quali potevano essere quelli che promanavano dalla figura di San Gennaro, la cui natività veniva, come viene, contesa tra il capoluogo del Sannio Benevento e il capoluogo di regione Napoli. Le condizioni di contesto che si determinarono indussero l’allora amministrazione comunale, per il tramite del suo dirigente ing. Capone, a provvedere all’acquisizione dell’immobile al patrimonio comunale, ed esaltarne la specificità attraverso l’utilizzo dello stesso per la realizzazione di un museo del Santo, inserito nel contesto di valorizzazione dell’intera area che comprendeva questo sito, l’arco del sacramento (progetto Viespoli – realizzazione D’Alessandro), le cui aree ed immobili furono acquistati con l’utilizzo degli stessi parametri di valutazione, oltre all’area antistante e retrostante il teatro Romano, Piazza Duomo, museo diocesano e Piazza Orsini. L’immobile di circa 500 metri quadrati, tra residenze e pertinenze, veniva acquistato, dopo una lunga trattativa, a meno di 500 euro al metro quadrato con una spesa di gran lunga inferiore agli allora prezzi di mercato. Oggi la sola “casa di San Gennaro”, purtroppo non adibita più a museo, agli attuali prezzi di mercato assume un valore venale di circa 500mila euro".

**********************************

La replica di Gabriele Corona

Comunicato stampa del 15 gennaio 2013

Ho letto, divertito, le dichiarazioni dell’ex assessore Fernando Petrucciano il quale, dopo aver spiegato che l’amministrazione guidata da D’Alessandro fece bene ad acquistare la casa di San Gennaro, ritiene che io sia adirato e imbarazzato per i provvedimenti giudiziari che hanno riguardato amministratori e tecnici del Comune di Benevento oltre che imprenditori.

Non so come abbia fatto il mio ex assessore a farsi tale convinzione, ma approfitterò della Conferenza Stampa di Altrabenevento convocata a palazzo Mosti per giovedì 17 gennaio ore 16,30, il giorno di “Sant’ Antuono maschere e suoni”, per spiegare il ‘miracolo di San Gennaro a Benevento”, il ruolo di Petrucciano e per fare alcune considerazioni sulla corruzione e le responsabilità delle amministrazioni comunali dal 2004 ad oggi.

Gabriele Corona

Notizia collegata: <a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=9579">La bufala della "casa" di San Gennaro</a>

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&nbsp;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="520" height="350" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/Petrucciano_fernando.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrucciano_fernando" title="Petrucciano_fernando" /></p>Giovedì 17 gennaio, alle ore 16,30 a palazzo Mosti, via Annunziata- Benevento, Conferenza stampa di "Altrabenevento- associazione per la ciittà sostenibile contro il malaffare" sul tema <strong>"Corruzione al Comune di Benevento dal 'miracolo di San Gennaro' al parco di Cellarulo"</strong>. Interverranno Sandra Sandrucci, coordinatrice di Altrabenevento, Vincenzo Fioretti e Gabriele Corona.

Sulla trudella presunta casa di San Gennaro, botta e risposta tra l'ex assessore Petrucciano e Gabriele Corona.

<a href="http://www.ilquaderno.it/corona-rivoluzione-civile-mani-sulla-citta-citta-corrotta-fa-finta-vedere-scarica-podcast-80740.html"> Intervista di Corona a Radio Città del 10 gennaio 2013</a>

Da Il Quaderno del 14 gennaio 2013

<strong>Casa di S.Gennaro e 'Mani sulla città'. Petrucciano replica a Corona</strong>

