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	<title>altrabenevento &#187; Alluvione</title>
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	<description>Associazione per la città sostenibile contro il malaffare</description>
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		<title>Bombe d&#8217;acqua, alluvione, zone industriali. Dopo un anno Rummo insiste per ampliare il pastificio in zona a rischio.</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2016 09:47:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<title>Un anno dall&#8217;alluvione che la Protezione Civile si aspettava.</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2016 09:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alluvione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="3264" height="1836" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/ponte-ostruito1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="ponte-ostruito" title="ponte-ostruito" /></p>Servizio giornalistico dello scorso anno.
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		<title>Post alluvione, salvare il Pastificio Rummo. Da chi?</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2016 15:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alluvione]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/sisalvi.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="sisalvi" title="sisalvi" /></p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/djzs1ZSKjD0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe>

Comunicato stampa del 12 marzo 2016

<strong>Le autorità si decidono a discutere di prevenzione dalle alluvioni dopo 5 mesi dall’ultimo tragico evento. Una video inchiesta affronta la strana collocazione del pastificio Rummo nella zona industriale di Benevento.</strong>

Si terrà lunedì 14 marzo, presso la Camera del Commercio un interessante convegno per discutere, finalmente, degli interventi necessari per affrontare l’emergenza idrogeologica nel beneventano dopo l’alluvione.

Tutte le autorità competenti, dal Commissario straordinario al Sindaco, dal Presidente della Provincia all’Autorità di Bacino, dalla Protezione Civile all’Università, dagli amministratori pubblici agli ordini professionali, dovrebbero iniziare a discutere non solo di finanziamenti ma anche di tutela del territorio.

Interessante a tal proposito è la video inchiesta <strong>“Si salvi chi Rummo”</strong> della giornalista Eleonora Mastromarino, che ha documentato soprattutto le cause dell’alluvione che ha colpito la zona industriale di Benevento attraverso interviste con esperti e amministratori. Il video (link: https://youtu.be/djzs1ZSKjD0 ) tratta infine il caso del pastificio Rummo, diventato simbolo dell’alluvione a Benevento. Non si comprende perché sia stato costruito sulla sponda del fiume Tammaro, dove vuole rimanere, addirittura ampliando l’attività, nonostante l’evidente rischio di essere nuovamente sommerso dal fango.

Per Altrabenevento- Gabriele Corona

&nbsp;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/sisalvi.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="sisalvi" title="sisalvi" /></p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/djzs1ZSKjD0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe>

Comunicato stampa del 12 marzo 2016

<strong>Le autorità si decidono a discutere di prevenzione dalle alluvioni dopo 5 mesi dall’ultimo tragico evento. Una video inchiesta affronta la strana collocazione del pastificio Rummo nella zona industriale di Benevento.</strong>

Si terrà lunedì 14 marzo, presso la Camera del Commercio un interessante convegno per discutere, finalmente, degli interventi necessari per affrontare l’emergenza idrogeologica nel beneventano dopo l’alluvione.

Tutte le autorità competenti, dal Commissario straordinario al Sindaco, dal Presidente della Provincia all’Autorità di Bacino, dalla Protezione Civile all’Università, dagli amministratori pubblici agli ordini professionali, dovrebbero iniziare a discutere non solo di finanziamenti ma anche di tutela del territorio.

Interessante a tal proposito è la video inchiesta <strong>“Si salvi chi Rummo”</strong> della giornalista Eleonora Mastromarino, che ha documentato soprattutto le cause dell’alluvione che ha colpito la zona industriale di Benevento attraverso interviste con esperti e amministratori. Il video (link: https://youtu.be/djzs1ZSKjD0 ) tratta infine il caso del pastificio Rummo, diventato simbolo dell’alluvione a Benevento. Non si comprende perché sia stato costruito sulla sponda del fiume Tammaro, dove vuole rimanere, addirittura ampliando l’attività, nonostante l’evidente rischio di essere nuovamente sommerso dal fango.

Per Altrabenevento- Gabriele Corona

&nbsp;]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Delocalizzare il pastificio Rummo. Non si possono spendere soldi pubblici per consentire ai privati di svolgere attività in aree a rischio alluvione.</title>
		<link>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=11317</link>
		<comments>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=11317#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2015 06:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alluvione]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/Rummo-sul-Tammaro.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Rummo sul Tammaro" title="Rummo sul Tammaro" /></p>[caption id="attachment_11321" align="alignleft" width="300"]<a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/argini-in-terra-inutili.png"><img class="size-medium wp-image-11321" title="argini in terra inutili" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/argini-in-terra-inutili-300x168.png" alt="" width="300" height="168" /></a> Argini inutili[/caption]

Comunicato stampa del 8 dicembre 2015

<strong>Non si possono spendere soldi pubblici per consentire ai privati di svolgere attività in aree a rischio alluvione.</strong>

Dopo quasi due mesi dall'alluvione che ha colpito Benevento, la grande attenzione dei politici e dei rappresentanti istituzionali si concentra sulla mancata erogazione dei finanziamenti per i danni e la "ricostruzione". Intanto la Provincia ha effettuato i primi interventi urgenti che si limitano alla "messa in sicurezza" della zona industriale di Ponte Valentino. Si tratta di soldi pubblici buttati al vento per realizzare argini ridicoli in terra battuta, sulle sponde del fiume Tammaro, uno lungo la proprietà dello stabilimento Rummo, l'altro sul lato opposto che l'acqua si sta già portando via.

