<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>altrabenevento &#187; Amianto &#8211; Scuole</title>
	<atom:link href="https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?cat=5&#038;feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento</link>
	<description>Associazione per la città sostenibile contro il malaffare</description>
	<lastBuildDate>Fri, 31 Mar 2023 18:01:28 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.2</generator>
		<item>
		<title>A San Giorgio del Sannio c’è stata sicuramente dispersione nell’ambiente di fibre di amianto presenti nella struttura prefabbricata dell’ex ufficio postale.</title>
		<link>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=8970</link>
		<comments>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=8970#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 09:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amianto - Scuole]]></category>
		<category><![CDATA[Corruzione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=8970</guid>
		<description><![CDATA[Altrabenevento &#8211; Comunicato stampa del 22 marzo 2012 Ieri, 21 marzo, il Comune di San Giorgio del Sannio ha deciso di festeggiare l’arrivo della primavera, completando l’abbattimento della struttura prefabbricata dell’ex poste, che di certo conteneva fibre di amianto che possono provocare cancro agli ignari cittadini. Già nel mese di dicembre del 1996 Poste Italiane- [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/prefabbricato-con-Amianto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8971" title="prefabbricato con Amianto" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/prefabbricato-con-Amianto-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Altrabenevento &#8211; Comunicato stampa del 22 marzo 2012</p>
<p>Ieri, 21 marzo, il Comune di San Giorgio del Sannio ha deciso di festeggiare l’arrivo della primavera, completando l’abbattimento della struttura prefabbricata dell’ex poste, che di certo conteneva fibre di amianto che possono provocare cancro agli ignari cittadini.</p>
<p>Già nel mese di dicembre del 1996 Poste Italiane- Ente Pubblico Economico comunicava che la società Italposte aveva realizzato in Campania 99 edifici prefabbricati contenenti cemento-amianto. A giugno dell’anno successivo il direttore della filiale Poste Italiane di Benevento, inviava ai responsabili di 21 uffici postali della provincia, tra i quali quello di San Giorgio del Sannio, una comunicazione specifica relativa agli obblighi da assolvere per la gestione dei prefabbricati costituiti da strutture o pannelli di cemento-amianto. Molti di quei prefabbricati sono tuttora utilizzati come uffici postali, senza alcuna indicazione che avvisi i cittadini della presenza del pericoloso minerale.</p>
<p>Il prefabbricato di San Giorgio del Sannio, all’incrocio tra via Alcide De Gasperi e via Cardilli, non è più utilizzato come ufficio postale dal luglio del 1997 ma da allora è stato abbandonato in evidente stato di degrado. Nel 2002 l’ARPAC effettuò i primi esami su due soli campioni, uno del pavimento antiscivolo e l’altro su una parete di truciolato, verificando che non vi erano fibre di amianto.</p>
<p>A luglio del 2004 la stessa ARPAC ha ripetuto gli esami accertando la presenza del pericoloso materiale sicuramente nelle lastre prefabbricate della pensilina. Con la relazione del 2 settembre del 2004, i tecnici che avevano effettuato i prelievi chiarivano che quei pannelli di cemento-amianto, durante il sopralluogo del 4 luglio 2002, erano stati scambiati per “materiali plastici o simili” e poi precisavano che neppure nel 2004 avevano potuto eseguire analisi complete perché alcune parti del prefabbricato erano inacessibili e Poste Italiane non gli aveva fornito, benchè richiesti, i “capitolati riguardanti i materiali utilizzati per la costruzione dell’edificio”.</p>
<p>Il 20 ottobre del 2004, cioè il mese dopo l’accertamento dell’ARPAC sulla presenza di amianto in quel prefabbricato, il Comune di San Giorgio acquista la struttura per abbatterla e realizzare al suo posto un giardino pubblico. Perché l’amministrazione aveva bisogno proprio di quel pezzo di terra per fare un giardino in una zona che presenta molti altri spazi liberi? Perché i tecnici e gli amministratori non pretesero da Poste Italiane l’abbattimento della struttura contenente amianto, nel rispetto delle norme a tutela della salute pubblica, prima di acquistare il suolo? Il Comune non l’ha mai chiarito e lo scorso 21 settembre, cioè dopo sette anni dall’acquisto della struttura, ne ha ordinato l’abbattimento senza alcun piano di protezione perché, incredibilmente, ha sostenuto di NON SAPERE che vi erano parti di cemento-amianto.</p>
<p>L’ARPAC, invece, a seguito delle proteste del “Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia” ha accertato in data 13 ottobre 2011 che su diversi materiali ritrovati nel cantiere, vi erano certamente fibre di amianto crisotilo, proprio quelle che disperse nell’aria ed inalate, creano l’asbestosi, il mesotelioma pleurico-peritoneale, il cancro polmonare e i tumori del tratto gastro-intestinale e della laringe.</p>
<p>A seguito di quell’accertamento furono sospesi i lavori di abbattimento della struttura che è stata lasciata al vento e alle intemperie per tutto l’inverno. Ieri, improvvisamente, senza piano di protezione e senza avvertire in alcun modo la popolazione, i lavori di abbattimento sono ripresi e una nuvola di polvere si è abbattuta sui passanti ignari. Adesso le autorità competenti devono immediatamente adottare tutte le iniziative necessarie per limitare i danni alla salute dei cittadini e per accertare chi sono i responsabili di questo ennesimo e gravissimo episodio di malaffare.</p>
<p>Il presidente – Gabriele Corona</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?feed=rss2&#038;p=8970</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Comune ammette: sapevamo dell’amianto nella scuola di Pacevecchia</title>
		<link>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=167</link>
		<comments>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=167#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2006 12:33:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amianto - Scuole]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=167</guid>
		<description><![CDATA[Durante la seduta del Consiglio Comunale del 12 aprile si è discusso anche dei lavori effettuati nella scuola di Pacevecchia con le relazioni del Dirigente del Settore Lavori Pubblici del Comune di Benevento, ing. Fernando Capone, del dott. Taddeo della ASL e del dott. Giuseppe D’Antonio del CRIA. Incredibile la relazione del Dirigente Comunale il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante la seduta del Consiglio Comunale del 12 aprile si è discusso anche dei lavori effettuati nella scuola di Pacevecchia con le relazioni del Dirigente del Settore Lavori Pubblici del Comune di Benevento, ing. Fernando Capone, del dott. Taddeo della ASL e del dott. Giuseppe D’Antonio del CRIA.<br />
Incredibile la relazione del Dirigente Comunale il quale ha ammesso che la presenza di amianto nei pavimenti della scuola era nota all’Ufficio Tecnico e che i lavori sono stati condotti nel rispetto delle procedure previste per legge. Ma Capone è stato smentito dal medico della ASL che ha ricordato di aver sanzionato il Comune proprio perchè non sono state rispettate le norme relative alla rimozione dei materiali inquinanti.<br />
Intanto il Comune tenta di utilizzare strumentalmente le dichiarazioni del dott. D’Antonio il quale ha ricordato che l’Amianto non procura danni alla salute per la semplice presenza nei pavimenti ma determina gravi patologie, soprattutto per gli operai addetti alla loro rimozione.<br />
L’Amministrazione comunale si aggrappa a queste affermazioni per sostenere la assenza di pericolo per i bambini della scuola che invece sono stati esposti a gravi rischi perchè le fibre di amianto sono state disperse nell’ambiente sul piazzale antistante la scuola, a pochi metri dalle finestre delle aule mentre erano in corso le lezioni.<br />
Non appena saranno pronte le trascrizioni degli interventi registrati, RE.S.E.T. terrà una Conferenza Stampa sulle gravissime responsabilità dei tecnici e degli amministratori comunali per i lavori di rimozione dei pavimenti contenenti amianto effettuati senza il rispetto delle norme previste per la tutela della salute dei bambini, degli operatori scolastici e dei lavoratori.<br />
Di seguito riportiamo gli articoli del MATTINO e del SANNIO QUOTIDIANO sulla discussione in Consiglio Comunale e il Dossier presentato da RE.S.E.T. lo scorso 30 gennaio.<br />
<a id="more-81"></a><span id="more-167"></span><br />
IL MATTINO del 13/04/2006</p>
<p>PACEVECCHIA: Amianto nella scuola, bufera in Consiglio</p>