"Vorremmo innanzitutto capire e trovare giustificazioni all’ira del sommo Corona Gabriele che infastidito dagli indirizzi presi dalle vicende di cronaca nera che hanno interessato la città negli ultimi giorni, oltre a pretendere chiarimenti sulle fonti di informazione utilizzate dai giudici che si sono permessi, forse, di discostarsi dalle sue indicazioni, o almeno da quelle da lui ipotizzate, cerca affannosamente di rimestare le cose per diluire responsabilità politiche e, nobile tentativo, dare aiuto ai suoi amici di sempre". La reazione al vetriolo è a firma di Fernando Petrucciano, l'ex assessore comunale all'Urbanistica della Giunta D'Alessandro, ora con Mezzogiorno Nazionale. A Petrucciano non sono andate giù le dichiarazioni di Corona rilasciate alla trasmissione "Benevento Reporter" lo scorso giovedì, riguardo un immobile acquistato dalla giunta di centrodestra nel maggio del 2006, la "Casa di S.Gennaro". Petrucciano spiega così quel passaggio: " Nel 2004 era divenuto argomento di interventi, a livelli diversi, che il luogo di riferimento sarebbe stata la casa natìa di San Gennaro. La stampa, sia locale che nazionale, aveva posto sotto i riflettori di un interesse storico-religioso la ipotesi che il tutto potesse essere verosimile e, tra le righe, accusava l’ente Comune di non intervenire, e quindi di non salvaguardare interessi non soltanto civici, ma anche spirituali, quali potevano essere quelli che promanavano dalla figura di San Gennaro, la cui natività veniva, come viene, contesa tra il capoluogo del Sannio Benevento e il capoluogo di regione Napoli. Le condizioni di contesto che si determinarono indussero l’allora amministrazione comunale, per il tramite del suo dirigente ing. Capone, a provvedere all’acquisizione dell’immobile al patrimonio comunale, ed esaltarne la specificità attraverso l’utilizzo dello stesso per la realizzazione di un museo del Santo, inserito nel contesto di valorizzazione dell’intera area che comprendeva questo sito, l’arco del sacramento (progetto Viespoli – realizzazione D’Alessandro), le cui aree ed immobili furono acquistati con l’utilizzo degli stessi parametri di valutazione, oltre all’area antistante e retrostante il teatro Romano, Piazza Duomo, museo diocesano e Piazza Orsini. L’immobile di circa 500 metri quadrati, tra residenze e pertinenze, veniva acquistato, dopo una lunga trattativa, a meno di 500 euro al metro quadrato con una spesa di gran lunga inferiore agli allora prezzi di mercato. Oggi la sola “casa di San Gennaro”, purtroppo non adibita più a museo, agli attuali prezzi di mercato assume un valore venale di circa 500mila euro".

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La replica di Gabriele Corona

Comunicato stampa del 15 gennaio 2013

Ho letto, divertito, le dichiarazioni dell’ex assessore Fernando Petrucciano il quale, dopo aver spiegato che l’amministrazione guidata da D’Alessandro fece bene ad acquistare la casa di San Gennaro, ritiene che io sia adirato e imbarazzato per i provvedimenti giudiziari che hanno riguardato amministratori e tecnici del Comune di Benevento oltre che imprenditori.

Non so come abbia fatto il mio ex assessore a farsi tale convinzione, ma approfitterò della Conferenza Stampa di Altrabenevento convocata a palazzo Mosti per giovedì 17 gennaio ore 16,30, il giorno di “Sant’ Antuono maschere e suoni”, per spiegare il ‘miracolo di San Gennaro a Benevento”, il ruolo di Petrucciano e per fare alcune considerazioni sulla corruzione e le responsabilità delle amministrazioni comunali dal 2004 ad oggi.

Gabriele Corona

Notizia collegata: <a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=9579">La bufala della "casa" di San Gennaro</a>

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		<title>Nicola Sguera: solo Altrabenevento ha contrastato la corruzione al Comune di Benevento.</title>
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		<comments>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=10077#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Jan 2013 09:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appalti al Comune di Benevento]]></category>
		<category><![CDATA[Corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Lotta al malaffare]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="635" height="375" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/nicola-sguera-_A.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="nicola-sguera-_A" title="nicola-sguera-_A" /></p>Da Il Sannio quotidiano del 14 gennaio 2013

<strong>L'intervista. Uno dei più attivi intellettuali cittadini riflette sul caso giudiziario che ha sconvolto un'intera comunità.</strong>
<h2><strong>Sguera: "Livello morale infimo. Occorre una rigenerazione."</strong></h2>
<strong>"Nessuno poteva immaginare un sistema di corruzione così pervasivo come quello tratteggiato da Maddalena"</strong>
<strong> Mi auguro che la Giunta cada. Se ciò accadesse, sarebbe per merito di un'associazione contro il malaffare e di un preparatissimo magistrato estraneo da collusioni. Ciò mostra l'irrilevanza dell'attuale opposizione.</strong>

di Antonio Tretola

<strong>La gravissima vicenda che ha travolto Palazzo Mosti, a prescindere dagli esiti giudiziari, è anzitutto il segno di una decadenza morale. Si è sforzato di comprenderne cause e sintomi.</strong>

I sintomi erano tutti presenti nella precedente esperienza di governo della città. Almeno ai miei occhi, anche se non potevo conoscere il livello di corruzione così pervasivo, ben illustrato dalle durissime parole del procuratore Maddalena. Gli standard “morali” richiesti dalla politica attuale, a livello nazionale e locale, sono infimi. E il cittadino-elettore pare adeguarsi. Quindi non è solo la politica a dover essere rigenerata ma l’intera società. Nelle cose che dico e scrivo, ad esempio, ricordo continuamente come la scissione fra politica e morale, che fonda con Machiavelli la modernità, sia perniciosa. Abbiamo bisogno non tanto di persone “perbene” (questo è evidente!) quanto di rimettere il “bene” (e il “bene comune”) al centro dell’agire non solo politico ma più estesamente civico.