Invece, come segnalano da anni studiosi ed esperti di diverse discipline e come hanno sottolineato anche i tecnici di LEGAMBIENTE, recentemente in città per la presentazione del rapporto "ecosistema urbano", gli argini non servono per impedire che il fiume si espanda naturalmente nelle aree alluvionali.

Del resto, siccome non si possono realizzare argini dalla sorgente alla foce del fiume, è chiaro che costruire una barriera a tutela di uno stabilimento, significa determinare la esondazione violenta nell'area immediatamente a valle, nel nostro caso, nella zona industriale lungo il Calore, oppure nell'ansa fluviale del Cimitero, oppure a Ponticelli e poi in città e a Pantano.

Anche il consorzio ASI si deve rassegnare, l'unica tutela degli stabilimenti industriali a rischio alluvione è la loro delocalizzazione. A tal proposito, qualcuno dovrebbe ricordare che se Altrabenevento non si fosse opposta all'ampliamento di Mondosider, collocato in area alluvionale e adesso distrutto dalla piena del Tammaro, i danni sarebbero stati ancora maggiori di quelli registrati. E' chiaro che anche lo stabilimento Rummo, deve essere delocalizzato.

Non abbiamo mai capito perchè ha utilizzato il soldi del post-terremoto per abbandonare lo stabile di via dei Mulini, poi venduto ad un albergatore, e ricostruire proprio sulla sponda del Tammaro, lungo l'antica via Traianea. Non abbiamo mai capito come ha fatto l'Autorità di Bacino a considerare alluvionabile la sponda sinistra di quel fiume e non a rischio quella opposta dove sta Rummo che pure è collocato ad un'altezza inferiore a quella di Mondosider.

Il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) prevede la delocalizzazione degli stabilimenti industriali, come quello di Rummo, collocati nella fascia di 200 metri dal fiume, ed invece il Consorzio ASI ha dato recentemente il parere favorevole al suo ampliamento proprio sul Tammaro.

Il noto pastificio dell'imprenditore privato, che è anche vice presidente dell'ASI, non può caparbiamente pensare di svolgere attività in zona a rischio e poi pretendere soldi pubblici per la sua tutela! Utilizzasse i fondi che riceverà per i danni da alluvione per trovare una sede più adeguata.

Per altrabenevento- Gabriele Corona

<a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/Progetto-ampliamento-Mondosider1.jpg"><img class="size-medium wp-image-11319" title="Progetto-ampliamento-Mondosider" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/Progetto-ampliamento-Mondosider1-300x156.jpg" alt="" width="300" height="156" /></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/Rummo-sul-Tammaro.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Rummo sul Tammaro" title="Rummo sul Tammaro" /></p>[caption id="attachment_11321" align="alignleft" width="300"]<a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/argini-in-terra-inutili.png"><img class="size-medium wp-image-11321" title="argini in terra inutili" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/argini-in-terra-inutili-300x168.png" alt="" width="300" height="168" /></a> Argini inutili[/caption]

Comunicato stampa del 8 dicembre 2015

<strong>Non si possono spendere soldi pubblici per consentire ai privati di svolgere attività in aree a rischio alluvione.</strong>

Dopo quasi due mesi dall'alluvione che ha colpito Benevento, la grande attenzione dei politici e dei rappresentanti istituzionali si concentra sulla mancata erogazione dei finanziamenti per i danni e la "ricostruzione". Intanto la Provincia ha effettuato i primi interventi urgenti che si limitano alla "messa in sicurezza" della zona industriale di Ponte Valentino. Si tratta di soldi pubblici buttati al vento per realizzare argini ridicoli in terra battuta, sulle sponde del fiume Tammaro, uno lungo la proprietà dello stabilimento Rummo, l'altro sul lato opposto che l'acqua si sta già portando via.

Invece, come segnalano da anni studiosi ed esperti di diverse discipline e come hanno sottolineato anche i tecnici di LEGAMBIENTE, recentemente in città per la presentazione del rapporto "ecosistema urbano", gli argini non servono per impedire che il fiume si espanda naturalmente nelle aree alluvionali.

Del resto, siccome non si possono realizzare argini dalla sorgente alla foce del fiume, è chiaro che costruire una barriera a tutela di uno stabilimento, significa determinare la esondazione violenta nell'area immediatamente a valle, nel nostro caso, nella zona industriale lungo il Calore, oppure nell'ansa fluviale del Cimitero, oppure a Ponticelli e poi in città e a Pantano.