<p>MARISA DEL MONACO «Sulla vicenda dell’amianto nella scuola di Pacevecchia, l’amministrazione comunale ha avuto un comportamento irresponsabile. Ha messo a repentaglio la salute degli alunni, degli insegnanti e di quanti hanno frequantato l’istituto». L’attacco al sindaco D’Alessandro e alla sua squadra arriva dal consigliere di opposizione Cosimo Lepore nel corso della seduta consiliare di ieri sera.<br />
Tra i punti all’ordine del giorno proprio un dibattito su questa problematica, chiesto a gran voce dall’opposizione e dall’associazione Reset, presente in aula con molti suoi componenti.<br />
A dare il proprio contributo sono stati chiamati anche Giuseppe D’Antonio, in rappresentanza del’Arpac e Francesco Taddeo per l’Asl. Per il comune di Benevento ha relazionato l’ingegnere Capone, il quale ha ammesso che «si sapeva della presenza dell’amianto nel plesso scolastico, tanto è vero &#8211; ha spiegato &#8211; che il comune aveva chiesto un finanziamento regionale per procedere alla rimozione». Ma, viste le lungaggini burocratiche per ottenerlo e, complice la fretta di aprire la scuola, da Palazzo Mosti si è optato per dare l’incarico ad una ditta di rimuovere il pavimento contenente l’amianto. Lavori questi che, però, gli ha fatto eco il Taddeo dell’Asl, «non sono stati eseguiti secondo la legge, poiché la ditta non era specializzata per la rimozione dell’amianto e noi &#8211; ha detto Taddeo &#8211; l’abbiamo anche sanzionata».<br />
L’intervento di D’Antonio ha confermato la tesi espressa dall’espontente dell’Asl ed ha focalizzato l’attenzione sui «danni causati alla salute dalle fibre di amianto». Al termine delle relazioni, sono seguiti gli interventi. Molto duri quelli dell’opposizione che con Lepore prima e con altri rappresentanti poi, ha ribadito l’atteggimento «sconsiderato dell’amministrazione comunale».</p>
<p>********************</p>
<p>IL SANNIO QUOTIDIANO del 14-04-2006</p>
<p>Amianto a Pacevecchia, il Comune: «Nessun rischio»</p>
<p>“In relazione alla seduta del consiglio comunale e all’argomento relativo alla scuola Pacevecchia, la cui discussione si è protratta fino a tarda sera, l’Amministrazione comunale ritiene opportuno ribadire che il dottor Giuseppe D’Antonio, che in aula rappresentava il Cria (Centro regionale inquinamento atmosferico) della Regione Campania, ha escluso che le fibre d’amianto presenti in alcune delle pavimentazioni dello stesso edificio, oggi completamente rimosse, abbiano potuto provocare danni alla popolazione scolastica”. La nota inviata ieri dal Comune di Benevento fa seguito ad una delle più partecipate ed accese sedute di Consiglio svoltesi in questi ultimi mesi. Nel corso dell’assemblea, come riportato nelle cronache di ieri, sono stati ascoltati anche i pareri tecnici di Francesco Taddeo dell’Asl Bn1, e di Giuseppe D’Antonio del Cria. Proprio alle parole di quest’ultimo fa riferimento la nota di palazzo Mosti: “Il consiglio comunale ha quindi potuto prendere atto, attraverso l’esposizione di D’Antonio, peraltro noto e affermato medico pneumologo, che nessun rischio di contaminazione è stato corso né dagli studenti né dal personale docente o amministrativo”. Quindi per il Comune: “Se ne può dedurre che nessuno dei frequentatori della scuola ha corso rischi”.<br />
Nessun accenno nella nota dell’ufficio stampa del Comune viene però dedicato al bando di gara realizzato per la rimozione di Pvc, mentre da anni era nota la presenza di amianto nell’istituto. Sul punto anche in Consiglio non è stata fatta chiarezza.<br />
Sempre sulla stessa vicenda, intanto, palazzo Mosti ha ribadito attraverso un’altra comunicazione ufficiale che: “L’Asl Benevento 1, su richiesta del Comune e della ditta esecutrice dei lavori di bonifica, ha restituito ‘all’esercizio ordinario’ i locali della scuola elementare e materna di Pavececchia. L’autorizzazione, specifica l’Asl, scaturisce dai sopralluoghi ispettivi effettuati e dai risultati dei campionamenti d’aria “eseguiti al termine dei lavori di rimozione e smaltimento materiali contenenti amianto presso il cantiere in oggetto”. Di fatto, mercoledì prossimo riprenderanno i lavori ordinari di ristrutturazione che il Comune di Benevento aveva già appaltato nei mesi scorsi e che consentiranno, nei prossimi mesi, la ripresa dell’attività scolastica. L’intervento, che sarà eseguito dalla ditta De.M.Al. di Castelcampagnano (Caserta), prevede la sostituzione di tutte le pavimentazioni interne, degli infissi interni ed esterni, il rifacimento del manto impermeabile di copertura, dei servizi igienici e dell’impianto elettrico, nonché altri interventi per rendere la scuola più sicura e accogliente”. C’è da ricordare che per i primi lavori di rimozione, quelli dello scorso settembre quando scoppiò il caso, il Comune di Benevento è stato sanzionato con un provvedimento pecuniario da parte dell’Asl che aveva riscontrato violazioni alle procedure imposte dalla legge in materia. Di questo provvedimento sanzionatorio è stata data comunicazione anche alla Procura della Repubblica.</p>
<p>**********</p>
<p>RE.S.E.T.<br />
Rete Sociale Ecologica e Territoriale – Benevento<br />
Associazioni Ambientaliste &#8211; Centro Sociale Depistaggio – Codacons &#8211; Comitato Serretelle- CUB Trasporti &#8211; Emisfero sud &#8211; Fiom CGIL &#8211; Flaica CUB &#8211; ForumAmbientalista Sannio- Movimento studentesco – PRC &#8211; Sancto Janne &#8211; Slai Cobas</p>
<p>Dossier Amianto Pacevecchia<br />
Lunedì 30 giugno 2006, ore 16, Istituto “Cattaneo”</p>
<p>Diapositiva 1 – RESET<br />
Diapositiva 2 – Dossier Amianto<br />
Diapositiva 3- Ingresso scuola Pacevecchia)</p>
<p>Il 16 settembre dello scorso anno, mentre erano in corso le lezioni nella scuola elementare del quartiere Pacevecchia, alcuni insegnanti si accorgono che nel piazzale antistante l’edificio (diapositiva 4 ) alcuni operai stanno caricando su un camioncino le piastrelle di linoleum che erano state rimosse dai pavimenti della scuola da una ditta incaricata dal Comune.<br />
Il lavoro si svolge senza particolari accorgimenti tanto da sollevare una piccola nube di polvere che preoccupa gli insegnanti i quali sanno che in quelle piastrelle è stata più volte accertata la presenza di fibre di amianto.<br />
Dopo poche ore, i tecnici dell’Arpac, chiamati dai docenti, riscontrano la presenza sul piazzale della scuola di pezzi di linoleum e prelevano da terra il pulviscolo che viene esaminato riscontrando fibre di Amianto. (diapositive 5-6-7)<br />
Quindi, effettivamente, le operazioni di carico su un automezzo delle piastrelle di linoleum, senza i dovuti sistemi di sicurezza, aveva determinato il rilascio di fibre del materiale cancerogeno davanti ad una scuola frequentata da bambini, genitori, insegnanti e assistenti scolastici.(diapositive 8-9-10)<br />
Di chi sono le responsabilità per tale disastro? Quali danni può procurare l’amianto?</p>
<p>Sul Sannio Quotidiano del 18 settembre 2005 (diapositive 11-12) compare una dichiarazione del Sindaco il quale, anche nella qualità di medico, spiega “L’amianto non crea danni all’organismo quando l’esposizione è occasionale, si sa di problemi generati da esposizioni croniche e prolungate”.<br />
Su Il Mattino dello stesso giorno, (diapositive 13-14) il coordinatore provinciale del Codacons dichiara che “le piccole fibre di amianto presenti nella nube di polvere che ha invaso la scuola sono altamente cancerogene proprio quando entrano nel sistema respiratorio. Per questo motivo i lavori di rimozione di tutti i manufatti che contengono tale sostanza devono essere effettuati con particolari sistemi di sicurezza”</p>
<p>La parola al medico.<br />
Attualmente sono proibite su tutto il territorio nazionale “l’estrazione, l’importazione la lavorazione dell’amianto”, come recita la legge 257 varata nel lontano 1992. Ma l’amianto ha conosciuto tempi migliori di questi. Tempi in cui veniva largamente usato. Materiale estremamente versatile e resistente, è stato impiegato in circa 3500 applicazioni, che vanno dai tetti degli edifici ai freni a disco, dai guanti da forno alle guarnizioni elettriche, dai pannelli isolanti alle condutture dell’acqua, dai tessuti ai pavimenti di linoleum, ecc. ecc. Sembrava buono per tutti gli usi, l’amianto, come il prezzemolo. Sembrava un materiale economico, conveniente, efficace.<br />
Poi, a un certo punto, tutto finisce. Chi lavorava con l’amianto comincia ad accusare disturbi. Chi vi era stato esposto denuncia problemi fisici gravi. Qualcuno ci rimette la pelle. Vengono avviate ricerche scientifiche. Si scopre che le fibre di amianto fissate nei composti, quando rilasciate nell’aria, possono essere nocive per l’uomo. Diverse analisi accertano così che l’amianto non era la sostanza amica che si credeva. Già, ma che cos’era?<br />
Una sostanza nemica. Un pericolo. Un minerale cancerogeno.<br />
L’amianto non è come l’influenza di stagione. Non provoca tosse e raffreddore. Non si cura con l’antibiotico. L’amianto attacca l’organismo umano e causa qualcosa di più che la carie o il mal di testa.<br />