<strong>Il ceto intellettuale di questa città, a parte poche eccezioni, si esercita in convegni e riunioni elitarie, ma non sembra brillare per coraggio nelle denunce e chiarezza nelle posizioni. Non ama sporcarsi i mocassini...</strong>

Personalmente mi si può imputare tutto fuorché scarsa chiarezza nelle posizioni. Sono stato, nei secondi anni Novanta, militante di Rifondazione Comunista, poi candidato sindaco con Città Aperta nel 2001. In ogni circostanza ho preso posizione. Dallo scorso anno ho ripreso a fare politica con ALBA, di cui sono portavoce del nodo sannita, ora sto partecipando alla costruzione di Rivoluzione Civile, all’interno di “Cambiare si può”. Sul «coraggio delle denunzie» ti rispondo: ognuno deve agire nell’ambito che gli è più congeniale. Io credo che l’elaborazione intellettuale sia decisiva quanto la denunzia o il governo dell’esistente. E in quell’ambito ho sempre affermato la “politicità” del mio lavoro. E, quindi, posso dire che le mie scarpe da venti euro portano tutti i segni di questa “compromissione” doverosa con la realtà.

<strong> Lei oltre che in cattedra è stato anche in campo. Sostenne la lista Ora di Medici. Buoni propositi, curriculum specchiati. Vi mancò solo una cosa: i voti... Con il senno del poi, come guarda a quell'esperienza e perché il bottino elettorale fu così magro?</strong>

Mi fa piacere che lei ricordi questa esperienza. Avendo maturato giudizio assolutamente negativo sulla prima amministrazione Pepe, stimando Nardone ma trovando disastrosa la sua alleanza non tanto con il senatore Viespoli quanto con chi incarna ai miei occhi la peggiore politica sannita di sempre, promossi, insieme ad altri, ORA e Antonio Medici, pur sapendo la sua vocazione “testimoniale”. In certi momenti testimoniare è l’unica cosa che possiamo fare. Seminando per il futuro. Da quell’esperienza ho avuto conferma che le esperienze, però, vanno sedimentate nel tempo. È necessario costruire soggetti politici non estemporanei che possano farsi portatori, a livello territoriale, di “un’altra politica”, per citare il manifesto di ALBA, «nelle forme e nelle passioni» (controllando sia il narcisismo, la political addiction, sia l’avidità, la “lupa”, «di tuttte brame carca»).

<strong> Ieri Nardone ha smentito con fastidio un presunto immobilismo dell'opposizione. per qualcuno però se non fosse stato per Corona certe pentole non sarebbero mai state scoperchiate. L'associazionismo come surroga della politica?</strong>

Ho letto con interesse l’intervista a Carmine Nardone, con il quale ho parlato a lungo, durante e dopo le elezioni scorse. Ribadisco per lui stima e affetto. Nello stesso tempo questioni concrete (penso allo scandalo dell’housing sociale, che ora possiamo immaginare cosa nascondesse) mostrano l’irrilevanza dell’opposizione vista nel suo insieme. Malgrado cadute a ripetizione, malgrado l’insipienza mostrata nella cura (o nel controllo dei conti), malgrado il gradimento sceso a zero anche nell’elettorato, la giunta entra in crisi (e, mi auguro, cade) per iniziativa di un magistrato preparatissimo, motivato e privo di quelle collusioni che spesso hanno reso il Tribunale di Benevento un “porticciolo delle nebbie”. Su sollecitazione di associazioni come “Altrabenevento” che da anni denunziano in città il malaffare e la penetrazione della malavita… Associazionismo e società civile (rigenerata) sprone della buona politica. Con l’auspicio che essa possa farsi promotrice anche di politica…

<strong>Corona scende in campo, però. Le giro questa battuta fulminante del sindaco di Salerno De Luca: «De Magistris, Ingroia e Di Pietro nella stessa lista finiranno per indagarsi a vicenda» e le chiedo se non voterà per il partito delle manette.</strong>

Fermo restando che ciò che sta nascendo poteva essere fatto meglio, vorrei ricordare che la base programmatica di cui stiamo discutendo anche nelle assemblee non è ispirata a bieco giustizialismo forcaiolo ma al ripristino delle condizioni minime di legalità che, come le vicende beneventane mostrano plasticamente, vengono sistematicamente disattese. Ingroia porta in Rivoluzione civile l’eredità morale di chi è morto per fronteggiare un cancro che appare inestirpabile nel nostro Sud, la malavita organizzata, e che condiziona pesantemente anche qualunque possibilità di crescita economica. Gabriele Corona rappresenta, con la sua storia, molto bene questo progetto. E lo dico soprattutto ai suoi detrattori “a sinistra”. Le sue asperità caratteriali, che ben conosco, e taluni errori di valutazione, non inficiano le battaglie da lui portate avanti, spesso in solitudine. Testimonianza ne sono le cause, le denunzie e le querele che da anni deve fronteggiare. D’altronde fu lui a far venire Ingroia e De Magistris a Benevento in tempi non sospetti…