Anche il consorzio ASI si deve rassegnare, l'unica tutela degli stabilimenti industriali a rischio alluvione è la loro delocalizzazione. A tal proposito, qualcuno dovrebbe ricordare che se Altrabenevento non si fosse opposta all'ampliamento di Mondosider, collocato in area alluvionale e adesso distrutto dalla piena del Tammaro, i danni sarebbero stati ancora maggiori di quelli registrati. E' chiaro che anche lo stabilimento Rummo, deve essere delocalizzato.

Non abbiamo mai capito perchè ha utilizzato il soldi del post-terremoto per abbandonare lo stabile di via dei Mulini, poi venduto ad un albergatore, e ricostruire proprio sulla sponda del Tammaro, lungo l'antica via Traianea. Non abbiamo mai capito come ha fatto l'Autorità di Bacino a considerare alluvionabile la sponda sinistra di quel fiume e non a rischio quella opposta dove sta Rummo che pure è collocato ad un'altezza inferiore a quella di Mondosider.

Il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) prevede la delocalizzazione degli stabilimenti industriali, come quello di Rummo, collocati nella fascia di 200 metri dal fiume, ed invece il Consorzio ASI ha dato recentemente il parere favorevole al suo ampliamento proprio sul Tammaro.

Il noto pastificio dell'imprenditore privato, che è anche vice presidente dell'ASI, non può caparbiamente pensare di svolgere attività in zona a rischio e poi pretendere soldi pubblici per la sua tutela! Utilizzasse i fondi che riceverà per i danni da alluvione per trovare una sede più adeguata.

Per altrabenevento- Gabriele Corona

<a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/Progetto-ampliamento-Mondosider1.jpg"><img class="size-medium wp-image-11319" title="Progetto-ampliamento-Mondosider" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/Progetto-ampliamento-Mondosider1-300x156.jpg" alt="" width="300" height="156" /></a>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le colpe del Comune di Benevento che non tutela l&#8217;ambiente urbano.</title>
		<link>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=11309</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2015 18:19:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alluvione]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="976" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/benevento-alluvione1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="benevento-alluvione1" title="benevento-alluvione1" /></p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/benevento-alluvione1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11310" title="benevento-alluvione1" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/benevento-alluvione1-300x228.jpg" alt="" width="300" height="228" /></a> I riflettori della XXII Edizione Nazionale di Legambiente sull'Ecosistema urbano - che si è svolta oggi nella nostra città - non debbono ingannare i cittadini di Benevento sulle responsabilità dell'Amministrazione Comunale, che in questi anni non ha in alcun modo tutelato l'ambiente urbano e l'agroecosistema di Benevento.

L'ecosistema urbano non può essere infatti valutato compiutamente a prescindere dalle condizioni del territorio sul quale insiste. Le recenti ondate di piena provenienti in maggior misura dal Fiume Tammaro hanno dimostrato ancora una volta che l'abitato di Benevento è senza dubbio ancora notevolmente esposto al rischio idraulico, pur avendo a disposizione ai fini della propria sicurezza un Piano Stralcio delle Alluvioni approvato dall'Autorità di bacino fin dal 2001. L'amministrazione Comunale ha volutamente ignorato, nonostante le denunce di Altrabenevento e le ingiunzioni dell'Autorità di bacino, le norme imposte da tale Piano, ribadite successivamente anche dal decreto emesso dalla Autorità Ambientale della Regione Campania. Così è stato approvato il Piano Urbanistico Comunale che prevede opere pubbliche in aree protette proprio dalle norme dell'Autorità di Bacino per il rischio idrogeologico e dal Piano Territoriale Regionale per la tutela ambientale. La pessima gestione del territorio da parte del Comune è dimostrata dall'aver previsto il depuratore nella zona di Sant'Angelo a Piesco che, se fosse stato già realizzato, sarebbe stato travolto dall'ondata di piena, causando anche un grave inquinamento con lo sversamento di liquami nel Calore.

Eppure il Sindaco Pepe e l'Assessore all'Ambiente Castiello continuano a prevedere, come se niente fosse successo, la costruzione del depuratore in quell'area alluvionale , posto su un lato dell'unica pista ciclabile a disposizione dei cittadini. E quindi, dopo essere stata salvata da un massiccio inquinamento elettromagnetico, grazie all'impegno di associazioni e comitati di cittadini, la pista ciclopedonale verrebbe sconvolta anche dalla fognatura di adduzione al depuratore stesso e deturpata dall'impianto di depurazione posto in un luogo pregevole dal punto di vista paesaggistico. L'amministrazione Pepe giunta alla fine del secondo mandato continua a negare nei fatti che il comune di Benevento ha da tempo la potenzialità di impianti di depurazione per circa 80.000 abitanti, sufficienti con poca spesa a far rientrare la città nei parametri della sostenibilità ambientale, oltretutto con la piena osservanza delle prescrizioni dell'Autorità di bacino e senza interventi devastanti per l'ambiente urbano che, ove follemente realizzati, ci farebbero perdere indubbiamente le posizioni finora conquistate.