Si conoscono tre effetti gravissimi derivanti dal contagio con fibre di amianto: l’asbestosi, una malattia che, facendo perdere elasticità ai polmoni, impedisce l’ossigenazione e genera una insufficienza respiratoria irreversibile dalle ovvie, tragiche conseguenze; il mesotelioma, una forma rara e devastante di tumore che attacca alcune membrane dell’organismo ed è mortale nella quasi totalità dei casi; il carcinoma polmonare che, grazie all’esposizione alle fibre di amianto, aumenta di ben 5 volte le sue possibilità di colpire l’organismo.<br />
Né la durata né l’intensità dell’esposizione alle fibre di amianto hanno alcuna rilevanza. Ci vuole poco ad essere esposti al contagio. Una sola fibra che riesca a entrare nel corpo umano è sufficiente a causare uno di questi effetti. E le fibre di amianto sono infinitesimali: in 1 mm di diametro se ne contano tra le 10.000 e le 50.000.<br />
Queste gravissime patologie si manifestano in un arco di tempo molto lungo, che può coprire un’estensione di 40 anni. Ciò rende difficile individuarne agevolmente la presenza. E tuttavia, quando si manifestano, non lasciano scampo.</p>
<p>Torniamo agli interrogativi: il Comune di Benevento quando ha deciso la sostituzione dei pavimenti sapeva che c’era Amianto? La ditta scelta per i lavori è una ditta specializzata per questo tipo di lavoro? Perché questo lavoro non è stato eseguito nel rispetto delle norme che impongono particolari accorgimenti per la sicurezza quando si trattano materiali contenenti Amianto? Lo sapevano gli operai che hanno caricato sul camioncino le piastrelle di linoleum che stavano lavorando a contatto con fibre di amianto? E i lavori di rimozione delle piastrelle nella scuola, sono stati eseguiti con gli accorgimenti dovuti, oppure sono state disperse anche nelle aule le fibre del pericoloso materiale?</p>
<p>La nostra ricostruzione dei fatti si basa sulle notizie apparse sui giornali e sui documenti che sono stati messi a disposizione del Codacons che ha prodotto specifiche richieste agli Enti competenti.<br />
Le polemiche sulle responsabilità per la dispersione nell’ambiente delle fibre di Amianto, compaiono già sulla stampa locale il giorno dopo la chiusura della scuola, da consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione.<br />
Il Sannio Quotidiano del 18 settembre (diapositive 15- 16) riporta la dichiarazione del Consigliere Comunale di Forza Italia, Marcello Matarazzo il quale segnala le responsabilità dell’Ufficio Tecnico e ricorda che il Sindaco si era impegnato in Consiglio Comunale a far bonificare la scuola ed invece è stato rimosso solo il pavimento.<br />
Sempre il 18 settembre Il Mattino (diapositive 17-18) riporta le accuse gravissime del capogruppo dell’Udeur in Consiglio Comunale al Sindaco per i lavori eseguiti “senza garantire le più elementari norme di sicurezza a salvaguardia della salute dei propri concittadini” .</p>
<p>A proposito di responsabilità, l’Ingegnere Capo del Comune, Fernando Capone, rilascia al Sannio Quotidiano del 27 settembre 2005 (diapositive 19), una strana dichiarazione. Egli fa sapere che che sono in corso gli accertamenti sull’iter seguito anche se “spinte dalle necessità come nel caso di Pacevecchia, bisogna provare a ridurre i tempi morti della burocrazia…”<br />
Il 13 di ottobre lo stesso ing. Capone comunica all’ARPAC (diapositive 20-21) il nome della ditta chiarendo che “non trattasi di bonifica amianto ma di rimozione di VA (vinil-amianto) per i quali le procedure di rimozione possono essere semplificate rispetto a quelle dei materiali friabili”<br />
Si tratta di una dichiarazione stupefacente! Non è vero che la rimozione di vinil-amianto si fa con procedure semplificate. Se le piastrelle che contengono le fibre del minerale cancerogeno sono rotte per usura, o quando vengono tagliate o rimosse, allora l’amianto si disperde nell’ambiente con tutti i pericoli connessi.<br />
Ma comunque non è stata adottata neppure la presunta “procedura semplificata” per il semplice fatto che nell’affidare i lavori alla ditta, il Comune di Benevento non ha fatto alcun riferimento neppure al vinil-amianto.<br />
Infatti dal Verbale di Gara e dalla Determina del Settore Lavori Pubblici 866 del 5/8/2005 (diapositive 22-23-24) risulta che i lavori affidati alla ditta Nuzzo Costruzioni riguardavano solo la sostituzione di “pavimentazione di alcune aule e del corridoio al primo piano realizzata in PIASTRELLE DI PVC che risulta deteriorata”<br />
Nessun riferimento, quindi all’amianto in alcuna forma, neppure come vinil-amianto! Quindi il Comune di Benevento ha chiesto alla ditta Nuzzo di eseguire i lavori come se si trattasse di sostituire un semplice materiale in PVC senza alcuna accortezza o norma di sicurezza prevista per i lavori di rimozione di pavimenti contenenti fibre di amianto, esponendo, pertanto, a gravi rischi per la salute, i lavoratori della ditta stessa e poi i bambini della scuola, gli insegnanti, il personale ausiliario e poi tutti i frequentatori della area antistante l’istituto.<br />
Ma anche il comportamento della ditta Nuzzo non appare proprio lineare.<br />
Infatti essa, dovendo dimostrare come e dove ha smaltito le piastrelle rimosse dalla scuola Pacevecchia, esibisce un attestato “il Formulario Rifiuti” (diapositiva 25) dal quale risulta che in data 12/10/2005, cioè dopo circa un mese dopo da quando le piastrelle erano state caricate in malo modo sul camioncino procurando la nube di polvere e fibre di amianto, era stato consegnato alla ditta Eco Sistem di San Felice a Cancello, del materiale descritto come PLASTICA da RECUPERARE contraddistinto con il codice 16.01.19 che si riferisce a PLASTICHE PROVENIENTI DALLA ROTTAMAZIONE DI VEICOLI.<br />
E’ evidente che non si tratta neppure del pavimento in PVC come dichiarato dal Comune e si capisce che il certificato predetto si riferisce a plastiche da autoveicoli da demolire che niente hanno a che fare, comunque, con la pavimentazione rimossa nella scuola Pacevecchia.<br />
Eppure questo è il certificato che proprio l’ing. Capone allega alla lettera inviata all’ARPAC il 13/10/2006 (diapositiva 26-27).</p>
<p>Ma le sorprese non sono finite. Il 27/10/2006 ci pensa l’Assessore ai Lavori Pubblici a stupire tutti, dichiarando in Consiglio Comunale, come riportato da Il Mattino (diapositiva 28) che a Pacevecchia non c’era amianto nei pavimenti e si serve per questa sua sorprendente novità di analisi fatte eseguire dalla ditta Nuzzo.<br />
Ma cosa ha fatto analizzare la ditta Nuzzo? Il materiale plastico da autoveicoli da demolire? L’Assessore De Minico, al di la della enfasi manifestata nell’annunciare la falsa novità, precisa che “quello che è stato rinvenuto sulle mattonelle rimosse non è amianto ma vinil-amianto, per la qual cosa non esistono precisi controlli di rimozione”. Abbiamo già spiegato che così non è.<br />
Il Comune sapeva che nelle piastrelle di alcuni locali di quella scuola, vi era amianto. (diapositiva 29)<br />
Lo sapeva dal 1998 a seguito del sopralluogo della ASL Benevento 1. Nel documento prot. 3722 del 5/10/98 (diapositive 30-31-32) i tecnici della ASL dichiarano che nel campione prelevato nel locale segreteria-sala professori, c’erano fibre di amianto precisando che nel caso si ravvisi la necessità di rimuoverlo “dovranno essere adottate tutte le prescrizioni” di legge.<br />
Nel 2003 i tecnici dell’ARPAC relazionano (diapositive 33-34) e confermano che nell’aula prima adibita a segreteria la pavimentazione “mostra segni diffusi, talora marcati, di danneggiamento e usura”. Quindi quelle piastrelle sono diventate pericolose perché possono rilasciare particelle di amiato. Anche questa documentazione fu inviata al Comune che era ben cosciente della presenza di amianto in quella scuola tantè che il 5/11/2004 il Dirigente del Settore Lavori Pubblici, Fernando Capone, scrive all’ARPAC (diapositive 35-36) chiedendo la “certificazione relativa alla costituzione dei materiali contenenti amianto delle PAVIMENTAZIONI IN LINOLEUM della scuola Elementare e Materna di Pacevecchia” perché ha necessità di presentare alla Regione Campania la richiesta di finanziamento per “programmi di risanamento aree contaminate”.<br />
L’ARPAC risponde il 15/11/2004 inviando ancora una volta il Rapporto di Prova che attestava la presenza di amianto crisotilo in quella pavimentazione. (diapositive 37-38-39-40)<br />
Quindi l’ing. Capone sapeva che in quella scuola alcuni pavimenti presentavano segni evidenti di danneggiamento e contenevano amianto. E lo sapeva certamente da almeno 8 mesi prima di avviare le procedure per assegnare i lavori alla ditta Nuzzo.<br />
Ma le cose strane di questa vicenda non sono terminate.<br />
Dopo la “nube di polvere e fibre di amianto” di settembre 2005, il Comune di Benevento affida alla ditta COSTA di Acerra gli “interventi di messa in sicurezza previa rimozione e smaltimento delle strutture in amianto presso alcuni edifici comunali”.<br />