<strong> Ultima battuta sulla scuola, che è la passione della sua vita. La scuola sannita esce dall'anonimato prima di Natale per le occupazioni, poi con il panettone va in letargo. Per fortuna che quest'anno lo ha ritardato la Palmieri mandando sulle barricate Ragioneria e Scientifico più mezza provincia con il dimensionamento. Che può fare, concretamente, la scuola per migliorare il livello morale di questa città?</strong>

Studenti, docenti e personale della scuola hanno, insieme, lottato per tutelare un “bene comune” come la scuola, affermandosi come polo di “resistenza” contro il pensiero unico neoliberista, che vorrebbe equiparare il sapere ad una merce qualunque. Ci possono essere distinguo in questa battaglia (e ci sono stati), errori (e ci sono stati), ma è stata battaglia doverosa. E proprio in quanto luogo di “resistenza” ai processi “aziendalistici” che stanno ristrutturando l’intera società, la scuola è uno dei pochi luoghi in cui può custodirsi un pensiero critico. La stella polare del mio lavoro di educatore è contribuire alla formazione di “teste ben fatte” e di donne ed uomini “giusti”. Confrontandomi con i miei ragazzi sul vero, sul buono e sul bello, e spronandoli sempre alla cittadinanza attiva, mi impegno – nel piccolo pezzo di mondo che mi è affidato – in una “riforma morale” della nostra città.

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&nbsp;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="635" height="375" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/nicola-sguera-_A.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="nicola-sguera-_A" title="nicola-sguera-_A" /></p>Da Il Sannio quotidiano del 14 gennaio 2013

<strong>L'intervista. Uno dei più attivi intellettuali cittadini riflette sul caso giudiziario che ha sconvolto un'intera comunità.</strong>
<h2><strong>Sguera: "Livello morale infimo. Occorre una rigenerazione."</strong></h2>
<strong>"Nessuno poteva immaginare un sistema di corruzione così pervasivo come quello tratteggiato da Maddalena"</strong>
<strong> Mi auguro che la Giunta cada. Se ciò accadesse, sarebbe per merito di un'associazione contro il malaffare e di un preparatissimo magistrato estraneo da collusioni. Ciò mostra l'irrilevanza dell'attuale opposizione.</strong>

di Antonio Tretola

<strong>La gravissima vicenda che ha travolto Palazzo Mosti, a prescindere dagli esiti giudiziari, è anzitutto il segno di una decadenza morale. Si è sforzato di comprenderne cause e sintomi.</strong>

I sintomi erano tutti presenti nella precedente esperienza di governo della città. Almeno ai miei occhi, anche se non potevo conoscere il livello di corruzione così pervasivo, ben illustrato dalle durissime parole del procuratore Maddalena. Gli standard “morali” richiesti dalla politica attuale, a livello nazionale e locale, sono infimi. E il cittadino-elettore pare adeguarsi. Quindi non è solo la politica a dover essere rigenerata ma l’intera società. Nelle cose che dico e scrivo, ad esempio, ricordo continuamente come la scissione fra politica e morale, che fonda con Machiavelli la modernità, sia perniciosa. Abbiamo bisogno non tanto di persone “perbene” (questo è evidente!) quanto di rimettere il “bene” (e il “bene comune”) al centro dell’agire non solo politico ma più estesamente civico.

<strong>Il ceto intellettuale di questa città, a parte poche eccezioni, si esercita in convegni e riunioni elitarie, ma non sembra brillare per coraggio nelle denunce e chiarezza nelle posizioni. Non ama sporcarsi i mocassini...</strong>

Personalmente mi si può imputare tutto fuorché scarsa chiarezza nelle posizioni. Sono stato, nei secondi anni Novanta, militante di Rifondazione Comunista, poi candidato sindaco con Città Aperta nel 2001. In ogni circostanza ho preso posizione. Dallo scorso anno ho ripreso a fare politica con ALBA, di cui sono portavoce del nodo sannita, ora sto partecipando alla costruzione di Rivoluzione Civile, all’interno di “Cambiare si può”. Sul «coraggio delle denunzie» ti rispondo: ognuno deve agire nell’ambito che gli è più congeniale. Io credo che l’elaborazione intellettuale sia decisiva quanto la denunzia o il governo dell’esistente. E in quell’ambito ho sempre affermato la “politicità” del mio lavoro. E, quindi, posso dire che le mie scarpe da venti euro portano tutti i segni di questa “compromissione” doverosa con la realtà.