In definitiva alla Giunta Pepe non basta, per vantare il buon governo del territorio, aver conseguito un grande balzo in avanti nella classifica di Lega Ambiente se poi le scelte di pianificazione ed urbanistiche contrastano con le ovvie previsioni dei Piani sopraordinati, per altro da aggiornare in senso restrittivo. Altrabenevento sostiene da tempo che solo una seria messa in sicurezza del territorio può garantire la qualità dell'ecosistema territoriale ed urbano, come affermato stamane anche dagli studiosi di Legambiente alla presenza di Sindaco ed assessori che, ci auguriamo, mettano in pratica le lezioni del convegno.

Benevento 4 dicembre 2015

per Altrabenevento-  Vincenzo Fioretti,  Alessandra Sandrucci

&nbsp;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="976" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/benevento-alluvione1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="benevento-alluvione1" title="benevento-alluvione1" /></p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/benevento-alluvione1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11310" title="benevento-alluvione1" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/benevento-alluvione1-300x228.jpg" alt="" width="300" height="228" /></a> I riflettori della XXII Edizione Nazionale di Legambiente sull'Ecosistema urbano - che si è svolta oggi nella nostra città - non debbono ingannare i cittadini di Benevento sulle responsabilità dell'Amministrazione Comunale, che in questi anni non ha in alcun modo tutelato l'ambiente urbano e l'agroecosistema di Benevento.

L'ecosistema urbano non può essere infatti valutato compiutamente a prescindere dalle condizioni del territorio sul quale insiste. Le recenti ondate di piena provenienti in maggior misura dal Fiume Tammaro hanno dimostrato ancora una volta che l'abitato di Benevento è senza dubbio ancora notevolmente esposto al rischio idraulico, pur avendo a disposizione ai fini della propria sicurezza un Piano Stralcio delle Alluvioni approvato dall'Autorità di bacino fin dal 2001. L'amministrazione Comunale ha volutamente ignorato, nonostante le denunce di Altrabenevento e le ingiunzioni dell'Autorità di bacino, le norme imposte da tale Piano, ribadite successivamente anche dal decreto emesso dalla Autorità Ambientale della Regione Campania. Così è stato approvato il Piano Urbanistico Comunale che prevede opere pubbliche in aree protette proprio dalle norme dell'Autorità di Bacino per il rischio idrogeologico e dal Piano Territoriale Regionale per la tutela ambientale. La pessima gestione del territorio da parte del Comune è dimostrata dall'aver previsto il depuratore nella zona di Sant'Angelo a Piesco che, se fosse stato già realizzato, sarebbe stato travolto dall'ondata di piena, causando anche un grave inquinamento con lo sversamento di liquami nel Calore.

Eppure il Sindaco Pepe e l'Assessore all'Ambiente Castiello continuano a prevedere, come se niente fosse successo, la costruzione del depuratore in quell'area alluvionale , posto su un lato dell'unica pista ciclabile a disposizione dei cittadini. E quindi, dopo essere stata salvata da un massiccio inquinamento elettromagnetico, grazie all'impegno di associazioni e comitati di cittadini, la pista ciclopedonale verrebbe sconvolta anche dalla fognatura di adduzione al depuratore stesso e deturpata dall'impianto di depurazione posto in un luogo pregevole dal punto di vista paesaggistico. L'amministrazione Pepe giunta alla fine del secondo mandato continua a negare nei fatti che il comune di Benevento ha da tempo la potenzialità di impianti di depurazione per circa 80.000 abitanti, sufficienti con poca spesa a far rientrare la città nei parametri della sostenibilità ambientale, oltretutto con la piena osservanza delle prescrizioni dell'Autorità di bacino e senza interventi devastanti per l'ambiente urbano che, ove follemente realizzati, ci farebbero perdere indubbiamente le posizioni finora conquistate.

In definitiva alla Giunta Pepe non basta, per vantare il buon governo del territorio, aver conseguito un grande balzo in avanti nella classifica di Lega Ambiente se poi le scelte di pianificazione ed urbanistiche contrastano con le ovvie previsioni dei Piani sopraordinati, per altro da aggiornare in senso restrittivo. Altrabenevento sostiene da tempo che solo una seria messa in sicurezza del territorio può garantire la qualità dell'ecosistema territoriale ed urbano, come affermato stamane anche dagli studiosi di Legambiente alla presenza di Sindaco ed assessori che, ci auguriamo, mettano in pratica le lezioni del convegno.