Con la lettera del 17 novembre 2005, (diapositive 41-42-43) la ditta Costa comunica di aver fatto eseguire alcune analisi dei pavimenti della scuola e di aver riscontrato che tutti i pavimenti ancora presenti nell’edificio, contengono amianto. Si tratta di una scoperta sorprendente perché finora si era parlato solo del pavimento di un’aula e forse alcuni altri pezzi usati per sostituire le piastrelle mancanti, ma mai si era accertato che tutti i pavimenti contenessero amianto.<br />
Anche l’ARPAC provvede a fare le analisi e scopre che effettivamente nel “Pavimento corridoio piano terra” e “Pavimento aula 11” c’è amianto.<br />
Precisano i tecnici della ASL che i campioni analizzati non sono riferibili a quelli analizzati precedentemente. (diapositive 44-45-46 e 47-48-49)<br />
In effetti nella relazione del 1998, i tecnici del Laboratorio di analisi della ASL BN1 riscontravano l’amianto solo in un campione (diapositive 50) e quindi in una sola aula, come è possibile che ora l’amianto viene scoperto in tutti i pavimenti? Per concludere.<br />
Non c’è dubbio che vi sono responsabilità penali in questa vicenda , come sostiene il Codacons che ha già da tempo presentato un esposto alla Procura della Repubblica che però non ha ancora assunto alcuna iniziativa neppure per avviare le indagini.<br />
Vi sono però anche responsabilità politiche, amministrative, morali per il Sindaco, l’Assessore ai Lavori Pubblici e il Dirigente del Settore che dovrebbero dimettersi o essere rimossi immediatamente.<br />
Ora è necessario ricostruire quella scuola, ma anche la ASL e l’ARPAC devono chiarire qual’è stata la effettiva esposizione al rischio amianto da parte dei bambini, i professori e il personale ausiliario della Scuola Pacevecchia.<br />
Ma è ancor più necessario evitare che fatti simili non si ripetano. Ora vogliamo sapere quali sono i luoghi pubblici esaminati dalla Commissione amianto del 1998 nei quali è stata riscontrata la presenza di amianto e che cosa stato fatto in questi anni per evitare rischi alla popolazione<br />
Sabato pomeriggio abbiamo apposto simbolicamente i sigilli alla scuola elementare Mazzini in piazza Risorgimento (diapositiva 51).<br />
Anche in quell’Istituto, infatti, è stata certificata la presenza di amianto nei pavimenti. (diapositive 52-53-54)<br />
Vogliamo sapere da quando tempo il Comune sapeva della presenza del minerale cancerogeno. Se c’è il piano per la sicurezza. Se la ditta incaricata di effettuare la rimozione di quei pavimenti è una ditta specializzata per questo tipo di lavori. Sia chiaro che accerteremo la presenza di amianto in altre strutture pubbliche e denunceremo i responsabili. (diapositiva 55)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?feed=rss2&#038;p=167</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scuola Pacevecchia: il Comune sapeva che c’era Amianto</title>
		<link>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=119</link>
		<comments>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=119#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Feb 2006 12:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amianto - Scuole]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=119</guid>
		<description><![CDATA[L’Amministrazione comunale di Benevento sapeva che c’era Amianto nei pavimenti della scuola di Pacevecchia ma ha fatto eseguire i lavori senza il “piano di sicurezza”. Ora sono necessari controlli medici periodici per accertare i possibili danni alla salute di bambini, insegnanti e personale ausiliario. In altre scuole ed edifici pubblici c’è Amianto e la Rete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Amministrazione comunale di Benevento sapeva che c’era Amianto nei pavimenti della scuola di Pacevecchia ma ha fatto eseguire i lavori senza il “piano di sicurezza”.<br />
Ora sono necessari controlli medici periodici per accertare i possibili danni alla salute di bambini, insegnanti e personale ausiliario.<br />
In altre scuole ed edifici pubblici c’è Amianto e la Rete Sociale Ecologica e Territoriale chiede che la ASL renda noto l’elenco dei siti contaminati.<br />
Queste sono le novità più importanti emerse nel corso della Conferenza Stampa organizzata da Re.S.E.T. che si è tenuta il 30 gennaio all’Istituto Cattaneo.<br />
Leggi testo diffuso in sala e testo consegnato ai giornalisti insieme alla copia delle 55 immagini proiettate.<br />
<a id="more-103"></a><span id="more-119"></span><br />
LA NUBE DI POLVERE<br />
Dossier sulla “questione amianto” a cura della Rete Sociale e Territoriale RESET</p>
<p>Gli effetti cancerogeni di un luogo comune</p>
<p>“Si sa che l’amianto fa male”. Con la sua apparente ovvietà, la sua innegabile semplicità, e le sue false certezze, questa banalissima affermazione ha conquistato progressivamente le menti di molte persone – amministratori, specialisti, gente comune, giornalisti. Come tante frasi suoi parenti stretti, tipo Piove governo ladro, Non ci sono più le mezze stagioni, Il matrimonio è la tomba dell’amore, ha raggiunto quello stato molto speciale e molto irritante che caratterizza i luoghi comuni: evidenza, verità e indiscutibilità. In presenza di frasi del genere non c’è bisogno di farla tanto lunga. Di mettersi a spaccare il capello. “Si sa che l’amianto fa male”. E allora, si può sapere qual è il problema?<br />
Il problema è che i luoghi comuni impediscono di andare a fondo nelle cose, di capire di più e di capire meglio. Rassicurano e mettono a posto la coscienza. Chiudono il discorso. Ostacolano gli interrogativi.<br />
Che nel nostro caso sono i seguenti: in che senso, l’amianto fa male? Perché? Come? Quando? E soprattutto, fa male e basta, o cosa?<br />
Attualmente sono proibite su tutto il territorio nazionale “l’estrazione, l’importazione la lavorazione dell’amianto”, come recita la legge 257 varata nel lontano 1992. Ma l’amianto ha conosciuto tempi migliori di questi. Tempi in cui veniva largamente usato. Materiale estremamente versatile e resistente, è stato impiegato in circa 3500 applicazioni, che vanno dai tetti degli edifici ai freni a disco, dai guanti da forno alle guarnizioni elettriche, dai pannelli isolanti alle condutture dell’acqua, dai tessuti ai pavimenti di linoleum, ecc. ecc. Sembrava buono per tutti gli usi, l’amianto, come il prezzemolo. Sembrava un materiale economico, conveniente, efficace.<br />
Poi, a un certo punto, tutto finisce. Chi lavorava con l’amianto comincia ad accusare disturbi. Chi vi era stato esposto denuncia problemi fisici gravi. Qualcuno ci rimette la pelle. Vengono avviate ricerche scientifiche. Si scopre che le fibre di amianto fissate nei composti, quando rilasciate nell’aria, possono essere nocive per l’uomo. Diverse analisi accertano così che l’amianto non era la sostanza amica che si credeva. Già, ma che cos’era?<br />
Una sostanza nemica. Un pericolo. Un minerale cancerogeno.<br />
L’amianto non è come l’influenza di stagione. Non provoca tosse e raffreddore. Non si cura con l’antibiotico. L’amianto attacca l’organismo umano e causa qualcosa di più che la carie o il mal di testa.<br />
Si conoscono tre effetti gravissimi derivanti dal contagio con fibre di amianto: l’asbestosi, una malattia che, facendo perdere elasticità ai polmoni, impedisce l’ossigenazione e genera una insufficienza respiratoria irreversibile dalle ovvie, tragiche conseguenze; il mesotelioma, una forma rara e devastante di tumore che attacca alcune membrane dell’organismo ed è mortale nella quasi totalità dei casi; il carcinoma polmonare che, grazie all’esposizione alle fibre di amianto, aumenta di ben 5 volte le sue possibilità di colpire l’organismo.<br />
Né la durata né l’intensità dell’esposizione alle fibre di amianto hanno alcuna rilevanza. Ci vuole poco ad essere esposti al contagio. Una sola fibra che riesca a entrare nel corpo umano è sufficiente a causare uno di questi effetti. E le fibre di amianto sono infinitesimali: in 1 mm di diametro se ne contano tra le 10.000 e le 50.000.<br />
Queste gravissime patologie si manifestano in un arco di tempo molto lungo, che può coprire un’estensione di 40 anni. Ciò rende difficile individuarne agevolmente la presenza. E tuttavia, quando si manifestano, non lasciano scampo.<br />
“Si sa che l’amianto fa male”. No, non è così. L’amianto non fa male. L’amianto uccide.</p>
<p>Il fattaccio del 16 settembre</p>
<p>Il 16 settembre del 2005 alla scuola elementare del quartiere Pacevecchia è una mattina come tutte le altre. La scuola funziona regolarmente. Bambini e insegnanti sono nelle aule a fare lezione. Sembra tutto normale, tranquillo, quotidiano. Ma nel piazzale davanti alla scuola c’è uno strano movimento. Una squadra di operai, dipendenti della ditta Nuzzo, sta caricando su un camion delle casse di legno. A una prima occhiata sembrerebbe una pacifica attività di rimozione di rifiuti, successiva a un qualche lavoro di ristrutturazione. Gli operai non indossano protezioni particolari. Nessuno della scuola è stato avvertito di questo lavoro. Perché avvisare qualcuno se si tratta di una semplice rimozione di materiale da buttare? Le casse sono grosse e pesanti. Nelle operazioni di carico si alzano polveri e detriti. Alcuni insegnanti, incuriositi, escono per dare un’occhiata. E scoprono che quelle casse non contengono un materiale qualsiasi. Contengono lastroni di linoleum con dentro fibre di amianto.</p>