<strong> Lei oltre che in cattedra è stato anche in campo. Sostenne la lista Ora di Medici. Buoni propositi, curriculum specchiati. Vi mancò solo una cosa: i voti... Con il senno del poi, come guarda a quell'esperienza e perché il bottino elettorale fu così magro?</strong>

Mi fa piacere che lei ricordi questa esperienza. Avendo maturato giudizio assolutamente negativo sulla prima amministrazione Pepe, stimando Nardone ma trovando disastrosa la sua alleanza non tanto con il senatore Viespoli quanto con chi incarna ai miei occhi la peggiore politica sannita di sempre, promossi, insieme ad altri, ORA e Antonio Medici, pur sapendo la sua vocazione “testimoniale”. In certi momenti testimoniare è l’unica cosa che possiamo fare. Seminando per il futuro. Da quell’esperienza ho avuto conferma che le esperienze, però, vanno sedimentate nel tempo. È necessario costruire soggetti politici non estemporanei che possano farsi portatori, a livello territoriale, di “un’altra politica”, per citare il manifesto di ALBA, «nelle forme e nelle passioni» (controllando sia il narcisismo, la political addiction, sia l’avidità, la “lupa”, «di tuttte brame carca»).

<strong> Ieri Nardone ha smentito con fastidio un presunto immobilismo dell'opposizione. per qualcuno però se non fosse stato per Corona certe pentole non sarebbero mai state scoperchiate. L'associazionismo come surroga della politica?</strong>

Ho letto con interesse l’intervista a Carmine Nardone, con il quale ho parlato a lungo, durante e dopo le elezioni scorse. Ribadisco per lui stima e affetto. Nello stesso tempo questioni concrete (penso allo scandalo dell’housing sociale, che ora possiamo immaginare cosa nascondesse) mostrano l’irrilevanza dell’opposizione vista nel suo insieme. Malgrado cadute a ripetizione, malgrado l’insipienza mostrata nella cura (o nel controllo dei conti), malgrado il gradimento sceso a zero anche nell’elettorato, la giunta entra in crisi (e, mi auguro, cade) per iniziativa di un magistrato preparatissimo, motivato e privo di quelle collusioni che spesso hanno reso il Tribunale di Benevento un “porticciolo delle nebbie”. Su sollecitazione di associazioni come “Altrabenevento” che da anni denunziano in città il malaffare e la penetrazione della malavita… Associazionismo e società civile (rigenerata) sprone della buona politica. Con l’auspicio che essa possa farsi promotrice anche di politica…

<strong>Corona scende in campo, però. Le giro questa battuta fulminante del sindaco di Salerno De Luca: «De Magistris, Ingroia e Di Pietro nella stessa lista finiranno per indagarsi a vicenda» e le chiedo se non voterà per il partito delle manette.</strong>

Fermo restando che ciò che sta nascendo poteva essere fatto meglio, vorrei ricordare che la base programmatica di cui stiamo discutendo anche nelle assemblee non è ispirata a bieco giustizialismo forcaiolo ma al ripristino delle condizioni minime di legalità che, come le vicende beneventane mostrano plasticamente, vengono sistematicamente disattese. Ingroia porta in Rivoluzione civile l’eredità morale di chi è morto per fronteggiare un cancro che appare inestirpabile nel nostro Sud, la malavita organizzata, e che condiziona pesantemente anche qualunque possibilità di crescita economica. Gabriele Corona rappresenta, con la sua storia, molto bene questo progetto. E lo dico soprattutto ai suoi detrattori “a sinistra”. Le sue asperità caratteriali, che ben conosco, e taluni errori di valutazione, non inficiano le battaglie da lui portate avanti, spesso in solitudine. Testimonianza ne sono le cause, le denunzie e le querele che da anni deve fronteggiare. D’altronde fu lui a far venire Ingroia e De Magistris a Benevento in tempi non sospetti…

<strong> Ultima battuta sulla scuola, che è la passione della sua vita. La scuola sannita esce dall'anonimato prima di Natale per le occupazioni, poi con il panettone va in letargo. Per fortuna che quest'anno lo ha ritardato la Palmieri mandando sulle barricate Ragioneria e Scientifico più mezza provincia con il dimensionamento. Che può fare, concretamente, la scuola per migliorare il livello morale di questa città?</strong>

Studenti, docenti e personale della scuola hanno, insieme, lottato per tutelare un “bene comune” come la scuola, affermandosi come polo di “resistenza” contro il pensiero unico neoliberista, che vorrebbe equiparare il sapere ad una merce qualunque. Ci possono essere distinguo in questa battaglia (e ci sono stati), errori (e ci sono stati), ma è stata battaglia doverosa. E proprio in quanto luogo di “resistenza” ai processi “aziendalistici” che stanno ristrutturando l’intera società, la scuola è uno dei pochi luoghi in cui può custodirsi un pensiero critico. La stella polare del mio lavoro di educatore è contribuire alla formazione di “teste ben fatte” e di donne ed uomini “giusti”. Confrontandomi con i miei ragazzi sul vero, sul buono e sul bello, e spronandoli sempre alla cittadinanza attiva, mi impegno – nel piccolo pezzo di mondo che mi è affidato – in una “riforma morale” della nostra città.