Benevento 4 dicembre 2015

per Altrabenevento-  Vincenzo Fioretti,  Alessandra Sandrucci

&nbsp;]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Video-inchesta “Disastro innaturale”. Le lodi agli “angeli del fango” non possono nascondere le responsabilità per i danni causati dalla prevista alluvione.</title>
		<link>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=11277</link>
		<comments>https://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=11277#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2015 15:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[zona industriale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="1265" height="671" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/pontealluvione.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="pontealluvione" title="pontealluvione" /></p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/w1l362ocxZo" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe>

Per  un mese intero dopo l’alluvione, tutte le forze politiche  senza eccezioni, gli amministratori locali e regionali, i ministri e i sottosegretari, i parlamentari nazionali ed europei, si sono limitati ad esprimere solidarietà ai sanniti e a lodarli per la capacità di reagire  promettendo finanziamenti vari. Il coro delle lodi è servito anche ad evitare una riflessione sulle possibili cause del disastro che invece vanno individuate velocemente per stabilire le cose da fare al fine di impedire ulteriori danni. Non è vero, infatti, che l’evento non era prevedibile perché dovuto solamente alle improvvise piogge o ad un’onda “anomala” arrivata, inaspettatamente, dal fiume Tammaro  per una presunta apertura improvvisa della diga.

Come risulta anche dalla video-inchiesta “Disastro innaturale” della giornalista Eleonora Mastromarino,  pubblicata sul nostro sito,  l’evento era stato previsto con precisione. Infatti, tre anni fa, il geologo Salvatore Soreca, con uno studio pubblicato sulla rivista “L’ambiente” simulava proprio una piena distruttiva del fiume Tammaro a seguito di “bombe d’acqua” che a causa delle  variazioni climatiche non sono più eventi eccezionali. Soreca spiegava che quel fiume con i suoi torrenti pieni di sabbia, pietre, alberi e rifiuti rappresentava un pericolo incombente sulla città. Aggiungeva che l’attuale rischio danni da alluvione a Benevento ha la stessa entità di quello del 1949 perché, nonostante la captazione di acqua alle sorgenti per uso potabile e la realizzazione di diversi argini, la mancata manutenzione dei corsi d’acqua e la autorizzazioni a costruire case ed industrie  lungo i fiumi possono determinare danni notevoli alle strutture e alle persone. E infatti, così è stato!

Anche la Protezione Civile sapeva ufficialmente che il disastro sarebbe arrivato dal Tammaro ed infatti ad ottobre 2011 organizzò a Benevento una esercitazione per intervenire soprattutto sulla zona industriale ASI di Ponte Valentino a rischio devastazione.

Da allora, dopo quattro anni, nessuno ha fatto alcunché. La Provincia ha cincischiato sugli atti necessari ad ordinare la manutenzione di fiumi; il progetto per la rimozione dei detriti che ostruiscono da anni il Tammarecchia e i torrenti  limitrofi è rimasto stranamente fermo nei cassetti del Genio civile; il Consorzio ASI ha presentato osservazioni, opposizioni e ricorsi ai piani urbanistici del Comune di Benevento e della Provincia per consentire la costruzione e l’ampliamento degli stabilimenti industriali in aree alluvionali. Il TAR a febbraio 2014 ha imposto ai tre Enti di definire con una apposita Conferenza dei Servizi le norme per applicare anche alle zone industriali il Piano Urbanistico e il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale ma il sindaco Fausto Pepe,  il presidente della Provincia Claudio Ricci  e il presidente dell’ASI, Luigi Diego Perifano, non hanno ancora trovato il tempo di incontrasi e quindi, solo a Ponte Valentino, i piani urbanistici non valgono, i “corridoi ecologici” non esistono, i decreti ambientali per la inedificabilità nelle zone alluvionali sono ignorate.

Adesso i responsabili di questo disastro ne devono dare conto, indipendentemente dalle eventuali responsabilità penali che la Procura della Repubblica accerterà.

I cittadini, quelli che hanno subito danni direttamente e quelli che hanno spalato o che si sono prodigati per dare assistenza, non si accontentano di lodi e promesse di finanziamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1265" height="671" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/pontealluvione.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="pontealluvione" title="pontealluvione" /></p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/w1l362ocxZo" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe>

Per  un mese intero dopo l’alluvione, tutte le forze politiche  senza eccezioni, gli amministratori locali e regionali, i ministri e i sottosegretari, i parlamentari nazionali ed europei, si sono limitati ad esprimere solidarietà ai sanniti e a lodarli per la capacità di reagire  promettendo finanziamenti vari. Il coro delle lodi è servito anche ad evitare una riflessione sulle possibili cause del disastro che invece vanno individuate velocemente per stabilire le cose da fare al fine di impedire ulteriori danni. Non è vero, infatti, che l’evento non era prevedibile perché dovuto solamente alle improvvise piogge o ad un’onda “anomala” arrivata, inaspettatamente, dal fiume Tammaro  per una presunta apertura improvvisa della diga.