<p>Semplificare le procedure</p>
<p>Facciamo un passo indietro. Nel 1998 la Asl di Benevento conduce una serie di analisi sulla suola elementare di Pacevecchia e scopre che il pavimento di linoleum della sala professori contiene fibre di amianto. I tecnici dell’Asl precisano che qualora dovesse essere rimosso quel pavimento, l’intervento dovrà essere fatto “adottando tutte le prescrizioni di legge”. Durante la rimozione c’è il pericolo che i lastroni si danneggino, rilasciando fibre di amianto nell’aria.<br />
Nel 2003 giunge una segnalazione all’Arpac, la nuova agenzia regionale per l’ambiente, in merito alla presenza di amianto nella stessa scuola elementare. I tecnici effettuano una serie di rilievi e confermano quello che l’ASL aveva scoperto cinque anni prima, ma con una differenza: adesso la pavimentazione “mostra segni diffusi, talora marcati, di danneggiamento e usura”. Il lastroni sono diventati pericolosi.<br />
Il Comune viene messo a conoscenza della situazione. E che sia informato dei fatti lo prova, nel novembre del 2004, il Dirigente dei Lavori Pubblici, l’ing. Fernando Capone. L’ingegnere fa esplicita richiesta scritta all’Arpac di una “certificazione relativa alla costituzione dei materiali contenenti amianto delle pavimentazioni in linoleum della scuola Elementare e Materna Pacevecchia”, di cui il Comune ha bisogno per ottenere dalla Regione i finanziamenti relativi ai “programmi di risanamento aree contaminate”. L’Arpac invia un nuovo Rapporto di Prova a conferma delle analisi eseguite.<br />
Due certezze, allora: 1) nella scuola di Pacevecchia c’è amianto; 2) il Comune di Benevento lo sa.<br />
Otto mesi più tardi, nel giugno del 2005, vengono avviate le procedure per assegnare il lavori di rimozione del pavimento con le fibre di amianto. Ci si aspetterebbe che il Comune assegni i lavori a una ditta specializzata nella rimozione di materiali contenenti amianto. La legge infatti prevede una serie di sistemi di sicurezza specifici per questi tipo di interventi. Come la protezione per i lavoratori, una bonifica del sito successiva alla rimozione, lo smaltimento dei rifiuti pericolosi in appositi luoghi di stoccaggio. Tutte operazioni delicate e costose.<br />
E invece no. Dal verbale di Gara e dalla Determina del Settore Lavori Pubblici dell’agosto del 2005 risulta che il Comune ha assegnato alla ditta Nuzzo Costruzioni i lavori per la sostituzione di “pavimentazione di alcune aule e del corridoio al primo piano realizzata in piastrelle di PVC che risulta deteriorata”.<br />
Nessun riferimento all’amianto. Nessun ricorso a una impresa specializzata. Strano. I lavori vengono effettuati nell’agosto del 2005. I pavimenti vengono sostituiti. E finiscono dentro le casse fuori al piazzale della scuola.<br />
Tutto liscio, dunque? Niente affatto.<br />
Secondo indiscutibili analisi di laboratorio, compiute in periodi diversi e da istituti diversi, nella scuola esistono porzioni consistenti di pavimento in linoleum contenenti fibre di amianto e il Comune sta facendo finta di niente.<br />
Possiamo però ricavarne altre certezze: il Comune ha fatto rimuovere senza alcuna garanzia di sicurezza una pavimentazione contenente amianto che ha trattato come fosse banale materiale plastico, pur sapendo bene come stavano le cose. Così facendo, paradossalmente, ha causato un aumento del rischio di contagio con le fibre. Maneggiando con disinvoltura quei lastroni, se ne espone la superficie compatta a tagli, strappi, fratture, provocando proprio ciò che si voleva evitare: la dispersione delle fibre di amianto nell’aria.<br />
Il 13 ottobre del 2005, in una nota inviata all’Arpac l’ing. Capone ha comunicato che “non trattasi di bonifica amianto ma di rimozione di VA (vinil-amianto), per la quale le procedure di rimozione possono essere semplificate rispetto a quelle dei materiali friabili”, correggendo apparentemente il tiro. Solo che il fattaccio era già successo. E che il vinil-amianto non è né più né meno che un composto di materiale contenente fibre di amianto, il quale esiste e può essere impiegato solo e sempre in composti.<br />
Evidentemente per i nostri amministratori “semplificare le procedure” significa violare le norme di sicurezza, aggirare la legge, risparmiare quattrini, attossicare bambini, insegnanti, lavoratori. Significa mettere a repentaglio la salute pubblica.</p>
<p>Esposizione occasionale</p>
<p>Ma il nostro sindaco non la pensa così. Da medico oltre che da primo cittadino dichiara al Sannio Quotidiano il 18 settembre 2005: “L’amianto non crea danni all’organismo quando l’esposizione è occasionale, si sa di problemi generati da esposizioni croniche e prolungate”. Ma non esiste una differenza tra occasionale e prolungato, a meno che non si sia disposti ad ammettere che è meglio morire di cancro piuttosto che di insufficienza respiratoria. Opinione che sotto il profilo scientifico tocca e supera l’assurdo, e sotto quello politico denota irresponsabilità e malafede.<br />
L’assessore ai Lavori Pubblici De Minico non è da meno. Il 27 ottobre 2005 dichiara pomposamente al Mattino: “Quello che è stato rinvenuto sulle mattonelle rimosse non è amianto ma vinil-amianto, per la qual cosa non esistono precisi controlli di rimozione”. Stupefacente. Sembra di sentir parlare l’ing. Capone. Due persone diverse, stessa mistificazione dei fatti.</p>
<p>La responsabilità non si appalta</p>
<p>Torniamo davanti al piazzale della scuola di Pacevecchia, con un’immagine: il camion della ditta non specializzata Nuzzo Costruzioni che si allontana con i suoi lastroni di linoleum-PVC-vinil-amianto, lasciando nello sconcerto insegnanti, famiglie, personale della scuola. Ma dove sta andando quel camion? Secondo un attestato esibito dalla ditta in data 12 ottobre 2005, il Formulario Rifiuti, quel materiale sarebbe stato consegnato alla ditta Eco System di S. Felice a Cancello e classificato come “plastica da recuperare”, perché appartenente alla categoria “plastiche provenienti dallo smantellamento di veicoli”.<br />
La ditta Nuzzo ha trattato lastroni di pavimento contenenti fibre di amianto come fossero un cruscotto di automobile.<br />
E questo perché le direttive in merito ricevute dal Comune parlavano di materiali plastici.<br />
È l’ing. Capone stesso a inviare all’Arpac una lettera in cui lo certifica, il 13 ottobre del 2005. Ma che senso ha risolvere un’emergenza sanitaria ricorrendo a trucchi e finzioni?<br />
La responsabilità non si appalta. Facile far ricadere le colpe su una ditta o sui lavoratori. Facile far credere che il rilascio delle fibre nell’aria sia dovuto alle operazioni di carico e scarico. Facile giustificare l’allarme dicendo che l’allarme è ingiustificato.<br />
Ma non si può pensare di poter giocare con la salute pubblica. Di mettere a rischio la vita di bambini e adulti, frullandola in un balletto di false dichiarazioni, smentite e contro-smentite, controlli dimenticati o elusi, appalti consegnati nelle mani sbagliate, negligenze interessate e interessi pubblici negati.<br />
Non è così che si garantiscono i diritti dei cittadini.</p>
<p>Prevenire quando non si può curare</p>
<p>Riannodiamo per un attimo i fili del nostro discorso.<br />
Il Comune sapeva che c’erano fibre di amianto nel pavimento della scuola elementare di Pacevecchia?<br />
Sì, e molto prima che cominciassero gli interventi di rimozione. Ma prima se l’è dimenticato, e poi l’ha nascosto. Prima ha detto, sì. Poi ha agito come se avesse detto no. E alla fine si è giustificato dicendo ni.<br />
Nonostante ne fosse al corrente, il Comune ha provveduto a che tutto fosse svolto secondo norme di sicurezza?<br />
No, e abbiamo visto quello che è stato capace di orchestrare. Da amianto a PVC e ritorno. Risparmiando sui soldi e dilapidando in incompetenza.<br />
Il Comune ha dunque commesso una serie di atti amministrativi che brillano per negligenza, irresponsabilità, cinismo. Ha costruito un “grande imbroglio” scompaginando le carte dei fatti, coinvolgendo altre imprese, giocando allo scaricabarile della responsabilità con l’Asl e l’Arpac, aggirando o violando leggi e regolamenti. Questa vicenda è senza alcun dubbio un brutto affare. I pericoli che si corrono se si viene esposti all’amianto sono reali, come si è detto, non il grido d’allarme di genitori apprensivi o insegnati paranoici. Il che vuol dire che l’unica soluzione per evitare danni irreversibili è un’attenta e accurata prevenzione.<br />
Gli amministratori coinvolti, a cominciare dal sindaco, dovranno rispondere di questo brutto affare. Ma il punto è un altro, e si riassume in una serie di interrogativi dai quali esigiamo una risposta: riuscirà il Comune a tutelare i cittadini dal rischio amianto? Quante strutture pubbliche esistono ancora in città che hanno parti contenenti fibre di amianto? Perché il Comune non fornisce un elenco di queste strutture? Perché non dispone controlli? Perché neanche gli altri enti pubblici deputati alla salvaguardia della salute, come l’Asl, non hanno proceduto a un monitoraggio delle strutture “a rischio”? Quali connivenze, interessi, ostacoli più o meno occulti, si frappongono a che si raggiunga una quota ragionevole di certezze e di verità sulla questione amianto a Benevento?<br />