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		<title>Del Basso De Caro: Nessuno deve dimettersi per la corruzione al Comune di Benevento. Travaglio è un grillo parlante e Mancino un galantuomo.</title>
		<link>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=10081</link>
		<comments>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=10081#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2013 16:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appalti al Comune di Benevento]]></category>
		<category><![CDATA[Corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione nel Sannio]]></category>
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		<category><![CDATA[Trattativa Stato mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="630" height="375" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/umberto-del-basso-de-caro-0512A.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="umberto-del-basso-de-caro-0512A" title="umberto-del-basso-de-caro-0512A" /></p>Da Il Sannio Quotidiano del 13 gennaio 2013

<strong>Il capogruppo del Pd in Regione, Umberto Del Basso De Caro, riflette sui risvolti politici dell'inchiesta Mani sulla città, critica la composizione delle liste per le Politiche e parla 'dell'operazione-Travaglio'</strong>
<h2><strong> "Attendiamo gli sviluppi, intanto si vada avanti"</strong></h2>
<strong>"Sulle responsabilità politiche, valuteremo in una fase più evoluta della vicenda"</strong>

Teresa Ferragamo

<strong>Del Basso De Caro, l'inchiesta del pm Antonio Clemente, ha inferto un colpo quasi ferale all'amministrazione comunale: via da Benevento il sindaco Fausto Pepe, mentre il presidente del Consiglio e un consigliere di maggioranza, Luigi Boccalone e Aldo Damiano, finiscono in carcere. Che ricadute politiche è destinata ad avere l'inchiesta Mani sulla città?</strong>

<strong> </strong>“L'inchiesta della Procura, durata 36 mesi, si riferisce, in tutti gli episodi contestati, alla passata gestione amministrativa. Fatta questa premessa è del tutto evidente che, nel rispetto sostanziale della Magistratura, occorrano un grande equilibrio e molta prudenza prima di assumere decisioni destinate a riverberarsi sull'intera collettività. Lunedì avranno termine gli interrogatori di garanzia e solo allora sarà possibile tracciare un quadro nitido delle scelte da assumere. Per quanto mi riguarda, ho grande fiducia che possa intervenire un chiarimento sugli episodi in contestazione. Un chiarimento auspicato per dare certezza alla Giunta e al Consiglio e rinnovata fiducia ai cittadini”.

<strong>Però, se è vero che la responsabilità penale è personale e va accertata, è vero altresì che quella politica è diffusa. Non crede che il Pd dovrebbe prenderne atto?</strong>

“La responsabilità politica forma, evidentemente, oggetto delle nostre valutazioni. Rispetto alla condizione di criticità, senza voler fare il difensore d'ufficio né il garantista ad oltranza, ribadisco l'assoluta necessità di capire meglio i contenuti dell'indagine ed i profili delle singole responsabilità che sono e restano individuali”.

<strong>E se verranno accertate le responsabilità di alcuni rispetto a certi fatti contestati dalla Procura?</strong>

“Se le responsabilità penali fossero accertate, non potremmo che applicare il codice etico da tempo in vigore nel Pd e quindi agire di conseguenza”.

<strong>Ma il sindaco Pepe, per il momento, resta fuori Benevento e sospeso dalle funzioni. Quindi, di fatto un sindaco che non può fare il sindaco. Quanto si può andare avanti così?</strong>

“Aspettiamo gli interrogatori di garanzia e le decisioni del Gip Cusani. Allo stato, poi, c'è un vicesindaco, Raffaele Del Vecchio. E l'amministrazione dovrà andare avanti”.

<strong>Luigi Boccalone si è dimesso da presidente del Consiglio “nel rispetto degli elettori”, ha scritto nella lettera dal carcere, e per potersi difendere da cittadino libero. Per lui sono scattati subito gli arresti domiciliari. Come giudica quel gesto?</strong>

“Un gesto nobile e sofferto che ho apprezzato moltissimo”.

<strong> L'opposizione chiede dimissioni subito.</strong>

“L'opposizione fa il suo mestiere. Tutto qui”:

<strong> Il senatore Pasquale Viespoli, se perde il seggio al Senato, potrebbe ricandidarsi a sindaco di Benevento pensando di ricostruire il clima del '93.</strong>

“Sono passati 20 anni da allora e tutti ormai lo hanno conosciuto. Non mi pare, per giunta, che ci siano le condizioni del '93”.