Come risulta anche dalla video-inchiesta “Disastro innaturale” della giornalista Eleonora Mastromarino,  pubblicata sul nostro sito,  l’evento era stato previsto con precisione. Infatti, tre anni fa, il geologo Salvatore Soreca, con uno studio pubblicato sulla rivista “L’ambiente” simulava proprio una piena distruttiva del fiume Tammaro a seguito di “bombe d’acqua” che a causa delle  variazioni climatiche non sono più eventi eccezionali. Soreca spiegava che quel fiume con i suoi torrenti pieni di sabbia, pietre, alberi e rifiuti rappresentava un pericolo incombente sulla città. Aggiungeva che l’attuale rischio danni da alluvione a Benevento ha la stessa entità di quello del 1949 perché, nonostante la captazione di acqua alle sorgenti per uso potabile e la realizzazione di diversi argini, la mancata manutenzione dei corsi d’acqua e la autorizzazioni a costruire case ed industrie  lungo i fiumi possono determinare danni notevoli alle strutture e alle persone. E infatti, così è stato!

Anche la Protezione Civile sapeva ufficialmente che il disastro sarebbe arrivato dal Tammaro ed infatti ad ottobre 2011 organizzò a Benevento una esercitazione per intervenire soprattutto sulla zona industriale ASI di Ponte Valentino a rischio devastazione.

Da allora, dopo quattro anni, nessuno ha fatto alcunché. La Provincia ha cincischiato sugli atti necessari ad ordinare la manutenzione di fiumi; il progetto per la rimozione dei detriti che ostruiscono da anni il Tammarecchia e i torrenti  limitrofi è rimasto stranamente fermo nei cassetti del Genio civile; il Consorzio ASI ha presentato osservazioni, opposizioni e ricorsi ai piani urbanistici del Comune di Benevento e della Provincia per consentire la costruzione e l’ampliamento degli stabilimenti industriali in aree alluvionali. Il TAR a febbraio 2014 ha imposto ai tre Enti di definire con una apposita Conferenza dei Servizi le norme per applicare anche alle zone industriali il Piano Urbanistico e il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale ma il sindaco Fausto Pepe,  il presidente della Provincia Claudio Ricci  e il presidente dell’ASI, Luigi Diego Perifano, non hanno ancora trovato il tempo di incontrasi e quindi, solo a Ponte Valentino, i piani urbanistici non valgono, i “corridoi ecologici” non esistono, i decreti ambientali per la inedificabilità nelle zone alluvionali sono ignorate.

Adesso i responsabili di questo disastro ne devono dare conto, indipendentemente dalle eventuali responsabilità penali che la Procura della Repubblica accerterà.

I cittadini, quelli che hanno subito danni direttamente e quelli che hanno spalato o che si sono prodigati per dare assistenza, non si accontentano di lodi e promesse di finanziamento.]]></content:encoded>
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		<title>Il progetto per la pulizia del Tammarecchia è fermo da sei anni. Esposto alla Prefettura e alla Procura.</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2015 22:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alluvione]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="3264" height="1836" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/ponte-ostruito.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="ponte ostruito" title="ponte ostruito" /></p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/ponte-ostruito.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11266" title="ponte ostruito" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/ponte-ostruito-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>"ALTRABENEVENTO- associazione per la città sostenibile contro il malaffare"

Benevento 28 ottobre 2015

Alla dott.ssa Paola Galeone- Prefetto di Benevento
e p.c. Al dott. Giovanni Conzo- Procuratore aggiunto della Repubblica- Tribunale di Benevento

Le piogge eccezionali che nella notte tra il 14 e il 15 ottobre hanno riversato tra Benevento e i comuni di Pago Veiano, San Giorgio la Molara, San Marco dei Cavoti e Molinara, 190 litri di acqua per ogni metro quadrato di terreno, sono state certamente tra le cause dell’alluvione che ha colpito la città capoluogo e diverse località attraversate dai fiumi Tammaro e Calore, ma di certo l’evento ha prodotti danni ancora più devastanti a causa della cattiva o assente manutenzione dei corsi d’acqua.
Ad esempio il torrente Tammarecchia ha portato nella piana di Calise, tra i comuni di San Giorgio La Molara e San Marco dei Cavoti, quantitativi enormi di detriti di ogni tipo creando danni ingenti alle abitazioni, alle aziende agricole, ai ponti e alle strade, e determinando poi l’onda di piena che ha investito la zona industriale di Ponte Valentino.
Quel torrente era pieno da diversi anni di alberi secchi, rifiuti e soprattutto, di sabbia e pietre al punto che le amministrazioni Comunali di San Giorgio La Molara, San Marco dei Cavoti e Molinara, sapendo che la parziale ostruzione del corso d’acqua avrebbe potuto procurare gravi danni in caso di forti piogge, hanno approvato diversi anni fa un progetto di pulizia dell’alveo che però, a quanto è dato sapere, non avrebbe avuto l’assenso del Genio Civile.
Subito dopo l’alluvione del 14-15 ottobre, gli abitanti e le amministratori della zona hanno segnalato alla sala operativa della Protezione Civile della Prefettura, i danni procurati anche alla piana di Calise dai detriti portati a valle dal Tammarecchia che hanno ostruito ulteriormente il torrente prima ancora della sua confluenza con il fiume Tammaro.
Nonostante le ripetute segnalazioni, la Protezione Civile non è intervenuta sul posto. Risulta a questa associazione che la Prefettura aveva promesso almeno la fornitura o messa a disposizione di mezzi meccanici idonei a liberare in parte i ponti e gli alvei ostruiti, ma quei mezzi non sono mai arrivati.
E così, le piogge del 19-20 ottobre hanno creato ulteriori danni a Calise, con un’onda di piena proveniente dal Tammarecchia ostruito, parallela alla piena meno distruttiva del Tammaro.
I fatti esposti sono di particolare gravità e per questo chiediamo alla Prefettura di spiegare perché la Protezione Civile non è intervenuta nella piana di Calise, cioè proprio laddove l'afflusso eccezionale di acqua e detriti nel fiume Tammaro ha poi contribuito a rendere ancora più devastante l'alluvione a Benevento. I cittadini del Sannio sono particolarmente scossi da questo evento e hanno il diritto di sapere che cosa è realmente accaduto, oltre le piogge eccezionali, al punto da procurare danni ingenti alle case, alle aziende e al territorio.
Il presidente- Gabriele Corona