Dopo i fatti che abbiamo raccontato, ci riesce difficile credere che le cose cambieranno. E tuttavia dovranno cambiare lo stesso.<br />
Fino a quando la “nube di polvere” sollevata da questa sporca storia non si sarà diradata</p>
<p>*********************************</p>
<p>RE.S.E.T.<br />
Rete Sociale Ecologica e Territoriale – Benevento<br />
Associazioni Ambientaliste &#8211; Centro Sociale Depistaggio – Codacons &#8211; Comitato Serretelle CUB Trasporti &#8211; Emisfero sud &#8211; Fiom CGIL &#8211; Flaica CUB &#8211; ForumAmbientalista Sannio Movimento studentesco – PRC &#8211; Sancto Janne &#8211; Slai Cobas</p>
<p>Dossier Amianto Pacevecchia<br />
Lunedì 30 giugno 2006, ore 16, Istituto “Cattaneo”</p>
<p>Diapositiva 1 – RESET<br />
Diapositiva 2 – Dossier Amianto<br />
Diapositiva 3- Ingresso scuola Pacevecchia)</p>
<p>Il 16 settembre dello scorso anno, mentre erano in corso le lezioni nella scuola elementare del quartiere Pacevecchia, alcuni insegnanti si accorgono che nel piazzale antistante l’edificio (diapositiva 4 ) alcuni operai stanno caricando su un camioncino le piastrelle di linoleum che erano state rimosse dai pavimenti della scuola da una ditta incaricata dal Comune.<br />
Il lavoro si svolge senza particolari accorgimenti tanto da sollevare una piccola nube di polvere che preoccupa gli insegnanti i quali sanno che in quelle piastrelle è stata più volte accertata la presenza di fibre di amianto.<br />
Dopo poche ore, i tecnici dell’Arpac, chiamati dai docenti, riscontrano la presenza sul piazzale della scuola di pezzi di linoleum e prelevano da terra il pulviscolo che viene esaminato riscontrando fibre di Amianto. (diapositive 5-6-7)<br />
Quindi, effettivamente, le operazioni di carico su un automezzo delle piastrelle di linoleum, senza i dovuti sistemi di sicurezza, aveva determinato il rilascio di fibre del materiale cancerogeno davanti ad una scuola frequentata da bambini, genitori, insegnanti e assistenti scolastici.(diapositive 8-9-10)<br />
Di chi sono le responsabilità per tale disastro? Quali danni può procurare l’amianto?</p>
<p>Sul Sannio Quotidiano del 18 settembre 2005 (diapositive 11-12) compare una dichiarazione del Sindaco il quale, anche nella qualità di medico, spiega “L’amianto non crea danni all’organismo quando l’esposizione è occasionale, si sa di problemi generati da esposizioni croniche e prolungate”.<br />
Su Il Mattino dello stesso giorno, (diapositive 13-14) il coordinatore provinciale del Codacons dichiara che “le piccole fibre di amianto presenti nella nube di polvere che ha invaso la scuola sono altamente cancerogene proprio quando entrano nel sistema respiratorio. Per questo motivo i lavori di rimozione di tutti i manufatti che contengono tale sostanza devono essere effettuati con particolari sistemi di sicurezza”</p>
<p>La parola al medico.<br />
Attualmente sono proibite su tutto il territorio nazionale “l’estrazione, l’importazione la lavorazione dell’amianto”, come recita la legge 257 varata nel lontano 1992. Ma l’amianto ha conosciuto tempi migliori di questi. Tempi in cui veniva largamente usato. Materiale estremamente versatile e resistente, è stato impiegato in circa 3500 applicazioni, che vanno dai tetti degli edifici ai freni a disco, dai guanti da forno alle guarnizioni elettriche, dai pannelli isolanti alle condutture dell’acqua, dai tessuti ai pavimenti di linoleum, ecc. ecc. Sembrava buono per tutti gli usi, l’amianto, come il prezzemolo. Sembrava un materiale economico, conveniente, efficace.<br />
Poi, a un certo punto, tutto finisce. Chi lavorava con l’amianto comincia ad accusare disturbi. Chi vi era stato esposto denuncia problemi fisici gravi. Qualcuno ci rimette la pelle. Vengono avviate ricerche scientifiche. Si scopre che le fibre di amianto fissate nei composti, quando rilasciate nell’aria, possono essere nocive per l’uomo. Diverse analisi accertano così che l’amianto non era la sostanza amica che si credeva. Già, ma che cos’era?<br />
Una sostanza nemica. Un pericolo. Un minerale cancerogeno.<br />
L’amianto non è come l’influenza di stagione. Non provoca tosse e raffreddore. Non si cura con l’antibiotico. L’amianto attacca l’organismo umano e causa qualcosa di più che la carie o il mal di testa.<br />
Si conoscono tre effetti gravissimi derivanti dal contagio con fibre di amianto: l’asbestosi, una malattia che, facendo perdere elasticità ai polmoni, impedisce l’ossigenazione e genera una insufficienza respiratoria irreversibile dalle ovvie, tragiche conseguenze; il mesotelioma, una forma rara e devastante di tumore che attacca alcune membrane dell’organismo ed è mortale nella quasi totalità dei casi; il carcinoma polmonare che, grazie all’esposizione alle fibre di amianto, aumenta di ben 5 volte le sue possibilità di colpire l’organismo.<br />
Né la durata né l’intensità dell’esposizione alle fibre di amianto hanno alcuna rilevanza. Ci vuole poco ad essere esposti al contagio. Una sola fibra che riesca a entrare nel corpo umano è sufficiente a causare uno di questi effetti. E le fibre di amianto sono infinitesimali: in 1 mm di diametro se ne contano tra le 10.000 e le 50.000.<br />
Queste gravissime patologie si manifestano in un arco di tempo molto lungo, che può coprire un’estensione di 40 anni. Ciò rende difficile individuarne agevolmente la presenza. E tuttavia, quando si manifestano, non lasciano scampo.</p>
<p>Torniamo agli interrogativi: il Comune di Benevento quando ha deciso la sostituzione dei pavimenti sapeva che c’era Amianto? La ditta scelta per i lavori è una ditta specializzata per questo tipo di lavoro? Perché questo lavoro non è stato eseguito nel rispetto delle norme che impongono particolari accorgimenti per la sicurezza quando si trattano materiali contenenti Amianto? Lo sapevano gli operai che hanno caricato sul camioncino le piastrelle di linoleum che stavano lavorando a contatto con fibre di amianto? E i lavori di rimozione delle piastrelle nella scuola, sono stati eseguiti con gli accorgimenti dovuti, oppure sono state disperse anche nelle aule le fibre del pericoloso materiale?</p>
<p>La nostra ricostruzione dei fatti si basa sulle notizie apparse sui giornali e sui documenti che sono stati messi a disposizione del Codacons che ha prodotto specifiche richieste agli Enti competenti.<br />
Le polemiche sulle responsabilità per la dispersione nell’ambiente delle fibre di Amianto, compaiono già sulla stampa locale il giorno dopo la chiusura della scuola, da consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione.<br />
Il Sannio Quotidiano del 18 settembre (diapositive 15- 16) riporta la dichiarazione del Consigliere Comunale di Forza Italia, Marcello Matarazzo il quale segnala le responsabilità dell’Ufficio Tecnico e ricorda che il Sindaco si era impegnato in Consiglio Comunale a far bonificare la scuola ed invece è stato rimosso solo il pavimento.<br />
Sempre il 18 settembre Il Mattino (diapositive 17-18) riporta le accuse gravissime del capogruppo dell’Udeur in Consiglio Comunale al Sindaco per i lavori eseguiti “senza garantire le più elementari norme di sicurezza a salvaguardia della salute dei propri concittadini” .</p>
<p>A proposito di responsabilità, l’Ingegnere Capo del Comune, Fernando Capone, rilascia al Sannio Quotidiano del 27 settembre 2005 (diapositive 19), una strana dichiarazione. Egli fa sapere che che sono in corso gli accertamenti sull’iter seguito anche se “spinte dalle necessità come nel caso di Pacevecchia, bisogna provare a ridurre i tempi morti della burocrazia…”<br />
Il 13 di ottobre lo stesso ing. Capone comunica all’ARPAC (diapositive 20-21) il nome della ditta chiarendo che “non trattasi di bonifica amianto ma di rimozione di VA (vinil-amianto) per i quali le procedure di rimozione possono essere semplificate rispetto a quelle dei materiali friabili”<br />
Si tratta di una dichiarazione stupefacente! Non è vero che la rimozione di vinil-amianto si fa con procedure semplificate. Se le piastrelle che contengono le fibre del minerale cancerogeno sono rotte per usura, o quando vengono tagliate o rimosse, allora l’amianto si disperde nell’ambiente con tutti i pericoli connessi.<br />
Ma comunque non è stata adottata neppure la presunta “procedura semplificata” per il semplice fatto che nell’affidare i lavori alla ditta, il Comune di Benevento non ha fatto alcun riferimento neppure al vinil-amianto.<br />
Infatti dal Verbale di Gara e dalla Determina del Settore Lavori Pubblici 866 del 5/8/2005 (diapositive 22-23-24) risulta che i lavori affidati alla ditta Nuzzo Costruzioni riguardavano solo la sostituzione di “pavimentazione di alcune aule e del corridoio al primo piano realizzata in PIASTRELLE DI PVC che risulta deteriorata”<br />