<strong> Intanto, lei è candidato alla Camera dei deputati, nono, in posizione utile per l'elezione. Ma per uno che raccoglie 12mila voti alle primarie non è poco? Insomma le liste del Pd hanno tenuto in debito conto quel risultato?</strong>

“No, non ne hanno tenuto sufficientemente conto perché la direzione nazionale ha immesso nelle liste Campania 1, Campania 2 e del Senato ben 13 candidati, alcuni dei quali di grande prestigio e riconoscibilità, altri non legati al territorio. Per cui l'onore della battaglia ricadrà, come al solito, sulle spalle di pochi”.

<strong> Ci sono ancora margini di manovra per ritoccare le liste?</strong>

“Spero che nelle giornate che precedono la presentazione ufficiale delle liste, quella del Senato possa essere ulteriormente rafforzato. In Campania, abbiamo, al Senato, tre punti di vantaggio, un margine sufficiente che, tuttavia, può essere ampliato per rendere ancora più sicura l'elezione”.

<strong> Dove ha sbagliato, dunque, il segretario regionale del Pd, Enzo Amendola?</strong>

“Non ha sbagliato. Non è stato garante fino in fondo del deliberato della direzione regionale ed alla fine ha fatto il notaio delle decisioni prese a Roma”.

<strong> Le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il Comune di Benevento, ma anche il consigliere regionale Nicola Caputo, comprometteranno il Pd e il voto per le Politiche?</strong>

“No, siamo di gran lunga favoriti in Italia e in Campania. Ma dobbiamo proporci all'opinione pubblica come i garanti di una nuova fase che sappia distribuire più diritti, più uguaglianza, più opportunità. L'agenda Monti va largamente superata”.

<strong>Il vicedirettore del Fatto, Marco Travaglio, <a href="http://www.sanniopress.it/?p=28885">le ha dedicato un feroce editoriale (leggi) </a>e l'ha messo tra gli Impresentabili, assieme a politici rinviati a giudizio, indagati e condannati. Eppure lei non è mai stato coinvolto in inchieste giudiziarie, le accuse sono legate al ruolo avuto nelle difese di Craxi e Mancino. Cosa pensa dell'operazione-Travaglio?</strong>

<strong> </strong>“Penso che sia un'operazione eterodiretta, ma che ha raggiunto finalità diverse da quelle previste o auspicate. In sostanza, Travaglio, che è il grillo parlante di alcune procure d'Italia e del Movimento degli Arancioni, non potendo scrivere che ero indagato, imputato o condannato, ha censurato le mie idee che, per fortuna, sul tema della giustizia, sono esattamente opposte alle sue. Mi ha accusato di essere socialista, di essere il difensore del presidente Mancino dinanzi al Tribunale di Palermo. Miglior tributo non poteva rendermi perché sono stato sempre orgoglioso della mia antica militanza nel Psi ed altrettanto fiero di <a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=9584">difendere un galantuomo come Nicola Mancino</a>, sicuro punto di riferimento politico e morale per migliaia di persone perbene”.

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<strong>Il capogruppo del Pd in Regione, Umberto Del Basso De Caro, riflette sui risvolti politici dell'inchiesta Mani sulla città, critica la composizione delle liste per le Politiche e parla 'dell'operazione-Travaglio'</strong>
<h2><strong> "Attendiamo gli sviluppi, intanto si vada avanti"</strong></h2>
<strong>"Sulle responsabilità politiche, valuteremo in una fase più evoluta della vicenda"</strong>

Teresa Ferragamo

<strong>Del Basso De Caro, l'inchiesta del pm Antonio Clemente, ha inferto un colpo quasi ferale all'amministrazione comunale: via da Benevento il sindaco Fausto Pepe, mentre il presidente del Consiglio e un consigliere di maggioranza, Luigi Boccalone e Aldo Damiano, finiscono in carcere. Che ricadute politiche è destinata ad avere l'inchiesta Mani sulla città?</strong>

<strong> </strong>“L'inchiesta della Procura, durata 36 mesi, si riferisce, in tutti gli episodi contestati, alla passata gestione amministrativa. Fatta questa premessa è del tutto evidente che, nel rispetto sostanziale della Magistratura, occorrano un grande equilibrio e molta prudenza prima di assumere decisioni destinate a riverberarsi sull'intera collettività. Lunedì avranno termine gli interrogatori di garanzia e solo allora sarà possibile tracciare un quadro nitido delle scelte da assumere. Per quanto mi riguarda, ho grande fiducia che possa intervenire un chiarimento sugli episodi in contestazione. Un chiarimento auspicato per dare certezza alla Giunta e al Consiglio e rinnovata fiducia ai cittadini”.

<strong>Però, se è vero che la responsabilità penale è personale e va accertata, è vero altresì che quella politica è diffusa. Non crede che il Pd dovrebbe prenderne atto?</strong>

“La responsabilità politica forma, evidentemente, oggetto delle nostre valutazioni. Rispetto alla condizione di criticità, senza voler fare il difensore d'ufficio né il garantista ad oltranza, ribadisco l'assoluta necessità di capire meglio i contenuti dell'indagine ed i profili delle singole responsabilità che sono e restano individuali”.