&nbsp;

&nbsp;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3264" height="1836" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/ponte-ostruito.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="ponte ostruito" title="ponte ostruito" /></p><a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/ponte-ostruito.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11266" title="ponte ostruito" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/ponte-ostruito-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>"ALTRABENEVENTO- associazione per la città sostenibile contro il malaffare"

Benevento 28 ottobre 2015

Alla dott.ssa Paola Galeone- Prefetto di Benevento
e p.c. Al dott. Giovanni Conzo- Procuratore aggiunto della Repubblica- Tribunale di Benevento

Le piogge eccezionali che nella notte tra il 14 e il 15 ottobre hanno riversato tra Benevento e i comuni di Pago Veiano, San Giorgio la Molara, San Marco dei Cavoti e Molinara, 190 litri di acqua per ogni metro quadrato di terreno, sono state certamente tra le cause dell’alluvione che ha colpito la città capoluogo e diverse località attraversate dai fiumi Tammaro e Calore, ma di certo l’evento ha prodotti danni ancora più devastanti a causa della cattiva o assente manutenzione dei corsi d’acqua.
Ad esempio il torrente Tammarecchia ha portato nella piana di Calise, tra i comuni di San Giorgio La Molara e San Marco dei Cavoti, quantitativi enormi di detriti di ogni tipo creando danni ingenti alle abitazioni, alle aziende agricole, ai ponti e alle strade, e determinando poi l’onda di piena che ha investito la zona industriale di Ponte Valentino.
Quel torrente era pieno da diversi anni di alberi secchi, rifiuti e soprattutto, di sabbia e pietre al punto che le amministrazioni Comunali di San Giorgio La Molara, San Marco dei Cavoti e Molinara, sapendo che la parziale ostruzione del corso d’acqua avrebbe potuto procurare gravi danni in caso di forti piogge, hanno approvato diversi anni fa un progetto di pulizia dell’alveo che però, a quanto è dato sapere, non avrebbe avuto l’assenso del Genio Civile.
Subito dopo l’alluvione del 14-15 ottobre, gli abitanti e le amministratori della zona hanno segnalato alla sala operativa della Protezione Civile della Prefettura, i danni procurati anche alla piana di Calise dai detriti portati a valle dal Tammarecchia che hanno ostruito ulteriormente il torrente prima ancora della sua confluenza con il fiume Tammaro.
Nonostante le ripetute segnalazioni, la Protezione Civile non è intervenuta sul posto. Risulta a questa associazione che la Prefettura aveva promesso almeno la fornitura o messa a disposizione di mezzi meccanici idonei a liberare in parte i ponti e gli alvei ostruiti, ma quei mezzi non sono mai arrivati.
E così, le piogge del 19-20 ottobre hanno creato ulteriori danni a Calise, con un’onda di piena proveniente dal Tammarecchia ostruito, parallela alla piena meno distruttiva del Tammaro.
I fatti esposti sono di particolare gravità e per questo chiediamo alla Prefettura di spiegare perché la Protezione Civile non è intervenuta nella piana di Calise, cioè proprio laddove l'afflusso eccezionale di acqua e detriti nel fiume Tammaro ha poi contribuito a rendere ancora più devastante l'alluvione a Benevento. I cittadini del Sannio sono particolarmente scossi da questo evento e hanno il diritto di sapere che cosa è realmente accaduto, oltre le piogge eccezionali, al punto da procurare danni ingenti alle case, alle aziende e al territorio.
Il presidente- Gabriele Corona

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		<title>La piana di Calise devastata e ignorata dalla Protezione Civile</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2015 17:38:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coordinatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alluvione]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/calise.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="calise" title="calise" /></p>Comunicato stampa del 26 ottobre 2015

<a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/torrente-2.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-11258" title="torrente 2" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/torrente-2-168x300.png" alt="" width="168" height="300" /></a>La Piana di Calise, sotto San Giorgio La Molara, inondata dal Tammaro e dai suoi affluenti e ancora coperta di fango, ma non arrivano la Protezione Civile, i Ministri e le grandi testate giornalistiche. Gli abitanti tentano di liberare, a proprie spese, i torrenti da centinaia di tonnellate di detriti per scongiurare una nuova alluvione.