Nessun riferimento, quindi all’amianto in alcuna forma, neppure come vinil-amianto! Quindi il Comune di Benevento ha chiesto alla ditta Nuzzo di eseguire i lavori come se si trattasse di sostituire un semplice materiale in PVC senza alcuna accortezza o norma di sicurezza prevista per i lavori di rimozione di pavimenti contenenti fibre di amianto, esponendo, pertanto, a gravi rischi per la salute, i lavoratori della ditta stessa e poi i bambini della scuola, gli insegnanti, il personale ausiliario e poi tutti i frequentatori della area antistante l’istituto.<br />
Ma anche il comportamento della ditta Nuzzo non appare proprio lineare.<br />
Infatti essa, dovendo dimostrare come e dove ha smaltito le piastrelle rimosse dalla scuola Pacevecchia, esibisce un attestato “il Formulario Rifiuti” (diapositiva 25) dal quale risulta che in data 12/10/2005, cioè dopo circa un mese dopo da quando le piastrelle erano state caricate in malo modo sul camioncino procurando la nube di polvere e fibre di amianto, era stato consegnato alla ditta Eco Sistem di San Felice a Cancello, del materiale descritto come PLASTICA da RECUPERARE contraddistinto con il codice 16.01.19 che si riferisce a PLASTICHE PROVENIENTI DALLA ROTTAMAZIONE DI VEICOLI.<br />
E’ evidente che non si tratta neppure del pavimento in PVC come dichiarato dal Comune e si capisce che il certificato predetto si riferisce a plastiche da autoveicoli da demolire che niente hanno a che fare, comunque, con la pavimentazione rimossa nella scuola Pacevecchia.<br />
Eppure questo è il certificato che proprio l’ing. Capone allega alla lettera inviata all’ARPAC il 13/10/2006 (diapositiva 26-27).</p>
<p>Ma le sorprese non sono finite. Il 27/10/2006 ci pensa l’Assessore ai Lavori Pubblici a stupire tutti, dichiarando in Consiglio Comunale, come riportato da Il Mattino (diapositiva 28) che a Pacevecchia non c’era amianto nei pavimenti e si serve per questa sua sorprendente novità di analisi fatte eseguire dalla ditta Nuzzo.<br />
Ma cosa ha fatto analizzare la ditta Nuzzo? Il materiale plastico da autoveicoli da demolire? L’Assessore De Minico, al di la della enfasi manifestata nell’annunciare la falsa novità, precisa che “quello che è stato rinvenuto sulle mattonelle rimosse non è amianto ma vinil-amianto, per la qual cosa non esistono precisi controlli di rimozione”. Abbiamo già spiegato che così non è.<br />
Il Comune sapeva che nelle piastrelle di alcuni locali di quella scuola, vi era amianto. (diapositiva 29)<br />
Lo sapeva dal 1998 a seguito del sopralluogo della ASL Benevento 1. Nel documento prot. 3722 del 5/10/98 (diapositive 30-31-32) i tecnici della ASL dichiarano che nel campione prelevato nel locale segreteria-sala professori, c’erano fibre di amianto precisando che nel caso si ravvisi la necessità di rimuoverlo “dovranno essere adottate tutte le prescrizioni” di legge.<br />
Nel 2003 i tecnici dell’ARPAC relazionano (diapositive 33-34) e confermano che nell’aula prima adibita a segreteria la pavimentazione “mostra segni diffusi, talora marcati, di danneggiamento e usura”. Quindi quelle piastrelle sono diventate pericolose perché possono rilasciare particelle di amiato. Anche questa documentazione fu inviata al Comune che era ben cosciente della presenza di amianto in quella scuola tantè che il 5/11/2004 il Dirigente del Settore Lavori Pubblici, Fernando Capone, scrive all’ARPAC (diapositive 35-36) chiedendo la “certificazione relativa alla costituzione dei materiali contenenti amianto delle PAVIMENTAZIONI IN LINOLEUM della scuola Elementare e Materna di Pacevecchia” perché ha necessità di presentare alla Regione Campania la richiesta di finanziamento per “programmi di risanamento aree contaminate”.<br />
L’ARPAC risponde il 15/11/2004 inviando ancora una volta il Rapporto di Prova che attestava la presenza di amianto crisotilo in quella pavimentazione. (diapositive 37-38-39-40)<br />
Quindi l’ing. Capone sapeva che in quella scuola alcuni pavimenti presentavano segni evidenti di danneggiamento e contenevano amianto. E lo sapeva certamente da almeno 8 mesi prima di avviare le procedure per assegnare i lavori alla ditta Nuzzo.<br />
Ma le cose strane di questa vicenda non sono terminate.<br />
Dopo la “nube di polvere e fibre di amianto” di settembre 2005, il Comune di Benevento affida alla ditta COSTA di Acerra gli “interventi di messa in sicurezza previa rimozione e smaltimento delle strutture in amianto presso alcuni edifici comunali”.<br />
Con la lettera del 17 novembre 2005, (diapositive 41-42-43) la ditta Costa comunica di aver fatto eseguire alcune analisi dei pavimenti della scuola e di aver riscontrato che tutti i pavimenti ancora presenti nell’edificio, contengono amianto. Si tratta di una scoperta sorprendente perché finora si era parlato solo del pavimento di un’aula e forse alcuni altri pezzi usati per sostituire le piastrelle mancanti, ma mai si era accertato che tutti i pavimenti contenessero amianto.<br />
Anche l’ARPAC provvede a fare le analisi e scopre che effettivamente nel “Pavimento corridoio piano terra” e “Pavimento aula 11” c’è amianto.<br />
Precisano i tecnici della ASL che i campioni analizzati non sono riferibili a quelli analizzati precedentemente. (diapositive 44-45-46 e 47-48-49)<br />
In effetti nella relazione del 1998, i tecnici del Laboratorio di analisi della ASL BN1 riscontravano l’amianto solo in un campione (diapositive 50) e quindi in una sola aula, come è possibile che ora l’amianto viene scoperto in tutti i pavimenti? Per concludere.<br />
Non c’è dubbio che vi sono responsabilità penali in questa vicenda , come sostiene il Codacons che ha già da tempo presentato un esposto alla Procura della Repubblica che però non ha ancora assunto alcuna iniziativa neppure per avviare le indagini.<br />
Vi sono però anche responsabilità politiche, amministrative, morali per il Sindaco, l’Assessore ai Lavori Pubblici e il Dirigente del Settore che dovrebbero dimettersi o essere rimossi immediatamente.<br />
Ora è necessario ricostruire quella scuola, ma anche la ASL e l’ARPAC devono chiarire qual’è stata la effettiva esposizione al rischio amianto da parte dei bambini, i professori e il personale ausiliario della Scuola Pacevecchia.<br />
Ma è ancor più necessario evitare che fatti simili non si ripetano. Ora vogliamo sapere quali sono i luoghi pubblici esaminati dalla Commissione amianto del 1998 nei quali è stata riscontrata la presenza di amianto e che cosa stato fatto in questi anni per evitare rischi alla popolazione<br />
Sabato pomeriggio abbiamo apposto simbolicamente i sigilli alla scuola elementare Mazzini in piazza Risorgimento (diapositiva 51).<br />
Anche in quell’Istituto, infatti, è stata certificata la presenza di amianto nei pavimenti. (diapositive 52-53-54)<br />
Vogliamo sapere da quando tempo il Comune sapeva della presenza del minerale cancerogeno. Se c’è il piano per la sicurezza. Se la ditta incaricata di effettuare la rimozione di quei pavimenti è una ditta specializzata per questo tipo di lavori. Sia chiaro che accerteremo la presenza di amianto in altre strutture pubbliche e denunceremo i responsabili. (diapositiva 55)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?feed=rss2&#038;p=119</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Amianto anche alla scuola Mazzini</title>
		<link>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=115</link>
		<comments>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=115#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2006 12:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amianto - Scuole]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=115</guid>
		<description><![CDATA[Questa mattina, 28 gennaio, un gruppo di aderenti a diversi gruppi della Rete Sociale Ecologica Territoriale ha affisso alcuni striscioni sulla scuola elementare di Piazza Risorgimento per denunciare la presenza di amianto anche in quella struttura. L’Istituto scolastico è chiuso per ristrutturazione, ma ora bisogna accertare se i lavori sono stati affidati ad una ditta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa mattina, 28 gennaio, un gruppo di aderenti a diversi gruppi della Rete Sociale Ecologica Territoriale ha affisso alcuni striscioni sulla scuola elementare di Piazza Risorgimento per denunciare la presenza di amianto anche in quella struttura.<br />
L’Istituto scolastico è chiuso per ristrutturazione, ma ora bisogna accertare se i lavori sono stati affidati ad una ditta specializzata tenendo conto che anche in questi pavimenti, come quelli della scuola Pacevecchia, è stata accertata la presenza del minerale cancerogeno.<br />
<a id="more-106"></a><span id="more-115"></span><br /> <strong style="display:none"></strong><br />
STOP AMIANTO- TOUR</p>