<strong>E se verranno accertate le responsabilità di alcuni rispetto a certi fatti contestati dalla Procura?</strong>

“Se le responsabilità penali fossero accertate, non potremmo che applicare il codice etico da tempo in vigore nel Pd e quindi agire di conseguenza”.

<strong>Ma il sindaco Pepe, per il momento, resta fuori Benevento e sospeso dalle funzioni. Quindi, di fatto un sindaco che non può fare il sindaco. Quanto si può andare avanti così?</strong>

“Aspettiamo gli interrogatori di garanzia e le decisioni del Gip Cusani. Allo stato, poi, c'è un vicesindaco, Raffaele Del Vecchio. E l'amministrazione dovrà andare avanti”.

<strong>Luigi Boccalone si è dimesso da presidente del Consiglio “nel rispetto degli elettori”, ha scritto nella lettera dal carcere, e per potersi difendere da cittadino libero. Per lui sono scattati subito gli arresti domiciliari. Come giudica quel gesto?</strong>

“Un gesto nobile e sofferto che ho apprezzato moltissimo”.

<strong> L'opposizione chiede dimissioni subito.</strong>

“L'opposizione fa il suo mestiere. Tutto qui”:

<strong> Il senatore Pasquale Viespoli, se perde il seggio al Senato, potrebbe ricandidarsi a sindaco di Benevento pensando di ricostruire il clima del '93.</strong>

“Sono passati 20 anni da allora e tutti ormai lo hanno conosciuto. Non mi pare, per giunta, che ci siano le condizioni del '93”.

<strong> Intanto, lei è candidato alla Camera dei deputati, nono, in posizione utile per l'elezione. Ma per uno che raccoglie 12mila voti alle primarie non è poco? Insomma le liste del Pd hanno tenuto in debito conto quel risultato?</strong>

“No, non ne hanno tenuto sufficientemente conto perché la direzione nazionale ha immesso nelle liste Campania 1, Campania 2 e del Senato ben 13 candidati, alcuni dei quali di grande prestigio e riconoscibilità, altri non legati al territorio. Per cui l'onore della battaglia ricadrà, come al solito, sulle spalle di pochi”.

<strong> Ci sono ancora margini di manovra per ritoccare le liste?</strong>

“Spero che nelle giornate che precedono la presentazione ufficiale delle liste, quella del Senato possa essere ulteriormente rafforzato. In Campania, abbiamo, al Senato, tre punti di vantaggio, un margine sufficiente che, tuttavia, può essere ampliato per rendere ancora più sicura l'elezione”.

<strong> Dove ha sbagliato, dunque, il segretario regionale del Pd, Enzo Amendola?</strong>

“Non ha sbagliato. Non è stato garante fino in fondo del deliberato della direzione regionale ed alla fine ha fatto il notaio delle decisioni prese a Roma”.

<strong> Le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il Comune di Benevento, ma anche il consigliere regionale Nicola Caputo, comprometteranno il Pd e il voto per le Politiche?</strong>

“No, siamo di gran lunga favoriti in Italia e in Campania. Ma dobbiamo proporci all'opinione pubblica come i garanti di una nuova fase che sappia distribuire più diritti, più uguaglianza, più opportunità. L'agenda Monti va largamente superata”.

<strong>Il vicedirettore del Fatto, Marco Travaglio, <a href="http://www.sanniopress.it/?p=28885">le ha dedicato un feroce editoriale (leggi) </a>e l'ha messo tra gli Impresentabili, assieme a politici rinviati a giudizio, indagati e condannati. Eppure lei non è mai stato coinvolto in inchieste giudiziarie, le accuse sono legate al ruolo avuto nelle difese di Craxi e Mancino. Cosa pensa dell'operazione-Travaglio?</strong>

<strong> </strong>“Penso che sia un'operazione eterodiretta, ma che ha raggiunto finalità diverse da quelle previste o auspicate. In sostanza, Travaglio, che è il grillo parlante di alcune procure d'Italia e del Movimento degli Arancioni, non potendo scrivere che ero indagato, imputato o condannato, ha censurato le mie idee che, per fortuna, sul tema della giustizia, sono esattamente opposte alle sue. Mi ha accusato di essere socialista, di essere il difensore del presidente Mancino dinanzi al Tribunale di Palermo. Miglior tributo non poteva rendermi perché sono stato sempre orgoglioso della mia antica militanza nel Psi ed altrettanto fiero di <a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=9584">difendere un galantuomo come Nicola Mancino</a>, sicuro punto di riferimento politico e morale per migliaia di persone perbene”.

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