La piena del fiume Tammaro che è arrivata fino alla zona industriale di Ponte Valentino a Benevento, è stata causata, tra l'altro, dalla portata devastante di alcuni torrenti, tra i quali il Tammarecchia, che da San Marco dei Cavoti e Molinara ha riversato a valle centinaia di migliaia di metri cubi di acqua.
E' vero che nelle prime ore del mattino del 15 ottobre, la pioggia è stata intensissima, ma è vero pure che quei torrenti erano già pieni di detriti di ogni tipo al punto che sono straripati violentemente nella piana di Calise, sotto San Giorgio La Molara, prima ancora di raggiungere il Tammaro, con un'onda di piena parallela al fiume.
E' impressionante lo stato dei torrenti, i ponti ancora tappati dai detriti, gli argini crollati e le strade spazzate via, ma si notano anche milioni di tonnellate di massi, pietrisco e sabbia che da decenni non vengono rimossi. Sugli argini di quei torrenti, in qualche caso i comuni hanno addirittura autorizzato l'insediamento di attività produttive. (vedi foto allegate)
Ancora ieri gli abitanti della piana, da soli, con propri mezzi o a proprie spese, tentavano di liberasi dal fango, di creare trincee di difesa intorno alle proprie aziende e di liberare i torrenti per consentire la libera circolazione dell'acqua ed evitare altre possibili alluvioni.
Perchè la<a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/tappo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11260" title="tappo" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/tappo-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a> Protezione Civile non è ancora intervenuta nella piana di Calise dopo 1o giorni dalla devastazione? I sindaci dei comuni di San Giorgio La Molara e San Marco dei Cavoti che hanno fatto finora per aiutare gli abitanti della zona ed evitare ulteriori danni causati dalle prossime piogge?
Per altrabevento- Gabriele Corona]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/calise.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="calise" title="calise" /></p>Comunicato stampa del 26 ottobre 2015

<a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/torrente-2.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-11258" title="torrente 2" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/torrente-2-168x300.png" alt="" width="168" height="300" /></a>La Piana di Calise, sotto San Giorgio La Molara, inondata dal Tammaro e dai suoi affluenti e ancora coperta di fango, ma non arrivano la Protezione Civile, i Ministri e le grandi testate giornalistiche. Gli abitanti tentano di liberare, a proprie spese, i torrenti da centinaia di tonnellate di detriti per scongiurare una nuova alluvione.

La piena del fiume Tammaro che è arrivata fino alla zona industriale di Ponte Valentino a Benevento, è stata causata, tra l'altro, dalla portata devastante di alcuni torrenti, tra i quali il Tammarecchia, che da San Marco dei Cavoti e Molinara ha riversato a valle centinaia di migliaia di metri cubi di acqua.
E' vero che nelle prime ore del mattino del 15 ottobre, la pioggia è stata intensissima, ma è vero pure che quei torrenti erano già pieni di detriti di ogni tipo al punto che sono straripati violentemente nella piana di Calise, sotto San Giorgio La Molara, prima ancora di raggiungere il Tammaro, con un'onda di piena parallela al fiume.
E' impressionante lo stato dei torrenti, i ponti ancora tappati dai detriti, gli argini crollati e le strade spazzate via, ma si notano anche milioni di tonnellate di massi, pietrisco e sabbia che da decenni non vengono rimossi. Sugli argini di quei torrenti, in qualche caso i comuni hanno addirittura autorizzato l'insediamento di attività produttive. (vedi foto allegate)
Ancora ieri gli abitanti della piana, da soli, con propri mezzi o a proprie spese, tentavano di liberasi dal fango, di creare trincee di difesa intorno alle proprie aziende e di liberare i torrenti per consentire la libera circolazione dell'acqua ed evitare altre possibili alluvioni.
Perchè la<a href="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/tappo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11260" title="tappo" src="http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/wp-content/uploads/tappo-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a> Protezione Civile non è ancora intervenuta nella piana di Calise dopo 1o giorni dalla devastazione? I sindaci dei comuni di San Giorgio La Molara e San Marco dei Cavoti che hanno fatto finora per aiutare gli abitanti della zona ed evitare ulteriori danni causati dalle prossime piogge?
Per altrabevento- Gabriele Corona]]></content:encoded>
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