<p>È cominciato male l’anno scolastico per gli alunni della scuola elementare del quartiere Pacevecchia, costretti ad abbandonare la struttura perché contaminata dall’amianto. In realtà molti genitori chiedevano già da tempo la rimozione della sostanza tossica, ma il comune di Benevento ha pensato bene di porre rimedio al problema facendo cominciare i lavori poco prima dell’inizio delle lezioni. Non solo.<br />
Ha pensato, male, di affidarli non ad una ditta specializzata, non ad operai competenti e dotati delle attrezzature necessarie, ma a ad una ditta di cui ancora rifiuta di rivelare il nome (chissà perché), ad operai sprovvisti di qualsiasi protezione (mascherine comprese!) e, perciò, incapaci di rimuovere adeguatamente il pavimento di amianto della scuola.<br />
Risultato?! I lastroni della pavimentazione, malamente accantonati all’ingresso della scuola, hanno liberato nelle aule e fra i palazzi intorno alla struttura scolastica le pericolose polveri tossiche mettendo a rischio la salute di un intero quartiere.<br />
Dopo le numerose proteste messe in atto dal comitato dei genitori, gli amministratori comunali spiegano che il sito non era contaminato e che, quindi, le particelle di amianto non si erano liberate nell’atmosfera.<br />
Le tracotanti affermazioni dell’assessore De Minico sono state smentite dai risultati delle analisi giunti dai laboratori napoletani che confermano la presenza di amianto nella struttura. Nei giorni scorsi, poi, gli stessi amministratori, ripetutamente attaccati, hanno prima scaricato le responsabilità sull’ Asl, poi sul direttore dell’ Arpac.<br />
Chi sono i veri responsabili? Mentre assistiamo a questo snervante “scaricabarile”, veniamo a sapere che un’altra scuola, la Mazzini, presenta amianto nella pavimentazione.<br />
Oggi abbiamo sigillato simbolicamente questa struttura per far si che l’amministrazione comunale non ripeta gli stessi errori e che smetta di giocare con la salute dei cittadini, risolvendo immediatamente il problema.<br />
Inizia con oggi il nostro tour, che ci porterà a monitorare tutte le strutture comunali perché nessuno scempio del territorio e della salute pubblica passi sotto silenzio.</p>
<p>lunedì 30 gennaio, alle ore 16, Istituto “Cattaneo”, via Delcogliano,<br />
presentazione del Dossier: Amianto a Pacevecchia</p>
<p>RESET- Rete Sociale Ecologica Territoriale</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?feed=rss2&#038;p=115</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dossier: Amianto a Pacevecchia</title>
		<link>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=113</link>
		<comments>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=113#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2006 12:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amianto - Scuole]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=113</guid>
		<description><![CDATA[Sarè presentato Lunedì 30 gennaio. alle ore 16 presso l’Istituto Cattaneo, il Dossier di RE.S.E.T. ( RETE SOCIALE ECOLOGICA TERRITORIALE ) sul ritrovamento di Amianto nella scuola elementare a Pacevecchia. All’incontro dibattito sono stati invitati gli abitanti del quartiere, il Sindaco, il Direttore Generale della ASL, il Direttore dell’ARPAC. CODACONS CORDINAMENTO DELLE ASSOCIAZIONI PER LA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarè presentato Lunedì 30 gennaio. alle ore 16 presso l’Istituto Cattaneo, il Dossier di RE.S.E.T. ( RETE SOCIALE ECOLOGICA TERRITORIALE ) sul ritrovamento di Amianto nella scuola elementare a Pacevecchia.<br />
All’incontro dibattito sono stati invitati gli abitanti del quartiere, il Sindaco, il Direttore Generale della ASL, il Direttore dell’ARPAC.<br />
<a id="more-107"></a><br />
CODACONS<br />
CORDINAMENTO DELLE ASSOCIAZIONI PER LA DIFESA DELL’AMBIENTE E DEI DIRITTI DEGLI UTENTI E CONSUMATORI &#8211; http://www.codacons.it -<br />
SEDE BENEVENTO : Viale Martiri d’Ungheria n.13 &#8211; Tel. Fax 0824 355095 -<br />
http://www.codaconsbenevento.it e-mail : codaconsbn@tin.it</p>
<p>Benevento, 27 gennaio 2006</p>
<p><span id="more-113"></span></p>
<p>Comunicato stampa</p>
<p>RE.S.E.T. presenta il Dossier: “Amianto a Pacevecchia”</p>
<p>La Rete Sociale Ecologica e Territoriale, recentemente costituita a Benevento per iniziativa di varie associazioni ambientaliste e di difesa dei consumatori, diversi sindacati e gruppi di intervento politico, presenterà lunedì 30 gennaio, alle ore 16, nella sala convegni dell’Istituto Cattaneo, in via Delcogliano, il Dossier relativo alla presenza di amianto nella scuola Pacevecchia.<br />
Il documento che sarà consegnato alla stampa, alle autorità e agli abitanti del quartiere, ricostruisce le tappe di una stranissima vicenda cominciata nel 1998 con alcune analisi della ASL che accertarono la presenza di Amianto nei pavimenti di alcuni locali della scuola, confermata da successivi accertamenti. Nel 2005, però, quelle piastrelle sono state rimosse da una ditta incaricata dal Comune di Benevento ma senza le misure di sicurezza necessarie per evitare ulteriori pericoli per la salute dei cittadini e le fibre del materiale cancerogeno sono state, addirittura, disperse sul piazzale antistante l’edificio scolastico.<br />
Il Comune sapeva dell’esistenza del pericoloso minerale in quei pavimenti? Perchè i lavori non sono stati affidati ad una ditta specializzata?<br />
Quali sono i rischi per la salute dei bambini, degli insegnanti, del personale non docente e degli abitanti del quartiere a seguito della dispersione di fibre di amianto nell’ambiente? Come si deve fare la bonifica dell’area, l’abbattimento e la ricostruzione della scuola per evitare ulteriori problemi per la popolazione?<br />
Queste sono le domande alle quali dovranno rispondere gli esperti, i medici e i rappresentanti del Comune, della ASL e dell’ARPAC invitati al dibattito che seguirà alla presentazione del dossier.</p>
<p>Maurizio Zeoli</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?feed=rss2&#038;p=113</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Codacons denuncia le responsabilità del Comune</title>
		<link>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=6</link>
		<comments>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=6#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2005 10:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amianto - Scuole]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=6</guid>
		<description><![CDATA[Polveri di amianto per gli alunni della scuola elementare di Pacevecchia. I lavori per la messa in sicurezza della scuola elementare di via Pacevecchia hanno determinato un danno ancor più grave del pericolo che si voleva evitare. Infatti durante la pausa estiva sono state rimosse le piastrelle del pavimento costituite anche da fibre di amianto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Polveri di amianto per gli alunni della scuola elementare di Pacevecchia.</p>
<p>I lavori per la messa in sicurezza della scuola elementare di via Pacevecchia hanno determinato un danno ancor più grave del pericolo che si voleva evitare. Infatti durante la pausa estiva sono state rimosse le piastrelle del pavimento costituite anche da fibre di amianto che però sono state accantonate in alcune grandi casse proprio davanti alla scuola. Ieri mattina, dopo l’inizio delle lezioni, alcuni operai di una impresa incaricata dal Comune, hanno svuotato le casse a terra e hanno prelevato i materiali contenenti amianto, anche con le mani, depositandoli poi su un camion. A seguito di questa operazione, condotta senza alcun rispetto delle norme per sicurezza, si è sollevata un piccola nube di polvere che ha invaso la scuola trasportando anche piccole pagliuzze di amianto come è stato accertato dalle indagini di laboratorio da parte dell’ARPAC.<br />
Si tratta di un fatto gravissimo perché le piccole fibre di amianto sono altamente cancerogene proprio quando entrano nel sistema respiratorio. Per questo motivo i lavori di rimozione di tutti i manufatti che contengono tale sostanza devono essere effettuati da ditte altamente specializzate che provvedono innanzitutto a cospargere i materiali da prelevare con apposite sostanze in grado di fissare le fibre di amianto per impedire che le stesse siano disperse nell’ambiente.<br />
Ora il Comune di Benevento deve spiegare come sono stati condotti i lavori di rimozione dei pavimenti, se e come sono state prelevate all’interno della scuola le polveri causate da tali lavori, chi ha nominato la ditta e non ha vigilato sulla corretta esecuzione anche dei lavori di trasporto a discarica dei materiali contenenti l’amianto.<br />
Dopo questo episodio è necessario che tutte le autorità preposte controllino scrupolosamente se i lavori in atto nelle scuole della città sono svolte nel rispetto delle norme di sicurezza per i lavoratori che li eseguono, per gli alunni, i loro familiari e gli insegnati.</p>
<p>Benevento, 17 settembre 2005<br />
Maurizio Zeoli, coordinatore provinciale</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?feed=rss2&#038;p=6</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
